Buongiorno, oggi è il 23 aprile.
Il 23 aprile, anche se non si ha la certezza, è accreditato essere sia il giorno di nascita che quello di morte di William Shakespeare, rispettivamente nel 1564 e nel 1616.
Poeta e drammaturgo inglese, nasce a Stratford-upon-Avon. E' considerato dalla critica come una delle più grandi personalità della letteratura di ogni tempo e di ogni paese. Ad uno sguardo storico più ravvicinato, invece, viene catalogato come uno degli esponenti principali del rinascimento inglese.
Dal punto di vista strettamente biografico, di Shakespeare si sa ben poco. Oltre a mancare dati certi sulla sua vita, innumerevoli fatti ed aneddoti circolano, com'era facile prevedere, intorno alla sua figura. Aneddoti perlopiù destituiti da ogni fondamento. In questa selva di informazioni, da tempo gli studiosi hanno cercato di fare chiarezza, giungendo a poche ma quasi certe notizie fondate.
La sua famiglia apparteneva alla classe benestante inglese. Il padre era una un facoltoso mercante mentre la madre si fregiava del blasone di un casato della piccola nobiltà terriera. Nel 1582 lo scrittore sposa Anne Hathaway, bella ragazza di umili origini, proveniente da una famiglia contadina. Anne darà al drammaturgo ben tre figli di cui gli ultimi due gemelli. Purtroppo uno di essi a soli undici anni, muore. Intanto, William ha già intrapreso con decisione la scelta di vivere per il teatro. Non solo si dedica anima a corpo all'attività di attore, ma spesso scrive da solo i testi, tanto che dopo qualche anno può già vantare una cospicua produzione. Trasferitosi a Londra, nel giro di qualche tempo si conquista una discreta fama. La pubblicazione di due poemetti d'amore, "Venere e Adone" (1593) e "Lucrezia violentata" (1594), nonché dei "Sonetti" (editi nel 1609 ma in circolazione già da tempo) lo consacrarono poeta rinascimentale versatile e piacevole.
Dal punto di vista della diffusione delle sue opere teatrali, invece, il pubblico si dimostra inizialmente meno sensibile. Egli è appunto considerato dalla cerchia degli intenditori e dal pubblico colto un maestro della lirica e del verso più che del dramma. I testi teatrali, pur accolti con favore, non godevano di grande considerazione, anche se Shakespeare, con buon intuito e notevole fiuto (quasi fosse sintonizzato sui percorsi artistici della storia), investì i suoi guadagni proprio in questo settore, al momento apparentemente meno redditizio. Aveva infatti una partecipazione nei profitti della compagnia teatrale dei Chamberlain's Men, successivamente chiamatisi King's Men, che metteva in scena suoi e altrui spettacoli. In seguito, i considerevoli guadagni provenienti da queste rappresentazioni gli consentirono fra l'altro di essere comproprietario dei due teatri più importanti di Londra: il "Globe Theatre" e il "Blackfriars". Ed è inutile ribadire che la sua fama è oggi legata soprattutto alle 38 opere teatrali da lui composte nell'arco della sua fulgida carriera....
Difficile inquadrare la sua notevole produzione artistica, che annovera drammi storici, commedie e tragedie, anche a causa della rilettura successiva dei suoi lavori ad opera dei letterati romantici che videro profonde assonanze tra la loro ricerca estetica e i lavori di Shakespeare. Per lungo tempo, infatti, questa rilettura ha influenzato sia la critica che gli allestimenti delle sue opere, esasperando le affinità poetiche con il romanticismo. Indubbiamente sono presenti, soprattutto nelle grandi tragedie, temi e personaggi che preludono all'esperienza romantica, ma l'originalità del grande artista inglese va cercata maggiormente nella grande capacità di sintesi delle diverse forme teatrali del suo tempo in opere di grande respiro ed equilibrio dove il tragico, il comico, l'amaro, il gusto per il dialogo serrato e per l'arguzia, sono spesso presenti in un'unica miscela di grande efficacia.
Inizialmente, come era tradizione in età elisabettiana, Shakespeare collaborò con altri drammaturghi alla stesura delle sue prime opere; tra queste vi sono Tito Andronico, della quale un drammaturgo di fine Seicento disse "egli si è limitato soltanto a perfezionare con il suo magistrale tocco uno o due dei personaggi principali". I due nobili congiunti, scritta in collaborazione con John Fletcher, e Cardenio, andata perduta, hanno una documentazione sull'attribuzione a Shakespeare precisa.
Le prime opere di Shakespeare furono incentrate su Enrico VI; Enrico VI, parte I, composto tra il 1588 e il 1592, potrebbe essere la prima opera di Shakespeare, sicuramente messa in scena, se non commissionata, da Philip Henslowe. Al successo della prima parte fanno seguito Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III, costituendo a posteriori una tetralogia sulla guerra delle due rose e sui fatti immediatamente successivi; queste furono in diversa misura composte a più mani attingendo copiosamente dalle Cronache di Raphael Holinshed, ma sempre più segnate dallo stile caratteristico del drammaturgo, descrivono i contrasti tra le dinastie York e Lancaster, conclusi con l'avvento della dinastia Tudor di cui discendeva la allora regnante Elisabetta I. Nel suo insieme, prima ancora che celebrazione della monarchia e dei meriti del suo casato, la tetralogia appare come un appello alla concordia civile.
Molte opere risalenti al primo periodo della carriera di Shakespeare sono stati influenzate dalle opere di altri drammaturghi elisabettiani, in particolare Thomas Kyd e Christopher Marlowe, dalle tradizioni del dramma medievale e dalle opere di Seneca. Di datazione controversa, ma collocabili prima delle opere della maturità, sono un piccolo gruppo di commedie, in cui è forte l'influenza dell'eufuismo e dei testi dei letterati rinascimentali e alle ambientazioni italiane. Di questo periodo fanno parte I due gentiluomini di Verona, La commedia degli errori, in cui vi sono elementi riconducibili ai modelli classici, e La bisbetica domata, derivante probabilmente da un racconto popolare.
Dal 1594, la peste e l'inasprirsi della censura hanno prodotto la scomparsa di molte compagnie, mentre nacquero nuove realtà teatrali, come The Lord Chamberlain's Men, di cui fece parte come autore e attore. La abilità del drammaturgo di identificare i temi più richiesti e il suo talento nella riscrittura dei copioni perché non incappino nei tagli del Master of the Revels gli assicurarono in questo periodo una rapida ascesa al successo. Le prime commedie shakespeariane, influenzate dallo stile classico e italiano, con strette trame matrimoniali e precise sequenze comiche, dal 1594 cedono il passo all'atmosfera romantica, con toni a volte più scuri e propri di una tragicommedia. In tutte le opere di questa fase è presente il wit, gioco letterario basato sulle sottigliezze lessicali. Shakespeare riesce a rendere strumenti espressivi i giochi di parole, gli ossimori, le figure retoriche, che non sono mai fini a sé stessi, ma inseriti a creare voluti contrasti tra l'eleganza della convenzione letteraria e i sentimenti autentici dei personaggi. Questo periodo caratterizzato quindi da commedie romantiche ha inizio tuttavia con una tragedia, Romeo e Giulietta, una delle opere più note di Shakespeare, proseguendo poi con Sogno di una notte di mezza estate, che contiene diversi elementi inediti nelle opere del bardo come la magia e le fate, e Il mercante di Venezia. Completano le opere di questa fase degli scritti shakespeariani l'ingegno e i giochi di parole di Molto rumore per nulla, la suggestiva cornice rurale di Come vi piace, la vivace allegria de La dodicesima notte e Le allegre comari di Windsor.
Negli stessi anni nacque la seconda serie di drammi storici inglesi; dopo la lirica Riccardo II, scritta quasi interamente in versi, Shakespeare presentò, alla fine del XVI secolo, alcune commedie in prosa, come Enrico IV, parte I e II ed Enrico V. L'ultimo scritto di questo periodo fu Giulio Cesare, basato sulla traduzione di Thomas North delle Vite parallele di Plutarco. La produzione di opere storiche riguardanti le origini della dinastia regnante andò di pari passo con il successo suscitato da tale genere. Edoardo III, attribuibile a Shakespeare solo in parte, offre un esempio positivo di monarchia, contrapposto a quello del Riccardo III. Re Giovanni, abile riscrittura shakespeariana di un copione pubblicato nel 1591, narra di un monarca instabile e tormentato e dei discutibili personaggi che lo circondano. In queste opere i suoi personaggi divennero più complessi e teneri, mentre si passa abilmente tra scene comiche e serie, tra prosa e poesia, raggiungendo una notevole varietà narrativa. Fu determinante per il successo dei drammi l'introduzione di personaggi fittizi a cui il pubblico si affezionò, come Falstaff.
Nei primi anni del XVII secolo, Shakespeare scrisse quelle che verranno definite da Frederick S. Boas problem play, i "drammi dialettici" che segnano un nuovo modo di intendere la rappresentazione, in cui i personaggi esprimono compiutamente le contraddizioni umane, dando voce alle problematiche di un'epoca che si è ormai distaccata completamente dagli schemi medioevali; di queste fanno parte Tutto è bene quel che finisce bene, Misura per misura, Troilo e Cressida e alcune tra le sue tragedie più note, come Amleto; l'eroe di quest'ultima è probabilmente il personaggio shakespeariano più conosciuto, discusso e studiato, soprattutto per il suo famoso monologo "To be, or not to be". Shakespeare inoltre ha probabilmente scritto parte della scena VI di Sir Tommaso Moro, frutto della mano di almeno cinque diversi autori, mai rappresentato e stampato soltanto nel 1814.
Il 1603 segna una svolta storica per il teatro inglese; salito al trono, Giacomo I promuove un nuovo impulso delle arti sceniche, avocando a sé la migliore compagnia dell'epoca, i Chamberlain's Men, che da quel momento si chiameranno The King's Men. A Giacomo I, Shakespeare dedicò alcune delle sue opere maggiori, scritte per l'ascesa al trono del sovrano scozzese, come Otello, Re Lear e Macbeth, la più breve e più compressa tra le tragedie di Shakespeare. A differenza dell'introverso Amleto, il cui errore fatale è l'esitazione, gli eroi di queste tragedie come Otello e Re Lear furono sconfitti da affrettati errori di giudizio; le trame di queste opere fanno spesso perno su questi errori fatali, che sovvertono l'ordine e distruggono l'eroe e i suoi cari. Le tre ultime tragedie, che risentono della lezione di Amleto, sono drammi che restano aperti, senza ristabilire un ordine ma generando piuttosto ulteriori interrogativi. Ciò che conta non è l'esito finale, ma l'esperienza. Ciò a cui si dà maggiore importanza è l'esperienza catartica dell'azione scenica, piuttosto che la sua conclusione.
Le sue ultime grandi tragedie contengono alcune delle più note poesie di Shakespeare e sono stati considerate le migliori da Thomas Stearns Eliot. I drammi di argomento classico sono l'occasione per affrontare il tema politico, calato nella dimensione della storia antica ricca di corrispondenze con la realtà britannica. In Antonio e Cleopatra l'utilizzo di una scrittura poetica sottolinea la grandiosità del tema, le vicissitudini storiche e politiche dell'impero romano. Coriolano è invece occasione per affrontare il tema del crollo dei potenti, l'indagine sui vizi e sulle virtù, dando voce ad una intera comunità come in una sorta di coro. Timone d'Atene, probabilmente scritto in collaborazione con Thomas Middleton, contiene allo stesso tempo la coscienza dei rischi di un individualismo moderno e la denuncia della corruzione e del potere dell'oro.
Negli ultimi anni della produzione shakesperiana, il mondo del teatro londinese subisce un cambiamento sensibile; il pubblico aristocratico e della nuova borghesia agiata non frequenta più i grandi anfiteatri, ma teatri più raccolti come il Blackfriars. Le richieste di tale pubblico andavano più nella direzione dell'intrattenimento che non del coinvolgimento nella rappresentazione; Alcuni commentatori hanno visto questo cambiamento di umore come prova di una più serena visione della vita da parte di Shakespeare. Il Bardo, sempre attento ai cambiamenti del gusto e della sensibilità dei suoi spettatori, produce dei nuovi drammi, i cosiddetti romances, "drammi romanzeschi", tornando in parte agli scritti romantici e alle tragicommedie; nascono dunque Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno, La tempesta e I due nobili cugini. A differenza delle tragedie degli anni precedenti, queste spesso terminano con la riconciliazione e il perdono di errori potenzialmente tragici. In Enrico VIII, l'ultimo grande rifacimento di un dramma storico già in cartellone per le compagnie rivali, Shakespeare, aiutato probabilmente da Fletcher, arricchiva e perfezionava la vicenda, riprendendo i temi della produzione precedente, dalla cronaca storica e nazionale al dramma morale, riprendendo lo stile dell'età elisabettiana nel momento in cui quell'epoca era giunta al termine
Una fatica notevole sarebbe anche rappresentata dall'enumerazione dell'enorme quantità di musica che è stata tratta dai suoi testi. L'opera lirica ha letteralmente saccheggiato i drammi o le commedie scespiriane che, con le loro ricchissime tematiche si prestano particolarmente bene alla rappresentazione in note. Un culto per Shakespeare aveva Wagner (anche se non musicò mai alcun libretto del bardo), ma bisognerebbe almeno citare Verdi ("Otello", "Falstaff" "Macbeth", ecc.), Mendelssohn (che scrisse le fantastiche musiche di scena per "Sogno di una notte di mezza estate"), Chaikovskji e, nel Novecento, Prokovief, Bernstein (non dimentichiamo che "West side story" non è altro che una riproposizione di "Romeo e Gulietta") e Britten. Inoltre, la sua straordinaria modernità è testimoniata dalle decine di film ispirati ai suoi drammi.
Conquistato un certo benessere, a partire dal 1608 Shakespeare diminuì dunque il suo impegno teatrale; sembra che trascorresse periodi sempre più lunghi a Stratford, dove acquistò un'imponente casa, New Place, e divenne un cittadino rispettato della comunità. Morì il 23 aprile 1616 e fu sepolto nella chiesa di Stratford. L'epitaffio sulla sua tomba recita:
« Caro amico, per l'amor di Gesù astieniti,
dallo smuovere la polvere qui contenuta.
Benedetto colui che custodisce queste pietre,
E maledetto colui che disturba le mie ossa »
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giovedì 23 aprile 2026
mercoledì 22 aprile 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 22 aprile.
Il 22 aprile 1899 a Pietroburgo nasce Vladimir Nabokov.
In effetti per il calendario vigente in Russia all'epoca, egli sarebbe nato il 10 aprile, in quanto la Russia adottò il calendario gregoriano solo nel 1918. Tuttavia nel resto del mondo il giorno in cui nacque è il 22 aprile, sebbene alcuni paesi lo considerano il 23 (dipende dal fuso orario del paese stesso).
Il celebre scrittore di "Lolita" nacque da una famiglia di vecchia nobiltà russa che, dopo la rivoluzione del 1917, emigrò in Occidente. La su formazione, dunque, è fortemente ascrivibile alla sensibilità europea, di cui ha saputo svolgere momenti e dilemmi senza abbandonare però quel senso del dramma tipico della cultura russa. Laureatosi a Cambridge, fece dell'Europa la sua casa, vivendo prima in Francia e poi in Germania, anche se i primi scritti attribuiti all'artista sono ancora in russo (motivo per cui si diffusero per lo più fra gli immigrati del suo paese).
Appassionato di farfalle, Vladimir Nabokov coltivò per gli insetti una passione che divenne una vera e propria professione. Nel 1940, quando si trasferì negli Stati Uniti (nel '45 prese la cittadinanza americana), lo fece per diventare ricercatore entomologo. Da allora scrisse in inglese. Naturalmente, il geniale scrittore non abbandonò mai la letteratura, tanto che in seguito, per ben undici anni insegnò letteratura russa alla Cornell University di Ithaca. Alternando per l'appunto l'attività di entomologo a quella letteraria (indimenticabile rimane una sua foto che lo ritrae in una boscaglia a con la retina in mano intento a cacciar farfalle).
Nel 1926 uscì il suo primo romanzo, "Masenka", a cui seguirono un paio di anni dopo "Re donna fante" e poi via via "La difesa di Luzin" (una storia basata su un'altra sua grande passione, gli scacchi), "L'occhio", "Camera oscura", "Gloria" e il racconto kafkiano "Invito a una decapitazione". Sono tutte opere che in gran parte si possono tutte definire capolavori, mirabili sintesi fra temi tipicamente russi, come quello dello sdoppiamento, e crisi del romanzo tipicamente europeo.
Ma uno scrittore come Nabokov non poteva rimanere neanche indifferente ad una realtà come quella americana, con i suoi drammi, le sue miserie e le sue contraddizioni. La solitudine tipica di una società così fortemente individualistica, il tema del soggetto sospinto da numerose forze di tipo seduttivo e commerciale non potevano essere ignorate dal grande spirito dell'artista russo.
Sull'onda emotiva di questa analisi introspettiva scrive "La vita vera di Sebastian Knight" e, nel 1955 pubblica il libro che gli darà fama imperitura, lo scandaloso e sublime "Lolita". Invero, con l'uscita di questo romanzo la notorietà di Nabokov schizza alle stelle in un batter d'occhio, subito il tema (quello della relazione morbosa fra un maturo professore e un'imberbe ragazzina), e lo stile del romanzo lo mettono al centro dell'attenzione critica internazionale, influenzando poi in seguito una schiera smisurata di autori.
Dal suo romanzo Stanley Kubrick realizzò il celebre film omonimo nel 62.
Passato il momento caldo di "Lolita", Nabokov diede alle stampe altri libri di grande spessore, come ad esempio "Pnin ironica esplorazione del mondo dei college statunitensi, e "Fuoco pallido" anch'esso ambientato nel mondo dei college. La capacità dello scrittore, anche in questo caso, di svelare ciò che si cela dietro le apparenze dell'uomo medio occidentale e nevrotizzato non hanno eguali. Alcuni romanzi ancora usciranno dalla penna di Nabokov, non tutti valutati come avrebbero meritato ed oggetto di tardive riscoperte.
Non bisogna poi dimenticare che Nabokov è stato anche un eccellente critico letterario. I suoi studi si sono concentrati soprattutto sugli autori della madre patria e fra i quali è doveroso citare almeno il fondamentale saggio "Nikolaj Gogol'"(1944). Importante, inoltre, la traduzione in inglese, con tanto di commento personale, dell' "Evgenij Onegin" di Puskin. Altri saggi su scrittori europei dell'Ottocento e del Novecento sono stati raccolti nelle postume "Lezioni di letteratura" (1980). Una raccolta di interviste e articoli, anche di argomento entomologico, è in "Opinioni forti" pubblicato in italiano anche con il titolo "Intransigenze".
Nabokov si è spento a Montreaux il 2 luglio 1977.
Il 22 aprile 1899 a Pietroburgo nasce Vladimir Nabokov.
In effetti per il calendario vigente in Russia all'epoca, egli sarebbe nato il 10 aprile, in quanto la Russia adottò il calendario gregoriano solo nel 1918. Tuttavia nel resto del mondo il giorno in cui nacque è il 22 aprile, sebbene alcuni paesi lo considerano il 23 (dipende dal fuso orario del paese stesso).
Il celebre scrittore di "Lolita" nacque da una famiglia di vecchia nobiltà russa che, dopo la rivoluzione del 1917, emigrò in Occidente. La su formazione, dunque, è fortemente ascrivibile alla sensibilità europea, di cui ha saputo svolgere momenti e dilemmi senza abbandonare però quel senso del dramma tipico della cultura russa. Laureatosi a Cambridge, fece dell'Europa la sua casa, vivendo prima in Francia e poi in Germania, anche se i primi scritti attribuiti all'artista sono ancora in russo (motivo per cui si diffusero per lo più fra gli immigrati del suo paese).
Appassionato di farfalle, Vladimir Nabokov coltivò per gli insetti una passione che divenne una vera e propria professione. Nel 1940, quando si trasferì negli Stati Uniti (nel '45 prese la cittadinanza americana), lo fece per diventare ricercatore entomologo. Da allora scrisse in inglese. Naturalmente, il geniale scrittore non abbandonò mai la letteratura, tanto che in seguito, per ben undici anni insegnò letteratura russa alla Cornell University di Ithaca. Alternando per l'appunto l'attività di entomologo a quella letteraria (indimenticabile rimane una sua foto che lo ritrae in una boscaglia a con la retina in mano intento a cacciar farfalle).
Nel 1926 uscì il suo primo romanzo, "Masenka", a cui seguirono un paio di anni dopo "Re donna fante" e poi via via "La difesa di Luzin" (una storia basata su un'altra sua grande passione, gli scacchi), "L'occhio", "Camera oscura", "Gloria" e il racconto kafkiano "Invito a una decapitazione". Sono tutte opere che in gran parte si possono tutte definire capolavori, mirabili sintesi fra temi tipicamente russi, come quello dello sdoppiamento, e crisi del romanzo tipicamente europeo.
Ma uno scrittore come Nabokov non poteva rimanere neanche indifferente ad una realtà come quella americana, con i suoi drammi, le sue miserie e le sue contraddizioni. La solitudine tipica di una società così fortemente individualistica, il tema del soggetto sospinto da numerose forze di tipo seduttivo e commerciale non potevano essere ignorate dal grande spirito dell'artista russo.
Sull'onda emotiva di questa analisi introspettiva scrive "La vita vera di Sebastian Knight" e, nel 1955 pubblica il libro che gli darà fama imperitura, lo scandaloso e sublime "Lolita". Invero, con l'uscita di questo romanzo la notorietà di Nabokov schizza alle stelle in un batter d'occhio, subito il tema (quello della relazione morbosa fra un maturo professore e un'imberbe ragazzina), e lo stile del romanzo lo mettono al centro dell'attenzione critica internazionale, influenzando poi in seguito una schiera smisurata di autori.
Dal suo romanzo Stanley Kubrick realizzò il celebre film omonimo nel 62.
Passato il momento caldo di "Lolita", Nabokov diede alle stampe altri libri di grande spessore, come ad esempio "Pnin ironica esplorazione del mondo dei college statunitensi, e "Fuoco pallido" anch'esso ambientato nel mondo dei college. La capacità dello scrittore, anche in questo caso, di svelare ciò che si cela dietro le apparenze dell'uomo medio occidentale e nevrotizzato non hanno eguali. Alcuni romanzi ancora usciranno dalla penna di Nabokov, non tutti valutati come avrebbero meritato ed oggetto di tardive riscoperte.
Non bisogna poi dimenticare che Nabokov è stato anche un eccellente critico letterario. I suoi studi si sono concentrati soprattutto sugli autori della madre patria e fra i quali è doveroso citare almeno il fondamentale saggio "Nikolaj Gogol'"(1944). Importante, inoltre, la traduzione in inglese, con tanto di commento personale, dell' "Evgenij Onegin" di Puskin. Altri saggi su scrittori europei dell'Ottocento e del Novecento sono stati raccolti nelle postume "Lezioni di letteratura" (1980). Una raccolta di interviste e articoli, anche di argomento entomologico, è in "Opinioni forti" pubblicato in italiano anche con il titolo "Intransigenze".
Nabokov si è spento a Montreaux il 2 luglio 1977.
martedì 21 aprile 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 21 aprile.
Il 21 aprile 1945, prima tra le grandi città del nord, Bologna viene liberata dai tedeschi nell'offensiva delle truppe alleate.
Già la mattina precedente, il 20 aprile, il battaglione “Goito” muove all’attacco di Poggio Scanno ed il plotone arditi che lo precede per “pulire” la strada raggiunge l’obiettivo e lo conquista, ma nidi di mitragliatrici nascoste seminano la morte fra il reparto. Gli altri reparti del Gruppo, divisi in diverse colonne per superare più facilmente gli ostacoli opposti dal terreno, respingono ed aggirano gli elementi ritardatari nemici. Il numero dei prigionieri e l’entità del bottino di guerra aumenta continuamente e tutte le colonne procedono cercando di raggiungere ad ogni costo il nemico. Il IX e il Goito si ritrovano a Botteghino di Zocca. Il battaglione “L’Aquila” raggiunge, lungo la valle dell’Idice, Fornace del Gobbo, catturando prigionieri, armi e materiali; scavalca poi le alture tra le due valli, passa in valle Zena per sostenere il IX ed il “Goito. Il battaglione “Piemonte”, autotrasportato, raggiunge S. Benedetto del Querceto. Anche il 68° reggimento attacca, superando vasti campi minati e proteggendo la destra del Corpo d'armata. Alla sera giungono le congratulazioni del Generale Keyes per la conquista di monte Armato e Poggio Scanno; nonché gli ordini per il giorno 21, nel quale il Gruppo “Legnano” deve conquistare monte Calvo, tenere il contatto con la 34° divisione e col X Corpo d’Armata, tagliare la strada ad oriente di Bologna, attaccare da est le difese della città e presidiarla nella parte corrispondente al suo settore d’azione. Per avanzare più rapidamente, i reparti vengono autorizzati a portare soltanto armi e munizioni. Le truppe marciano e combattono senza posa da 48 ore e sono esauste; ma la certezza della vittoria mette le ali ai piedi dei soldati. I Bersaglieri del “Goito” e gli arditi del IX reparto muovono all'alba, raggiungendo monte Calvo alle ore 7, superano il Savena senza incontrare resistenza ed alle ore 9,30 entrano, finalmente, a Bologna, dove la popolazione li accoglie con commoventi manifestazioni di giubilo e di riconoscenza. Gruppi partigiani hanno intanto già preso possesso dei principali edifici pubblici (Prefettura, Questura, Comune, Carcere, Caserme) e controllano le strade del centro.
Come era successo a Montecassino, ai polacchi viene chiesto di regolare per primi e per l’ennesima volta i conti col nemico. Durante un incontro tra il generale Anders e il generale Clark, nuovo comandante delle armate alleate in Italia, si discute della possibilità che siano i soldati polacchi a liberare Bologna. Sul via libera del generale americano influisce la volontà di risarcire un corpo di spedizione che ha pagato duramente la sua partecipazione alla campagna d'Italia e che vede il suo paese in gran parte occupato dall'esercito sovietico. A loro insaputa però i tedeschi di Von Sengen rinunciano ad asserragliarsi a Bologna. Nella notte tra il 20 e il 21 aprile l'esercito tedesco abbandona le linee alla periferia della città e inizia una rapida ritirata verso il Po. Le truppe e gli automezzi tedeschi transitano da porta Mazzini, ma evitano di entrare nel centro storico, minacciato dalle bande partigiane. Assieme ai soldati tedeschi fuggono dalla città molti dei collaboratori fascisti.
Quando sfilano i Bersaglieri del Goito i polacchi sono già in città da tre ore e molti hanno già regolato il conto coi pochi tedeschi trovati. Il II Corpo polacco entra per primo a Bologna alle 6 del mattino, accolto con entusiasmo dalla popolazione. La bandiera polacca viene issata sul balcone del Palazzo municipale e poi sulla Torre degli Asinelli.
Nella tarda mattinata dal balcone di palazzo d'Accursio si affacciano il presidente del CLN regionale Antonio Zoccoli, il prefetto Gianguido Borghese e il nuovo sindaco designato Giuseppe Dozza. L'ex podestà fascista Mario Agnoli, intervenuto per passare le consegne alla nuova amministrazione, viene lasciato libero di allontanarsi dal palazzo comunale sotto la protezione di padre Casati e verrà ospitato per qualche tempo nel convento domenicano.
Il 21 aprile 1945, prima tra le grandi città del nord, Bologna viene liberata dai tedeschi nell'offensiva delle truppe alleate.
Già la mattina precedente, il 20 aprile, il battaglione “Goito” muove all’attacco di Poggio Scanno ed il plotone arditi che lo precede per “pulire” la strada raggiunge l’obiettivo e lo conquista, ma nidi di mitragliatrici nascoste seminano la morte fra il reparto. Gli altri reparti del Gruppo, divisi in diverse colonne per superare più facilmente gli ostacoli opposti dal terreno, respingono ed aggirano gli elementi ritardatari nemici. Il numero dei prigionieri e l’entità del bottino di guerra aumenta continuamente e tutte le colonne procedono cercando di raggiungere ad ogni costo il nemico. Il IX e il Goito si ritrovano a Botteghino di Zocca. Il battaglione “L’Aquila” raggiunge, lungo la valle dell’Idice, Fornace del Gobbo, catturando prigionieri, armi e materiali; scavalca poi le alture tra le due valli, passa in valle Zena per sostenere il IX ed il “Goito. Il battaglione “Piemonte”, autotrasportato, raggiunge S. Benedetto del Querceto. Anche il 68° reggimento attacca, superando vasti campi minati e proteggendo la destra del Corpo d'armata. Alla sera giungono le congratulazioni del Generale Keyes per la conquista di monte Armato e Poggio Scanno; nonché gli ordini per il giorno 21, nel quale il Gruppo “Legnano” deve conquistare monte Calvo, tenere il contatto con la 34° divisione e col X Corpo d’Armata, tagliare la strada ad oriente di Bologna, attaccare da est le difese della città e presidiarla nella parte corrispondente al suo settore d’azione. Per avanzare più rapidamente, i reparti vengono autorizzati a portare soltanto armi e munizioni. Le truppe marciano e combattono senza posa da 48 ore e sono esauste; ma la certezza della vittoria mette le ali ai piedi dei soldati. I Bersaglieri del “Goito” e gli arditi del IX reparto muovono all'alba, raggiungendo monte Calvo alle ore 7, superano il Savena senza incontrare resistenza ed alle ore 9,30 entrano, finalmente, a Bologna, dove la popolazione li accoglie con commoventi manifestazioni di giubilo e di riconoscenza. Gruppi partigiani hanno intanto già preso possesso dei principali edifici pubblici (Prefettura, Questura, Comune, Carcere, Caserme) e controllano le strade del centro.
Come era successo a Montecassino, ai polacchi viene chiesto di regolare per primi e per l’ennesima volta i conti col nemico. Durante un incontro tra il generale Anders e il generale Clark, nuovo comandante delle armate alleate in Italia, si discute della possibilità che siano i soldati polacchi a liberare Bologna. Sul via libera del generale americano influisce la volontà di risarcire un corpo di spedizione che ha pagato duramente la sua partecipazione alla campagna d'Italia e che vede il suo paese in gran parte occupato dall'esercito sovietico. A loro insaputa però i tedeschi di Von Sengen rinunciano ad asserragliarsi a Bologna. Nella notte tra il 20 e il 21 aprile l'esercito tedesco abbandona le linee alla periferia della città e inizia una rapida ritirata verso il Po. Le truppe e gli automezzi tedeschi transitano da porta Mazzini, ma evitano di entrare nel centro storico, minacciato dalle bande partigiane. Assieme ai soldati tedeschi fuggono dalla città molti dei collaboratori fascisti.
Quando sfilano i Bersaglieri del Goito i polacchi sono già in città da tre ore e molti hanno già regolato il conto coi pochi tedeschi trovati. Il II Corpo polacco entra per primo a Bologna alle 6 del mattino, accolto con entusiasmo dalla popolazione. La bandiera polacca viene issata sul balcone del Palazzo municipale e poi sulla Torre degli Asinelli.
Nella tarda mattinata dal balcone di palazzo d'Accursio si affacciano il presidente del CLN regionale Antonio Zoccoli, il prefetto Gianguido Borghese e il nuovo sindaco designato Giuseppe Dozza. L'ex podestà fascista Mario Agnoli, intervenuto per passare le consegne alla nuova amministrazione, viene lasciato libero di allontanarsi dal palazzo comunale sotto la protezione di padre Casati e verrà ospitato per qualche tempo nel convento domenicano.
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aprile
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