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sabato 11 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 luglio.
11 luglio 1982, stadio Santiago Bernabeu di Madrid. Si affrontano nella finale della dodicesima edizione dei campionati del mondo di calcio l'Italia e la Germania Ovest, arbitro il brasiliano Coelho. Gli azzurri avevano cominciato male il loro cammino, ottenendo solo tre miseri pareggi in altrettanti incontri nel girone eliminatorio di Vigo, contro Polonia (0-0), Perù (1-1) e, infine, Camerun (1-1), qualificandosi solo grazie ad una rete in più segnata, a parità di differenza reti, nei confronti della compagine africana.
Poi, però, l'undici guidato dal friulano Enzo Bearzot aveva preso a macinare gioco e avversari: incluso in un raggruppamento di ferro a Barcellona assieme ad Argentina e Brasile, si era reso protagonista di due clamorose imprese, sconfiggendo prima Maradona e soci (2-1) e poi addirittura quello che sembrava uno squadrone imbattibile, guidato da Zico, Falcao, Socrates, Eder, Junior, Edinho, Cerezo e chi più ne ha più ne metta (3-2). In occasione di quest'ultima partita l'Italia aveva assistito all'improvviso risveglio del Pablito nazionale, Paolo Rossi, autore di una tripletta. In semifinale gli azzurri si erano trovati di fronte nuovamente la Polonia e Rossi aveva confermato il suo ritrovato feeling col gol, mettendo a segno le due reti decisive (2-0).
Ora, dopo gli inni, è il momento del calcio d'inizio contro i temibili tedeschi guidati da Karl-Heinz Rummenigge. Bearzot, che purtroppo non ha a disposizione Antognoni, schiera: Zoff, Bergomi, Cabrini; Gentile, Collovati, Scirea; Conti, Tardelli, Rossi; Oriali, Graziani. Subito una brutta tegola per i nostri: al 7' si infortuna Graziani ed è costretto ad abbandonare il campo. Al suo posto entra Altobelli. Al 24', però, abbiamo una nitida opportunità di passare in vantaggio: Bruno Conti se ne va sulla fascia destra, irresistibile come sempre, entra in area e viene falciato da Briegel. È calcio di rigore. Sul dischetto si presenta Cabrini. Davanti a lui c'è Schumacher. L'Italia è col fiato sospeso. Il "Bell'Antonio" prende la rincorsa, tira e il pallone sibila a lato del palo sinistro della porta. Siamo ancora sullo 0-0. Potremmo crollare psicologicamente, ma, invece, reggiamo alla grande e così si conclude il primo tempo.
Alla ripresa siamo più convinti che mai. Al 56', su cross di Conti, Rossi insacca di testa. 1-0! Il Santiago Bernabeu esplode. Ma non è finita. Tredici minuti più tardi, al termine di una insistita azione sulla fascia destra, Tardelli riceve palla da Scirea ed esplode un sinistro micidiale, potente, preciso. Gooooooooooolllllllllll!!! Tardelli grida correndo come un forsennato e tutta l'Italia con lui. 2-0! Altri undici minuti ed arriva il tris: Conti si invola sulla destra, irraggiungibile, mette una palla d'oro in mezzo e Spillo Altobelli sigla il 3-0. In tribuna il presidente della repubblica Sandro Pertini, accanto al re di Spagna Juan Carlos, è esaltato, si alza felice e grida "Non ci prendono più".
E, infatti, non ci prendono più, malgrado il gol della bandiera firmato da Breitner all'83'. Mentre si aspetta solo il fischio finale, c'è gloria anche per il vecchio Causio, che sostituisce Altobelli all'89'. Poi Coelho ferma il pallone con le mani e sancisce la fine delle ostilità. L'Italia è campione del mondo per la terza volta nella sua storia. Nando Martellini, il grande telecronista della Rai, esulta: "campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!!!" Al centro del terreno di gioco, il nostro capitano quarantenne Dino Zoff alza la Coppa: l'immagine farà il giro del mondo e sarà immortalata anche in un francobollo.

venerdì 10 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 luglio.
Verso le 12:37 di sabato 10 luglio 1976, nello stabilimento della società ICMESA sito nel territorio del comune di Meda, al confine con quello di Seveso, il sistema di controllo di un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, andò in avaria e la temperatura salì oltre i limiti previsti. La causa prima fu probabilmente l'arresto volontario della lavorazione senza che fosse azionato il raffreddamento della massa, e quindi senza contrastare l'esotermicità della reazione, aggravato dal fatto che nel processo di produzione l'acidificazione del prodotto veniva fatta dopo la distillazione, e non prima.
L'esplosione del reattore venne evitata dall'apertura delle valvole di sicurezza, ma l'alta temperatura raggiunta aveva causato una modifica della reazione che comportò una massiccia formazione di 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), sostanza comunemente nota come diossina, una delle sostanze chimiche più tossiche.
La TCDD fuoriuscì nell'aria in quantità non definita e venne trasportata verso sud dal vento in quel momento prevalente. Si formò quindi una nube tossica, che colpì i comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. Il comune maggiormente colpito fu Seveso, in quanto si trova immediatamente a sud della fabbrica.
Le prime avvisaglie furono l'odore acre e le infiammazioni agli occhi. Non vi furono morti, ma circa 240 persone vennero colpite da cloracne, una dermatosi provocata dall'esposizione al cloro e ai suoi derivati, che crea lesioni e cisti sebacee. Per quanto riguarda gli effetti sulla salute generale, essi sono ancora oggi oggetto di studi. I vegetali investiti dalla nube si disseccarono e morirono a causa dell'alto potere diserbante della diossina, mentre migliaia di animali contaminati dovettero essere abbattuti. La popolazione dei comuni colpiti venne però informata della gravità dell'evento solamente 8 giorni dopo la fuoriuscita della nube.
Ricerche effettuate verso la fine degli anni novanta sulla popolazione femminile hanno mostrato, a venti anni di distanza, una relazione tra esposizione alla TCDD in periodo prepuberale e alcuni disturbi.
Uno studio pubblicato nel 2008 ha evidenziato come ancora a 33 anni di distanza dal disastro gli effetti, misurati su un campione statisticamente ampio di popolazione fossero elevati. Nello studio, in sintesi, la probabilità di avere alterazioni neonatali ormonali conseguenti alla residenza nella zona più colpita dalla nube delle madri era 6,6 volte maggiore che nel gruppo di controllo. Le alterazioni ormonali vertono sul TSH, la cui alterazione, largamente studiata in epidemiologia ambientale, è causa di deficit fisici ed intellettuali durante lo sviluppo.
È stato rivelato inoltre che negli anni novanta sono nate molte più bambine che bambini. Ciò è stato correlato al fatto che molti dei genitori di questi neonati erano adolescenti all'epoca del disastro e quindi si presume che la diossina abbia in qualche modo alterato lo sviluppo dell'apparato riproduttivo, prevalentemente quello maschile.
L'ipotesi dell'aumento di tumori riscontrati nella zona è invece controversa. All'epoca del disastro, molti scienziati avevano sollevato la possibilità di un considerevole aumento dei casi tumorali nell'area, ma ricerche scientifiche hanno evidenziato invece che il numero di morti per tumore si sia mantenuto relativamente nella media della Brianza; i risultati di tali ricerche sono però contestati da alcuni comitati civici.
Tre imputati su cinque mandati assolti, e due consistenti riduzioni di pena. Arrivata al traguardo del processo d'appello, la vicenda della diossina di Seveso ha perso per strada gran parte delle condanne inflitte in primo grado. Dopo sette ore di camera di consiglio, la seconda sezione della Corte d'Appello ha riconosciuto come soli colpevoli di disastro colposo il direttore generale dell' Icmesa, la fabbrica della nube tossica, Hervig Von Zwehl, e il direttore tecnico della Givaudan, Jorg Sambeth. Due anni di reclusione al primo, e un anno e mezzo al secondo. Gli altri tre imputati, che pure avevano avuto condanne dai quattro ai due anni e mezzo in primo grado, sono stati assolti. E' poi caduta per tutti l'imputazione di omissione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro. La sentenza di appello ha pure cancellato dal processo la presenza, come parte civile, del sindacato, dichiarandola inammissibile. Von Zwehl e Sambeth dovranno risarcire le parti civili ancora presenti nel processo: poche, perchè in questi anni la Givaudan ha tacitato a suon di miliardi la maggior parte dei danneggiati dalla diossina di Seveso. Così come nel primo processo, nessuno dei cinque imputati si è mai presentato in aula davanti ai giudici.

giovedì 9 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 luglio.
Il 9 luglio 1997 a Mike Tyson viene sospesa la licenza di pugile, per aver staccato a morsi un pezzo di orecchio a Evander Holyfield, durante un incontro il 28 giugno precedente.
Michael Gerard Tyson nasce il 30 giugno 1966 a Southington, Ohio (USA), in un ghetto nero di Brooklyn. Approda nel settore professionistico del pugilato a diciannove anni. Il suo primo incontro è datato 23 marzo 1985: alla fine del primo round batte Hector Mercedes. E' esploso nel mondo della boxe fin dai sui primi incontri, nei quali esprimeva tutta la selvaggia energia che le sue misere e difficili origini avevano contribuito ad inasprire.
Il Mike Tyson degli esordi faceva impressione per quanto era aggressivo ed efficace, lasciando i commentatori esterrefatti per la potenza che era in grado di esprimere. Dopo una serie di mirabolanti vittorie arriva inarrestabile al suo primo successo davvero importante. Solo un anno dopo l'esordio ufficiale diviene il più giovane campione del mondo dei pesi massimi nella storia del pugilato. Un rapido sguardo a questo primo carnet-record di vittorie la dice lunga: 46 incontri vinti, di cui 40 per k.o., e sole tre sconfitte.
Da questi dati sbalorditivi inizia la sua inarrestabile ascesa che lo porterà a diventare uno dei più celebri pugili di tutti i tempi, anche se ne seguì un declino inesorabile. Una cosa è certa: per tutta la metà degli anni '80 Tyson domina la categoria mettendo fuori combattimento tutti i migliori pesi massimi dell'epoca: Trevor Berbick, Tyrell Biggs, Larry Holmes, Frank Bruno, Buster Douglas. A mettere un freno a questa corsa all'inserimento a forza negli albi dei record ci pensa per la prima volta James Douglas nel 1990, che lo mette al tappeto alla decima ripresa, a sorpresa e contro tutte le aspettative dei bookmakers. Lo stop è brusco ma Tyson, retrospettivamente, non ha nulla da rimproverarsi e soprattutto può considerarsi, sportivamente parlando, soddisfatto di se stesso.
Sul piano umano le cose vanno un po' diversamente. Il 9 febbraio 1988 aveva sposato a New York l'attrice Robin Givens che però poco dopo inizia le pratiche di divorzio dichiarando più volte di essere stata picchiata dal marito. I due poi divorzieranno nella Repubblica Dominicana il 14 febbraio dell'anno successivo.
A chiusura di questo ciclo, Tyson si porta comunque a casa quindici mondiali sostenuti e dodici vinti, oltre a un pacchetto di svariati miliardi accumulati grazie alle borse messe in palio nei match. I media si divertono a calcolare il valore monetario di un suo pugno, o di un secondo di ogni suo combattimento.
Purtroppo la sfortuna di Tyson si chiama "carattere". A dispetto della sua aria da duro in realtà è una persona piuttosto fragile e facilmente preda di tentazioni di vario genere. Nel 1992 cade una seconda pesante tegola sul suo capo: una sua fiamma (Desiree Washington "reginetta di bellezza" locale) lo accusa di stupro, i giudici le danno retta e il giudice Patricia Gifford condanna Mike a dieci anni, di cui quattro con la sospensione della pena; il pugile finisce dunque in carcere per un lasso di tempo non indifferente, salvo poi uscire di prigione su cauzione. Tre anni di carcere (dal 1992 al 1995) che lo segnano irrimediabilmente e che faranno del campione un uomo diverso.
Il 19 agosto 1995 torna a combattere contro Mc Neeley vincendo per k.o. al primo round. In prigione il campione non si era lasciato andare, continuando ad allenarsi: la mente fissa al suo riscatto e al momento in cui metterà finalmente piede fuori dal carcere per dimostrare a tutti che è tornato.
Come puntualmente accade, ben presto ha l'opportunità di dimostrare che gli anni passati in una cella non lo hanno fiaccato. Gli incontri sostenuti nel 1996 lo vedono vincente. Non sufficientemente soddisfatto, in tre round si sbarazza di Bruce Seldon poi in cinque di Frank Bruno e si aggiudica anche il titolo WBA. Da quel momento inizia però la sua parabola discendente.
Il 9 novembre dello stesso anno perde il titolo WBA per opera di Evander Holyfield. E nella rivincita del 28 giugno 1997 è nuovamente sconfitto per squalifica per aver morso l'avversario ad un orecchio.
Sospeso dal 1997 al 1998, Tyson sembra sull'orlo della fine professionale. Nuovamente in carcere per aggressione all'inizio del 1999, torna sul ring il 16 gennaio 1999, sconfiggendo per k.o. al quinto round Frank Botha. Quindi il 24 ottobre dello stesso anno, a Las Vegas, l'incontro con il californiano Orlin Norris conclusosi con un nulla di fatto. Il match è da ripetere.
E' l'8 giugno 2002 quando all'ottava ripresa del match contro Lennox Lewis, Tyson cade al tappeto. Il Tyson che faceva tanta paura agli avversari e che incuteva timore solo a guardarlo non c'è più. Il resto è amara storia recente. Come già accennato, Tyson ha fatto di tutto per recuperare la corona WBA di campione del mondo, sfidando con proclami assurdi e violentemente intimidatori il detentore del titolo, Lennox Lewis.
Tyson nel 2003 dichiara bancarotta non essendo in grado di far fronte ai debiti maturati nei confronti del fisco americano che ammontano a 38 milioni di dollari. Il pugile arriva a questo dopo aver dilapidato circa 300 milioni di dollari guadagnati in carriera con spese folli, due matrimoni falliti, figli da mantenere, parcelle di avvocati che lo difendono nelle sue svariate cause, un esemplare di tigre bianca in giardino, macchine di lusso, gioielli.
Il 31 luglio 2004, all'età di 38 anni, Iron Mike è tornato sul ring per combattere contro l'inglese Danny Williams. Pur dimostrando discreta forza e tecnica, Tyson è sembrato incapace di reagire e di imporsi. E' finito al tappeto per k.o. alla quarta ripresa.
La fine definitiva del pugile americano viene posticipata: il 12 giugno 2005 a Washington Mike Tyson subisce ancora una sconfitta, contro l'irlandese Kevin McBride. Alla sesta ripresa dell'incontro, l'ex campione dei pesi massimi non ce la fa più.
Alla fine del match, psicologicamente molto provato, Tyson annuncia il ritiro: "Non posso più farcela, non posso più mentire a me stesso. Non voglio più mettere in imbarazzo questo sport. È semplicemente la mia fine. Questa è la mia fine. Finisce qui".
Nel mese di maggio 2009 perde tragicamente la figlia Exodus: la bambina, di quattro anni, rimane vittima di un incidente domestico, impigliata con il collo in una corda appesa su un attrezzo ginnico.
Due settimane più tardi si è sposato con Lakiha Spicer dalla quale ha avuto la figlia Milan e, il 26 gennaio 2011, il secondo figlio Morocco Elijah, che porta a otto il totale dei figli dell'ex Campione.
Nel novembre del 2013 esce la sua autobiografia Undisputed truth nella quale racconta: "Ero sotto l'effetto della cocaina durante gli ultimi incontri più importanti. Agli esami del doping avevo sotto i pantaloncini un pene finto con la pipì fatta da un mio amico. Usavo quella per riempire le boccette degli esami ed è sempre andata bene. Sono 90 giorni che non sto toccando nulla. Ho iniziato a frequentare gli alcolisti anonimi che mi stanno aiutando. Sto soffrendo ma ho ritrovato mia moglie Kiki al mio fianco. Voglio continuare a vivere la boxe come promoter, a occuparmi di spettacolo e cinema. Non ho mai abusato di Desiree Washington, le conseguenze della sua azione sono una cosa con la quale dovrà convivere per il resto della sua vita".

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