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venerdì 22 ottobre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 ottobre.
Il 22 ottobre 1964 Jean Paul Sartre rifiuta, suscitando clamore in tutto il mondo, il premio Nobel per la letteratura che l'accademia di Svezia gli ha tributato.
Filosofo, narratore, drammaturgo e saggista, considerato il padre dell'esistenzialismo francese, Jean-Paul Sartre (Parigi 1905, Parigi 1980) ebbe un'infanzia segnata immediatamente, al secondo anno di vita, dalla morte del padre, un ufficiale di marina. Fu dapprima allevato dai nonni materni e, in seguito, con la madre, si trasferì a La Rochelle, dove frequentò il liceo locale. Fra il 1924 e il 1928 studiò all'École Normale Supérieure di Parigi. In questi anni Sartre conobbe Simone de Beauvoir, alla quale restò sentimentalmente legato tutta la vita. Nel 1931 cominciò a insegnare filosofia, prima al liceo di Le Havre, poi al Pasteur e successivamente al Condorcet di Parigi. Negli anni 1933-34 soggiornò a Berlino dove lesse per la prima volta le opere di E. Husserl, di M. Heidegger e di K. Jaspers. La nascita di Sartre come filosofo è narrata da lui stesso in Les Mots (1964; Le parole), opera autobiografica, illustrazione prima del suo mondo ideale. Sartre pubblicò la sua prima opera filosofica, L'imagination (L'immaginazione), nel 1936, con la quale diede l'avvio a una produzione copiosa che lo vide impegnato sulla scena del pensiero europeo. Ne L'imagination si delinea il suo credo filosofico, in un allargamento del pensiero fenomenologico di Husserl e nella presa di coscienza dell'esistenzialismo di marca tedesca. Con L'Être et le Néant (1943; L'Essere e il Nulla) Sartre perfezionerà la sua dialettica visione del mondo, per approdare successivamente, intorno al 1960, al confronto col marxismo della Critique de la raison dialéctique (Critica della ragione dialettica). Oltre che nel saggio filosofico il pensiero di Sartre si era già manifestato con La Nausée (1938; La Nausea), prima opera di Sartre romanziere, nella quale al romanzo meramente narrativo di situazione e di intreccio oppone il romanzo di idee, in cui il protagonista, alter ego dello scrittore, percorre un lungo e tortuoso cammino verso la coscienza del sé e del proprio essere nel mondo. Seguirono altre due opere di narrativa, Le Mur (1939; Il muro) e Les chemins de la liberté (1945-49; Le vie della libertà, inizialmente pensato in quattro volumi, ma di cui solo tre videro la luce), in cui Sartre, adottando la tecnica cinematografica della simultaneità, affrontò letterariamente il dramma generale della seconda guerra mondiale. Successivamente Sartre ampliò il suo orizzonte scrivendo altre opere per il teatro. Nascono così Les Mouches (1943; Le mosche), una trasposizione in chiave moderna dell'Orestea, a cui l'anno dopo seguì Huis clos (A porte chiuse). Intanto, sempre nel 1944, Sartre partecipò attivamente alla Resistenza e, lasciato definitivamente l'insegnamento, nel 1945 fondò, insieme a M. Merleau-Ponty e a S. De Beauvoir la rivista Les Temps Modernes, nella quale, accanto all'esperienza filosofica e letteraria, troverà ampio spazio l'impegno politico. In questo periodo strinse una forte amicizia con A. Camus, che finì, però, col frantumarsi nell'arco di una dura polemica apertasi nel 1952 e spentasi con la prematura morte di quest'ultimo. In seguito a numerosi viaggi in tutto il mondo, da giornalista, Sartre passò dai primi testi atemporali per il teatro a una precisa collocazione nel mondo dei suoi personaggi: con Morts sans sépolture (1946, Morti senza tomba) siamo in piena guerra civile spagnola; con La putaine respecteuse (1946; La sgualdrina timorata) negli USA, e nel difficile clima di integrazione razziale; e ancora con Les mains sales (1948; Le mani sporche) Sartre affronta il conflitto tra realismo e idealismo in politica; con Le diable et le bon Dieu (1951; Il diavolo e il buon Dio) il potere dell'uomo di foggiarsi il proprio destino; Les séquestrés d'Altona (1959; I sequestrati di Altona) tratta lo smarrimento in cui la tirannide può precipitare una coscienza. Alle opere teatrali si aggiunsero i saggi Baudelaire (1947), Saint-Genet, comédien et martyre (1952; Santo Genet, commediante e martire) e le parallele inchieste, puntualizzazioni, considerazioni condotte su Les Temps Modernes. Nel 1964 gli venne conferito il Nobel, ma Sartre lo rifiutò poiché, a suo avviso, «nessun uomo merita di essere consacrato da vivo». Aveva già rifiutato la Legione d'onore, nel 1945, e ancora una cattedra al Collegio di Francia. Questi onori, secondo lui, avrebbero alienato la sua libertà, facendo dello scrittore un'istituzione. Questi suoi gesti resteranno celebri poiché in grado di illuminare lo spirito e lo stato d'animo dell'intellettuale.
L'opera di Sartre è inevitabilmente segnata dalla contraddizione di chi, parlando sempre di engagement, nega alla letteratura qualsiasi capacità di autonomia. Ed è in questo senso che la sua opera di romanziere e drammaturgo è strettamente legata alla vastità e alla coerenza della sua visione del mondo, la cui unità appare garantita dall'inesauribile dibattito sulla libertà. La libertà, presupposto essenziale per la realizzazione dell'uomo, deve servire soltanto a “impegnarsi”. Per Sartre ogni scrittore è “compromesso con il proprio tempo”, che egli parli o taccia, giacché anche i silenzi di coloro che sono venuti alla ribalta per farsi ascoltare hanno un'eco e un significato. L'existentialisme est un humanisme (1946; L'esistenzialismo è un umanesimo) chiarì inequivocabilmente questi principi e il titolo stesso del saggio è una risposta a quella che deve essere la posizione dello scrittore nella società, la scelta dell'uomo di fronte all'esistenza: l'impegno politico. L'importanza e la grandezza di Sartre scrittore sono, in questo senso, legate alla terribile densità del mondo da lui elaborato intellettualmente, rappresentato e messo in scena: un mondo assurdo e ripugnante, un mondo "a porte chiuse", dominato dall'orrore per la condizione stessa dell'esistere. E tuttavia la possibilità di una via di uscita è accennata e consiste nel farsi carico, ancora una volta, del proprio agire e nella capacità di accogliere in sé una forte responsabilità etica e politica. Dei suoi saggi successivi si ricordano ancora Le peintre sans privilège (1962; Il pittore senza privilegi), Marxisme et existentialisme (1963; Marxismo e esistenzialismo, in collaborazione con R. Garaudy), Les communistes et la paix (1969; I comunisti e la pace) e L'idiot de la famille (1972; L'idiota di famiglia), dedicato a G. Flaubert e non privo di espressioni polemiche sull'autore. Sartre scrisse anche sceneggiature per il cinema: Les jeux sont faits (1947), L'Engrenage (1949; L'ingranaggio), adattato anche per il teatro, e lo stesso Les Mots. Successivamente Sartre venne sempre più accentuando l'impegno politico in campo marxista; in particolare lo svolgimento dei motivi “libertari” inerenti alla sua interpretazione del marxismo in termini fenomenologico-esistenziali lo portò a dure critiche nei confronti del marxismo istituzionalizzato e della sinistra ufficiale e a una concezione della rivoluzione identificata con una sorta di contestazione permanente. Colpito da cecità quasi totale, pubblicò saggi, articoli (su L'idiot international e La cause du peuple) e interviste: oltre a quelli raccolti in Situations VIII, IX (1972) e X (1976), altri formano la trama del libro-conversazione On a raison de se revolter (1974; Le ragioni della rivolta) composto con due militanti dell'estrema sinistra, Pierre Victor e Philippe Gavi, co-fondatori del giornale Libération del quale Sartre fu per qualche tempo direttore. Nel 1983 sono apparsi postumi i Cahiers pour une morale (Quaderni per una morale) e i Carnets de la drôle de guerre (Taccuini di guerra) scritti tra il 1939 e il 1940. Sempre nel 1983 è uscito l'epistolario privato di Sartre: Premières lettres de guerre à Simone de Beauvoir e Lettres au Castor et à quelques autres (trad. it. Lettere al castoro). Nel 1990 sono stati pubblicati testi autobiografici sotto il titolo Ecrits de jeunesse (Scritti giovanili). Il crollo dei regimi marxisti e la condanna dell'ateismo di Stato conseguente agli eventi succedutisi in Europa dal 1989 hanno giustificato alcuni suoi ripensamenti sul marxismo e ridimensionato alcune sue affermazioni sull'esistenzialismo ateo.
Morì nel 1980 al culmine del successo, quando ormai era diventato icona della gioventù ribelle e anticonformista del dopoguerra. Si stima che al suo funerale presenziarono cinquantamila persone. È sepolto nel cimitero di Montparnasse a Parigi.


giovedì 21 ottobre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 ottobre.
Il 21 ottobre 1959 apre a New York il Guggenheim Museum, sul progetto di Frank Lloyd Wright.
Il Guggenheim Museum di New York, è uno dei più importanti musei al mondo nel campo dell'arte moderna e contemporanea.
Il famoso edificio, che ospita il Salomon, progettato da Frank Lloyd Wright tra il 1957 e il 1959, appare esternamente come una spirale rovesciata in cemento bianco a quattro anelli che sale fino a una cupola di vetro a circa 30 metri d’altezza.
All’interno la spirale si apre su di un vasto spazio centrale e viene percorsa dal visitatore partendo dall’alto e scendendo per una rampa elicoidale lunga 432 metri che si snoda lungo un spazio espositivo composto da oltre 70 nicchie e molte piccole gallerie in cui sono in mostra le opere d’arte del museo.
La Grande Rotonda a piano terra del Museo è stato il sito di molte celebri mostre, mentre le sue gallerie più piccole lungo la rampa elicoidale, sono dedicate alla rinomata collezione del Guggenheim, che va dall'Impressionismo all'Arte Contemporanea  fino alle Avanguardie.
La costruzione ospita anche un Auditorium, una rotonda (dove al venerdì e al sabato, dalle 15.00 alle 20.00, si tengono le sessioni del World Beat Jazz), una Caffetteria e un Negozio di libri d’arte.
Inizialmente denominato Museo della Pittura Non-Oggettiva (Museum of Non-Objective Painting), il Guggenheim fu costruito per esporre le opere delle Avanguardie Artistiche che si andavano sempre più imponendo nel mondo dell'arte, come Vasilij Kandinskij e Piet Mondrian.
 Il museo fu trasferito nella sede attuale, quando, l'edificio progettato dall'Architetto Frank Lloyd Wright, fu completato.
Ultimo grande lavoro del celebre Architetto, molto discusso dai critici architettonici, è ancora mondialmente riconosciuto come uno dei capolavori dell'architettura contemporanea.
Dalla strada, l'edificio assomiglia a un nastro bianco che si avvolge attorno a un cilindro più largo in cima e più stretto alla base, in forte contrasto con i grattacieli di Manhattan che lo circondano.
L'interno del Solomon R. Guggenheim Museum, viene illuminata dalla luce naturale proveniente dalla cupola o da altre forme di luce indirette, sistemate lungo la rampa.
I muri, leggermente inclinati in fuori, dispongono i quadri esattamente come sui cavalletti dove sono stati creati dall'artista.
Le opere sono illuminate sia dalla luce naturale, che entra da un nastro continuo di lucernari a vetrata verticale che segue la parete curva e inclinata, sia da fonti di luce ad incandescenza.
Solo alcune delle opere esposte sono illuminate individualmente.
Il patrimonio artistico del Museo è costituito da opere d’arte provenienti da cinque grandi collezioni private: la Guggenheim Collection, la Tannhauser Collection (offerta dal mercante d’arte tedesco Justin K. Thannhauser), la collezione di dipinti espressionisti tedeschi di Karl Nierendorf, la raccolta di dipinti e di sculture dell’avanguardia storica di Katherine S. Dreier e la collezione di Minimal Art Americana degli anni Sessanta e Settanta del conte Giuseppe Panza di Biumo.
Alle collezioni di partenza si sono aggiungete le successive acquisizioni dei direttori e dei funzionari del museo, come le opere di Roy Lichtenstein e di Joseph Beuys.
Il Museo Guggenheim possiede 5.000 tra dipinti, sculture e lavori su carta del periodo compreso tra l’Impressionismo e i giorni nostri, illustrati da un ampio catalogo.
Un patrimonio tanto grande che può venire esposto solo parzialmente e a periodi alterni.
Nel Guggenheim, infatti, si organizzano annualmente almeno cinque o sei mostre straordinarie che, per la loro ampiezza e importanza, tendono a occupare, tutto o quasi, lo spazio espositivo disponibile.
 Il museo, inoltre, organizza esposizioni di sue opere in tutti i Musei del Mondo.
Tra i pezzi più significativi che appartengono al patrimonio del museo vanno ricordate senz’altro la più grande collezione al mondo delle opere di Kandinsky e le migliori opere dei pittori Henri Rousseau, Delaunay, Georges Braque, Pablo Picasso, Fernand Léger, Marc Chagall, Piet Mondrian, Oscar Kokoschka, Amedeo Modigliani,  Paul Klee, Pollock, Rauschenberg e di decine di altri artisti famosi.
Altre Esposizioni Complementari e Mostre di Opere dei Nuovi Artisti possono essere visitate presso il Guggenheim Museum SoHo, al n. 575 di Broadway, all’angolo con la Prince Street.
Questa “filiale” del museo di Fifth Avenue, inaugurata nel 1992, ha sede in un ex magazzino della fine dell’800, trasformato dall’architetto Arata Isozaki in un ampio spazio espositivo di circa 3.000 metri quadrati.
Nel 1996 il museo ha subìto alcuni lavori di ristrutturazione che lo hanno trasformato, anche grazie alla sponsorizzazione dell’ENEL italiana e della Deutsche Telekom, in uno spazio destinato all’esposizione di opere e apparecchiature ispirate alla più moderna tecnologia informatica e multimediale (CD-ROM e realtà virtuale).

mercoledì 20 ottobre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 ottobre.
Il 20 ottobre 2011, durante una lunga e logorante guerra civile, i ribelli libici uccidono il colonnello Gheddafi, sovrano indiscusso del paese da oltre 40 anni.
Muammar Gheddafi nasce il giorno 7 giugno 1942 a Sirte, città portuale libica, all'epoca parte della provincia italiana di Misurata.
Gheddafi fu la guida ideologica del colpo di stato che il 1 settembre 1969 portò alla caduta della monarchia del re Idris. Di fatto nel paese che è andato a guidare negli anni, vigeva un regime del tutto assimilabile a una dittatura: infatti Gheddafi godeva di poteri assoluti e deteneva nel mondo il record come capo di Stato in carica da più tempo.
Negli anni della sua nascita l'Africa del nord è a suo malgrado teatro degli eventi bellici mondiali. Figlio di beduini analfabeti, il piccolo Muammar cresce ai bordi del deserto dove pascola ovini e cammelli, alla bisogna raccoglie quei pochi cereali che l'arida terra del deserto riesce a dare.
Come tutti i maschi delle stesse condizioni sociali ha però il diritto di essere iniziato alla dottrina dell'Islam, impara così a leggere e a scrivere con un unico libro di testo: il Corano.
Nella Libia del 1948 il recente passato bellico è ancora vivo. Il piccolo Gheddafi e due cuginetti sono investiti dallo scoppio accidentale di una granata inesplosa mentre giocano tra le dune. L'ordigno, probabilmente un lacerto dell'esercito italiano di stanza nella zona all'epoca del conflitto, uccide i due cugini e ferisce ad un braccio Muammar provocandogli una profonda cicatrice. Fedele alla dottrina impartita, nel 1956 raggiunta l'età di otto anni, si iscrive alla scuola coranica a Sirte e in un secondo momento a quella di Fezzen, che è in pieno deserto. Il piccolo studente fa la spola tra la tenda paterna e la città una volta alla settimana. Frequenta le scuole coraniche fino al 1961.
Si trasferisce a Bengasi, città del golfo della Sirte, dove si iscrive all'Accademia Militare. Provetto cadetto, nel 1968, frequenta un corso di specializzazione a Beaconsfield cittadina inglese a circa quarantacinque chilometri da Londra. Termina l'addestramento militare nel 1969: Gheddafi ha ventisette anni e il grado di capitano.
Durante tutto il periodo della sua formazione sia ideologica sia marziale è influenzato dal pensiero panarabo e dalle idee repubblicane dello statista egiziano Gamal Abd el-Nasser, che sconvolgono il mondo arabo. La Libia è difatti una monarchia corrotta, asservita agli occidentali. Il governo di re Idris I stenta a lasciarsi alle spalle il passato colonialista, fatto di servilismi e disfacimento.
Infervorato dalla realtà di questa situazione, Muammar Gheddafi il giorno martedì 26 agosto 1969, approfitta dell'assenza dei regnanti, impegnati in un viaggio all'estero, e guida, con l'appoggio di parte dell'esercito a lui solidale, un colpo di stato militare volto a ribaltare la situazione governativa. La manovra ha successo, e appena il lunedì della settimana successiva, il primo settembre, la Libia è una "Repubblica Araba Libera e Democratica". Il governo è retto da dodici militari devoti alla causa panaraba di stampo nasseriano, che formano il Consiglio del Comando della Rivoluzione. A capo del Consiglio c'è Muammar che ha il titolo di Colonnello. Gli stati Arabi riconoscono subito il nuovo Stato libico e anche l'URSS e le potenze occidentali, anche se in un primo momento restie, danno credito a quello che in pratica è un regime dittatoriale instaurato dal Colonnello Gheddafi.
Grazie alle risorse petrolifere del territorio, il nuovo governo crea dapprima le infrastrutture mancanti al paese: scuole e ospedali, vengono anche parificati gli stipendi dei dipendenti "statali" e aperte le partecipazioni aziendali per gli operai. Il neo-governo instaura la legge religiosa. La "Sharia" derivata dai concetti della Sunna e del Corano proibisce l'uso delle bevande alcoliche, che vengono quindi bandite in tutto il territorio, con la conseguente chiusura "forzata" dei locali notturni e delle sale da gioco. La politica nazionalista estirpa poi qualsiasi riferimento straniero dalla vita quotidiana delle persone a partire dalle insegne dei negozi che devono essere tutto in caratteri arabi. L'insegnamento di una lingua straniera è bandita nelle scuole.
Le comunità estere residenti nel paese, tra cui quella italiana che è numerosissima, sono progressivamente espulse; i beni sono confiscati in nome di una rivalsa contro "i popoli oppressori".
Tutti i contratti petroliferi con aziende estere sono stracciati e le aziende statalizzate, salvo poi rivedere alcune posizioni in particolar modo con il governo italiano. Anche le basi militari di USA e Inghilterra sono evacuate e riconvertite dal Governo del Colonnello.
Gheddafi espone i suoi principi politici e filosofici nel famoso "Libro verde" (il cui nome rimanda al "Libro Rosso" di Mao Tse-tung), pubblicato nel 1976. Il titolo prendeva spunto dal colore della bandiera libica, che infatti è completamente verde, e che richiama la religione musulmana, dato che verde era il colore preferito di Maometto ed il colore del suo mantello.
Durante gli anni '90 condanna l'invasione dell'Iraq ai danni del Kuwait (1990) e sostiene le trattative di pace tra Etiopia ed Eritrea. Quando anche Nelson Mandela fece appello alla comunità internazionale, a fronte della disponibilità libica di lasciar sottoporre a giudizio gli imputati libici della strage di Lockerbie e al conseguente pagamento dei danni provocati alle vittime, l'ONU decise di ritirare l'embargo alla Libia (primavera del 1999).
Nei primi anni dopo il 2000, gli sviluppi della politica estera di Gheddafi portano ad un riavvicinamento agli Stati Uniti di George W. Bush e alle democrazie europee, con un parallelo allontanamento dall'integralismo islamico.
Nel febbraio 2011 la rivoluzione araba colpisce la Libia portando a sanguinosi scontri e ad oltre mille morti. Le violenze perpetrate dal raìs contro la popolazione rivoltosa libica impiegano l'utilizzo di forze mercenarie africane provenienti dal Niger e altri stati limitrofi. Nel mese di marzo una risoluzione ONU autorizza la comunità europea a intervenire con mezzi militari per garantire l'incolumità dei cittadini libici e di fatto evitare una guerra civile.
Tripoli cade il il 21 agosto: i fedeli al vecchio regime di Gheddafi organizzano la loro resistenza in varie aree del paese, principalmente a Sirte e Bani Walid. Dopo lunghi mesi di fuga e resistenza, il leader libico viene catturato durante la fuga da Sirte, sua città natale, caduta ad ottobre sotto gli ultimi assalti degli insorti e dopo un lungo assedio. Un doppio raid degli elicotteri della Nato, a supporto dei ribelli libici, avrebbe prima bloccato Gheddafi e poi ferito mortalmente in un secondo tempo. Muammar Gheddafi muore durante il trasporto in ambulanza il 20 ottobre 2011. Aveva 69 anni.
Nel marzo 2012 la Guardia di Finanza ha sequestrato beni in Italia della famiglia Gheddafi per oltre un miliardo di euro. Tra questi l’1,256 % di Unicredit (pari ad un valore di 611 milioni di euro), il 2 % di Finmeccanica, l’1,5 % della Juventus, lo 0,58 % di Eni, pari a 410 milioni, lo 0,33 % di alcune società del gruppo Fiat, come Fiat Spa e Fiat Industrial. Oltre alle quote azionarie, le Fiamme Gialle hanno apposto i sigilli anche a 150 ettari di terreno nell’isola di Pantelleria, due moto (una Harley Davidson e una Yamaha) e un appartamento in via Sardegna, a Roma. Diversi anche i conti correnti posti sotto sequestro: il deposito più consistente, 650mila euro in titoli, è quello presso la filiale di Roma della Ubae Bank, una joint venture italo-libica.

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