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lunedì 8 agosto 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 agosto.
L'8 agosto 2000 viene recuperato dai fondali il sottomarino confederato Hunley, perduto nel 1864 durante la guerra civile americana.
Il piccolo sottomarino Hunley fu costruito da privati a Mobile, in Alabama, nel 1863, basandosi sui progetti forniti da Horace Lawson Hunley, James R. McClintock e Baxter Watson. La sua costruzione fu a spese di Mr. Hunley e supervisionata dagli ufficiali sudisti W.A. Alexander e G.E. Dixon. Dopo le prove nella baia di Mobile, fu trasportato a Charleston, nella Carolina del Sud, nell’agosto del 1863 per operare in difesa di quel porto. Il 29 agosto, mentre era attraccato ad un piroscafo, il sottomarino fu accidentalmente rovesciato su un lato e affondò, facendo annegare cinque membri della sua ciurma. Dopo il recupero marittimo, ebbe un nuovo equipaggio e poté iniziare una serie di test. Comunque, durante alcune prove di immersione, il 15 ottobre del 1863, l’Hunley non riuscì a tornare in superficie. Horace Lawson Hunley, che aveva diretto le operazioni, e il resto dei suoi uomini affogarono.
L’Hunley fu di nuovo recuperato e riparato. Con una terza ciurma, e il perentorio ordine di operare solamente in superficie, il sottomarino incominciò un’altra serie di tentativi per attaccare le navi della Marina Nordista impegnate nel blocco navale al largo di Charleston. Il 17 febbraio 1864, questi sforzi ebbero successo. Il sottomarino H.L. Hunley si accostò alla corvetta nordista Housatonic e fece esplodere contro un siluro. La nave federale affondò rapidamente, diventando la prima nave da guerra ad essere abbattuta per l’attacco di un sottomarino.
Comunque, il sottomarino H.L. Hunley , non fece mai ritorno da questa missione, e si ritenne affondato con tutto il suo equipaggio. Il suo destino è rimasto un mistero per oltre 131 anni, fino al maggio del 1995, quando Clive Cussler localizzò il relitto dopo una lunga ed estenuante ricerca. L’ 8 agosto 2000, in seguito ad un approfondito lavoro preliminare, l’Hunley fu riportato in superficie e condotto all’ex-Base Navale di Charleston per agevolarne la conservazione. Adesso, dopo un’attenta opera di salvaguardia è possibile visitarlo.
In seguito al ritrovamento e al recupero del natante, a Charleston, in South Carolina, si è assistito a quello che molti hanno subito definito “l’ultimo funerale della Guerra Civile”.
In quell’occasione, infatti, sono stati resi gli onori agli otto eroici e sfortunati membri dell’equipaggio del sommergibile sudista H.L. Hunley affondato misteriosamente dopo aver portato a termine la sua missione di guerra nella notte del 17 Febbraio del 1864.
Erano il comandante, tenente George Dixon, ed i marinai Arnold Becker, J.F. Carlsen, Frank Collins, Augustus Miller, Joseph Ridgeway C. Simkins e James A. Wicks che s’erano inabissati a bordo di un vascello capace di navigare sott’acqua, simile a quello concepito dalla fervida immaginazione del visionario Jules Verne, dopo aver affondato la nave della Marina Unionista U.S.S. Housatonic, la prima nave da guerra ad avere la peggio con la nuova, emergente ed insidiosa arma sottomarina che continua a preoccupare anche ai nostri giorni.
L’Hunley aveva avuto appena il tempo di segnalare con orgoglio il proprio successo alla postazione confederata di Sullivan’s Island ed era sparito improvvisamente e per sempre con i suoi uomini nella sua fredda bara liquida. Sebbene l’acqua nel punto dell’inabissamento non fosse profonda il sommergibile era destinato a rimanere nascosto a chi lo cercava con gran fervore ed interesse a causa della spessa coltre di sabbia e detriti depositatasi su di esso. Ma l’oceano che l'aveva tolto, si è finalmente deciso a restituire ai ricercatori il sommergibile confederato ed i resti del suo equipaggio.
Col ritornare a galla della struttura metallica corrosa dall’acqua e dal tempo, studiando approfonditamente i reperti recuperati, si sono potute accertare le circostanze favorevoli che portarono l’Hunley a compiere la sua missione, mentre rimane ancora il mistero di come tecnicamente si sia potuto verificare il suo affondamento. E’ risultato evidente che gli uomini nascosti all’interno del suo ventre, come i fieri guerrieri greci all’interno del cavallo di Troia, al momento dell’incidente fatale erano intenti nell’esecuzione della loro missione ed inconsapevoli della loro fine.
Essi, pero’, sapevano pure che un evento del genere era possibile dopo gli altri due affondamenti precedenti subiti dallo stesso sommergibile e che avevano pure causato la morte di un’altra dozzina d’uomini tra i quali lo stesso inventore Horace L. Hunley.
In ogni caso, in quel momento la loro attenzione era sicuramente polarizzata sul non fallire la missione: distruggere una nave dell’Unione che, a causa del suo blocco sui porti del sud, stava strangolando forse per sempre l’orgoglioso disegno dei Confederati d’ottenere l’indipendenza, separandosi per sempre dagli odiati stati del nord.
Cominciavano a scarseggiare cibo, armi e munizioni e, a patto che non si riuscisse a spezzare il blocco, la Confederazione era destinata ad essere presa per fame come chiunque nella storia fosse stato sottoposto alla crudeltà di un lungo ed implacabile assedio.
Dopo l’affondamento dell’U.S.S. Housatonic il sacrificio degli otto della Hunley, nonostante non riuscisse a capovolgere le sorti della guerra che ormai volgeva al peggio per il sud, fece scorrere tra i nordisti un brivido di paura perché non era affatto noto di quanti altri sommergibili, come quello che aveva inferto loro il grave colpo, il sud potesse disporre.
Adesso ci e’ rimasto d’attendere solo il responso che giungerà dalla scienza e dalla tecnica che sta vagliando con pazienza e minuzia quasi ossessiva ogni piccolo reperto restituitoci dal mare: la moneta d'oro portafortuna del Comandante Dixon, gli effetti personali dei marinai, che riusciamo quasi a visualizzare come Giona nel ventre della loro balena, al lume di candela. Fu forse questa l’ultima cosa che essi videro: la luce che cominciò ad affievolirsi fino a spegnersi del tutto e che col passare delle generazioni e del tempo diventò poi il bagliore accecante dei missili lanciati da altri Hunley, in altre battaglie, d’altre guerre.
Conflitti che hanno riempito ancora di croci e di lapidi bianche altri giardini di pietra, come a quello di Charleston in South Carolina dove, assieme ai caduti dell’H.L. Hunley, dovrebbero piangersi i caduti del Viet Nam e dell’Iraq e tutti i caduti, diventati ormai troppi per poterne ricordare il nome, di un’inutile, tragica, interminabile guerra.


domenica 7 agosto 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 agosto.
Il 7 agosto 1921 nasce a Roma Nando Martellini.
Laureato in Scienze politiche, è ancora molto giovane quando nel 1944 inizia a lavorare per la EIAR, azienda radiofonica e televisiva di Stato, che avrebbe poi cambiato nome in Rai. Martellini, che conosce cinque lingue, dapprima svolge mansioni di redattore di politica estera; in seguito per la grande preparazione che dimostra si occupa di cronaca, con ruoli sempre più importanti.
E' lui il telecronista della trasmissione dei funerali di Luigi Einaudi e di Papa Giovanni XXIII.
A partire dal 1946 e per molti anni sarà radiocronista sportivo, ruolo per il quale sarà più spesso ricordato. E' anche la prima voce - dal 1960 al 1967 - della celebre trasmissione radiofonica "Tutto il calcio minuto per minuto"; sarà sostituito da Enrico Ameri a partire dalla stagione 1967-1968.
Passato in televisione, commenta la vittoria dell'Italia ai Campionati Europei di Calcio del 1968. Ai campionati del mondo di calcio messicani del 1970 c'è il collega più anziano Niccolò Carosio, richiamato in servizio per volere del grande pubblico che a lui era affezionato. Carosio però, dopo la terza partita della nazionale, durante la quale commette una clamorosa gaffe su un guardalinee etiope, viene costretto a rinunciare.
A sostituirlo viene chiamato Nando Martellini.
Così Nando Martellini ha modo di assistere e commentare quella partita Italia-Germania 4-3, definita poi "la partita del secolo"; purtroppo sarà anche la voce triste del paese intero, alla successiva sfortunata finale Italia-Brasile, persa per 4-1.
Per molti anni la sua voce commenta con perizia, garbo e profonda umanità le partite di calcio più importanti, così come le principali manifestazioni ciclistiche dal Giro d'Italia al Tour de France.
I campionati mondiali da lui commentati sono stati ben quattro, senza contare alcuni incontri dell'edizione di Italia 1990, a cui il pensionato Martellini ha partecipato occasionalmente in qualità di "commentatore illustre aggiunto".
Nella storia della comunicazione via etere è rimasto il suo triplice grido, emozionato e commosso: "Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!" al termine della partita Italia-Germania dell'11 luglio 1982 (3-1).
Martellini avrebbe dovuto commentare anche il mondiale successivo, quello di Messico 1986, ma a causa di un malore provocato dall'altitudine del posto, fu costretto a cedere il microfono al più giovane collega Bruno Pizzul.
Dopo la pensione (1986), ha lavorato per qualche tempo sulle reti Fininvest, commentando alcune partite della nuova Coppa Campioni, la Champions League, prima di passare a lavorare come opinionista su diversi network radiofonici.
Scomparso il 5 maggio 2004, a lui è stato intitolato lo stadio romano delle Terme di Caracalla.
La figlia Simonetta Martellini, ha seguito con passione e competenza le orme del padre, arrivando a commentare per Radio Rai le partite di pallavolo.

sabato 6 agosto 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 agosto.
Il 6 agosto 1881 nasce a Lochfield Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina.
Bronchite, polmonite, broncopolmonite: a sentire queste parole non si può fare a meno di provare una certa inquietudine. La tosse spesso è un sintomo di queste malattie, fino a non molti anni fa considerate pericolose. Ma la polmonite che per secoli è stata considerata gravissima, oggi è poco più importante di un mal di gola. Merito di un biologo inglese, Sir Alexander Fleming, che nel 1928 scoprì, per caso, che una muffa (chiamata "penicillium", cioè "muffa a forma di pennello") impediva la riproduzione di alcuni batteri; da quella muffa sarebbe stata estratta la penicillina, il primo antibiotico usato in medicina: una sostanza assolutamente "naturale".
In realtà dovettero passare undici anni prima che i ricercatori Florey e Chain riuscissero a dare valore alla scoperta di Alexander Fleming e iniziassero a produrre la penicillina su scala industriale; ma bastarono pochissimi anni perché il nuovo farmaco, usato dai soldati alleati durante la II guerra mondiale, alla fine del conflitto si diffondesse in tutto il mondo. Da allora decine di altri antibiotici sono stati sintetizzati e le malattie batteriche dei bronchi e dei polmoni sono diventate curabili facilmente e rapidamente.
Medico, scienziato e filantropo lo scopritore di questa fondamentale "arma" per combattere le infezioni nacque il 6 agosto 1881 a Lochfield, vicino Darvel (Scozia), una cittadina nell'Ayrshire, regione rurale della Scozia. Discendente da una famiglia di agricoltori, Alexander Fleming fu il terzo di quattro figli. I suoi genitori lavoravano in una fattoria di ottocento acri che distava un miglio dalla casa più vicina. Durante l'infanzia Fleming passò molto del suo tempo libero divertendosi a correre e giocare tra i ruscelli, le valli e le brughiere, tipici del paesaggio scozzese, sviluppando un sempre crescente interesse per i fenomeni naturali.
Suo padre morì quando egli aveva sette anni, lasciando la madre a occuparsi della fattoria con il figliastro più vecchio. Frequentare gli studi divenne particolarmente duro per lui, soprattutto a causa della grande distanza a cui si trovavano le scuole. Il futuro scienziato fece immensi sacrifici per arrivare alla laurea. Per un breve periodo dopo il diploma superiore, spinto dalla necessità, lavorò come impiegato in una compagnia di navigazione dell'epoca, con il serio rischio di dover interrompere la carriera scolastica. Malgrado la stanchezza proprio quel lavoro gli fornì le risorse necessarie per iscriversi all'Università.
Come studente di medicina Fleming dimostrò immediatamente di possedere eccezionali capacità, superando con estrema facilità tutti gli esami e guadagnando numerosi premi: nel 1906 ottenne il College Diploma e nel 1908 il London University Degree con medaglia d'oro. In virtù della brillante carriera universitaria, fu immediatamente scelto come allievo interno da Sir Almroth Wright, microbiologo, professore di patologia ed uno dei maggiori esperti di immunologia del tempo: iniziò così la brillante attività di Alexander Fleming che da semplice studente lo portò a diventare uno degli assistenti personali di Wright ed a lavorare al suo fianco in laboratorio.
Intanto nel 1915 Fleming sposò Sarah Marion McElroy, figlia di un allevatore irlandese, la quale lavorava in una casa di cura privata: il matrimonio durò fino alla morte di lei, nel 1949.
Sotto la guida del suo maestro comprese l'importanza di sviluppare nel corpo umano un'immunità per guarirlo da un'infezione, ed impostò le sue ricerche in questa direzione. Tra tutte le scoperte fatte in quel periodo, Fleming rimase particolarmente colpito dal lavoro del medico e chimico tedesco P. Ehrlich, che aveva sviluppato il "Salvarsan", un composto a base di arsenico utilizzato per la cura della sifilide: una "pallottola magica" in grado di uccidere l'organismo infettante senza danneggiare il soggetto infettato. Diventò così uno dei pochi medici ad avere la possibilità di somministrare questo potente farmaco, facendo inoltre esperienza con le nuove e difficili tecniche di iniezione endovenosa.
Il punto di svolta si ebbe quando Alexander Fleming nel suo laboratorio di St. Martin, a Londra, verificando lo stato di una coltura di batteri, vi trovò una copertura di muffa. Questo evento non aveva nulla di straordinario, poiché erano normali situazioni del genere; la cosa eccezionale fu invece il fatto che questa muffa aveva annientato tutti i batteri circostanti. La scoperta, come si è detto, fu casuale; se si fosse trattato di un altro tipo di germi, o di un altro tipo di muffa, o più semplicemente di uno scienziato più distratto, probabilmente tutto sarebbe passato inosservato.
La scoperta non suscitò all'epoca grande entusiasmo anche perché la penicillina non curava molte altre malattie, tra cui la più banale influenza, non immunizzava e soprattutto non eliminava definitivamente i batteri, ma li "stordiva", in attesa che il sistema immunitario si organizzasse per combatterli e distruggerli. Inoltre, essendo eliminata piuttosto velocemente, erano necessarie diverse somministrazioni giornaliere per ottenere l'effetto desiderato.
Nel 1941 però successe qualcosa che dimostrò l'efficacia reale di questo ritrovato. In un ospedale di Oxford, durante la guerra era ricoverato un poliziotto che stava per morire di setticemia a causa di una piccola ferita infetta al lato della bocca. Rivelatesi inutili le somministrazioni di sulfamidici, al poliziotto venne iniettata una dose di penicillina di 200 mg. Accanto al suo letto non c'era Fleming, ma i suoi due collaboratori Chain e Florey; un netto miglioramento cominciò a vedersi. Purtroppo le scorte di penicillina si esaurirono ed il poliziotto morì, ma l'efficacia del farmaco contro le infezioni fu definitivamente dimostrato. In Gran Bretagna e negli USA cominciò una massiccia produzione del preparato.
Nel 1944 Alexander Fleming fu insignito del titolo di Sir e l'anno dopo divise il premio Nobel con i suoi collaboratori Chain e Florey. Fleming morì il giorno 11 marzo 1955 e fu sepolto nella Cattedrale di St. Paul, insieme ad altri inglesi illustri.

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