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sabato 18 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 settembre.
Il 18 settembre 1837 apre a Broadway un negozietto di prodotti vari, dalla cancelleria alla gioielleria. Il negozio si chiamava come il suo fondatore: Tiffany.
Tiffany nasce per mano di Charles Lewis Tiffany come una piccola bottega di oggetti curiosi. Il primo negozio Tiffany al n. 259 di Broadway registra una prima giornata di vendita immediata con un fatturato non irrilevante.
Successivamente, quando John B. Young divenne socio di Charles Lewis Tiffany, il nome mutò in Tiffany & Co.
Nel momento in cui Mr. Tiffany acquista uno dei diamanti gialli più grandi e più belli del mondo (chiamandolo “Diamante Tiffany”), il suo negozio diviene il luogo in cui acquistare gli oggetti più lussuosi e raffinati d’America. Si tratta del diamante giallo di 287,42 carati trasformato in un brillante taglio cuscino del peso di 128,54 carati.
Montato in seguito sulla collana indossata dalla diva Audrey Hepburn per il lancio della celebre pellicola Colazione da Tiffany, oggi il "Tiffany Diamond" è in mostra permanente nel negozio newyorkese.
Nel 1902, anno in cui Louis Comfort (figlio di Charles Lewis) diventa primo direttore creativo ufficiale dell’azienda, quest’ultima debutta con la kunzite, pietra color lilla che prende il nome dal gemmologo George Kunz, proseguendo con la morganite, pietra rosata che deve il proprio nome a quello del banchiere J.P. Morgan, cliente di Tiffany, e la tanzanite blu, scoperta in Tanzania. Si è nel 1974 quando Tiffany propone la tsavorite, granato verde il cui nome è legato allo Tsavo National Park del Kenya, luogo in cui la pietra è stata rinvenuta.
Il XX secolo apre le porte alle celebrità: lo stile Tiffany superbamente incarnato dalla Hepburn in Colazione da Tiffany diventa lo stile delle mogli dei Presidenti e di numerosissimi personaggi dello spettacolo.
Tiffany è sempre stato inoltre sinonimo di originalità nella creazione di oggetti unici ed inaspettati, commissionati dalle persone più eccentriche in cerca di pezzi da collezione. Esemplari, a tal proposito, una carrozza d’argento in miniatura, un orologio da taschino tempestato di diamanti con una catena composta da manette in oro, un vaso da notte in oro, un manico di parasole in oro con orologio, nonché un prendisole in maglia d’oro.
Caratteristica inconfondibile e simbolica del marchio è la cosiddetta “Blue Box”, la scatola blu Tiffany rifinita con un nastro bianco.
Altro tratto distintivo è il “Blue Book”, un catalogo pubblicato per la prima volta nel 1845 e da allora tutti gli anni pronto ad annunciare l’avvio della stagione autunnale con le collezioni di alta gioielleria.
Anche le vetrine Tiffany sono famose per la loro particolarità nell’accostare elementi ordinari ad oggetti straordinari, divertendo e appassionando i passanti nelle boutique di tutto il mondo.
Tiffany presenta inoltre un innegabile e marcato legame con l’identità americana. Da oltre 170 anni, infatti, il marchio è presente nei momenti storici più importante del “Nuovo Mondo”: la spada da cerimonia per la Guerra Civile, la Medaglia d’Onore del Congresso, la banconota da un dollaro, il servizio di porcellana della Casa Bianca, i doni per le alte cariche straniere e, non ultimi, i gioielli della First Lady.
Infine, la Tiffany & Co. ha giocato un ruolo fondamentale nell’adozione da parte degli Stati Uniti del titolo 925/1000 per l’argento istituito da Tiffany e del titolo di purezza del platino di Tiffany (95%).
Nel 2012 Tiffany ha festeggiato 175 anni dalla data della propria fondazione.

venerdì 17 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 settembre.
Il 17 settembre del 1990 muore a Bologna Angiolino Schiavio.
Angiolino Schiavio nasce a Bologna il 15 ottobre del 1905, da una famiglia della buona borghesia bolognese originaria delle vallate attorno al lago di Como, il cosiddetto "Triangolo Lariano", precisamente di Gorla, frazione di Veleso. Il padre, Angelo Schiavio sr. è un noto commerciante di tessuti, il suo negozio in via De' Toschi è presente a Bologna dal 1904. Schiavio è l'ultimo di 8 fratelli, il primo nato a Bologna. Tra gli altri: Raffaele, Marcello, Venanzio e le sorelle Giustina e Giuseppina; fratellini che allietano le giornate di donna Teresa Stoppani, la madre di Angiolino. Schiavio scopre il calcio molto presto, per strada, come tutti i grandi campioni e ben presto viene notato dal Bologna a cui non sfugge questo magrolino che dribbla tutti segnando caterve di gol. Dopo una breve comparsata tra gli allievi del Bologna, Schiavio molla momentaneamente il calcio dedicandosi agli studi e, nel 1920, ottiene la licenza tecnica, passando così all'Istituto tecnico superiore dove comincia a frequentare il ramo ragioneria. Ma il football lo attrae, sono più le ore che Angiolino dedica al pallone che quelle passate sui libri e nel 1921 decide di abbandonare gli studi per entrare a fare parte dell'azienda paterna, nel negozio in pieno centro storico a Bologna. Nel frattempo, dopo una breve parentesi nella Fortitudo Bologna, nel 1922, appena diciassettenne, ritorna al primo amore, ed entra definitivamente a far parte del Bologna Football Club, nella squadra riserve, presso la quale il nostro compie autentici prodigi segnando a ripetizione. Siamo alla vigilia di Natale, precisamente il 24 dicembre 1922; scendono in tournée in Italia le più forti squadre danubiane dell'epoca, nell'occasione gli austriaci del Wiener A.F., forti di sei giocatori nell'orbita della nazionale austriaca - tra cui spiccano i famosi Horejs e Adolf ‘Adi’ Fischera, autentico mito del football viennese e grande virtuoso del pallone -, e gli ungheresi dell'Ujpest di Budapest. La prima partita giocata contro il Wiener, viene persa per 1 a 0 con gol di Klein, ma Angiolino si mette particolarmente in luce, attirando su di sé l'occhio già particolarmente attento del "mago" Hermann Felsner - il grandissimo allenatore austriaco del Bologna -, che intravvide in quel ragazzino le stimmate del fuoriclasse in erba. Così, l'ultimo giorno dell'anno, il 31 dicembre 1922, si gioca la seconda partita contro i magiari dell'Ujpest. il Bologna è decimato dalle assenze: oltre al grande Alberti, il centravanti titolare infortunato al menisco, sono assenti anche Perin, Baldi e Giuseppe Della Valle, il capitano e centravanti rossoblù, l'uomo simbolo di quel Bologna, convocato in Nazionale. Felsner deve così schierare al centro dell'attacco l'enfant prodige Schiavio e con lui Baccilieri e "Gisto" Gasperi, arcigno e focoso calciatore, futura colonna della difesa. Nonostante il pronostico sfavorevole, l'inedito Bologna schierato da Felsner prevale per 1 a 0, con rete proprio di Schiavio su passaggio di Pozzi. Felsner incantato dal gioco fantasioso, tecnico e veloce di Schiavio, lo fa esordire in campionato a Pisa, contro lo Spezia, il 14 gennaio del 1923. E' un esordio sfortunato: il Bologna perde per 2 a 1 e Angiolino non segna. Da quel giorno però Angelo Schiavio non uscirà più di squadra: per 15 lunghi campionati sarà il condottiero, l'uomo simbolo del Bologna; ne sarà il capitano e diventerà il più grande realizzatore di tutti i tempi del glorioso sodalizio rossoblù, con 244 gol in campionato in 342 presenze accertate (i gol diventano 252 se si contano le reti nelle coppe europee e le presenze 358; tralasciando ovviamente tutti gol realizzati nelle amichevoli - che all'epoca non erano semplici ‘amichevoli’, ma match molto importanti: era l'unico modo per i club di confrontarsi a livello europeo -. Contando quindi anche quei gol, il bottino di Schiavio aumenta in maniera significativa), e 15 realizzazioni in azzurro in 21 presenze, la più famosa nella finale mondiale del 1934, quando un Angiolino stremato e confinato all'ala, con uno dei suoi magnifici tiri battè il grande Planicka, regalando all'Italia il suo primo titolo mondiale. Il suo palmarès recita così: 1 campionato del mondo 1934, 1 bronzo olimpico 1928, 4 scudetti 1924-25, 1928-29, 1935-36, 1936-37. Capocannoniere del campionato 1931-32 (25 gol), 2 Coppe Europa 1932, 1934, 1 Trofeo dell'Expo di Parigi 1937. Purtroppo le statistiche del campionato italiano partono dall'instaurazione del girone unico, nel 1929-30, classifiche dei marcatori comprese. Al nostro Angiolino quindi vengono attribuiti "solo" 108 gol ufficiali nella tabella dei grandi cannonieri, e gli vengono cancellati la bellezza di 136 gol, tutti realizzati in 7 campionati pre girone unico. Senza questo autentico "scippo", Angelo Schiavio sarebbe il terzo "Bomber" di tutti i tempi nella storia del campionato italiano, dietro a Silvio Piola e Giuseppe Meazza, i grandi rivali di Schiavio negli anni '20 e '30. Di questo Angiolino non se ne fece mai un cruccio: era infatti un uomo buono e leale, anche se ai più poteva apparire come una persona burbera. Di lui raccontano come fosse una persona socievole con tutti i suoi compagni di squadra e con i suoi avversari, tranne che con uno: Luis Monti, il centromediano argentino della Juventus. Monti detestava Schiavio quasi al pari di Matthias Sindelar, il "Mozart" del calcio viennese, e durante uno Juventus - Bologna del 1932 - partita decisiva ai fini dell'assegnazione dello scudetto - Monti, verso la fine del primo tempo, calpestò volontariamente - con Schiavio a terra - il ginocchio del povero Angiolino. Fortunatamente il fango del vecchio campo di Corso Marsiglia attutì il tremendo impatto e la gamba di Schiavio non si spezzò, anche se Angiolino poté rientrare solo zoppicante e all'ala, come usava un tempo per i calciatori infortunati. Così, la Juventus, eliminato praticamente dalla contesa il giocatore avversario più forte e pericoloso, recuperò il gol dell'iniziale svantaggio (grazie anche ad un rigore discutibile...) e segnò infine la rete del 3-2 finale, vedendo così spianata la strada verso l'ambìto tricolore.
Terminata la lunga carriera nel mondo del calcio, Schiavio si dedicò a tempo pieno alla azienda di abbigliamento ereditata dal padre. È deceduto a Bologna un mese prima del suo ottantacinquesimo compleanno.

giovedì 16 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 settembre.
Il 16 settembre 1976 sei ragazzi tra i sedici e i diciotto anni, studenti di una scuola superiore argentina, venivano sequestrati torturati e uccisi dalle milizie della polizia argentina, agli ordini dei golpisti.
Era il periodo dei "desaparecidos", e quella venne chiamata "la notte delle matite".
Erano solo sei ragazzi, sei chicos impegnati nel movimento degli studenti medi di La Plata, negli anni del terrore militare argentino di Jorge Videla. Militanti in erba, decisi a rivendicare il boleto estudiantil, una tessera-sconto sui libri di testo e sul prezzo del biglietto dell’autobus. Tutti già pedinati e schedati nelle loro inoffensive marce di protesta. Per gli uomini delle patotas, le squadracce della polizia politica, sovversivi da annientare in una notte, la famosa Noche de los Lápices, come è rimasto, nella storia dell’Argentina golpista, quel terribile 16 settembre ‘76, quando, in uno spietato raid punitivo, i ragazzini di La Plata verranno arrestati nel sonno, condotti nel centro di detenzione clandestina di Arana, torturati a colpi di unghie strappate e scosse elettriche, e poi fatti sparire. Desaparecidos.
Tutti tranne il 17enne Pablo Diaz, unico sopravvissuto, seviziato e finito in galera senza processo per lunghi anni. Il solo testimone in grado di ricostruire l’orrore del’76. Degli altri, i primi dei 30mila desaparecidos d’Argentina, non si saprà più nulla. Piccole, fragili matite spezzate, inghiottite dalle fauci della dittatura.
L’espressione desaparecidos ( letteralmente “gli scomparsi” in spagnolo) si riferisce a persone che furono arrestate per motivi politici dalla polizia del regime militare instauratosi dal 1976 al 1983. Tipico del fenomeno dei desaparecidos è la segretezza con cui le forze governative si muovevano. In genere gli arresti avvenivano senza testimoni, così come segreto restava tutto ciò che seguiva all’arresto. Gli stessi capi d’imputazione erano solitamente molto vaghi o chiaramente pretestuosi. Di molti desaparecidos non si seppe effettivamente mai nulla. Di molti si venne a sapere che erano stati detenuti in campi di concentramento, torturati e infine assassinati segretamente. La tecnica di sequestrare e far rapire le vittime della repressione era stata ideata per perseguire due obiettivi: 1) Evitare quanto verificatosi poco prima in Cile all’indomani del golpe (colpo militare) di Pinochet, quando le immagini televisive degli arresti di massa e degli oppositori ammazzati negli stadi, avevano fatto il giro del mondo, suscitando indignazione nell’opinione pubblica mondiale. La segretezza degli arresti in Argentina, viceversa, garantì al regime militare una “ invisibilità” agli occhi del mondo. 2) Terrorizzare la popolazione, soffocando ogni possibile dissenso al regime. Le modalità degli arresti ( i militari arrivavano con una Ford Falcon senza targa, verde scura, piombavano nelle case in piena notte, sequestrando intere famiglie) e l’assoluto mistero sulla sorte degli arrestati fece sì che le stesse famiglie delle vittime tacessero per paura, a tal punto che, nella stessa Argentina, per tanto tempo il fenomeno rimase nascosto. Le vittime venivano rinchiuse in luoghi segreti, quasi sempre torturati per mesi. Secondo alcune fonti, molti desaparecidos furono sedati e lanciati nel Rio de la Plata. Altri furono detenuti in campi di concentramento, altri venivano imbarcati sugli aerei militari e buttati nell’Oceano Atlantico con il ventre squarciato per evitare che i corpi tornassero a galla.
Durante il governo Alfonsin, solo in parte i colpevoli di massacri e torture furono giudicati e condannati. Le pressioni degli ambienti militari fecero sì che vi fossero molte amnistie e un colpo di spugna sul periodo della dittatura, soprattutto con le leggi "Obedencia debida" e "Punto final". Solo recentemente, sotto la presidenza di Nestor Kirchner, la corte ha deciso di non lasciare impuniti i responsabili delle repressioni e le leggi di amnistia sono state abrogate.
La vicenda dei giovani torturati e uccisi è stata raccontata dal regista Hector Olivera, nel film "La notte delle matite spezzate" del 1986.

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