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martedì 9 giugno 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 giugno.
Il 9 giugno 68 muore a Roma l'Imperatore Nerone.
L'imperatore romano Nerone (in latino: Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus) nasce ad Anzio il 15 dicembre dell'anno 37, da Agrippina Minore e Gneo Domizio Enobarbo. Il padre appartiene a una famiglia considerata di nobiltà plebea, mentre la madre è figlia dell'acclamato condottiero Germanico, nipote di Marco Antonio, di Agrippa e di Augusto, nonché sorella dell'imperatore Caligola che di Nerone è pertanto zio materno.
Nato con il nome di Lucio Domizio Enobarbo, Nerone viene ricordato come quinto ed ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia.
Nell'anno 39 la madre Agrippina Minore si scopre essere coinvolta in una congiura contro il fratello Caligola: viene per questo mandata in esilio nell'isola di Pandataria. L'anno seguente, il marito Gneo muore e il patrimonio viene requisito da Caligola stesso.
Due anni dopo Caligola viene assassinato, Agrippina Minore può così fare ritorno a Roma per occuparsi del figlio. Lucio viene affidato a due liberti greci (Aniceto e Berillo) per poi proseguire gli studi con due sapienti dell'epoca: Cheremone d'Alessandria e Alessandro di Ege, grazie ai quali sviluppa un pensiero filoellenista.
Nel 49 Agrippina Minore sposa l'imperatore Claudio ed ottiene la revoca dell'esilio di Seneca, allo scopo di servirsi del celebre filosofo quale nuovo precettore del figlio.
Nerone sale al potere nell'anno 55, a soli diciassette anni. Britannico, figlio legittimo dell'imperatore Claudio, sarebbe stato fatto uccidere per volere di Sesto Afranio Burro, forse con il coinvolgimento di Seneca.
Il primo scandalo del regno di Nerone coincide con il suo primo matrimonio, considerato incestuoso, con la sorellastra Claudia Ottavia, figlia di Claudio; Nerone più tardi divorzia da lei perchè si innamora di Poppea. Quest'ultima, descritta come una donna di rara bellezza, prima del matrimonio con l'imperatore sarebbe stata coinvolta in una storia d'amore con Marco Salvio Otone, amico di Nerone stesso. Nel 59 Poppea viene sospettata di avere organizzato l'omicidio di Agrippina, mentre Otone viene spedito lontano, promosso governatore in Lusitania (l'odierno Portogallo).
Dopo aver ripudiato Claudia Ottavia per sterilità e averla relegata in Campania, Nerone sposa Poppea nell'anno 62.
Nello stesso periodo introduce una serie di leggi sul tradimento che provocano l'esecuzione di numerose condanne capitali.
Nel 63 nasce Claudia Augusta, figlia di Nerone e Poppea, ma muore ancora in fasce.
L'anno seguente (64) è l'anno dello scoppio del grande incendio di Roma: quando accade il tragico fatto l'imperatore si trova ad Anzio, ma raggiunge immediatamente l'Urbe per conoscere l'entità del pericolo e decidere le contromisure, organizzando in modo efficiente i soccorsi, partecipando in prima persona agli sforzi per spegnere l'incendio. Nerone mette sotto accusa i Cristiani residenti a Roma, già malvisti dalla popolazione, quali autori del disastro; alcuni di loro vengono arrestati e messi a morte.
Dopo la morte Nerone sarà accusato di aver provocato egli stesso l'incendio. Nonostante la ricostruzione dei fatti sia incerta e molti aspetti della vicenda siano ancora controversi, gli storici concordano sul valutare come superata e poco attendibile l'immagine iconografica dell'imperatore che suona la lira mentre Roma brucia.
Nerone apre addirittura i suoi giardini per mettere in salvo la popolazione, attirandosi l'odio dei patrizi e facendo sequestrare imponenti quantitativi di derrate alimentari per sfamare le vittime. In occasione dei lavori di ricostruzione di Roma, Nerone detta nuove e lungimiranti regole edilizie, che tracciano un nuovo impianto urbanistico sul quale è tutt'ora fondata la città. In seguito all'incendio fa recuperare una vasta area distrutta, facendo realizzare il faraonico complesso edilizio noto come Domus Aurea, la sua residenza personale, che giunge a comprendere il Palatino, le pendici dell'Esquilino (Oppio) e parte del Celio, per un'estensione di circa 80 ettari.
Nel 65 viene scoperta la congiura pisoniana (così chiamata da Caio Calpurnio Pisone); i cospiratori, tra cui anche Seneca, vengono costretti al suicidio. Secondo la tradizione cristiana in questo periodo Nerone ordina inoltre la decapitazione di San Paolo e, più tardi, la crocifissione di San Pietro.
Nel 66 muore la moglie Poppea: secondo le fonti sarebbe stata uccisa da un calcio al ventre dello stesso Nerone durante una lite, mentre era in attesa del suo secondogenito. L'anno successivo l'imperatore viaggia fra le isole della Grecia, a bordo di una lussuosa galea sulla quale divertiva gli ospiti con prestazioni artistiche. Nerone decide di rendere la libertà alle città elleniche, rendendo più difficili i rapporti con le altre province dell'impero.
A Roma intanto, Ninfidio Sabino andava procurandosi il consenso di pretoriani e senatori. Il contrasto di Nerone con il senato si era acuito già dagli anni 59-60 in seguito alla riforma monetaria che l'imperatore aveva introdotto: secondo la riforma veniva privilegiato il denarius (la moneta d'argento di cui si serviva soprattutto la plebe urbana) all'aureus (la moneta dei ceti più agiati).
Nel 68 le legioni stanziate in Gallia e in Spagna, guidate rispettivamente da Vindice e da Galba, si ribellano all'imperatore, costringendolo a fuggire da Roma. Il Senato lo depone e lo dichiara nemico pubblico: Nerone si suicida il 9 giugno dell'anno 68, probabilmente aiutato dal liberto Epafrodito.
La sua salma viene sepolta in un'urna di porfido, sormontata da un altare di marmo lunense, collocata nel Sepolcro dei Domizi, sotto l'attuale basilica di Santa Maria del Popolo.
L'immagine di Nerone è stata tramandata dagli storici cristiani quale autore della prima persecuzione contro i cristiani, nonché responsabile del martirio di moltissimi cristiani e dei vertici della Chiesa Romana, cioè San Pietro e San Paolo. In realtà Nerone non emise alcun provvedimento nei confronti dei cristiani in quanto tali, limitandosi a condannare i soli giudicati colpevoli di aver provocato l'incendio di Roma. A riprova di questo va ricordato che lo stesso San Paolo si era appellato al giudizio di Nerone per avere giustizia, finendo assolto delle colpe imputategli. Ancora San Paolo, nella sua Epistola ai Romani, raccomanda l'obbedienza a Nerone. Le persecuzioni contro i cristiani ebbero invece inizio nel II secolo con la prima persecuzione ordinata da Marco Aurelio, quando la presenza dei cristiani cominciò a rappresentare un serio pericolo per le istituzioni di Roma.

lunedì 8 giugno 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 giugno.
L'8 giugno 1916 nasceva a Salò Luigi Comencini.
Oltre per la sua vasta e qualitativa produzione cinematografica Comencini viene ricordato per essere uno dei promotori, insieme ad Alberto Lattuada e Mario Ferrari, della Cineteca Italiana, primo archivio cinematografico del nostro paese.
Messa da parte la laurea in architettura, nel dopoguerra Luigi Comencini si dedica al mondo giornalistico e diviene critico cinematografico; lavora per "L'Avanti!", poi passa al settimanale "Il Tempo".
All'età di trent'anni, nel 1946, debutta alla regia con il documentario "Bambini in città"; due anni dopo firma, con "Probito rubare", il suo primo lungometraggio. L'inizio della carrierea di Comencini è caratterizzato dalla volontà di realizzare film che parlano di ragazzi: proprio da "Proibito rubare" (1948, con Adolfo Celi), sulla difficile vita dei giovani napoletani, fino a "La finestra sul Luna Park" (1956) in cui si racconta il tentativo di un padre emigrante di recuperare il rapporto con il figlio, rimasto lontano per molto tempo.
Dopo "L'imperatore di Capri" (1949, con Totò), il grande successo arriva con il dittico di "Pane, amore e fantasia" (1953) e "Pane, amore e gelosia" (1954), entrambi con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida; sono gli anni in cui il cinema si dedica a quel neorealismo rosa che destinerà notevole fortuna in Italia. E Comencini entra con questi lavori tra gli esempi più significativi e apprezzati della corrente.
Nei primi anni '60 Comencini è tra i protagonisti nella genesi della commedia all'italiana: il suo lavoro più importante del periodo è forse "Tutti a casa" (1960, con Alberto Sordi e Eduardo De Filippo), pungente rievocazione del comportamento degli italiani subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. Altri lavori sono "A cavallo della tigre" (1961, con Nino Manfredi e Gian Maria Volontè), film carcerario dal forte impatto narrativo, "Il commissario" (1962, con Alberto Sordi), un noir con elementi rosa precursore rispetto ai tempi e "La ragazza di Bube" (1963, con Claudia Cardinale). Firma anche un capitolo, il quinto, della saga di Don Camillo: "Il Compagno Don Camillo" (1965, con Gino Cervi e Fernandel).
In seguito torna sul tema dei ragazzi; rappresentare l'universo dei bambini sembra essere il suo obiettivo più caro: realizza così "Incompreso: vita col figlio" (1964), riduzione dell'omonimo romanzo di Florence Montgomery; nel 1971 gira per la televisione italiana "Le avventure di Pinocchio", con un grande Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che interpretano il gatto e la volpe, e Gina Lollobrigida nei panni della Fata turchina. Poi nel 1984, sempre per la televisione, realizza "Cuore" (con Johnny Dorelli, Giuliana De Sio ed Eduardo De Filippo). Queste ultime opere, tratte rispettivamente dai romanzi di Carlo Collodi e Edmondo De Amicis, saranno destinate a rimanere nella memoria di generazioni di spettatori. Nello splendido "Voltati, Eugenio" (1980), il regista indaga nei rapporti fra diverse generazioni, mantenendo sì un certo dovuto rigore, ma senza mancare della serena ironia di cui è capace.
Degli anni '70 sono inoltre da ricordare lavori quali "Lo scopone scientifico" (1972, con Bette Davis, Silvana Mangano e Alberto Sordi), "La donna della domenica" (1975, con Jacqueline Bisset e Marcello Mastroianni), un giallo satirico, "Il gatto" (1977), "L'ingorgo, una storia impossibile" (1978), "Cercasi Gesù" (1981).
Le pellicole successive - "La Storia" (1986, tratto dal romanzo di Elsa Morante), "La Boheme" (1987), "Un ragazzo di Calabria (1987), "Buon Natale, buon anno (1989, con Virna Lisi), "Marcellino pane e vino" (1991, con Ida Di Benedetto) - sono forse non troppo convincenti; con il passare del tempo e a causa di problemi di salute, Luigi Comencini abbandona l'attività.
Poi le figlie, Francesca e Cristina, intraprendono la professione di regista, e in qualche modo la continuità artistica del padre viene garantita. Francesca Comencini ha avuto modo di dichiarare: "È come se io e mia sorella Cristina ci fossimo divise la sua eredità in termini di temi e linguaggi. Lui amava molto i personaggi fragili, i personaggi schiacciati dalla società, quelli più deboli come i bambini, del resto. E li seguiva e li accompagnava con grande commozione e partecipazione perché era sempre dalla parte degli antieroi.".
Sempre nelle parole di Francesca è possibile ritrovare una buona sintesi del significato sociale del lavoro del padre: "Quello che mi ha fatto sempre ammirare il lavoro di mio padre è stata la sua chiarezza e attenzione per il pubblico. Il suo impegno alla divulgazione e all'educazione. Per questo non ha mai snobbato i temi popolari e tantomeno la televisione, come invece hanno fatto molti autori. E per questo credo che abbia avuto il grande merito, insieme ad altri, di aver formato non solo degli spettatori ma anche dei cittadini".
Luigi Comencini si è spento a Roma il 6 aprile 2007.

domenica 7 giugno 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 giugno.
Il 7 giugno 1654 Luigi XIV viene ufficialmente incoronato, all'età di 15 anni, re di Francia. In verità aveva già il titolo di Re dall'età di 5 anni, sebbene governasse di fatto la madre Anna D'Austria. E non presiedette al governo del suo paese nemmeno dopo l'incoronazione, bensì solo 7 anni più tardi, alla morte del capo ministro, il cardinale Mazarino.
La sua nascita (Château-Neuf di Saint-Germain-en-Laye) apparve miracolosa, avvenendo dopo 23 anni di matrimonio sterile tra i suoi genitori, Luigi XIII e Anna d'Austria. Di questa regale devozione è traccia nel nome Louis Dieudonné, giacchè nella sua nascita si vide una grazia del cielo dovuta al voto di consacrazione della Francia alla Vergine Maria fatto da Luigi XIII e celebrata nell'agosto 1638. E non rimase figlio unico, Louis Dieudonné, giacchè due anni più tardi avvenne la nascita di Filippo, duca d'Angiò e poi duca di Orléans, detto Monsieur.
 Luigi, che è noto anche come il Re Sole (in Francese: Le Roi Soleil) e come "Luigi il Grande" (Louis le Grand), governò sulla Francia per oltre settant'anni, più di qualsiasi altro monarca francese e di tutti i principali monarchi europei.
Sposò l'infanta di Spagna Maria Teresa d'Austria (1638-1683), figlia di Filippo IV Asburgo e di Elisabetta di Francia (Elisabetta di Borbone, figlia di Enrico IV). Ne ebbe 5 figli, che morirono tutti prima di lui.
Luigi XIV ebbe molte amanti, alcune delle quali esercitarono un grande ascendente sugli intrighi politici, ma anche sulla cultura del loro tempo, tra cui Madame de Montespan e Madame de Maintenon (che sposò in segreto dopo la morte della regina, nel 1684). A Versailles fece allestire scale segrete per raggiungere più facilmente le sue amiche. Queste relazioni irritavano fortemente il partito dei devoti e moralisti di corte, tra cui il precettore del Gran Delfino, Bossuet e, comprensibilmente, Madame de Maintenon.
I problemi legati alla successione e il cattivo stato di salute intristirono gli anni finali del regno del Re Sole.
Dopo il Gran Delfino morirono di vaiolo anche suo figlio, Luigi duca di Borgogna, e il primo figlio ed erede di questi. Rimaneva, unico principe del sangue erede legittimo di Luigi XIV, il figlio minore del duca di Borgogna, Luigi duca d'Angiò.
Degli altri due figli del Gran Delfino uno, re di Spagna con il nome di Filippo V, dovette rinunciare alla successione al trono di Francia in forza del trattato di Utrecht; l'altro morì anch'egli prima di Luigi XIV.
Il re decise allora di estendere il diritto di successione a due dei sette figli avuti dalla Montespan, Luigi Augusto di Borbone duca del Maine (1670-1736), e Luigi Alessandro di Borbone conte di Tolosa (1678-1737).
Luigi XIV morì il 1 settembre 1715 di cancrena, dopo 72 anni e 100 giorni di regno. Gli successe il pronipote Luigi duca d'Angiò, con il nome di Luigi XV e sotto la reggenza, fino alla maggiore età (nel 1723, a 13 anni), del duca Filippo di Orléans, nipote e genero del defunto Re Sole.
Durante il suo regno la Francia fu la dominatrice e il modello culturale dell'intera Europa (si pensi solo al "modello Versailles" di regge e ville di tutta Europa, dalla Svezia alla Reggia di Caserta, fino alla Meknès rifondata da Moulay Ismail e alla tarda imitazione di Herrenchiemsee, voluta da Ludwig II di Baviera), e il francese s'impose come lingua dell'aristocrazia e della diplomazia fino a tutto il XVIII secolo.
Si deve al Re Sole la trasformazione della monarchia francese in monarchia assoluta, ma in funzione di una precisa strategia volta a ridurre il potere della nobiltà, sempre pronta ad interferire con i suoi intrighi nelle scelte politiche della corona.
La frase che gli viene spesso attribuita, "L'état, c'est moi!" ("Lo Stato sono io!"), è molto probabilmente apocrifa, giacché il suo regno fu contrassegnato da grandi progressi nel diritto pubblico, proprio nella distinzione tra la persona fisica del re e lo Stato, mentre più veritiera appare l'altra frase celebre attribuitagli sul letto di morte: «Je m'en vais, mais l'État demeurera toujours.» (Io me ne vado, ma lo Stato resterà sempre).
Luigi si impegnò, piuttosto, a indebolire la nobiltà di spada costringendone i membri a servire (assai dispendiosamente) alla sua corte e a trasferire al contempo l'esercizio effettivo del potere da una parte ad una amministrazione assai centralizzata, e dall'altra alla nobiltà di censo, che essendo un suo prodotto sarebbe stata certamente fedele e non competitiva nei riguardi della monarchia.
Allo stesso modo procedette nei riguardi della Chiesa di Roma, che considerava (non a torto) promotrice e sostenitrice di non minori intrighi: la chiesa cattolica francese fu fortemente sostenuta, ma nella sua versione gallicana, facendo approvare nel 1682 dall'assemblea dei vescovi francesi, i quattro principi secondo cui Il Papa non aveva autorità sul potere temporale e il Re non era soggetto alla Chiesa in materia di cose civili; il Concilio Generale aveva autorità sul Papa; le antiche libertà della Chiesa francese erano inviolabili; il giudizio del Papa non era inconfutabile.
Nel 1685 poi, appena morto Colbert che li proteggeva, Luigi pensò bene di liberarsi dei protestanti revocando l'Editto di Nantes (revoca motivata con il pretesto che in Francia non esistevano più protestanti!), il che però provocò un esodo di categorie fortemente produttive verso l'Olanda e l'Inghilterra, che ebbe risultati disastrosi sull'economia francese sia direttamente, sia sul piano della concorrenza internazionale.
Questa scelta strategica di fortissimo accentramento trovò la propria manifestazione architettonica nella costruzione della nuova reggia a Versailles (che aveva l'ulteriore vantaggio di liberare la corte dall'assedio, sempre un po' allarmante, della sovraffollata, turbolenta e pochissimo igienica Parigi dell'epoca), e l'architetto istituzionale in Jean-Baptiste Colbert, creatore del sistema amministrativo che fece della Francia assolutista il primo paese moderno d'Europa.
Un esempio assai significativo di questo mix tra assolutismo politico ed intelligenza amministrativa fu il "Code noir", raccolta delle ordinanze relative agli schiavi neri d'America in seguito all'acquisto della Martinica nel 1674 e pubblicato dopo la morte di Colbert, nel 1685, che fece da modello fino all'800 ad altri analoghi regolamenti coloniali.
Sicuramente severo e pregiudizialmente intento a cristianizzare gli schiavi vietando loro qualsiasi altro culto, il Codice tendeva tuttavia a metterli al riparo dagli eccessi dei loro proprietari, riconosceva il loro diritto a possedere beni, seppur con dei limiti, a subire pene corporali non superiori o diverse da quelle che venivano inflitte ai francesi liberi. In particolare, le schiave messe incinte dai loro padroni avevano diritto ad essere liberate e ad essere legalmente sposate.
Abbastanza disinteressato alle conquiste coloniali, Luigi condusse invece varie guerre a carattere dinastico: la Guerra di Devoluzione, la Guerra Olandese, la Guerra della Grande Alleanza e la Guerra di successione spagnola. Alla fine, sul trono di Spagna era salito suo nipote Filippo V, ma il trattato di Utrecht segnava l'ascesa sulla scena europea di due nuove potenze, l'Inghilterra e l'Austria.
Luigi XIV fu il vero inventore della categoria della grandeur francese e perciò rimane assai amato dai francesi.
D'altra parte, la grandeur ha alti costi, di guerre e di pace. Questi costi portarono lo stato alla bancarotta, e all'applicazione di pesanti imposte sul mondo contadino e sulla provincia. Secondo lo storico Alexis de Tocqueville, la trasformazione dei nobili in cortigiani, insieme alla crescita di una borghesia che poteva sì pensare ed esprimersi, ma non aveva accesso al potere politico, furono alla radice dell'instabilità politica, sociale ed economica che sfociarono nella Rivoluzione francese.

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