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lunedì 5 ottobre 2026

Prima visione in Italia

 Il docufilm Tragovi Tišine è vincitore della sezione film e documentari del 33^ Concorso Artistico Internazionale Amico Rom 2026

 Tragovi Tišine, I luoghi della sofferenza dei Rom durante la Seconda Guerra Mondiale è il docufilm di Veljko Kajtazi e Danijel Velić vincitore della sezione film e documentari del 33^ Concorso Artistico Internazionale Amico Rom 2026, evento che si svolge a Lanciano e organizzato dall'Associazione Them Romano con il sostegno di vari enti.

 Il docufilm sarà proiettato in esclusiva in Italia il 9 ottobre alle ore 15.00 presso la Sala Lanci della Casa di Conversazione di Lanciano con la traduzione in italiano. Saranno presenti gli autori, a cui il pubblico potrà rivolgere domande sul documentario e sul mondo rom, e numerose autorità e personalità sia locali che internazionali. Veljko Kajtazi è un parlamentare croato che organizza e promuove la cultura rom a ogni livello nel suo Paese. Un'eccellenza internazionale romanì. È una grande opportunità per conoscere fatti storici occultati o ignorati per lungo tempo. La parteciazione all'evento è libera e gratuita.

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 5 ottobre.
Il 5 ottobre 1962 esce nelle sale americane  "Dr. No", un film di azione e spionaggio basato sul romanzo omonimo di Ian Fleming del 58, diretto da T. Young e prodotto da Saltzman e Broccoli.
La serie letteraria di successo dell'agente del controspionaggio britannico James Bond/007, creata da Ian Fleming, era da qualche anno nel mirino delle case di produzione che ne avevano intuito il potenziale ritorno economico: venne buttata giù una sceneggiatura originale che si intitolava "James Bond, agente segreto",ispirata al romanzo "Thunderball", messa insieme dall'inventore di Bond, dal produttore Kevin McClory, e dallo sceneggiatore Jack Wittingham: Fleming però ci ripensò, e preferì scegliere "Dr. No" come primo adattamento delle avventure del suo personaggio. Quella sceneggiatura accantonata, ventun anni dopo conobbe una parziale rielaborazione e fu in pratica il canovaccio di "Mai dire mai", il ritorno di Sean Connery nel ruolo di 007.
E' risaputo che Ian Fleming desiderasse che venisse scritturato Cary Grant per dar volto a James Bond: ma prima di arrivare a scegliere Connery, la lista dei candidati era assai copiosa. Dopo il "No" di Grant, venne cercato il muscoloso divo del peplum americano Steve Reeves che declinò anch'egli. Altri nomi? Trevor Howard, Patrick McGoohan, Rex Harrison, Ian Hendry, Richard Burton....
Fleming fece il nome di un attore che seguiva in tv nella serie "Il santo", un inglese di nome Roger Moore. E invece la produzione scelse Connery, perchè ai produttori dava l'impressione di un duro, alto e robusto che si muovesse come un felino. Nel ruolo della bella Honey venne ingaggiata la giovane partner del regista John Derek, la svizzera Ursula Andress. Per il malvagio Dr. No, che dava il titolo alla pellicola, Fleming propose il parente Christopher Lee, il quale rispose ironicamente però all'offerta con un telegramma che diceva: "Dr. No? No!No!", e così venne preso in considerazione lo svedese Max Von Sydow, che però era già sotto contratto per girare "Il re dei re". Entrò in gioco allora Joseph Wiseman, che si aggiudicò definitivamente il ruolo.
I produttori Saltzman e Broccoli misero come regola che il regista dovesse essere a tutti i costi un inglese, perchè avrebbe capito meglio la psicologia di Bond; per sua stessa ammissione, Sean Connery ha indossato toupet in tutti i film di 007 a cui ha preso parte; è l'unico film della serie in cui non c'è il prologo prima dei titoli di testa.
La scelta di questa storia come primo film della serie non è casuale. I produttori la trovavano più facile da realizzare di altre, perchè ha una sola location, la Giamaica, e non ha bisogno di molti effetti speciali; l'entrata in scena di Bond, al tavolo da gioco, con un breve piano sequenza che termina con il primo piano del protagonista che pronuncia la fatidica "Bond, James Bond" è una citazione-omaggio al film "Juarez" del 1939 con Paul Muni.
Per sei settimane di lavorazione la Andress percepì 1000 dollari a settimana di ingaggio; nella sala da pranzo del Dr. No, si può intravedere la copia di un quadro di Goya che ritrae il Duca di Wellington, effettivamente rubato nel 1961 (ritrovato poi nel '65); per creare il mellifluo Dr. No, Ian Fleming si ispirò al diabolico Dottor Fu Manchu, genio del Male già celebre per essere stato portato più volte al cinema-
Il Vaticano condannò la pellicola come "fortemente immorale".
La base del Dr. No impressionò così tanto Stanley Kubrick per la cura con cui era stato allestito, che prontamente scritturò lo scenografo come designer per il suo "Il dottor Stranamore", il bikini bianco indossato da Ursula Andress alla sua apparizione, un'icona dell'erotismo al cinema, è stato venduto in un'asta del 2001 per 35,000 sterline;
Sean Connery aveva un vero e proprio terrore dei ragni. La scena in cui una tarantola cammina sul letto dove Bond giace venne realizzata con un cristallo tra l'animale e l'attore, ma non sembrava abbastanza realistica, e per i dettagli venne rigirata con uno stuntman, Bob Simmons, senza il cristallo. Lo stunt disse poi, anni dopo, che quella era in assoluto la cosa più pericolosa effettuata nel suo lavoro ultradecennale.
E'  l'unico film della serie in cui James Bond canta ("Underneath the Mango tree"), per attirare l'attenzione sulla spiaggia di Honey; a lungo il film ha detenuto il "record" del Bond-movie più breve, assieme a "Missione Goldfinger", essendo entrambi lunghi 111 minuti. Dal 2008 in poi,con i suoi 106 minuti di proiezione, "Quantum of Solace" è il film più corto della saga.
Nella scena della mancata uccisione di Bond da parte del sicario Dent, che spara sei colpi alla sagoma che intravede sotto le coperte nella camera della spia, 007 successivamente spara al nemico un colpo alla schiena, e dopo che questi è stramazzato a terra scarica gli altri cinque colpi della sua pistola addosso all'uomo. Questo era molto coerente con il personaggio come era sulla pagina, spesso crudele e tendente al sadismo. I censori ridussero i colpi sparati a due, e la decisione giovò al personaggio, rendendolo meno cinico; in America incassò 16 milioni di dollari dell'epoca, buona cifra ma lontana dai risultati dei film successivi, come in proporzione accadde anche in Europa.
In Italia il film uscì col titolo "007. Licenza di uccidere".

domenica 4 ottobre 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 4 ottobre.
Il 4 ottobre 1992 il piccolo Simone Allegretti, quattro anni, figlio del gestore di un distributore di benzina, scompare a Maceratola, nella campagna tra Foligno e Bevagna, in Umbria. Comincia una disperata ricerca ed un dramma, quello che vedrà come protagonista il cosidetto mostro di Foligno, destinato a concludersi soltanto nove mesi dpo con un bilancio atroce: due bambini assassinati.
Il cadavere di Simone, nudo, coperto di sangue, soffocato e poi accoltellato alla gola, viene trovato due giorni dopo in una scarpata nei boschi del folignate. Poco prima, in una cabina telefonica di Foligno, era stato trovato un biglietto: lo firma “Il mostro”, è scritto con il normografo su di un foglio bianco. Dice: “Aiuto! Aiutatemi per favore. Il 4 ottobre ho commesso un omicidio. Sono pentíto ora anche se non mi fermerò qui. Il corpo di Simone si trova vicino alla strada che collega Casale (fraz. di Foligno) e Scopoli. E’ nudo e non ha l'orologio con cinturino nero e quadrante bianco”.
Segue un post scriptum: “PS.: non cercate le impronte sul foglio, non sono stupido fino a questo punto. Ho usato dei guanti. Saluti, al prossimo omicidio”.
Il 7 ottobre i primi risultati dell’autopsia rilevano che Simone è morto per “asfissia da soffocamento”, non ha subito atti di violenza carnale, ma atti di libidine. Sul collo ci sono sei ferite provocate con un oggetto da punta e taglio. Il 10 ottobre arriva a Foligno il superpoliziotto Achille Serra. Sull’assassino viene messa una taglia ed è ativato un numero telefonico. Il 13 ottobre a quel numero il mostro si fa vivo. Di telefonate ne farà 12 prima di essere catturato quattro giorni dopo: è Stefano Spilotros, 22 anni, agente immobiliare di Rodano, in provincia di Milano. Il 18 ottobre, nel corso di una trionfalistica conferenza stampa a Milano, il questore Serra e i magistrati perugini annunciano che il caso è chiuso. L’assassino di Simone ha un volto ed un nome. Trascorrono appena ventiquattrore e cominciano i primi dubbi sulle accuse che si è rivolto Spilotros. Troppi i particolari inesatti e le contraddizioni. Oltretutto diverse persone, parenti ed amici del giovane, giurano che Stefano era con loro quella domenica. Ad una polizia non troppo esperta nella gestione dell’omicidio - o forse solo troppo “innamorata” di un colpevole autoconfezionato - si aggiungono due magistrati di Perugia, che nell’immediatezza dell’arresto si lasciano ad andare ad una dichiarazione perlomeno incauta: “Abbiamo raccolto indizi numerosi, pesanti e gravi a carico del fermato che è accusato di omicidio volontario, atti di libidine e sequestro di persona”. Uno dei due magistrati è il sostituto procuratore Fausto Cardella che anni dopo manderà a processo Giulio Andreotti per l’omicidio Pecorelli (assoluzione definitiva). Saranno necessari altri 12 giorni e l’esumazione del cadavere del piccolo Simone per accorgersi che Stefano Spilotros è solo un mitomane. E che gli indizi “numerosi, pesanti e gravi” in realtà non esistono. Ma occorrerà soprattutto un nuovo, beffardo, messaggio del mostro che scagiona l’arrestato e chiede nuovamente “aiuto”. Una figura investigativa davvero barbina per inquirenti e magistrati. Il 2 novembre, Cardella è costretto a chiedere al Gip del tribunale di Perugia la scarcerazione di Spilotros. Come lo stesso rivelerà, si era accusato dell’omicidio perché abbandonato dalla sua fidanzata.
Il clima di isteria creatosi attorno al delitto di Foligno spinge l’operaio Giampaolo Marsili, 31 anni, di Cingoli (Macerata), afflitto da un forte esaurimento nervoso, ad impiccarsi. Prima di farlo lascia un biglietto con scritto: “Sono io il mostro, perdonatemi”.
L’omicidio di Simone Allegretti richia di finire nell’immenso archivio italiano dei delitti insoluti, se il vero mostro di Foligno non decidesse di farsi catturare: il 7 agosto 1993, dieci mesi dopo il primo omicidio, ne commette un altro. E’ un delitto frettoloso, quello di un altro bambino, ma più grande di Simone. Lorenzo Paolucci ha infatti 13 anni. Il suo cadavere, pugnalato al collo, viene trovato in una boscaglia vicina alla villetta dove abita Luigi Chiatti, un geometra di 24 anni, figlio adottivo di un medico molto noto a Foligno.
Chiatti non vede l’ora di confessare i suoi due delitti. E' un giovane solitario, schivo, con un passato di sofferenze. Ai magistrati racconterà di provare una forte attrazione per i bambini e anche un’invidia nei loro confronti.
Il 1 dicembre 1994 comincia il processo a suo carico. Chiatti deve rispondere di diversi capi di imputazione: l'omicidio di Simone Allegretti, aggravato dall'averlo sottoposto a sevizie e dall'aver agito per motivi abietti; l’omicidio, questa volta premeditato, di Lorenzo Paolucci, con l'ulteriore aggravante di aver agito “con crudeltà e per motivi abietti”. L'imputato è inoltre accusato di aver sequestrato il piccolo Simone e di aver compiuto su di lui atti di libidine violenti; deve infine rispondere di aver occultato i due cadaveri.
Il 28 dicembre Luigi Chiatti viene condannato a due ergastoli.
Ma la vicenda non è conclusa: l’11 aprile 1996 la corte d’Assise d'’Appello di Perugia riforma la sentenza di primo grado, lo ritiene seminfermo di mente e lo condanna a 30 anni di reclusione. Determinante si rivelerà la testimonianza di un giovane che aveva trascorso diversi anni in befotrofio con Chiatti il quale racconterà di violenze sessuali subite da entrambi da parte di un prete. A pena espiata Chiatti dovrà essere ricoverato in una casa di cura in custodia per almeno 3 anni. Il 4 marzo 1997 la Cassazione confermerà la sentenza.
La pena detentiva di Luigi Chiatti, prima del ricovero in casa di cura, è terminata nel settembre 2015.
Per lui è stato disposto l'internamento per almeno altri tre anni in una Rems (tipo di struttura che dal 2015 ha sostituito i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari) in Sardegna. Nel 2018, a seguito di valutazione del Tribunale di sorveglianza di Cagliari, la permanenza di Chiatti presso la Rems è stata prorogata di due anni.

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