Buongiorno, oggi è il 29 aprile.
Il 29 aprile 1968 debutta a Broadway, al Biltmore Theatre, il musical "Hair".
Hair racconta la storia di un gruppo politicamente attivo di "capelloni", "hippies dell'età dell'Acquario", che combattono la coscrizione alla guerra del Vietnam e conducono insieme una vie de bohème a New York. La loro lotta ruota intorno al tentativo di creare un equilibrio tra l'armonia della vita comunitaria e i nuovi valori promossi dalla rivoluzione sessuale, da un lato, e la ribellione pacifica contro la guerra e i valori conservatori dei genitori e della società, dall'altro. Claude, uno dei leader della tribe, deve decidere se rigettare gli obblighi di leva, così come hanno fatto i suoi amici.
Hair è un musical rock scritto da James Rado e Gerome Ragni (testi) e Galt MacDermot (musica). Rappresenta il prodotto forse più importante della controcultura hippie degli anni sessanta: il suo imponente successo ha significato un autentico terremoto nella cultura sessuale statunitense e ha contribuito a diffondere l'opposizione pacifista alla guerra del Vietnam (numerose sue canzoni sono diventate autentici inni dell'opposizione all'interventismo statunitense). L'irriverenza nei confronti della bandiera statunitense, il modo in cui sono descritti l'uso illegale di droghe e la sessualità, le scene di nudo (accade che l'intero cast sia nudo in scena) hanno provocato numerosissime controversie. Hair ha contribuito alla ridefinizione del musical theatre, partorendo il genere del musical rock. Altre novità importanti furono l'utilizzo di un cast multietnico e l'invito rivolto al pubblico, nel finale, di partecipare in scena ad un be-in.
In HAIR, la gioventù protesta contro la guerra e il servizio militare, contro l’intolleranza, la brutalità e la disumanizzazione della società. L’esistenza hippy è mostrata come una possibile vita alternativa in cui l’amore, la felicità e la libertà dominano il mondo.
Il suo messaggio trascende ogni barriera generazionale o culturale per diventare un messaggio condiviso da tutti.
La trama di HAIR si svolge proprio in quel periodo. Con un rito iniziatico Sheila e Berger presentano il giovane Claude alla tribù. Tutti credono che sorgerà una nuova era di pace e amore, l’“era dell’Acquario” e convivono fraternamente in gruppo molto unito.
Berger è il selvaggio e carismatico leader del gruppo, Woof è responsabile della fornitura di marijuana, Hud è il ragazzo di colore che lotta per l’eguaglianza degli afro-americani, la bella Sheila è innamorata di Berger mentre Jeanie è innamorata di Claude ma è incinta di un altro uomo e la più giovane del gruppo, Crissy non riesce a dimenticare un ragazzo che ha visto una sola volta nella vita.
Claude riceve la cartolina per il servizio militare e dovrebbe partire per il Vietnam come molti dei suoi coscritti.
Ad un “Be In” organizzato a Central Park tutte le cartoline della tribù dovranno essere bruciate con una cerimonia. Sotto l’influenza della droga, tutti lanciano le proprie cartoline nel fuoco; solo Claude esita per la paura di eludere la legge e i valori del suo paese e della generazione dei genitori.
Partirà per la guerra come previsto, ma con un addio pieno di amore e di speranza verso i suoi amici e con la certezza che la vittoria finale sarà la pace (“Let the Sunshine In”).
HAIR fu creato alla fine degli anni ’60 da James Rado e Gerome Ragni, due attori newyorkesi disoccupati.
Consapevoli del format richiesto da Broadway, Rado e Ragni erano comunque intenzionati a sfidare l’ideologia comune creando qualcosa di nuovo e provocatorio, qualcosa che avrebbe trasportato sul palco la favolosa energia che si provava per le strade in quel periodo. Era l’“energia” degli hippies dell’East Village di New York con i capelli lunghi, le idee di pace e di libertà.
Rado spiega “Avevamo creato HAIR pensando a Broadway, sapevamo che gli apparteneva e lo offrimmo a molti produttori della città, ma fu rifiutato per molti anni.” Furono contenti quando il produttore Joseph Papp li contattò proponendo HAIR come prima produzione del New York Shakespeare Festival Public Theater per un periodo limitato di 6 settimane. A Papp piacque la prima stesura del musical e suggerì a Rado e Ragni di sviluppare un arrangiamento musicale. Fu subito assoldato Galt MacDermot, che familiarizzò velocemente con la cultura e la musica hippie per poter comporre le musiche adatte allo show. Dopo mesi di lavoro, lo spettacolo fu finalmente pronto.
HAIR debuttò al Public Theater il 17 ottobre 1967.
Le sei settimane trascorsero velocemente senza nessun’altra data fissata per lo spettacolo.
Poco dopo entrò in produzione Michael Butler che aveva assistito allo spettacolo al Shakespeare Public Theater rimanendone folgorato. Butler, insieme a Papp, organizzò delle date dello spettacolo alla discoteca Cheetah. In questo modo HAIR geograficamente aveva raggiunto Broadway visto che Cheetah era situata proprio a Broadway tra la 45sima e la 46sima. Purtroppo in seguito a problemi finanziari HAIR dovette chiudere.
La produzione non si diede per vinta, voleva vedere HAIR arrivare con successo a Broadway. Butler cercò ancora la collaborazione di Papp che però si tirò indietro.
Nel frattempo gli autori avevano rivisitato il libretto e le musiche dello spettacolo. Dopo alcune negoziazioni fra gli autori e Butler, vennero accordate le modifiche e Tom O’Horgan accettò di diventare il nuovo regista. Butler insistette anche perché James Rado impersonasse il ruolo di “Claude”.
Ci vollero tre mesi ad O’Horgan per fare nuovi cast e rimettere in piedi lo spettacolo. Nel frattempo Butler mise a segno un colpo con il proprietario del Biltmore Theater situato nella 47sima strada. HAIR si spostò nella sua nuova casa.
Lo show debuttò finalmente a Broadway al Biltmore Theater il 29 aprile 1968. Chiuse i battenti il 1 luglio 1972 dopo 1.742 repliche.
Milos Forman ne fece una riduzione cinematografica nel 1979.
Il film rivoluziona i ruoli di Claude, Berger e Sheila: il primo è un giovane ragazzo pulito, diretto all'arruolamento, che incontra per caso il gruppo di hippies e si unisce a loro stringendo una fraterna amicizia con Berger, il loro leader. Sheila è invece una ragazza dell'alta società di cui Claude si innamora. Nel finale Claude si arruola e Berger si sostituisce a lui in caserma per permettere all'amico di passare una notte con la fidanzata. Ma prima che Claude ritorni il suo reparto viene inviato in Viet-Nam, così Berger va in guerra al posto dell'amico trovando la morte. La scena finale, nel cimitero di Arlington, è il manifesto di ogni pacifismo.
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mercoledì 29 aprile 2026
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martedì 28 aprile 2026
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Buongiorno, oggi è il 28 aprile.
Il 28 aprile 1789 ha luogo l'ammutinamento del Bounty, il più famoso ammutinamento nella storia della marina britannica. Dalla sua storia sono stati tratti diversi film.
Nel 1789 il presidente della Royal Society di Londra, Joseph Banks, organizzò una spedizione verso l’isola di Tahiti nel Pacifico del Sud, scoperta nel 1767 da Samuel Wallis, per trasportare alcune specie dell’albero del pane e portarle nelle piantagioni dei Caraibi, dove acclimatarle e usarle per fornire abbondante cibo a basso prezzo per gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni.
Il viaggio dovrà essere eseguito dalla HMAV Bounty, opportunamente adattata al trasporto di piante, al comando del Commander (tenente di vascello) William Bligh. Tre botanici saranno imbarcati per curare le piante. William Bligh viene scelto poiché è già stato due volte a Otaheite, come allora era chiamata l'isola di Tahiti, essendo stato imbarcato come ufficiale alle manovre (sailing master) nelle spedizioni di James Cook.
La nave fa vela da Spithead il 23 dicembre 1787. Dopo un lungo e difficile viaggio Tahiti viene raggiunta e grazie agli ottimi rapporti di Bligh con il re e la regina di Otaheite la nave si riempie di centinaia di piante. Il già piccolo vascello ne è completamente invaso. Inoltre i contatti dei marinai e alcuni ufficiali con la popolazione si fanno sempre più stretti; la libertà sessuale delle donne di Tahiti sconvolge gli uomini.
Durante il viaggio di ritorno, il 28 aprile 1789 sulla rotta delle isole Canarie parte dell'equipaggio, con alcuni ufficiali, tra cui spiccano il primo ufficiale Fletcher Christian e il guardiamarina Peter Heywood, stufi della vita di bordo e col pensiero ancora alle fanciulle polinesiane, si ammutina al comando di Christian. Fletcher e i suoi uomini, una volta preso il comando della nave, abbandonarono il capitano Bligh assieme ai 18 membri dell’equipaggio rimastigli fedeli in una lancia (un'imbarcazione non pontata, lunga 7 metri, larga 2) e fecero vela per Tahiti al grido di Huzzah for Otaheite "Urrà per Tahiti". Altri 4 uomini che non volevano ammutinarsi furono trattenuti a forza per la loro utilità e furono poi lasciati liberi a Tahiti.
William Bligh e altri 18 uomini dell’equipaggio furono lasciati in mare nella lancia, con pochi giorni di razioni, 4 coltellacci, una bussola e un orologio da tasca, niente carte né sestante. Con queste ridottissime risorse Bligh riuscì incredibilmente a raggiungere la colonia olandese di Timor, coprendo cioè 3.618 miglia nautiche (6.700 km) in imbarcazione aperta in 47 giorni, un record ancora imbattuto. Durante il tragitto, solo un uomo fu ucciso durante uno sbarco per procurarsi del cibo, ad opera dei selvaggi, dopodiché Bligh decise di non approdare più fino ad un porto civilizzato. Ironicamente molti uomini morirono una volta sbarcati a causa delle febbri tropicali.
Bligh raggiunse l'Inghilterra dove venne aperta un‘inchiesta sull’accaduto e continuò la sua fortunata carriera navale, ostacolata solo dal suo temperamento poco tollerante.
Gli ammutinati invece, in un primo tempo ritornarono a Tahiti dove presero viveri e donne a sufficienza, fecero poi rotta verso un’isola scoperta da pochissimo, Pitcairn, e le cui coordinate risultavano errate sulle carte di navigazione. Dopo aver dato alle fiamme il Bounty per impedire che potesse essere avvistato dalla marina britannica, gli ammutinati misero in piedi una nuova comunità.
Con il passare degli anni però sembra che i rapporti tra gli inglesi e i polinesiani cominciarono a logorarsi. Infatti nel 1794 vi fu una ribellione dei polinesiani, nei confronti degli inglesi, stanchi di essere trattati come schiavi. Durante la rivolta trovarono la morte la maggior parte dell’equipaggio tra i quali lo stesso Fletcher. La rottura ci fu quando quasi tutti gli inglesi furono trucidati nella prima “guerra civile” dell’isola. Tra i pochi inglesi rimasti in vita John Adam, con lungimiranza riuscì a rappacificare le due etnie. Tutto questo è fortemente congetturale in quanto le uniche testimonianze che abbiamo provengono proprio da lui, e da suoi discendenti. Nel 1808 una nave riusci a scoprire l’isola scovando i rifugiati, che vennero trasferiti nei pressi dell’Australia orientale. Alcuni anni più tardi alcune famiglie, nostalgiche di quella che era ormai diventata la loro patria, fecero ritorno sull’isola dando vita ad una comunità tutt’oggi esistente.
Ancora oggi sull’isola vivono i pronipoti degli ammutinati, alcuni dei quali parlano il dialetto inglese del XIX secolo. Pezzi del Bounty sono ancora ricercati dai collezionisti e sono presenti in numerosi musei.
Il 28 aprile 1789 ha luogo l'ammutinamento del Bounty, il più famoso ammutinamento nella storia della marina britannica. Dalla sua storia sono stati tratti diversi film.
Nel 1789 il presidente della Royal Society di Londra, Joseph Banks, organizzò una spedizione verso l’isola di Tahiti nel Pacifico del Sud, scoperta nel 1767 da Samuel Wallis, per trasportare alcune specie dell’albero del pane e portarle nelle piantagioni dei Caraibi, dove acclimatarle e usarle per fornire abbondante cibo a basso prezzo per gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni.
Il viaggio dovrà essere eseguito dalla HMAV Bounty, opportunamente adattata al trasporto di piante, al comando del Commander (tenente di vascello) William Bligh. Tre botanici saranno imbarcati per curare le piante. William Bligh viene scelto poiché è già stato due volte a Otaheite, come allora era chiamata l'isola di Tahiti, essendo stato imbarcato come ufficiale alle manovre (sailing master) nelle spedizioni di James Cook.
La nave fa vela da Spithead il 23 dicembre 1787. Dopo un lungo e difficile viaggio Tahiti viene raggiunta e grazie agli ottimi rapporti di Bligh con il re e la regina di Otaheite la nave si riempie di centinaia di piante. Il già piccolo vascello ne è completamente invaso. Inoltre i contatti dei marinai e alcuni ufficiali con la popolazione si fanno sempre più stretti; la libertà sessuale delle donne di Tahiti sconvolge gli uomini.
Durante il viaggio di ritorno, il 28 aprile 1789 sulla rotta delle isole Canarie parte dell'equipaggio, con alcuni ufficiali, tra cui spiccano il primo ufficiale Fletcher Christian e il guardiamarina Peter Heywood, stufi della vita di bordo e col pensiero ancora alle fanciulle polinesiane, si ammutina al comando di Christian. Fletcher e i suoi uomini, una volta preso il comando della nave, abbandonarono il capitano Bligh assieme ai 18 membri dell’equipaggio rimastigli fedeli in una lancia (un'imbarcazione non pontata, lunga 7 metri, larga 2) e fecero vela per Tahiti al grido di Huzzah for Otaheite "Urrà per Tahiti". Altri 4 uomini che non volevano ammutinarsi furono trattenuti a forza per la loro utilità e furono poi lasciati liberi a Tahiti.
William Bligh e altri 18 uomini dell’equipaggio furono lasciati in mare nella lancia, con pochi giorni di razioni, 4 coltellacci, una bussola e un orologio da tasca, niente carte né sestante. Con queste ridottissime risorse Bligh riuscì incredibilmente a raggiungere la colonia olandese di Timor, coprendo cioè 3.618 miglia nautiche (6.700 km) in imbarcazione aperta in 47 giorni, un record ancora imbattuto. Durante il tragitto, solo un uomo fu ucciso durante uno sbarco per procurarsi del cibo, ad opera dei selvaggi, dopodiché Bligh decise di non approdare più fino ad un porto civilizzato. Ironicamente molti uomini morirono una volta sbarcati a causa delle febbri tropicali.
Bligh raggiunse l'Inghilterra dove venne aperta un‘inchiesta sull’accaduto e continuò la sua fortunata carriera navale, ostacolata solo dal suo temperamento poco tollerante.
Gli ammutinati invece, in un primo tempo ritornarono a Tahiti dove presero viveri e donne a sufficienza, fecero poi rotta verso un’isola scoperta da pochissimo, Pitcairn, e le cui coordinate risultavano errate sulle carte di navigazione. Dopo aver dato alle fiamme il Bounty per impedire che potesse essere avvistato dalla marina britannica, gli ammutinati misero in piedi una nuova comunità.
Con il passare degli anni però sembra che i rapporti tra gli inglesi e i polinesiani cominciarono a logorarsi. Infatti nel 1794 vi fu una ribellione dei polinesiani, nei confronti degli inglesi, stanchi di essere trattati come schiavi. Durante la rivolta trovarono la morte la maggior parte dell’equipaggio tra i quali lo stesso Fletcher. La rottura ci fu quando quasi tutti gli inglesi furono trucidati nella prima “guerra civile” dell’isola. Tra i pochi inglesi rimasti in vita John Adam, con lungimiranza riuscì a rappacificare le due etnie. Tutto questo è fortemente congetturale in quanto le uniche testimonianze che abbiamo provengono proprio da lui, e da suoi discendenti. Nel 1808 una nave riusci a scoprire l’isola scovando i rifugiati, che vennero trasferiti nei pressi dell’Australia orientale. Alcuni anni più tardi alcune famiglie, nostalgiche di quella che era ormai diventata la loro patria, fecero ritorno sull’isola dando vita ad una comunità tutt’oggi esistente.
Ancora oggi sull’isola vivono i pronipoti degli ammutinati, alcuni dei quali parlano il dialetto inglese del XIX secolo. Pezzi del Bounty sono ancora ricercati dai collezionisti e sono presenti in numerosi musei.
lunedì 27 aprile 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 27 aprile.
Il 27 aprile 1986 muore a Lamezia Terme, all'età di 35 anni, Graziella Franchini, più conosciuta come "Lolita", cantante degli anni 60 e 70.
Graziella Franchini nasce nel 1950 in provincia di Verona, ha solo sedici anni quando viene notata dal maestro e talent scout Franco Chiaravalle ad una festa parrocchiale in provincia di Milano, mentre si esibisce in un piccolo palco su brani di artisti famosi. L’uomo rimane fortemente impressionato dall’incredibile potenza vocale della giovane, in forte contrasto con il suo fisico: minuto, grazioso, con un visetto regolare solcato sul mento da una deliziosa fossetta e dagli occhi di un verde mare incredibile; unisce il tutto un sorriso accattivante velatamente sexy. E’ come una folgorazione.
Presi accordi al termine dell’esibizione la presenta a Mara Del Rio, una famosa cantante degli anni 50, ora discografica che dopo un provino la mette immediatamente sotto contratto. In omaggio al suo aspetto sbarazzino e forse in simbiosi con una moda imperante all’epoca le assegna il nome d’arte di Lolita dal famoso e controverso romanzo di Nabokov.
Lolita incide il suo primo 45 giri dal titolo "Matusalemme", un brano in stile Ye-ye senza grandi pretese, ma dove ha modo di evidenziare le sue non comuni doti vocali.
Con questo partecipa al Festival di Pesaro e si classifica prima assoluta sbaragliando tutti gli avversari.
Nel 1967 partecipa al più importante Festival di Zurigo con un brano costruito appositamente per lei, "La mia vita non avrà domani", un titolo che come vedremo più avanti si rivelerà beffardamente profetico.
Il brano e l’interpretazione perfetta le assegnano anche in questo caso il primo posto assoluto, scatenando aspre polemiche poiché in quel festival partecipano tutti i migliori e collaudati cantanti del momento.
A smentire tutti arriveranno subito dopo i dati delle classifiche di vendita dei dischi dove Lolita compare immediatamente.
Ovviamente questo successo le aprirà le porte della televisione, con caroselli e partecipazione a varie trasmissioni musicali dove è sempre accolta con favore di pubblico.
Nel 1968 partecipa al Festival di Lugano con un remake di "Come le rose", uno splendido pezzo degli anni venti dove alla sua voce si unisce un'efficacissimo arrangiamento moderno. Lolita anche in questo contesto si aggiudica il primo posto. La sua carriera è ora tutta in ascesa ed è un asso pigliatutto.
Il 1969, è un anno magico per Lolita: partecipa all'edizione forse più bella e combattuta di "Un disco per l'estate". Cinquantasei sono i cantanti in gara con altrettante canzoni tutte di qualità medio alta. Dopo una lunga e combattuta selezione radiofonica, ventiquattro approderanno a Saint Vincent e solamente dodici avranno accesso alla serata finale ripresa dalla RAI.
Lolita rientra a buon diritto tra queste, presenta un brano dal titolo "L'ultimo ballo d'estate" che sarà il suo più grosso successo discografico in termini di vendite e gradimento. Si presenta sul palco del casinò delle feste in forma smagliante, con una vertiginosa minigonna che mette ancor più in evidenza il suo fisico perfetto; il viso incorniciato dai capelli biondissimi e corti ed un trucco marcato fanno il resto. Interpreta il suo brano, che è tipicamente estivo in modo esemplare muovendosi con grazia ed eleganza conquistando le simpatie di tutto il pubblico presente in sala e dei telespettatori. Non si aggiudicherà il primo posto ma il successo è assicurato.
Poco dopo partecipa al Festival di Napoli in coppia con Peppino di Capri dove presenta addirittura due brani, anche questi accolti in modo favorevole.
Oramai sembrerebbe giunto il momento del successo definitivo per lei ed invece inspiegabilmente la sua carriera subisce una brusca frenata. Forse incomprensioni con la sua casa discografica (che nel frattempo ha lasciato) la portano ad un periodo di stallo in cui sembra aver smarrito la creatività.
Concorre al Disco per l'estate del 1970 con "Circolo chiuso" ed al successivo del 1971 con "io sto soffrendo", brani dignitosi che però aggiungono poco al suo curriculum canoro.
Nel 1973 ritorna alla sua vecchia casa discografica che le prepara un rilancio in grande stile coronando il suo desiderio di sempre: partecipare al festival di Sanremo.
Lolita, che oramai ha lasciato i panni della ragazzina beat ed è diventata una giovane donna nel pieno della sua bellezza, ha affinato la sua vocalità, diventata più morbida e sensuale. Quella che si presenta sul palco dell’Ariston è una nuova Lolita, ancora più solare e radiosa.
Presenta un brano bellissimo, melodico e raffinato dal titolo “Innamorata io” che esegue in maniera impeccabile e riscontra un’ottima accoglienza dal pubblico in sala.
All'epoca il regolamento sanremese prevedeva la doppia esecuzione dello stesso brano; a Lolita viene abbinato nientemeno che Claudio Villa, il reuccio che gode sempre di immensa fama. Una strategia discografica importante per rafforzare Lolita, che si rivelerà fallimentare. Villa dello stesso brano ne fa una versione nel suo stile, roboante e farraginosa; le sue doti canore sono indiscusse però in questo caso i due sono lontani milioni di anni luce come stile interpretativo.
Il verdetto sarà impietoso: eliminati entrambi. Per Lolita, che riponeva grandi speranze su questo rientro, sarà un enorme dispiacere, un dolore aggravato anche dal fatto che pure la sua vita sentimentale in questo particolare momento sta sgretolandosi.
E' l'ultima apparizione di Lolita in televisione e in grandi palcoscenici.
Continua con serate in locali e balere, scomparendo completamente dalla ribalta.
L' omicidio di Lolita fu scoperto il 27 aprile del 1986, in una villetta del complesso turistico "La Marinella" a Lamezia Terme. Il corpo della cantante fu trovato dai carabinieri. La cantante era stata massacrata a colpi di coltello e con il collo di una bottiglia alla testa e al pube. Per l' accusa la soluzione di quel giallo fu subito chiara: Teresa Tropea, trent'anni, e la madre Caterina Pagliuso, sessantaquattro, avevano ucciso la cantante perché questa aveva stretto una relazione sentimentale con l'ex fidanzato della ragazza, Michele Roperto, un giovane ginecologo dell'ospedale di Lamezia, separato dalla moglie e da diversi anni fidanzato con Teresa. Insomma la cantante che veniva dal nord aveva rubato il fidanzato e messo in pericolo un matrimonio più che probabile. Per questo andava punita. Nella sentenza di rinvio a giudizio il giudice istruttore di Lamezia, Salvatore Murone, aveva delineato la causale e le modalità del delitto in ogni suo aspetto. Nell'ottobre del 1985 Teresa Tropea, una bella ragazza dai lunghi capelli castani, occhi chiari, iscritta alla facoltà di medicina dell'università di Messina viene a conoscenza, questo il quadro dell'accusa, della relazione che Roperto ha instaurato forse fin dall'agosto di quell'anno con Lolita. Graziella Franchini da alcuni mesi si era trasferita da Milano in Calabria. Aveva abitato per un po' di tempo in un albergo, poi in una villetta del complesso turistico, case a schiera immerse nel verde, affacciate sul mar Tirreno. Fra Lolita e Michele Roperto le cose sembrano andare per il meglio ma di mezzo c'è Teresa. Anche in dibattimento il medico ha confermato che più volte Teresa cercò di far interrompere la relazione con Lolita e il venerdì santo del 1986 (un mese prima dell' omicidio) si verifica un episodio che ha poi rappresentato il punto centrale dell' accusa. Teresa e la madre si recano, infatti, nella villetta della Marinella e, presente Roperto, picchiano Lolita, colpendola anche con la leva di un cambio d'automobile. Dopo quell'espisodio, Roperto decide di troncare il fidanzamento con Teresa. Il 27 aprile, poi, Lolita viene uccisa.
Dopo due anni di dibattimento, che aveva suscitato l'attenzione morbosa dell'opinione pubblica, le due donne vengono assolte per insufficienza di prove.
A tutt'oggi l'omicida di Graziella Franchini non ha un nome.
Il 27 aprile 1986 muore a Lamezia Terme, all'età di 35 anni, Graziella Franchini, più conosciuta come "Lolita", cantante degli anni 60 e 70.
Graziella Franchini nasce nel 1950 in provincia di Verona, ha solo sedici anni quando viene notata dal maestro e talent scout Franco Chiaravalle ad una festa parrocchiale in provincia di Milano, mentre si esibisce in un piccolo palco su brani di artisti famosi. L’uomo rimane fortemente impressionato dall’incredibile potenza vocale della giovane, in forte contrasto con il suo fisico: minuto, grazioso, con un visetto regolare solcato sul mento da una deliziosa fossetta e dagli occhi di un verde mare incredibile; unisce il tutto un sorriso accattivante velatamente sexy. E’ come una folgorazione.
Presi accordi al termine dell’esibizione la presenta a Mara Del Rio, una famosa cantante degli anni 50, ora discografica che dopo un provino la mette immediatamente sotto contratto. In omaggio al suo aspetto sbarazzino e forse in simbiosi con una moda imperante all’epoca le assegna il nome d’arte di Lolita dal famoso e controverso romanzo di Nabokov.
Lolita incide il suo primo 45 giri dal titolo "Matusalemme", un brano in stile Ye-ye senza grandi pretese, ma dove ha modo di evidenziare le sue non comuni doti vocali.
Con questo partecipa al Festival di Pesaro e si classifica prima assoluta sbaragliando tutti gli avversari.
Nel 1967 partecipa al più importante Festival di Zurigo con un brano costruito appositamente per lei, "La mia vita non avrà domani", un titolo che come vedremo più avanti si rivelerà beffardamente profetico.
Il brano e l’interpretazione perfetta le assegnano anche in questo caso il primo posto assoluto, scatenando aspre polemiche poiché in quel festival partecipano tutti i migliori e collaudati cantanti del momento.
A smentire tutti arriveranno subito dopo i dati delle classifiche di vendita dei dischi dove Lolita compare immediatamente.
Ovviamente questo successo le aprirà le porte della televisione, con caroselli e partecipazione a varie trasmissioni musicali dove è sempre accolta con favore di pubblico.
Nel 1968 partecipa al Festival di Lugano con un remake di "Come le rose", uno splendido pezzo degli anni venti dove alla sua voce si unisce un'efficacissimo arrangiamento moderno. Lolita anche in questo contesto si aggiudica il primo posto. La sua carriera è ora tutta in ascesa ed è un asso pigliatutto.
Il 1969, è un anno magico per Lolita: partecipa all'edizione forse più bella e combattuta di "Un disco per l'estate". Cinquantasei sono i cantanti in gara con altrettante canzoni tutte di qualità medio alta. Dopo una lunga e combattuta selezione radiofonica, ventiquattro approderanno a Saint Vincent e solamente dodici avranno accesso alla serata finale ripresa dalla RAI.
Lolita rientra a buon diritto tra queste, presenta un brano dal titolo "L'ultimo ballo d'estate" che sarà il suo più grosso successo discografico in termini di vendite e gradimento. Si presenta sul palco del casinò delle feste in forma smagliante, con una vertiginosa minigonna che mette ancor più in evidenza il suo fisico perfetto; il viso incorniciato dai capelli biondissimi e corti ed un trucco marcato fanno il resto. Interpreta il suo brano, che è tipicamente estivo in modo esemplare muovendosi con grazia ed eleganza conquistando le simpatie di tutto il pubblico presente in sala e dei telespettatori. Non si aggiudicherà il primo posto ma il successo è assicurato.
Poco dopo partecipa al Festival di Napoli in coppia con Peppino di Capri dove presenta addirittura due brani, anche questi accolti in modo favorevole.
Oramai sembrerebbe giunto il momento del successo definitivo per lei ed invece inspiegabilmente la sua carriera subisce una brusca frenata. Forse incomprensioni con la sua casa discografica (che nel frattempo ha lasciato) la portano ad un periodo di stallo in cui sembra aver smarrito la creatività.
Concorre al Disco per l'estate del 1970 con "Circolo chiuso" ed al successivo del 1971 con "io sto soffrendo", brani dignitosi che però aggiungono poco al suo curriculum canoro.
Nel 1973 ritorna alla sua vecchia casa discografica che le prepara un rilancio in grande stile coronando il suo desiderio di sempre: partecipare al festival di Sanremo.
Lolita, che oramai ha lasciato i panni della ragazzina beat ed è diventata una giovane donna nel pieno della sua bellezza, ha affinato la sua vocalità, diventata più morbida e sensuale. Quella che si presenta sul palco dell’Ariston è una nuova Lolita, ancora più solare e radiosa.
Presenta un brano bellissimo, melodico e raffinato dal titolo “Innamorata io” che esegue in maniera impeccabile e riscontra un’ottima accoglienza dal pubblico in sala.
All'epoca il regolamento sanremese prevedeva la doppia esecuzione dello stesso brano; a Lolita viene abbinato nientemeno che Claudio Villa, il reuccio che gode sempre di immensa fama. Una strategia discografica importante per rafforzare Lolita, che si rivelerà fallimentare. Villa dello stesso brano ne fa una versione nel suo stile, roboante e farraginosa; le sue doti canore sono indiscusse però in questo caso i due sono lontani milioni di anni luce come stile interpretativo.
Il verdetto sarà impietoso: eliminati entrambi. Per Lolita, che riponeva grandi speranze su questo rientro, sarà un enorme dispiacere, un dolore aggravato anche dal fatto che pure la sua vita sentimentale in questo particolare momento sta sgretolandosi.
E' l'ultima apparizione di Lolita in televisione e in grandi palcoscenici.
Continua con serate in locali e balere, scomparendo completamente dalla ribalta.
L' omicidio di Lolita fu scoperto il 27 aprile del 1986, in una villetta del complesso turistico "La Marinella" a Lamezia Terme. Il corpo della cantante fu trovato dai carabinieri. La cantante era stata massacrata a colpi di coltello e con il collo di una bottiglia alla testa e al pube. Per l' accusa la soluzione di quel giallo fu subito chiara: Teresa Tropea, trent'anni, e la madre Caterina Pagliuso, sessantaquattro, avevano ucciso la cantante perché questa aveva stretto una relazione sentimentale con l'ex fidanzato della ragazza, Michele Roperto, un giovane ginecologo dell'ospedale di Lamezia, separato dalla moglie e da diversi anni fidanzato con Teresa. Insomma la cantante che veniva dal nord aveva rubato il fidanzato e messo in pericolo un matrimonio più che probabile. Per questo andava punita. Nella sentenza di rinvio a giudizio il giudice istruttore di Lamezia, Salvatore Murone, aveva delineato la causale e le modalità del delitto in ogni suo aspetto. Nell'ottobre del 1985 Teresa Tropea, una bella ragazza dai lunghi capelli castani, occhi chiari, iscritta alla facoltà di medicina dell'università di Messina viene a conoscenza, questo il quadro dell'accusa, della relazione che Roperto ha instaurato forse fin dall'agosto di quell'anno con Lolita. Graziella Franchini da alcuni mesi si era trasferita da Milano in Calabria. Aveva abitato per un po' di tempo in un albergo, poi in una villetta del complesso turistico, case a schiera immerse nel verde, affacciate sul mar Tirreno. Fra Lolita e Michele Roperto le cose sembrano andare per il meglio ma di mezzo c'è Teresa. Anche in dibattimento il medico ha confermato che più volte Teresa cercò di far interrompere la relazione con Lolita e il venerdì santo del 1986 (un mese prima dell' omicidio) si verifica un episodio che ha poi rappresentato il punto centrale dell' accusa. Teresa e la madre si recano, infatti, nella villetta della Marinella e, presente Roperto, picchiano Lolita, colpendola anche con la leva di un cambio d'automobile. Dopo quell'espisodio, Roperto decide di troncare il fidanzamento con Teresa. Il 27 aprile, poi, Lolita viene uccisa.
Dopo due anni di dibattimento, che aveva suscitato l'attenzione morbosa dell'opinione pubblica, le due donne vengono assolte per insufficienza di prove.
A tutt'oggi l'omicida di Graziella Franchini non ha un nome.
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aprile
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