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martedì 27 ottobre 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 ottobre.
La sera del 27 ottobre 1962 nelle campagne di Bascapè, un piccolo paese in provincia di Pavia, precipitava in fase d'atterraggio a Linate l'aereo su cui volava da Catania il presidente dell'Eni Enrico Mattei, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista William Mc Hale.
L'inchiesta fu rapidamente archiviata come un incidente dovuto alle pessime condizioni del tempo.
Successivamente nuovi reperti rinvenuti nel 1997 e l'uso di tecnologie di indagini impossibili nel 62 portarono a provare che l'aereo precipitò per l'esplosione di un ordigno nascosto nel cruscotto ed azionato dal meccanismo di apertura del carrello.
Le dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta consentirono di supporre che fu la mafia, per fare un favore a qualcuno, a sabotare il velivolo. Il pubblico ministero Calìa appurò che Mario Ronchi, un agricoltore che abitava in una cascina in località Albaredo, a 300 metri dal punto d’impatto dell’aereo, rilasciò a caldo una dichiarazione a un giornalista televisivo della Rai secondo cui aveva visto l'aereo precipitare già avvolto nelle fiamme. Ma davanti alla commissione d’inchiesta ritrattò. Calìa appurò che l’agricoltore, in cambio del silenzio, aveva goduto per tutti questi anni di benefici economici, tra cui l’assunzione della figlia, Giovanna, per sedici anni in una società riconducibile a Cefis, la Pro.De. E scoprì che la parte sonora del nastro che era stato utilizzato per le riprese della Rai risultava cancellata proprio nel punto in cui Ronchi descriveva la dinamica dell’accaduto. La verità emerse dall’esame labiale delle immagini video nonostante l’agricoltore si ostinasse a negare, davanti al magistrato, ciò che aveva visto quella sera.
Mattei, che aveva creato dalle ceneri dell'Agip il colosso ENI, era un uomo fastidioso per le "sette sorelle americane", le grandi compagnie petrolifere che detenevano il controllo dell'oro nero e decidevano la politica estera della Casa Bianca. Mattei aveva surrogato la politica estera del Governo italiano, scompaginato i giochi delle major petrolifere, disturbato gli interessi degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica per le sue posizioni terzomondiste e le sue aperture all’Urss e agli Stati mediorientali; esercitava una forte influenza su chi avrebbe dovuto controllarlo, il ministro delle Partecipazioni statali Giorgio Bo; aveva un forte ascendente su Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica, ruolo al quale sembrava aspirasse; aveva creato dal nulla la corrente democristiana di Base, guidata da Giovanni Marcora. E con la forza e il denaro dell’Eni alimentava la politica, i partiti. E a differenza degli altri lo dichiarava.
Secondo molti osservatori, la vicenda di Mattei non si concluse con la sua morte, anzi avrebbe avuto echi e conseguenze di variegata natura, nell'immediato come a lungo termine. Innanzitutto va detto che l'incidente di Bascapé impedì di perfezionare un accordo di produzione con l'Algeria, indubbiamente un legame in potenza contrastante con gli interessi delle sette sorelle. Inoltre, alcune delle persone che ebbero a che fare con Mattei e con l'inchiesta sull'incidente morirono in circostanze misteriose. Il caso più noto è certamente quello del giornalista Mauro De Mauro, il quale si era mostrato assai disponibile a fornire a Francesco Rosi, autore del noto film, materiale (probabilmente nastri magnetici audio) ritenuto di estremo interesse per la ricostruzione dei fatti che il regista andava raccogliendo come base documentale per la sceneggiatura. Pochissimo prima dell'incontro previsto con Rosi, De Mauro (che aveva lavorato anche a "Il Giorno") scomparve nel nulla. Ufficialmente considerato un delitto di mafia, il caso De Mauro è riemerso in tempi recenti a seguito delle dichiarazioni di un pentito, Tommaso Buscetta, il quale lo poneva in collegamento con la morte di Mattei e al "favore" reso dalla mafia a ignoti, forse stranieri.
Per combinazione, la maggior parte degli investigatori che si occuparono della scomparsa di De Mauro, tanto della Polizia quanto dei Carabinieri, effettivamente morirono a loro volta assassinati dalla mafia; il più famoso fra loro era il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel frattempo divenuto prefetto di Palermo, e la stessa fine toccò al vicequestore Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile della stessa città.
Curiosamente, una delle ultime opere di Pier Paolo Pasolini fu un romanzo dal titolo Petrolio. Lo stesso Pasolini si interessò molto alla figura di Mattei, ma anche e soprattutto al mistero della sua morte.

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