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martedì 9 dicembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi



Buongiorno, oggi è il 9 dicembre.

Il 9 dicembre 1945 il Generale Patton ha un incidente stradale che in seguito gli risulterà fatale.

George Patton, il cui nome completo è George Smith Patton, nacque a San Gabriel (California, USA) l'11 novembre 1885 e morì a Heidelberg (Germania) il 21 dicembre 1945. E' stato un generale statunitense, esperto nell'impiego dei mezzi corazzati, durante la seconda guerra mondiale.

Nasce a San Gabriel, un piccolo sobborgo nei pressi di Los Angeles, l'11 novembre 1885, da una ricca famiglia di tradizione militare della Virginia. Il nonno, George S. Patton Senior, fu colonnello dell'esercito confederato durante la Guerra di Secessione e morì nel 1864 durante la Terza battaglia di Winchester. Il suo pro-zio, Waller T. Patton, fu invece un tenente colonnello che morì durante la Carica di Pickett nel corso della battaglia di Gettysburg del 1863.

Spinto dall'esempio dei propri familiari, il giovane George, a soli 14 anni, entra a far parte dell'accademia militare di West Point, dalla quale uscirà come ufficiale di cavalleria.

Nel 1912 prende parte alla V Olimpiade di Stoccolma, durante la quale partecipa alla gara di pentathlon moderno, inserita per la prima volta nel programma olimpico. Il suo percorso agonistico si conclude con un ventesimo posto nella prova di tiro, un settimo posto nel nuoto, un quarto posto nella scherma , un sesto posto nell'equitazione ed infine un terzo posto nella corsa. Nella classifica finale arriva quinto dietro a quattro atleti svedesi.

Durante la campagna del Messico (1916-1917) contro Pancho Villa, il giovane Patton ha la possibilità di combattere al fianco del generale John Joseph Pershing insieme al quale, durante un conflitto a fuoco, riesce ad uccidere, dopo aver montato una mitragliatrice sopra una macchina, Julio Cardenas, il braccio destro di Villa.

Grazie a questa trovata, il giovanissimo George Patton conquista l'ammirazione di tutti per la sua strabiliante abilità nell'utilizzare in guerra le unità meccanizzate e viene promosso al grado di capitano.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, dopo il coinvolgimento degli Stati Uniti, George Patton viene inviato in Europa, ancora una volta al fianco del generale Pershing. Durante questo conflitto impara tutto ciò che c'è da sapere sull'utilizzo dei carri armati.

Nel 1939, un anno prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, viene promosso tenente colonnello, mentre l'anno seguente diventa Maggiore Generale.

Nel 1941, dopo aver conseguito alcune ulteriori specializzazioni nell'uso dei mezzi corazzati, viene messo a capo della seconda Divisione corazzata, con la quale, nel 1942, prende parte all'operazione Torch, dirigendo lo sbarco in Marocco della cosiddetta Western Task Force.

In Marocco rimane per qualche tempo per preparare il primo Corpo d'armata corazzato al futuro sbarco in Sicilia ma, in seguito al disastro della battaglia del passo di Kasserine, viene incaricato dal generale Dwight Eisenhower di prendere il comando delle forze americane in Tunisia.

Qui George Patton si dimostra estremamente risolutivo e riesce ad organizzare tutte le forze per sollevare il morale delle sue truppe, profondamente demoralizzate per via delle continue sconfitte subite. Il suo gruppo d'armata passa all'offensiva il 17 marzo 1943, ma tutti gli attacchi, nonostante la superiorità numerica degli americani, vengono continuamente respinti dai tedeschi. Il 24 marzo, il generale Patton riesce a respingere un contrattacco di panzer ad El Guettar, ma una serie di attacchi a Fondouk e a El Guettar il 27 e il 28 marzo terminano con pesanti perdite per la compagnia americana, mentre i difensori italo-tedeschi riescono a mantenere le loro posizioni.

Considerato uno dei più energici comandanti americani, George Patton viene messo al comando della settima Armata impegnata nello sbarco in Sicilia, avvenuto il 10 luglio 1943. Campagna, questa, durante la quale avviene uno dei massacri più atroci per via dell'uccisione di 73 soldati italiani, catturati durante la battaglia per la conquista dell'aeroporto di "Santo Pietro" a Biscari (oggi Acate). Fatto che, terminata la guerra, costa al comandante Patton un processo, che si conclude con la piena assoluzione, anche se su questo episodio, a distanza di anni, permangono ancora non pochi misteri.

Terminata la Campagna in Sicilia, George Patton viene immediatamente richiamato in Gran Bretagna, dove viene messo a capo della terza Armata, che da alcune settimane, precisamente il 6 giugno 1944, era sbarcata in Normandia. Durante questo periodo, il comandante americano si distingue particolarmente nelle operazioni di conquista di alcune importanti città francesi come Nantes, Orléans, Avranches, Nancy e Metz.

Riesce, in maniera esemplare, a respingere la controffensiva tedesca delle Ardenne (16 dicembre 1944) contrattaccando e riuscendo a mettere in fuga l'esercito tedesco. Dopo aver contribuito alla liberazione della Francia dagli eserciti nazisti, ed essersi preparato a liberare anche Praga, dove però era già giunto l'esercito sovietico, fa ritorno da eroe, anche se con molti scheletri nell'armadio, negli Stati Uniti.

Il 9 dicembre 1945 rimane coinvolto in un incidente stradale. Ad un incrocio l'auto a bordo della quale viaggiava si scontra con un autocarro. Nessuna delle persone a bordo rimane ferita. Nessuna tranne Patton che, seduto sul sedile posteriore, viene sbalzato in avanti sbattendo violentemente la testa sul sedile anteriore e fratturandosi l'osso del collo.

Nonostante i gravi traumi subiti, riesce a sopravvivere fino al 21 dicembre 1945 quando, in seguito ad un edema polmonare e ad una congestione cardiaca, si spegne improvvisamente ad Heidelberg, in Germania, dopo aver apparentemente recuperato le forze. La sua morte a distanza di tempo, ha dato origine ad ipotesi di un complotto per eliminarlo, a garanzia del patto di Jalta.


 

lunedì 8 dicembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è l'8 dicembre.

L'8 dicembre 2018 ebbe luogo la tragedia della discoteca di Corinaldo.

Cinque giovani di età compresa tra i 14 e i 16 anni e una madre che accompagnava la figlia sono morti travolti dalla calca generata dall’allarme per il presunto utilizzo di uno spray al peperoncino in un locale in provincia di Ancona, la discoteca "Lanterna azzurra" di Corinaldo, a margine del concerto del trapper Sfera Ebbasta. Sette persone sono rimaste ferite, ricoverate in codice rosso e messi in coma farmacologico.

Le vittime sono Asia Nasoni, 14enne di Senigallia; Daniele Pongetti, 16enne di Senigallia; Benedetta Vitali, 15enne di Fano; Matttia Orlandi, 15enne di Frontone; Emma Fabini, 14enne di Senigallia; Eleonora Girolimini, 39enne di Senigallia, accompagna uno dei suoi quattro figli, una bimba di 11 anni  che si è salvata. I feriti – si parla di una sessantina di persone – sono stati trasportati negli ospedali di Torrette ad Ancona (i più gravi), Senigallia e Jesi. I più gravi furono due ragazze e cinque ragazzi tra i 14 e i 20 anni, tutti ricoverati per trauma cranico o toracico e messi in coma farmacologico. I medici li hanno dichiarati "da considerarsi in pericolo di vita ma in condizioni stabili".

A seguito del fuggi fuggi per l’utilizzo del gas, la calca si sarebbe riversata verso l’uscita. Ma a causa della chiusura di un'uscita di emergenza, è stata usata un'altra uscita di sicurezza, quella che dà su un ponticello che, dopo aver attraversato un piccolo fossato, collega il locale al piazzale del parcheggio. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il dramma è avvenuto in quel punto: quando i ragazzi sono usciti di corsa dal locale, decine di loro si sono accalcati per passare sul ponticello fino a quando una balaustra ha ceduto. I primi ragazzi sono così caduti nel fossato, un metro sotto il ponticello, e sono stati schiacciati dal peso di quelli che li seguivano.

Gli inquirenti hanno considerato sin dall'inizio diversi elementi: sia in merito alla dinamica del dramma, che ricorda piuttosto da vicino quella di piazza San Carlo a Torino (anche in quel caso il panico venne scatenato da spray urticante), sia in relazione all'ipotesi che nel locale fossero presenti più persone del consentito. Quasi il triplo. In tal senso, il procuratore capo della Repubblica di Ancona Moncia Garulli, dopo un sopralluogo alla discoteca, aveva detto che "i biglietti venduti sono circa 1.400 a fronte di una capienza di 870 persone". Sono passate al vaglio degli investigatori anche le testimonianze sul mancato funzionamento di un'uscita di emergenza. Sono due i filoni di indagine che si sono sviluppati dopo la strage di Corinaldo.

Il primo riguarda le responsabilità dei proprietari e dei gestori della Lanterna Azzurra, oltre che del sindaco, degli amministratori e dei tecnici che hanno rilasciato il permessi al locale.  Al momento, risultano indagate 17 persone. Il secondo filone, invece, riguarda la banda dello spray del modenese accusata di aver diffuso la sostanza urticante all’interno del locale, per il quale ci sono cinque persone indagate. Per due di loro, entrambi minorenni, è stata chiesta l'archiviazione delle accuse perché non farebbero parte della gang ritenuta responsabile della tragedia. Quest'ultima, composta da giovani di età compresa tra i 19 e i 22 anni, aveva messo a segno anche altri colpi del genere, usando sempre lo stesso modus operandi, per altro in località diverse con l'obiettivo di rubare monili e collane.

Il 30 luglio 2020 i sei componenti della cosiddetta "banda dello spray" vengono condannati a pene dai 10 ai 12 anni di reclusione, dopo che sono stati loro riconosciuti tutti i capi di imputazione tranne quello di associazione per delinquere.

Il 13 dicembre 2022, dopo l'appello degli imputati, la Cassazione ha confermato le condanne in via definitiva:

12 anni 6 mesi e 20 giorni per Ugo Di Puorto

12 anni 4 mesi e 20 giorni per Raffaele Mormone

11 anni e 10 mesi per Andrea Cavallari

11 anni e 6 mesi per Moez Akari

11 anni e 3 mesi per Haddada Souhaib

10 anni e 9 mesi per Badr Amouiyah

Un altro presunto componente della banda fu condannato nel maggio 2023, in primo grado, con rito abbreviato, a 10 anni e 5 mesi.

Andrea Cavallari, il 3 luglio 2025, dopo aver ricevuto un permesso di uscita per la sua laurea, senza essere scortato da nessuna guardia, ne ha approfittato per evadere, non facendo più rientro in carcere e rendendosi irreperibile.  Andrea Cavallari è stato poi catturato il 17 luglio 2025 a Barcellona.


domenica 7 dicembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 7 dicembre.

Il 7 dicembre 1895 ebbe luogo la terribile disfatta dell'Amba Alagi.

Il 7 dicembre 1895 si consumò una delle più note (e drammatiche) battaglie della Guerra d'Abissinia (1895-1896). La guerra fu il primo (fallito) tentativo dell'Impero Italiano di conquistare l'Impero Etiope (l'Italia aveva da poco preso il controllo dell'Eritrea). La montagna Amba Alagi si trova nel nord dell'Etiopia (nella regione del Tigrè) al confine con l'Eritrea, sulla via principale di comunicazione tra i due paesi.

La storia militare che porterà poi alla decisiva battaglia del 7 dicembre, ebbe inizio il 13 ottobre 1895 quando le truppe italiane (in realtà composte da ascari, ovvero mercenari eritrei e arabi), guidate dal maggiore Pietro Toselli, occuparono la montagna di Amba Alagi. Il battaglione alla fine era composto da 2350 uomini che dopo quasi due mesi di tattiche di guerra si scontrò con 30.000 uomini dell'esercito etiope guidato da Maconnen Uoldemicael , meglio noto come Ras Macconen (padre del futuro imperatore d'Etiopia Haile Salassie). La battaglia iniziò alle 6.30 del mattino del 7 dicembre e nel primo pomeriggio l'esercito italiano era completamente annientato. Sul campo 2039 morti (di cui 19 ufficiali italiani, 20 graduati italiani e 2000 ascari). Le truppe etiopi ebbero 276 morti (3000 secondo fonti italiane).

Molti sono gli scritti che affrontano la questione delle sconfitte militari italiane in Abissinia, le successive  vittorie e in generale la storia coloniale italiana. Per quanto riguarda le battaglie si è spesso affrontato la questione del sacrificio "degli italiani" (che poi come abbiamo visto in queste, come in altre occasioni, italiani non erano) in terra d'Africa. E' del tutto evidente che l'Italia, come altri paesi europei, ha colonizzato (o tentato di farlo) terre lontane ed abitate. Spesso i colonizzatori hanno trovato resistenza. Gli Etiopi, gli Zulu, gli Ashanti piuttosto che gli Herero tentarono in tutti i modi, spesso pagandolo a caro prezzo, di proteggere le loro terre.

Noi italiani ricordiamo i martiri e il sacrificio dei militari, forse le nostre giovani generazioni osservano incuriositi i cartelli di toponomastica che in molte nostre strade ricordano queste antiche battaglie, gli africani pagano ancora le conseguenze di quelle conquiste.

Amba Alagi fu protagonista di un'altra sconfitta italiana, quella patita nel corso della Seconda Guerra Mondiale dalle truppe italiane contro l'esercito inglese nell'aprile-maggio 1941, ma questa è un'altra storia.

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