Buongiorno, oggi è il 26 settembre.
Il 26 settembre 2005 Silvio Berlusconi veniva assolto nel processo cosiddetto "All Iberian 2" dal tribunale di Milano, con la formula per la quale "il fatto non costituisce più reato", ciò in seguito alla riforma del diritto societario approvata dallo stesso governo Berlusconi in precedenza.
Il processo All Iberian deve il suo nome a una delle società di Silvio Berlusconi che, secondo l'accusa, serviva all'imputato per trasferire soldi Fininvest all'estero, in parte nelle casse svizzere del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi, in parte su conti esteri per utilizzo illecito del danaro stesso.
I due reati, finanziamento illecito di partiti e falso in bilancio aggravato, sarebbero stati perpetrati rispettivamente tra il 91 e il 92, e tra l'89 e il 96.
Il processo "All Iberian" ebbe inizio il 21 novembre 1996. Tuttavia il 17 giugno del 1998, a causa di un vizio di forma della magistratura requirente che non aveva consentito a Fininvest di partecipare in qualità di parte offesa, il processo fu diviso in 2 tronconi, il primo relativo al finanziamento dei partiti e il secondo relativo al falso in bilancio, che dovette ricominciare da zero.
Il processo All Iberian 1 si è concluso definitivamente il 22 novembre 2000, con la Cassazione che confermava il proscioglimento per intervenuta prescrizione del reato.
Oltre a dover ricominciare da zero per un vizio procedurale, come deciso dai giudici nel giugno del 1998, la seconda tranche del processo All Iberian dovette una seconda volta essere azzerata in quanto, il 12 marzo 1999, il tribunale, accogliendo un’eccezione relativa alla «totale indeterminatezza dei fatti» contestati, dichiarò nullo il precedente rinvio a giudizio per una «sostanziale equivocità dell’imputazione», rinviando il procedimento alla fase dell’udienza preliminare.
Il nuovo rinvio a giudizio portava la data del 24 novembre 1999, e fissava l’inizio del processo di primo grado al 7 aprile 2000. Ma una pronuncia della Cassazione del 9 febbraio 2001, rilevata l’incompatibilità di un giudice con il processo, riportò nuovamente il giudizio all’apertura del dibattimento. Dibattimento che riprese, davanti ad un nuovo giudice, il 22 febbraio dello stesso anno.
Il processo All Iberian 2 si è definitivamente concluso con l’assoluzione di Silvio Berlusconi (con formula perché il fatto non costituisce più reato in seguito alla riforma del diritto societario del Governo Berlusconi) emessa dal Tribunale di Milano il 26 settembre 2005.
Il processo All Iberian 2 è stato ed è tuttora un argomento di polemica politica. Lo schieramento del centrosinistra (e con esso i suoi sostenitori), infatti, ha accusato il Parlamento di aver approvato delle leggi ad personam, ossia delle norme che sarebbero state emanate al solo scopo di influire sui processi pendenti nei confronti dell’allora Presidente del Consiglio Berlusconi.
Le polemiche cominciarono già a seguito dell’emanazione della legge 367 del 2001 sulle rogatorie internazionali, che si diceva avrebbe portato alla conclusione anticipata del processo per sopravvenuta inutilizzabilità di alcuni documenti, ritenuti decisivi dall’accusa, provenienti dalla Svizzera. Tuttavia, la polemica non trovò conferma nei fatti. I documenti, infatti, furono utilizzati dal Tribunale a norma della stessa legge criticata.
Successivamente alla riforma del diritto societario, approvata dal Parlamento sotto il governo presieduto da Berlusconi, i critici del centrodestra rinnovarono la loro accusa al Parlamento, reo, a loro dire, di aver legiferato così da venire incontro ai desiderata giudiziari di Silvio Berlusconi.
L’applicazione della nuova normativa in materia di falso in bilancio, infatti, ed in particolare dei riformulati articoli 2621 e 2622 del codice civile, ha reso la condotta imputata a Berlusconi non più perseguibile penalmente. La norma infatti prevede la perseguibilità del reato a querela di parte, querela che non era stata presentata a suo tempo e che avrebbe costretto i giudici a prosciogliere l’imputato per difetto di causa di procedibilità. Il Tribunale, invece, ritenne di accogliere le richieste della difesa – l’accusa aveva chiesto che Berlusconi venisse prosciolto per prescrizione del reato - volte ad ottenere la più ampia formula assolutoria (la citata il fatto non costituisce più reato). Con la riforma, infatti, il reato di falso in bilancio, che vedeva ridursi i termini prescrizionali, è diventato perseguibile solo quando l’entità della falsa dichiarazione sia tale da aver creato degli effetti nocivi, non bastando che questi effetti rimangano potenziali.
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sabato 26 settembre 2026
venerdì 25 settembre 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 25 settembre.
All'alba del 25 settembre 2005 una pattuglia della volante di Ferrara, intervenuta per una telefonata che segnalava un ragazzo che urlava e sbatteva dappertutto nei pressi dell'Ippodromo, procedeva con violenza all'arresto di Federico Aldrovandi, un giovane da poco diciottenne. Dopo pochi minuti, mentre giungeva l'ambulanza chiamata dai poliziotti stessi, Federico moriva sull'asfalto. I medici del 118 constatavano la morte per arresto cardiocircolatorio e trauma cranico-facciale.
La perizia medico legale, depositata il 20 febbraio 2006 parlava di morte dovuta a un'insufficienza miocardica acuta dovuta ad assunzione di alcool, ketamina ed eroina; secondo una perizia di parte della famiglia, la morte fu invece dovuta ad una anossia posturale, a causa del caricamento sulla schiena di uno o più poliziotti durante l'arresto, e non alle droghe, la cui quantità era assolutamente insufficiente a provocare la morte. Si ravvisavano inoltre i segni di gravi violenze certamente non necessarie per consentire l'arresto.
Nel marzo del 2006 vengono iscritti nel registro degli indagati i quattro poliziotti; durante il primo incidente probatorio furono evidenziate le violenze, compresa una forte escoriazione sul sedere, segno di trascinamento sull'asfalto, e schiacciamento dei testicoli. Il 10 gennaio 2007 vengono formalmente rinviati a giudizio per omicidio colposo, per aver ecceduto i limiti dell'adempimento di un dovere, per aver procrastinato la violenza anche dopo aver vinto la resistenza del giovane, e per aver ritardato l'intervento dell'ambulanza.
Il 6 luglio del 2009 vengono condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione gli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, per eccesso colposo dell'uso legittimo delle armi. In virtù dell'indulto, non hanno scontato la pena.
Inoltre sono stati condannati nel 2010 altri 4 poliziotti per depistaggio e intralcio alle indagini. Il 10 giugno 2011 il tribunale d'appello di Bologna ha confermato a tutti la pena sancita in primo grado e rigettato ogni tesi difensiva.
Il 21 giugno 2012 la sentenza è stata confermata in cassazione per i quattro poliziotti, i quali in virtù dell'indulto sconteranno solo i 6 mesi di pena residua. Dopo un mese di carcere, a Monica Segatto sono stati concessi gli arresti domiciliari. Negati invece agli altri 3 poliziotti, detenuti nel carcere di Ferrara in regime di isolamento.
Tre dei quattro poliziotti (eccetto Forlani, a causa di una cura per "nevrosi reattiva") ritornano in servizio nel gennaio 2014, destinati a servizi amministrativi. Il 2 luglio 2014 la Corte dei Conti ha disposto il sequestro dei beni dei quattro poliziotti condannati in via definitiva. Il provvedimento, di natura conservativa in vista del procedimento presso la magistratura contabile, è stato disposto dalla sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna della Corte dei Conti e riguarda i circa 1.870.000 euro di danno erariale che Paolo Forlani, Monica Segatto, Luca Pollastri ed Enzo Pontani avrebbero provocato con la loro condotta.
Quei quasi due milioni di euro, individuati dalla procura come danno erariale, consistono infatti nel risarcimento che a suo tempo, dopo la condanna in primo grado del luglio 2009, furono offerti dal Ministero dell’Interno alla famiglia di Federico a titolo di risarcimento. La misura, notificata nel luglio 2014 dalla Guardia di finanza di Ferrara, ha visto il sequestro del quinto dello stipendio, dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari di proprietà dei quattro agenti, fino alla concorrenza dell’importo complessivo di circa 1.870.000 euro. Ciascuno dei quattro agenti è tenuto a risarcire, in proprio, un danno di circa 467.000 euro.
All'alba del 25 settembre 2005 una pattuglia della volante di Ferrara, intervenuta per una telefonata che segnalava un ragazzo che urlava e sbatteva dappertutto nei pressi dell'Ippodromo, procedeva con violenza all'arresto di Federico Aldrovandi, un giovane da poco diciottenne. Dopo pochi minuti, mentre giungeva l'ambulanza chiamata dai poliziotti stessi, Federico moriva sull'asfalto. I medici del 118 constatavano la morte per arresto cardiocircolatorio e trauma cranico-facciale.
La perizia medico legale, depositata il 20 febbraio 2006 parlava di morte dovuta a un'insufficienza miocardica acuta dovuta ad assunzione di alcool, ketamina ed eroina; secondo una perizia di parte della famiglia, la morte fu invece dovuta ad una anossia posturale, a causa del caricamento sulla schiena di uno o più poliziotti durante l'arresto, e non alle droghe, la cui quantità era assolutamente insufficiente a provocare la morte. Si ravvisavano inoltre i segni di gravi violenze certamente non necessarie per consentire l'arresto.
Nel marzo del 2006 vengono iscritti nel registro degli indagati i quattro poliziotti; durante il primo incidente probatorio furono evidenziate le violenze, compresa una forte escoriazione sul sedere, segno di trascinamento sull'asfalto, e schiacciamento dei testicoli. Il 10 gennaio 2007 vengono formalmente rinviati a giudizio per omicidio colposo, per aver ecceduto i limiti dell'adempimento di un dovere, per aver procrastinato la violenza anche dopo aver vinto la resistenza del giovane, e per aver ritardato l'intervento dell'ambulanza.
Il 6 luglio del 2009 vengono condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione gli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, per eccesso colposo dell'uso legittimo delle armi. In virtù dell'indulto, non hanno scontato la pena.
Inoltre sono stati condannati nel 2010 altri 4 poliziotti per depistaggio e intralcio alle indagini. Il 10 giugno 2011 il tribunale d'appello di Bologna ha confermato a tutti la pena sancita in primo grado e rigettato ogni tesi difensiva.
Il 21 giugno 2012 la sentenza è stata confermata in cassazione per i quattro poliziotti, i quali in virtù dell'indulto sconteranno solo i 6 mesi di pena residua. Dopo un mese di carcere, a Monica Segatto sono stati concessi gli arresti domiciliari. Negati invece agli altri 3 poliziotti, detenuti nel carcere di Ferrara in regime di isolamento.
Tre dei quattro poliziotti (eccetto Forlani, a causa di una cura per "nevrosi reattiva") ritornano in servizio nel gennaio 2014, destinati a servizi amministrativi. Il 2 luglio 2014 la Corte dei Conti ha disposto il sequestro dei beni dei quattro poliziotti condannati in via definitiva. Il provvedimento, di natura conservativa in vista del procedimento presso la magistratura contabile, è stato disposto dalla sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna della Corte dei Conti e riguarda i circa 1.870.000 euro di danno erariale che Paolo Forlani, Monica Segatto, Luca Pollastri ed Enzo Pontani avrebbero provocato con la loro condotta.
Quei quasi due milioni di euro, individuati dalla procura come danno erariale, consistono infatti nel risarcimento che a suo tempo, dopo la condanna in primo grado del luglio 2009, furono offerti dal Ministero dell’Interno alla famiglia di Federico a titolo di risarcimento. La misura, notificata nel luglio 2014 dalla Guardia di finanza di Ferrara, ha visto il sequestro del quinto dello stipendio, dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari di proprietà dei quattro agenti, fino alla concorrenza dell’importo complessivo di circa 1.870.000 euro. Ciascuno dei quattro agenti è tenuto a risarcire, in proprio, un danno di circa 467.000 euro.
giovedì 24 settembre 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 24 settembre.
Il 24 Settembre 1963 nasce a Venezia Dorina Vaccaroni.
Campionessa precoce e dal forte temperamento, ha iniziato la sua lunga attività sportiva a livello internazionale nella scherma, specialità fioretto, nella seconda metà degli anni settanta. Con i suoi primi successi è iniziato il ciclo, oggi ancora vincente, delle fiorettiste azzurre. Allieva del grande Livio Di Rosa al Circolo scherma Mestre; nel 1977 partecipa ai Campionati Mondiali assoluti; l'anno dopo vince, tra le categorie giovanili, il suo primo titolo italiano e il prestigioso Trofeo Martini di New York.
Disputa, a sedici anni, la sua prima Olimpiade a Mosca nel 1980, ottenendo un sesto posto individuale e un quinto posto a squadre. Nel 1981 vince la Coppa del Mondo; l'anno seguente è campionessa europea e vince il suo primo titolo mondiale a squadre. Nel 1983 è campionessa del mondo sia individuale che a squadre, inoltre vince il titolo anche tra i giovani e ancora la Coppa del Mondo, che vincerà per la terza volta l'anno dopo. Conquista tre medaglie olimpiche: il bronzo individuale a Los Angeles nel 1984 (in cui ottiene anche il quarto posto a squadre); l'argento a squadre a Seul nel 1988 e infine l'oro a squadre a Barcellona nel 1992, tutte nel fioretto. Dopo il bronzo a squadre ai mondiali del 1993, che segue gli allori del 1990 e del 1991, lascia l'attività agonistica per dedicarsi all'insegnamento (che svolge tuttora nella sua palestra), salvo poi tornare in pedana nel 1998 per vincere i titoli italiani di 3ª e 4ª categoria.
Successivamente ha cominciato a dedicarsi al ciclismo, che dal 2000 ad oggi la vede protagonista a livello amatoriale non solo nelle granfondo, in cui vanta numerose vittorie, ma anche nelle corse su strada, tanto da vincere un titolo italiano master e ottenere l'ottavo posto nel mondiale di categoria. Inoltre nel 2005 ha avuto modo di correre anche una stagione nel ciclismo professionistico.
Nel 2016 vince la D+ Ultracycling Dolomitica, laureandosi Campionessa Italiana di Ultracycling 2016. Nella vita privata è separata dall'ex-calciatore, già del Milan, Andrea Manzo (anche allenatore del Parma) e ha due figlie, Jessica e Annette. Fra le due carriere ha studiato fisioterapia, ha condotto un programma su Telefriuli e si è candidata, senza successo, con il Centro Cristiano Democratico.
Il 24 Settembre 1963 nasce a Venezia Dorina Vaccaroni.
Campionessa precoce e dal forte temperamento, ha iniziato la sua lunga attività sportiva a livello internazionale nella scherma, specialità fioretto, nella seconda metà degli anni settanta. Con i suoi primi successi è iniziato il ciclo, oggi ancora vincente, delle fiorettiste azzurre. Allieva del grande Livio Di Rosa al Circolo scherma Mestre; nel 1977 partecipa ai Campionati Mondiali assoluti; l'anno dopo vince, tra le categorie giovanili, il suo primo titolo italiano e il prestigioso Trofeo Martini di New York.
Disputa, a sedici anni, la sua prima Olimpiade a Mosca nel 1980, ottenendo un sesto posto individuale e un quinto posto a squadre. Nel 1981 vince la Coppa del Mondo; l'anno seguente è campionessa europea e vince il suo primo titolo mondiale a squadre. Nel 1983 è campionessa del mondo sia individuale che a squadre, inoltre vince il titolo anche tra i giovani e ancora la Coppa del Mondo, che vincerà per la terza volta l'anno dopo. Conquista tre medaglie olimpiche: il bronzo individuale a Los Angeles nel 1984 (in cui ottiene anche il quarto posto a squadre); l'argento a squadre a Seul nel 1988 e infine l'oro a squadre a Barcellona nel 1992, tutte nel fioretto. Dopo il bronzo a squadre ai mondiali del 1993, che segue gli allori del 1990 e del 1991, lascia l'attività agonistica per dedicarsi all'insegnamento (che svolge tuttora nella sua palestra), salvo poi tornare in pedana nel 1998 per vincere i titoli italiani di 3ª e 4ª categoria.
Successivamente ha cominciato a dedicarsi al ciclismo, che dal 2000 ad oggi la vede protagonista a livello amatoriale non solo nelle granfondo, in cui vanta numerose vittorie, ma anche nelle corse su strada, tanto da vincere un titolo italiano master e ottenere l'ottavo posto nel mondiale di categoria. Inoltre nel 2005 ha avuto modo di correre anche una stagione nel ciclismo professionistico.
Nel 2016 vince la D+ Ultracycling Dolomitica, laureandosi Campionessa Italiana di Ultracycling 2016. Nella vita privata è separata dall'ex-calciatore, già del Milan, Andrea Manzo (anche allenatore del Parma) e ha due figlie, Jessica e Annette. Fra le due carriere ha studiato fisioterapia, ha condotto un programma su Telefriuli e si è candidata, senza successo, con il Centro Cristiano Democratico.
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