Buongiorno, oggi è il 2 maggio.
Il 2 maggio del 2011, in una villa bunker nella città pakistana di Abbottabad, veniva scovato e ucciso Osama Bin Laden, l'indiscusso leader del terrorismo islamico.
Il luogo ove si supponeva soggiornasse Bin Laden era noto alle truppe speciali americane già da quasi un anno, precisamente dall'agosto del 2010, allorchè un corriere di Al-Qaeda da tempo sotto controllo dallo spionaggio americano fu visto ripetutamente entrare nel complesso fortificato di Abbottabad.
La CIA usò foto da sistemi di sorveglianza (satelliti, aerei spia…) e rapporti dell'intelligence per determinare le identità di chi abitava il complesso di Abbottābād cui era diretto il corriere. Nel settembre 2010, la CIA concluse che il complesso era costruito specificamente per nascondere qualcuno di importante, molto probabilmente Bin Laden. Le autorità azzardarono che ci vivesse con la sua moglie più giovane.
Analizzando le mappe di Google Earth risulta che il complesso fosse assente nel 2001 ma al contrario esistesse nelle immagini acquisite nel 2005. Costruito nel 2004, il complesso di tre piani fuori terra sorge al termine di una strada stretta e polverosa, 4 km a nord-est del centro di Abbottabad. Abbottābād dista circa 160 km dal confine afghano, sul lato estremo orientale del Pakistan (circa 32 km dall'India). Il complesso si trova ad 1,3 km a sud ovest della Pakistan Military Academy (PMA), un'illustre accademia militare che è stata paragonata a West Point in America ed a Sandhurst nel Regno Unito. Piazzato su un lotto di terreno otto volte più grande di quello delle case circostanti, è circondato da un solido muro alto da 3,7 a 5,5 m coronato da filo spinato. La costruzione prevede due cancelli di sicurezza, e la terrazza all'ultimo piano — contro gli sguardi indiscreti — è munita di un muro che quota 2,1 m; quanto basta per celare bin Laden, alto 1,93 m.
Al tempo del colpo di mano, il fabbricato non aveva connessione internet né telefonica, e le persone che lo abitavano bruciavano i propri rifiuti, a differenza di quanto praticato dal vicinato, che esponeva la spazzatura in attesa del servizio di raccolta. La gente del posto lo chiamava l'Haveli del Waziristan, perché si credeva che il proprietario fosse appunto del Waziristan.
Dopo un'imponente opera investigativa focalizzata sul complesso pakistano visitato dal corriere, iniziata nel settembre 2010, il successivo 14 marzo il presidente Obama riunì i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale per redigere un piano d'azione. Si incontrarono quattro volte (29 marzo; 12, 19 e 28 aprile) nelle sei settimane precedenti il raid. Il 29 marzo Obama discusse personalmente il piano con il viceammiraglio William H. McRaven, comandante dello U.S. Joint Special Operations Command. Al presidente fu offerto "un ampio e ramificato spettro di possibili azioni" e la scelta fu "vagliata e definita nel corso di alcune settimane successive".
Alle ore 8.20 del 29 aprile 2011, Obama si riunì con Brennan, Thomas E. Donilon ed altri consiglieri per la sicurezza nazionale nella Diplomatic Reception Room impartendo l'ordine finale per l'attacco di Abbottabad.
L'azione, deliberata per il giorno stesso, fu rinviata al successivo per la densa copertura nuvolosa in atto.
Dopo l'autorizzazione di Obama, il direttore Panetta diede l'ordine di inizio a mezzogiorno del primo maggio.
Il blitz fu eseguito da 24 Navy SEALs elitrasportati appartenenti allo United States Naval Special Warfare Development Group (DEVGRU) del Joint Special Operations Command, che per ragioni legali furono momentaneamente posti sotto il controllo della CIA e di operativi paramilitari di quella stessa agenzia. Secondo il New York Times, furono impiegati nell'attacco un totale di "79 commando ed un cane". Il cane era un pastore belga Malinois chiamato Cairo, i cui compiti non sono del tutto chiari, forse addestrato per la scoperta di esplosivi, oppure specializzato nel perseguimento di tracce. Secondo un resoconto dei fatti, il cane era preposto a seguire "chiunque tentasse di fuggire e a mettere in allerta i SEALs in ogni caso di avvicinamento delle forze di sicurezza pakistane".Oltre agli incursori veri e propri, la missione fu appoggiata da un interprete, il conduttore del cane, piloti di elicottero, "addetti alla segnalazione tattica, alla raccolta di informazioni e da navigatori muniti di segretissimi visori iperspettrali".
I SEALs penetrarono in Pakistan a bordo di elicotteri Black Hawk decollati da una base intermedia a Jalalabad, e con base di origine presso l'aeroporto di Bagram. Erano dotati di carabine M4, (munite di silenziatore) visori notturni e pistole.
Gli elicotteri del 160th SOAR godevano altresì della scorta di una quantità di aeromobili vari, tra cui caccia ed aerei senza pilota. Secondo la CNN, "l'USAF teneva pure a disposizione un'intera squadra di elicotteri da ricerca e salvataggio". A causa del peso derivante dall'equipaggiamento "stealth" aggiunto sui Black Hawk, il loro carico fu calcolato al grammo, anche considerando le condizioni meteorologiche.
Si scelse di compiere l'azione in un momento di scarso chiaro di luna, in modo tale che gli elicotteri poterono entrare in Pakistan "bassi sul suolo e senza essere scoperti". Gli elicotteri sfruttarono tatticamente la morfologia collinosa della zona e tecniche nap-of-the-earth ("profilo del globo") per raggiungere il complesso senza apparire sui radar e mettere in allarme le forze armate pakistane.
Secondo il piano, una delle squadre SEAL sarebbe discesa con la tecnica fast-rope sul tetto del complesso, mentre la squadra nell'altro Black Hawk sarebbe uscita nel cortile, irrompendo dal piano terra. Invece, mentre si eseguiva l'hovering sul bersaglio, uno degli elicotteri subì una condizione di stallo denominata vortex ring state ("anello vorticoso" o “stato di vortice") aggravata dalla temperatura eccessivamente alta dell'aria, e dall'altezza dei muri perimetrali, "che impedì la diffusione della spinta ascensionale del rotore" mandando la coda a "tritare uno dei muri del complesso" e "distruggendo un rotore". L'elicottero "girò su un fianco" mentre il pilota calava precipitosamente il muso del mezzo, "per impedire che si capovolgesse". L'atterraggio fu comunque abbastanza morbido, visto che nessuno dei SEALs, dell'equipaggio o dei piloti riportò serie ferite. I comandanti del secondo elicottero tracciarono un piano di ripiego per atterrare sul tetto del complesso, e gli elementi operativi dei due elicotteri si raccolsero poi sul suolo fuori dal complesso e ripresero il loro assalto.
La fase terrestre del raid antelucano iniziò all'una di notte locale (ore 20.00 UTC del primo maggio) quando i SEALs aprirono una breccia nei muri del complesso con gli esplosivi.
I SEALs s'imbatterono negli occupanti nella foresteria del complesso, nell'edificio principale del piano terra in cui vivevano due maschi adulti, ed al primo e secondo piano dove vivevano Bin Laden e la sua famiglia. Il primo ed il secondo piano furono l'ultima porzione del fabbricato interessata al rastrellamento. Viene riferito che vi fossero "gruppetti di bambini… ad ogni livello, compresa la terrazza della camera di bin Laden".
Oltre ad Osama bin Laden, furono uccisi nell'operazione altri tre uomini ed una donna. Gli individui uccisi furono un figlio adulto di bin Laden (probabilmente Khālid, forse Hamza), il corriere di bin Laden (Abu Ahmad al-Kuwaiti), un parente maschio del corriere e sua moglie.
Al-Kuwaiti aprì il fuoco sulla prima squadra di SEALs con un AK-47 da dietro la porta della foresteria, e ne nacque un conflitto a fuoco in cui al-Kuwaiti morì. Una donna, identificata come la moglie del corriere, fu uccisa durante questo scontro. Il parente maschio del corriere fu colpito a morte, prima che potesse raggiungere un'arma ritrovata presso di lui, dal secondo team di SEALs al piano terra della casa principale. Il figlio giovane-adulto di bin Laden corse verso i SEALs per le scale della casa principale, e fu freddato dal fuoco della seconda squadra. Un importante esponente della difesa USA, rimasto anonimo, disse che solo uno dei cinque uccisi era armato.
I SEALs incontrarono bin Laden al primo o al secondo piano dell'edificio principale. Bin Laden "vestiva il tradizionale completo casacca-pantaloni dalle linee morbide noto come kurta pigiama", in cui furono poi trovati 500 Euro e due numeri telefonici cuciti nel tessuto.
Bin Laden sbirciò gli americani, che salivano le scale, da sopra la ringhiera dell'ultimo piano, e poi si ritirò in camera sua mentre un SEAL gli sparò un colpo, mancandolo. I SEALs lo rincorsero in camera, e gli spararono. C'erano due armi vicino a bin Laden nella sua stanza, un fucile d'assalto AK-47 ed una pistola semiautomatica Makarov di fabbricazione russa, ma secondo sua moglie Amal fu ucciso prima che potesse raggiungere il Kalashnikov. Secondo la Associated Press le armi erano su un ripiano vicino alla porta ed i SEALs non le videro che quando stavano fotografando il cadavere di Osama. Bin Laden fu ucciso da un colpo al petto, seguito da uno sopra l'occhio sinistro, una tecnica a volte chiamata "double tap" ("doppio tocco").
Furono ferite due donne. Secondo ABC News, la quinta moglie di bin Laden, Amal Ahmad 'Abd al-Fatah, fu una delle donne ferite: "Quando i SEALs entrarono nella stanza ove si nascondeva bin Laden, sua moglie li caricò e le spararono ad una gamba." La figlia dodicenne di bin Laden, Safiya, fu colpita ad un piede o ad una caviglia da una scheggia vagante.
Quando i SEALs incontravano donne o bambini durante l'incursione, li immobilizzavano con manette o fascette di plastica. Concluso l'attacco, gli americani spinsero gli occupanti sopravvissuti all'esterno "per lasciarli scoprire alle forze pakistane".
Solo la salma di bin Laden fu asportata dalle forze USA; gli altri quattro cadaveri furono abbandonati nel complesso e successivamente presi in custodia dai pakistani.
Secondo le autorità americane, bin Laden fu sepolto in mare perché nessun paese ne avrebbe accettato le spoglie. Nelle 24 ore dal decesso di Osama furono celebrati riti religiosi musulmani sulla portaerei Carl Vinson, nel Mare Arabico settentrionale. I preparativi iniziarono alle 10.00 locali e la deposizione in mare fu completata alle 11.00. Il corpo fu lavato, avvolto in un lenzuolo bianco e posto in un sacco di plastica zavorrato. Un ufficiale lesse un sermone religioso preparato e tradotto in arabo da un interprete madrelingua. Dopo di ciò, il corpo di bin Laden fu disteso su una tavola. La tavola fu sollevata su un lato ed il corpo scivolò in mare.
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sabato 2 maggio 2026
venerdì 1 maggio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il primo maggio.
Il primo maggio 1994 a Imola, si correva il Gran Premio di San Marino. La gara era già stata funestata il giorno prima dalla morte durante le prove cronometrate del giovane pilota Ratzenberger, che aveva lasciato sgomenti la maggior parte dei piloti e degli addetti ai lavori.
Ma la corsa non si può fermare, the show must go on, e così domenica la gara prese regolarmente il via.
Alle ore 14.17 Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo. Il piantone era stato modificato ed allungato nella notte dopo le prove cronometrate, alla vigilia della gara, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione. La saldatura manuale si era mostrata però insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara, ed il giorno successivo, dopo la partenza, il pilota non poté quindi fare nulla per controllare la monoposto.
Senna, infatti, rimasto ormai passeggero impotente di una vettura ingovernabile, frenò (come si vede anche dalle immagini riprese dalla videocamera montata sulla monoposto), ma non riuscì ad evitare il muro del Tamburello. Le conseguenze risultarono tragiche: l'impatto fu tremendo, coinvolgendo la parte anteriore destra della monoposto. Un'altra causa del ridotto rallentamento fu data dalla presenza di un gradino d'asfalto coperto d'erba all'ingresso della via di fuga, che fece sobbalzare la vettura facendole conservare la velocità. La Williams di Ayrton Senna colpì il muro di cemento all'esterno della curva del Tamburello con un angolo di impatto di circa 22 gradi e una velocità compresa tra i 213 (stima dei periti dell'accusa al processo) e i 186 km/h (ipotizzati dalla Sagis, ente che gestisce l'autodromo di Imola). Nel violento urto il lato destro della vettura fu devastato, le due ruote, i triangoli delle sospensioni e le ali volarono in aria mentre la vettura rimbalzava verso la pista, esaurendo la sua energia strisciando e impuntandosi nella fascia d'erba fino a fermarsi, a pochi metri dall'asfalto. L'elicottero riprende impietoso; sotto il sole battente il casco giallo è reclinato a destra, immobile. Poi, per due volte, si muove, come per raddrizzarsi. E' un lampo di speranza per tutti, ma dura pochissimo per i primi uomini del servizio di soccorso che raggiungono di corsa la monoposto. Il pilota non è cosciente, anzi, il casco è letteralmente pieno di sangue. Senna viene estratto dall'auto e disteso sul cemento a fianco, il suo cuore batte ancora e i medici operano velocemente una tracheotomia per liberare le vie respiratorie; sotto di lui si espande una macchia rossa inequivocabile. L'elicottero del servizio medico di emergenza atterra in pista sul rettilineo dopo il tamburello, per accelerare il trasferimento all'ospedale di Bologna. Il mondo spera. Ayrton va ripetutamente in arresto cardiaco, i medici riescono a mantenere in attività il cuore fino al ricovero, ma è tutto completamente inutile. Il primo bollettino diramato dall'ospedale è inappellabile, l'encefalogramma del pilota è completamente piatto, solo le macchine tengono il suo cuore in attività. Alle ore 18:40 Ayrton Senna viene ufficialmente dichiarato morto.
L'autopsia chiarisce la dinamica dei fatti. A causare la morte sono state le gravissime ferite riportate alla testa, non originate dalla semplice decelerazione, come nel caso di Ratzenberger, ma da una circostanza incredibilmente sfortunata: nell'urto un oggetto acuminato, probabilmente un pezzo della sospensione anteriore destra rimasto attaccato alla ruota, è stato scaraventato violentemente verso l'abitacolo perforando la parte superiore della visiera del casco e il cranio del pilota, come una lunga e letale lama. Il contraccolpo ha inoltre causato estese fratture alla base cranica. Il danno è stato tale da arrestare sul colpo ogni funzione cerebrale provocando inoltre una estesissima emorragia; l'ora della morte cerebrale è stata ufficialmente fissata alle 14.17.
Il telaio in carbonio ha protetto molto bene il corpo del pilota, che non ha riportato lesioni degne di nota, quindi pochi centimetri di diversità nella direzione di rimbalzo di una ruota avrebbero potuto cambiare il destino di Ayrton e farlo uscire sostanzialmente incolume dal pauroso incidente. Ma così non è stato.
Successivamente, nel 1997, si aprì il processo sulla morte di Senna, che portò nel 2005 all'assoluzione sia del patron della Scuderia Williams F1 Frank Williams, sia del progettista della vettura Adrian Newey, in tutti i tre gradi di giudizio; la Corte di Cassazione ha invece sentenziato nel medesimo anno, il "non luogo a procedere" per la richiesta di assoluzione rivolta al direttore tecnico del team Patrick Head, in quanto egli già riconosciuto colpevole di omicidio colposo, ma non condannabile essendosi estinto il reato per prescrizione. Il processo ha consentito di portare alla luce numerose anomalie nell'atteggiamento della Williams e della Federazione, nel caso ad esempio della misteriosa sparizione delle centraline elettroniche della FW16 o nel caso della cancellazione degli ultimi fotogrammi del camera-car di Ayrton. Molte migliorie sono state successivamente apportate a livello tecnico, dopo che in un primo momento la Federazione aveva varato un piano d'emergenza per il prosieguo della stagione.
Dopo il tragico incidente, tutti i circuiti di Formula 1 furono oggetto di controlli e successive revisioni dei tracciati, ove necessarie, per garantire maggior sicurezza ai piloti. La curva del Tamburello, nella fattispecie, fu modificata e, nel tratto centrale, sostituita con una chicane. Furono anche prese misure, sia immediate che a lungo termine, per aumentare la sicurezza delle vetture e diminuirne le velocità, tanto che dall'incidente di Senna sono passati 20 anni senza incidenti mortali (fino alla tragica morte di Jules Bianchi nel Gran Premio del Giappone del 5 ottobre 2014).
Ayrton Senna ha preso il via in 161 GP (su 162 partecipazioni), cogliendo 41 vittorie, 65 pole position, 19 giri più veloci in gara e 610 punti iridati validi (su 614 totali). È partito per 87 volte in prima fila ed ha ottenuto 96 piazzamenti a punti, 80 dei quali sul podio, percorrendo 13672 km al comando di una corsa, e vincendo tre campionati del mondo. E' stato probabilmente uno dei campioni di Formula 1 più amati a livello mondiale, per le sue doti di pilota e le qualità di essere umano.
La sua salma riposa nel cimitero di San Paolo, sua città natale.
Il primo maggio 1994 a Imola, si correva il Gran Premio di San Marino. La gara era già stata funestata il giorno prima dalla morte durante le prove cronometrate del giovane pilota Ratzenberger, che aveva lasciato sgomenti la maggior parte dei piloti e degli addetti ai lavori.
Ma la corsa non si può fermare, the show must go on, e così domenica la gara prese regolarmente il via.
Alle ore 14.17 Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo. Il piantone era stato modificato ed allungato nella notte dopo le prove cronometrate, alla vigilia della gara, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione. La saldatura manuale si era mostrata però insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara, ed il giorno successivo, dopo la partenza, il pilota non poté quindi fare nulla per controllare la monoposto.
Senna, infatti, rimasto ormai passeggero impotente di una vettura ingovernabile, frenò (come si vede anche dalle immagini riprese dalla videocamera montata sulla monoposto), ma non riuscì ad evitare il muro del Tamburello. Le conseguenze risultarono tragiche: l'impatto fu tremendo, coinvolgendo la parte anteriore destra della monoposto. Un'altra causa del ridotto rallentamento fu data dalla presenza di un gradino d'asfalto coperto d'erba all'ingresso della via di fuga, che fece sobbalzare la vettura facendole conservare la velocità. La Williams di Ayrton Senna colpì il muro di cemento all'esterno della curva del Tamburello con un angolo di impatto di circa 22 gradi e una velocità compresa tra i 213 (stima dei periti dell'accusa al processo) e i 186 km/h (ipotizzati dalla Sagis, ente che gestisce l'autodromo di Imola). Nel violento urto il lato destro della vettura fu devastato, le due ruote, i triangoli delle sospensioni e le ali volarono in aria mentre la vettura rimbalzava verso la pista, esaurendo la sua energia strisciando e impuntandosi nella fascia d'erba fino a fermarsi, a pochi metri dall'asfalto. L'elicottero riprende impietoso; sotto il sole battente il casco giallo è reclinato a destra, immobile. Poi, per due volte, si muove, come per raddrizzarsi. E' un lampo di speranza per tutti, ma dura pochissimo per i primi uomini del servizio di soccorso che raggiungono di corsa la monoposto. Il pilota non è cosciente, anzi, il casco è letteralmente pieno di sangue. Senna viene estratto dall'auto e disteso sul cemento a fianco, il suo cuore batte ancora e i medici operano velocemente una tracheotomia per liberare le vie respiratorie; sotto di lui si espande una macchia rossa inequivocabile. L'elicottero del servizio medico di emergenza atterra in pista sul rettilineo dopo il tamburello, per accelerare il trasferimento all'ospedale di Bologna. Il mondo spera. Ayrton va ripetutamente in arresto cardiaco, i medici riescono a mantenere in attività il cuore fino al ricovero, ma è tutto completamente inutile. Il primo bollettino diramato dall'ospedale è inappellabile, l'encefalogramma del pilota è completamente piatto, solo le macchine tengono il suo cuore in attività. Alle ore 18:40 Ayrton Senna viene ufficialmente dichiarato morto.
L'autopsia chiarisce la dinamica dei fatti. A causare la morte sono state le gravissime ferite riportate alla testa, non originate dalla semplice decelerazione, come nel caso di Ratzenberger, ma da una circostanza incredibilmente sfortunata: nell'urto un oggetto acuminato, probabilmente un pezzo della sospensione anteriore destra rimasto attaccato alla ruota, è stato scaraventato violentemente verso l'abitacolo perforando la parte superiore della visiera del casco e il cranio del pilota, come una lunga e letale lama. Il contraccolpo ha inoltre causato estese fratture alla base cranica. Il danno è stato tale da arrestare sul colpo ogni funzione cerebrale provocando inoltre una estesissima emorragia; l'ora della morte cerebrale è stata ufficialmente fissata alle 14.17.
Il telaio in carbonio ha protetto molto bene il corpo del pilota, che non ha riportato lesioni degne di nota, quindi pochi centimetri di diversità nella direzione di rimbalzo di una ruota avrebbero potuto cambiare il destino di Ayrton e farlo uscire sostanzialmente incolume dal pauroso incidente. Ma così non è stato.
Successivamente, nel 1997, si aprì il processo sulla morte di Senna, che portò nel 2005 all'assoluzione sia del patron della Scuderia Williams F1 Frank Williams, sia del progettista della vettura Adrian Newey, in tutti i tre gradi di giudizio; la Corte di Cassazione ha invece sentenziato nel medesimo anno, il "non luogo a procedere" per la richiesta di assoluzione rivolta al direttore tecnico del team Patrick Head, in quanto egli già riconosciuto colpevole di omicidio colposo, ma non condannabile essendosi estinto il reato per prescrizione. Il processo ha consentito di portare alla luce numerose anomalie nell'atteggiamento della Williams e della Federazione, nel caso ad esempio della misteriosa sparizione delle centraline elettroniche della FW16 o nel caso della cancellazione degli ultimi fotogrammi del camera-car di Ayrton. Molte migliorie sono state successivamente apportate a livello tecnico, dopo che in un primo momento la Federazione aveva varato un piano d'emergenza per il prosieguo della stagione.
Dopo il tragico incidente, tutti i circuiti di Formula 1 furono oggetto di controlli e successive revisioni dei tracciati, ove necessarie, per garantire maggior sicurezza ai piloti. La curva del Tamburello, nella fattispecie, fu modificata e, nel tratto centrale, sostituita con una chicane. Furono anche prese misure, sia immediate che a lungo termine, per aumentare la sicurezza delle vetture e diminuirne le velocità, tanto che dall'incidente di Senna sono passati 20 anni senza incidenti mortali (fino alla tragica morte di Jules Bianchi nel Gran Premio del Giappone del 5 ottobre 2014).
Ayrton Senna ha preso il via in 161 GP (su 162 partecipazioni), cogliendo 41 vittorie, 65 pole position, 19 giri più veloci in gara e 610 punti iridati validi (su 614 totali). È partito per 87 volte in prima fila ed ha ottenuto 96 piazzamenti a punti, 80 dei quali sul podio, percorrendo 13672 km al comando di una corsa, e vincendo tre campionati del mondo. E' stato probabilmente uno dei campioni di Formula 1 più amati a livello mondiale, per le sue doti di pilota e le qualità di essere umano.
La sua salma riposa nel cimitero di San Paolo, sua città natale.
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giovedì 30 aprile 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 30 aprile.
Il 30 aprile 1993, durante un cambio di campo al torneo di tennis di Amburgo, Monica Seles, numero 1 al mondo della classifica WTA, viene accoltellata alla schiena da uno squilibrato, sostenitore della rivale Steffi Graf.
Nata a Novi Sad, in Jugoslavia, Monica capì a sei anni che sarebbe diventata una tennista quando in una vacanza sul mare Adriatico, osservò suo padre Karolj e suo fratello Zoltan che prendevano una borsa con le racchette. Quando chiese dove stavano andando, suo fratello rispose: "A giocare a tennis." Lei aveva udito solo la parola "gioco" da quella frase ed era suonato come un divertimento. Non ha mai, molti anni dopo quel momento, davvero smesso di giocare, anche se rapidamente il tennis ha cessato di essere qualcosa di simile al divertimento.
Il padre in gioventù era stato un campione sportivo ma non avendo potuto proseguire la sua carriera nell’atletica, si ripromise che i figli non avrebbero fatto lo stesso. Il fratello Zoltan è stato un top-ten nella classifica juniores del suo paese e giocava con Boris Becker e Stefan Edberg nelle manifestazioni europee. Monica voleva assolutamente batterlo anche se lui era di otto anni più grande.
In famiglia la nonna e la madre dicevano che non era nella natura di una ragazza giocare così tanto a tennis ma né il papà né Monica avrebbero ascoltato. Era una grande amante dei cartoni animati, così Karolj decise di disegnare il volto di Jerry su ogni palla da tennis e Monica sarebbe stata il gatto Tom che cercava con la sua racchetta di acciuffare il topolino che le era sfuggito. Faceva questo per molte ore al giorno. Vivevano in un appartamento e i bambini non erano ammessi al tennis club locale e così il padre mise una rete tra due auto nel parcheggio vicino casa e Monica doveva indirizzare le palle negli scatoloni predisposti negli angoli del campo. Poteva salire per la cena solo quando 200 palle precise erano posizionate nelle scatole.
La Seles guarda a questo come un momento d'oro. L'unico timore successivamente nella sua vita sarebbe stato quello di perdere. “Ho parlato con alcuni campioni di tennis, nel corso degli anni - McEnroe, Borg, Agassi, Federer - e nonostante abbiano caratteri differenti, sono uniti da una cosa: una schiacciante paura del dolore della sconfitta”. Il desiderio di gloria l’ha sempre spinta fin da quando era giovane. Monica a sette anni giunse terza in un torneo per ragazze molto più grandi di lei ma il suo viso durante la premiazione era una maschera di pura auto-ripugnanza. Non poteva sopportare di non aver vinto.
A 13 anni era classificata tra le 18 giocatrici più forti del mondo. Era stata notata l'anno prima in un torneo negli Stati Uniti dal leggendario allenatore Nick Bollettieri che la invitò ad iscriversi alla sua accademia in Florida. Suo padre le diceva di giocare ogni punto come se fosse l'ultimo, senza pensare a niente altro. Ha ignorato il sistema di punteggio nel tennis anche molto dopo il suo arrivo a Bradenton. “Era capace di impiegare 70 ore di allenamento per imparare un solo colpo, non accettava di non saper fare qualcosa”.
Nel maggio del 1989 vinse il suo primo torneo WTA a Houston battendo in finale Chris Evert. Poco dopo arrivò in semifinale al Roland Garros, sconfitta dalla numero uno del mondo Steffi Graf. Il mondo del tennis rimase affascinato da questa mancina,“quadrumane”,capace di arrivare sempre sulla palla ed imprimere accelerazioni impressionanti in ogni angolo del campo. Ma passò alla storia anche per il suo “grunting” quando colpiva la palla. La Seles disse che non era mai stata veramente consapevole dei suoi rantoli prima dell’attenzione dei media su di esso, perché lo aveva fatto da quando era una bambina.
Monica non aveva mai pensato a se stessa come una grande giocatrice fino a quando batté la stessa Steffi Graf nella finale dei French Open dell’anno successivo all’età di 16 anni. Per tre anni Monica dominò il circuito. Fra il gennaio 1991 e il febbraio 1993 Monica Seles vinse 22 titoli WTA, raggiungendo 33 finali su 34 tornei disputati. Il suo score tra vittorie e sconfitte in quel periodo fu di 159 a 12 (92,9% di vittorie). Nei major era un impressionante 55 a 1. Complessivamente, tra il 1990 e l'inizio del 1993 la Seles vinse otto titoli del Grande Slam. A soli 19 anni la Seles era in testa alle classifiche da oltre due anni.
In molti erano convinti che Monica potesse entrare di diritto nell’Olimpo del tennis se avesse continuato con questo impressionante ruolino di marcia. Infatti il 1993 era cominciato con la vittoria agli Open Australiani ma il 30 aprile, al torneo di Amburgo, durante un cambio campo, venne aggredita alle spalle da un folle tifoso di Steffi Graf, Günther Parche che pensava con il suo gesto di restituire la leadership alla tennista tedesca.
Purtroppo fu proprio così, da quel momento in poi la Graf ritornerà leader del tennis facendo indigestione di record e Slam. Monica dal suo letto di ospedale apprese che la federazione tedesca decise di continuare il torneo come se nulla fosse accaduto. La Graf venne a trovarla per pochi minuti ma non ci fu molto da dire, non erano mai state grandi amiche. Ad esclusione della Sabatini, tutte le top ten votarono contro la decisione della WTA di congelare la sua classifica fino al ritorno alle competizioni.
Parche non rimase neanche un giorno in galera, affidato ai servizi sociali a causa della supposta infermità mentale.
Dopo essere uscita dall'ospedale, la Seles si ritirò dalle competizioni tennistiche. Come se non bastasse, Monica apprese di un tumore diagnosticato al padre che era per lei non solo il suo mentore ma anche il migliore amico. Monica non poteva parlare con lui delle sue ossessioni che non la facevano dormire la notte, delle sue ansie quando camminava per strada e del timore di essere colpita alle spalle da un momento all’altro, il padre aveva altro a cui pensare.
Il cibo diventò il deterrente contro la paura. Più mangiava e più appagava la propria angoscia."Le patatine fritte sono state la mia rovina, così come ero stata una campionessa di tennis, ero diventata un campionessa mangiatrice di patate ". Al suo 21° compleanno, quando avrebbe potuto avere il mondo ai suoi piedi, rimase a casa con un sacchetto di biscotti a piangere.
Grazie all’aiuto di Martina Navratilova che la coinvolse in un’esibizione ad Atlantic City nel 1995, la Seles dopo due anni e mezzo decise di riprovarci. Naturalmente pur cercando di arrivare in forma all’appuntamento non era nella stessa condizione di quando aveva lasciato il tennis a 19 anni. "Avevo 25 chili in più ed ho potuto sentire i commenti: Oh mio Dio! Che cosa le è accaduto? Avete visto come è grassa? Voglio dire, mi avevano quasi pugnalato a morte. Ero stata fuori dal circuito per due anni. Mio padre era molto malato. Io non ero più un adolescente. Mi sono sfogata con il cibo. Che cosa si aspettavano? "
Monica Seles vinse un altro importante titolo, l'Australian Open nel 1996, ma pur volendo ancora vincere tanto come prima, non poteva smettere di mangiare per continuare a farlo. Dopo il suo ritorno alle competizioni ha collezionato solo tre finali , una vittoria nelle prove dello Slam e 20 titoli WTA. Essendo stata naturalizzata americana nelle 1994, con la nazionale a stelle e strisce vinse 3 Fed Cup e un bronzo Olimpico ad Atlanta 1996.
Nel 1998 arriva la morte annunciata del padre e comincia un lento declino che la riporta di nuovo ad abbuffate giornaliere da 5000 calorie. Incomincia una serie innumerevole di infortuni ai piedi e alle caviglie che hanno poi prematuramente messo la parola fine alla sua straordinaria e sfortunata carriera. Con il tempo Monica capì che il mistero sul suo mangiare era che non vi era nessun mistero. “Il problema non era ciò che mangiavo, ma ciò che mi stava mangiando” e come ogni grande campione si trova sempre un altro modo per vivere e per vincere.
Oggi la Seles è ambasciatrice dell'ONU e testimonial della microalga "Spirulina" contro la malnutrizione insieme a persone come Maradona, Tushar Gandhi e la famiglia Obama.
Ha pubblicato un libro di memorie il cui titolo nell'edizione italiana è: "Ho ripreso il controllo. Del mio corpo, della mia mente, di me stessa" ed è la compagna del miliardario americano Tom Golisano.
Nel 2011 è stata inserita dalla rivista Time tra le "30 leggende del tennis femminile: passato, presente e futuro".
Il 30 aprile 1993, durante un cambio di campo al torneo di tennis di Amburgo, Monica Seles, numero 1 al mondo della classifica WTA, viene accoltellata alla schiena da uno squilibrato, sostenitore della rivale Steffi Graf.
Nata a Novi Sad, in Jugoslavia, Monica capì a sei anni che sarebbe diventata una tennista quando in una vacanza sul mare Adriatico, osservò suo padre Karolj e suo fratello Zoltan che prendevano una borsa con le racchette. Quando chiese dove stavano andando, suo fratello rispose: "A giocare a tennis." Lei aveva udito solo la parola "gioco" da quella frase ed era suonato come un divertimento. Non ha mai, molti anni dopo quel momento, davvero smesso di giocare, anche se rapidamente il tennis ha cessato di essere qualcosa di simile al divertimento.
Il padre in gioventù era stato un campione sportivo ma non avendo potuto proseguire la sua carriera nell’atletica, si ripromise che i figli non avrebbero fatto lo stesso. Il fratello Zoltan è stato un top-ten nella classifica juniores del suo paese e giocava con Boris Becker e Stefan Edberg nelle manifestazioni europee. Monica voleva assolutamente batterlo anche se lui era di otto anni più grande.
In famiglia la nonna e la madre dicevano che non era nella natura di una ragazza giocare così tanto a tennis ma né il papà né Monica avrebbero ascoltato. Era una grande amante dei cartoni animati, così Karolj decise di disegnare il volto di Jerry su ogni palla da tennis e Monica sarebbe stata il gatto Tom che cercava con la sua racchetta di acciuffare il topolino che le era sfuggito. Faceva questo per molte ore al giorno. Vivevano in un appartamento e i bambini non erano ammessi al tennis club locale e così il padre mise una rete tra due auto nel parcheggio vicino casa e Monica doveva indirizzare le palle negli scatoloni predisposti negli angoli del campo. Poteva salire per la cena solo quando 200 palle precise erano posizionate nelle scatole.
La Seles guarda a questo come un momento d'oro. L'unico timore successivamente nella sua vita sarebbe stato quello di perdere. “Ho parlato con alcuni campioni di tennis, nel corso degli anni - McEnroe, Borg, Agassi, Federer - e nonostante abbiano caratteri differenti, sono uniti da una cosa: una schiacciante paura del dolore della sconfitta”. Il desiderio di gloria l’ha sempre spinta fin da quando era giovane. Monica a sette anni giunse terza in un torneo per ragazze molto più grandi di lei ma il suo viso durante la premiazione era una maschera di pura auto-ripugnanza. Non poteva sopportare di non aver vinto.
A 13 anni era classificata tra le 18 giocatrici più forti del mondo. Era stata notata l'anno prima in un torneo negli Stati Uniti dal leggendario allenatore Nick Bollettieri che la invitò ad iscriversi alla sua accademia in Florida. Suo padre le diceva di giocare ogni punto come se fosse l'ultimo, senza pensare a niente altro. Ha ignorato il sistema di punteggio nel tennis anche molto dopo il suo arrivo a Bradenton. “Era capace di impiegare 70 ore di allenamento per imparare un solo colpo, non accettava di non saper fare qualcosa”.
Nel maggio del 1989 vinse il suo primo torneo WTA a Houston battendo in finale Chris Evert. Poco dopo arrivò in semifinale al Roland Garros, sconfitta dalla numero uno del mondo Steffi Graf. Il mondo del tennis rimase affascinato da questa mancina,“quadrumane”,capace di arrivare sempre sulla palla ed imprimere accelerazioni impressionanti in ogni angolo del campo. Ma passò alla storia anche per il suo “grunting” quando colpiva la palla. La Seles disse che non era mai stata veramente consapevole dei suoi rantoli prima dell’attenzione dei media su di esso, perché lo aveva fatto da quando era una bambina.
Monica non aveva mai pensato a se stessa come una grande giocatrice fino a quando batté la stessa Steffi Graf nella finale dei French Open dell’anno successivo all’età di 16 anni. Per tre anni Monica dominò il circuito. Fra il gennaio 1991 e il febbraio 1993 Monica Seles vinse 22 titoli WTA, raggiungendo 33 finali su 34 tornei disputati. Il suo score tra vittorie e sconfitte in quel periodo fu di 159 a 12 (92,9% di vittorie). Nei major era un impressionante 55 a 1. Complessivamente, tra il 1990 e l'inizio del 1993 la Seles vinse otto titoli del Grande Slam. A soli 19 anni la Seles era in testa alle classifiche da oltre due anni.
In molti erano convinti che Monica potesse entrare di diritto nell’Olimpo del tennis se avesse continuato con questo impressionante ruolino di marcia. Infatti il 1993 era cominciato con la vittoria agli Open Australiani ma il 30 aprile, al torneo di Amburgo, durante un cambio campo, venne aggredita alle spalle da un folle tifoso di Steffi Graf, Günther Parche che pensava con il suo gesto di restituire la leadership alla tennista tedesca.
Purtroppo fu proprio così, da quel momento in poi la Graf ritornerà leader del tennis facendo indigestione di record e Slam. Monica dal suo letto di ospedale apprese che la federazione tedesca decise di continuare il torneo come se nulla fosse accaduto. La Graf venne a trovarla per pochi minuti ma non ci fu molto da dire, non erano mai state grandi amiche. Ad esclusione della Sabatini, tutte le top ten votarono contro la decisione della WTA di congelare la sua classifica fino al ritorno alle competizioni.
Parche non rimase neanche un giorno in galera, affidato ai servizi sociali a causa della supposta infermità mentale.
Dopo essere uscita dall'ospedale, la Seles si ritirò dalle competizioni tennistiche. Come se non bastasse, Monica apprese di un tumore diagnosticato al padre che era per lei non solo il suo mentore ma anche il migliore amico. Monica non poteva parlare con lui delle sue ossessioni che non la facevano dormire la notte, delle sue ansie quando camminava per strada e del timore di essere colpita alle spalle da un momento all’altro, il padre aveva altro a cui pensare.
Il cibo diventò il deterrente contro la paura. Più mangiava e più appagava la propria angoscia."Le patatine fritte sono state la mia rovina, così come ero stata una campionessa di tennis, ero diventata un campionessa mangiatrice di patate ". Al suo 21° compleanno, quando avrebbe potuto avere il mondo ai suoi piedi, rimase a casa con un sacchetto di biscotti a piangere.
Grazie all’aiuto di Martina Navratilova che la coinvolse in un’esibizione ad Atlantic City nel 1995, la Seles dopo due anni e mezzo decise di riprovarci. Naturalmente pur cercando di arrivare in forma all’appuntamento non era nella stessa condizione di quando aveva lasciato il tennis a 19 anni. "Avevo 25 chili in più ed ho potuto sentire i commenti: Oh mio Dio! Che cosa le è accaduto? Avete visto come è grassa? Voglio dire, mi avevano quasi pugnalato a morte. Ero stata fuori dal circuito per due anni. Mio padre era molto malato. Io non ero più un adolescente. Mi sono sfogata con il cibo. Che cosa si aspettavano? "
Monica Seles vinse un altro importante titolo, l'Australian Open nel 1996, ma pur volendo ancora vincere tanto come prima, non poteva smettere di mangiare per continuare a farlo. Dopo il suo ritorno alle competizioni ha collezionato solo tre finali , una vittoria nelle prove dello Slam e 20 titoli WTA. Essendo stata naturalizzata americana nelle 1994, con la nazionale a stelle e strisce vinse 3 Fed Cup e un bronzo Olimpico ad Atlanta 1996.
Nel 1998 arriva la morte annunciata del padre e comincia un lento declino che la riporta di nuovo ad abbuffate giornaliere da 5000 calorie. Incomincia una serie innumerevole di infortuni ai piedi e alle caviglie che hanno poi prematuramente messo la parola fine alla sua straordinaria e sfortunata carriera. Con il tempo Monica capì che il mistero sul suo mangiare era che non vi era nessun mistero. “Il problema non era ciò che mangiavo, ma ciò che mi stava mangiando” e come ogni grande campione si trova sempre un altro modo per vivere e per vincere.
Oggi la Seles è ambasciatrice dell'ONU e testimonial della microalga "Spirulina" contro la malnutrizione insieme a persone come Maradona, Tushar Gandhi e la famiglia Obama.
Ha pubblicato un libro di memorie il cui titolo nell'edizione italiana è: "Ho ripreso il controllo. Del mio corpo, della mia mente, di me stessa" ed è la compagna del miliardario americano Tom Golisano.
Nel 2011 è stata inserita dalla rivista Time tra le "30 leggende del tennis femminile: passato, presente e futuro".
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