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giovedì 29 settembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 settembre.
Il 29 settembre 1936 Francisco Franco viene dichiarato Generalísimo de los ejércitos de Tierra, Mar y Aire. E' l'inizio della dittutura spagnola conosciuta come "franchismo".
Francisco Franco Bahamonde nasce il 4 dicembre 1892 a El Ferrol, città portuale della Spagna nordoccidentale (nella regione della Galizia) non lontano da La Coruña. La famiglia, di classe media, è tradizionalmente legata alla marina. La sua infanzia non è fortunata: i genitori si separano e Francisco non sembra nutrire grande affetto per il padre, che descriverà come introverso e timido.
Francisco Franco entra all'Accademia Militare di Toledo all'età di 14 anni: è uno dei cadetti più giovani e di più bassa statura. Cinque anni più tardi diviene ufficiale e chiede di essere inserito nell'esercito d'Africa. La sua esperienza africana inizia nel 1912 e avrà notevole influenza nella formazione del suo carattere e delle sue capacità professionali.
Franco è un ufficiale valoroso. Viene ferito varie volte e anche in modo grave. Grazie al suo valore e al suo impegno il suo nome diviene presto noto e la sua figura rilevante nell'ambiente militare.
Nel 1920 entra nei ranghi della Legione, élite militare di volontari il cui prototipo umano è l'avventuriero. Si distingue per la sua preoccupazione per le necessità dei soldati ma anche per la sua durezza e il principio della disciplina. Diviene col tempo un maestro nella guerra africana per la dimestichezza nelle piccole manovre avvolgenti su terreni accidentati. Il suo carisma è quello di un ferreo difensore dell'autorità morale dell'esercito.
La carriera militare è fulminea e brillante: nel 1923 è tenente colonnello, due anni dopo colonnello e nel 1926, a soli 34 anni, generale di brigata.
Durante la dittatura del generale Primo de Rivera ha con lui contrasti sulla politica africana e viene nominato direttore dell'Accademia Militare di Saragozza, dove molti dei professori erano militari africanisti. Della dittatura di Primo de Rivera Franco critica la provvisorietà, tuttavia alcuni dei suoi collaboratori saranno i pilastri basilari del suo futuro regime.
Accoglie senza alcun entusiasmo la proclamazione della seconda Repubblica e disapprova lo scioglimento della Accademia di Saragoza da parte del Governo Repubblicano, i cui vertici considerano Franco l'unico generale veramente pericoloso per l'esperienza socialista-repubblicana. Nonostante ciò, nel secondo biennio il Ministro Radicale Hidalgo lo nomina Capo di Stato Maggiore: la sua prima preoccupazione è quella di dare vigore allo spirito militare attraverso i Tribunali dell'Onore e il miglioramento delle condizioni materiali dell'esercito.
Francisco Franco collabora inoltre nella direzione militare della repressione della Rivoluzione delle Asturie del 1934.
Prima della guerra civile tiene una posizione politica molto defilata. E' un professionista dell'esercito e la sua figura si identifica con idee conservatrici ma moderate. Come gli altri militari di guarnigione in Marocco, detesta la professione del politico, che considera la causa dei mali della Spagna. Già a quel tempo la sua mentalità è antiliberale benché non sia un estremista. Giudica i politici "disprezzabili fantocci" e già in uno dei suoi primi proclami del luglio 1936 afferma che gli spagnoli sono "stufi di loro".
Le idee basilari della linea di Franco prima della guerra civile sono il nazionalismo ad oltranza e l'anticomunismo. In realtà la sua ideologia si cristallizza negli anni tra il 1933 e il 1939: in questo periodo inizia a manifestare la sua religiosità e la sua semplicistica interpretazione del passato storico della Spagna, concepito come lotta perenne tra alcune forze tradizionali, religiose e patriottiche e altre antinazionali e legate alla massoneria.
La sua decisione di intervenire nella guerra civile (1936-1939) è tardiva ma risulta inequivocabile e sin dal principio aspira a esercitare la suprema responsabilità politica. Francisco Franco non assomiglia a nessun altro personaggio storico dell'epoca contemporanea che ha esercitato il potere in prima persona. Veniva da ambienti umani ed ideologici molto differenti da quelli di Hitler o Mussolini, e la capacità oratoria di questi non si può comparare con la pochezza tanto di gesti quanto di parola che fu del dittatore spagnolo.
Incontra Hitler a Hendaya nel 1940 e Mussolini a Bordighera nel 1941. Nonostante le pressioni di Germania e Italia, Franco schiera la Spagna in una posizione di neutralità.
Nel 1950 sposa Carmen Polo, di distinta famiglia asturiana.
Insediatosi definitivamente a Madrid nel palazzo del Pardo, Franco si atteggia sempre più come re della nuova Spagna. E con lui la moglie Carmen, elevata durante le cerimonie al rango di regina. Franco pretende che alla consorte, così come accadeva per le dame dell'aristocrazia, ci si rivolga con l'appellativo di señora. Durante le celebrazioni ufficiali, all'apparizione della señora viene suonata la marcia reale.
Come un monarca assoluto, durante il suo lungo regno Franco accumulerà diciotto tenute, doni per quattro milioni di pesetas e centinaia di medaglie d'oro commemorative donate da città ed enti. La moglie farà fondere queste ultime in lingotti.
L'esercito è per Franco l'istituzione più sacra ed importante e considera le virtù militari come le migliori. Amante della disciplina, la pratica e la pretende nella politica, che considera come un compimento del proprio dovere. Altri aspetti del suo carattere sono la serenità e la tranquillità che includono la sua nota freddezza, cha si pone in netto contrasto con gli impeti e gli entusiasmi di molti protagonisti della vita pubblica.
Il modo di agire di Franco consiste quasi sempre nel non affrettare le cose. A fronte dell'azione brillante, contraddittoria e spesso confusa che aveva caratterizzato la dittatura di Primo de Rivera, Franco applica ai problemi il metodo di tergiversare e di lasciare che il passare del tempo li risolva.
Ciò contribuisce a spiegare la lunga durata del suo potere che durerà fino alla sua morte, avvenuta il 20 novembre 1975 a Madrid a causa del morbo di Parkinson.
È sepolto nella Valle de los Caídos, non lontano dal Monastero dell'Escorial, di Madrid. Franco è venerato come santo dalla scismatica Chiesa Palmariana.

mercoledì 28 settembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 settembre.
Il 28 settembre 2005 inizia la prima tranche di quello che fu chiamato il processo per la truffa del secolo, riguardante il crac della Parmalat di Calisto Tanzi.
 Parmalat è stata protagonista dal 2003 a oggi del più grande crac finanziario della storia. Una vera e propria truffa ai danni dei risparmiatori, dell'incredibile valore di 14 miliardi di euro, perpetrata attraverso la distrazione e occultazione sistematica dei capitali della multinazionale. Soldi che per anni sono scomparsi attraverso una serie di passaggi tra società off shore sudamericane, statunitensi, lussemburghesi e maltesi, per poi riapparire magicamente nelle tasche di Calisto Tanzi. Nessuno si è accorto che a questo modo si sono svuotate le casse della società, i cui debiti sono stati abilmente mascherati tramite trucchi contabili, connivenze dei revisori e massicce acquisizioni di aziende indebitate. E tramite l'emissione di bond, ossia chiedendo liquidità alle banche e agli stessi risparmiatori. Ecco la cronistoria della vicenda giudiziaria.
2003: i conti smettono di tornare tra il 4 e il 19 dicembre, quando si scopre che i 600 milioni di dollari depositati presso il fondo Epicurum, nel paradiso fiscale delle Cayman, così come i 3,95 miliardi di euro depositati nel conto della Bonlat, sempre di proprietà di Tanzi, non esistono. La società di Rating Standard&Poor's declassa i titoli Parmalat a «junk bond», spazzatura.
L'azienda perde il 40% del suo valore in Borsa, Tanzi lascia tutte le cariche. È arrestato il 26 dicembre. Un'azienda fino a quel momento ritenuta solida e affidabile, presente in 30 paesi, con 139 stabilimenti e 36.356 dipendenti, improvvisamente collassa.
2004: Mentre si scopre un buco di 2 miliardi in Parmatour, la controllata attiva nel settore del turismo, vengono arrestati i figli di Calisto Tanzi, Stefano e Francesca, per aver fatto scomparire 900 milioni di euro. Dopo 104 giorni di carcere, il Gip di Parma concede invece al padre gli arresti domiciliari (tornerà in libertà il 26 settembre).
Il 25 maggio tre dirigenti Parmalat sono accusati di favoreggiamento aggravato nei confronti della Camorra. Piovono rinvii a giudizio: la Procura di Milano ne spicca 29. Il 5 ottobre inizia l'udienza preliminare per il crac Parmalat, dopo che a marzo la Corte di Cassazione aveva deciso di assegnare alla procura della repubblica di Milano la competenza delle indagini in materia di aggiotaggio e a Parma quelle riguardanti le accuse di bancarotta e associazione a delinquere.
I due maxiprocessi inizieranno rispettivamente il 28 settembre 2005 e il 6 giugno 2006. Si costituiscono in giudizio 40 mila risparmiatori nel primo e 33 mila nel secondo. Solo a Parma il processo produrrà oltre 6 milioni di pagine.
2005: il 2 gennaio il tribunale di Parma chiede lo stato di insolvenza per tre aziende del gruppo: Emmegi agro industriale, Parmalat Malta Holding e Parmalat trading. Tanzi, a processo da settembre insieme ad altri 18 imputati, accusa ripetutamente gli istituti bancari, in particolare la Banca di Roma. L'1 ottobre i creditori aderiscono al concordato proposto da Enrico Bondi, già commissario straordinario e ora amministratore delegato della rinnovata società.
Da questo momento i creditori diventano azionisti. Il valore complessivo dei bond emessi è pari a circa 8 miliardi. Cinque giorni più tardi fa il suo esordio in Borsa la Nuova Parmalat: il titolo triplica il valore iniziale di un euro.
2006: Bondi è interrogato a Milano il 28 febbraio. Come Tanzi, anche l'ad ritiene «fuori dubbio» che le banche fossero a conoscenza della reale situazione finanziaria della società. Il primo marzo inizia, sempre a Milano, il processo per aggiotaggio e diffusione di notizie false al mercato.
Saranno rinviati a giudizio funzionari di Citigroup, Ubs, Deutsche Bank e Morgan Stanley. A settembre il rinvio a giudizio tocca invece agli avvocati Michele Ributti, ex legale di Tanzi, e Gian Giorgio Spiess. L'accusa è di aver distratto e poi occultato dalle casse di Parmalat oltre 4 milioni di euro nel decennio 1991-2001.
2007: il 20 febbraio le posizioni processuali dei figli di Calisto Tanzi si chiudono con un patteggiamento: 3 anni e 5 mesi per Francesca, 4 anni e 10 mesi per Stefano. La stessa soluzione viene adottata da altri 15 imputati. Anche Calisto formalizza, il 17 aprile, una richiesta di patteggiamento a 5 anni. Il 26 giugno si chiudono le indagini relative a Deutche Bank e Morgan Stanley: l'accusa per gli 11 imputati è concorso in bancarotta fraudolenta.
Due settimane dopo sarà la volte di Bank of America. Il 25 luglio si chiude l'udienza preliminare con 56 rinvii a giudizio, cinque condanne con abbreviato e 16 patteggiamenti. Il 2007 si chiude, per l'azienda, con una crescita del fatturato del 6,3% e un utile atteso tra 545 e i 550 milioni di euro.
2008: il 22 gennaio inizia formalmente a Milano il processo nei confronti di Ubs, Citigroup, Morgan Stanley e Deutsche Bank. Sarà rinviato fino al 7 aprile. Il 14 marzo, invece, si apre a Parma quello che viene definito il processo del secolo. Il 6 ottobre la Procura di Milano chiede 13 anni di reclusione per Calisto Tanzi.
La decisione giunge il 18 dicembre: Tanzi è condannato a dieci anni di reclusione in quanto colpevole di aggiotaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza e concorso in falso con i revisori.
2009: a sei anni di distanza dal crac, i 32 mila piccoli risparmiatori costituitisi parte civile e raccolti nel Comitato guidato da Carlo Federico Grosso e presieduto da Giancarlo Ge, recuperano quasi il 70% di quanto investito in Parmalat. La quota più cospicua del recupero, il 36%, deriva dal possesso di azioni e warrant di Parmalat Finance Corporation, mentre le altre sono costituite da dividendi (5%), da transazioni con Deloitte (5%) e con le banche estere coinvolte nello scandalo.
Una fetta si deve anche al sequestro operato nel corso dell'anno di 19 dipinti di Manet, Picasso, Van Gogh, Kandinsky e altri, nascosti dal genero di Tanzi, per un valore stimato di 100 milioni.
2010: il 26 maggio la Corte d'Appello di Milano conferma la sentenza di primo grado. Tanzi è inoltre condannato a risarcire gli oltre 32 mila risparmiatori costituitisi parte civile per una somma di 100 milioni di euro, il 30% di quanto avevano chiesto. L'imprenditore si vede anche revocata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la carica di Cavaliere di Gran Croce.
Il 24 settembre, dopo 31 mesi di lavoro e 79 udienze, il procuratore di Parma Gerardo Laguardia formula l'accusa: 20 anni di reclusione per Calisto Tanzi, 12 per l'ex rappresentante legale Giovanni Tanzi, fratello di Calisto, 9 e mezzo per l'ex direttore finanziario della Parmalat Fausto Tonna. Il 27 settembre la Procura di Milano chiede l'arresto di Calisto Tanzi in ragione del pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
il 18 aprile 2011 il Tribunale di Milano ha assolto le banche coinvolte per il reato di aggiotaggio informativo: Morgan Stanley, Bank of America, CitiGroup e Deutsche Bank. La decisione del Tribunale di Milano inoltre nega quindi il risarcimento per circa 30.000 piccoli risparmiatori che sottoscrissero i bond emessi dalla Parmalat prima del Crac.
il 23 aprile 2012 il tribunale d'appello di Bologna condanna Tanzi a 17 anni e sei mesi; 9 anni e 11 mesi per Fausto Tonna. Per il fratello di Calisto Tanzi, Giovanni, conferma della condanna a 10 anni e sei mesi. Per l'ex direttore marketing della multinazionale di Collecchio Domenico Barili 7 anni e 8 mesi (8 anni in primo grado). Per Luciano Silingardi - commercialista amico di Tanzi, ex consigliere indipendente di Parmalat Finanziaria, nonché ex presidente della Fondazione Cariparma - conferma a 6 anni. Per Giovanni Bonici, numero uno di Parmalat Venezuela ed ex amministratore di Bonlat, 4 anni e 10 mesi (5 anni anni in primo grado). Ritocchi e conferme anche per gli altri ex dirigenti, sindaci, membri Cda imputati a Bologna. Per Fabio Branchi, commercialista di Calisto Tanzi, 4 anni 10 mesi e 10 giorni (5 anni e quattro mesi a Parma); a Enrico Barachini conferma a 4 anni; per Rosario Lucio Calogero 4 anni e sette mesi (5 anni e quattro mesi in primo grado); per Paolo Sciumé 5 anni e tre mesi (5 anni e quattro mesi); a Sergio Erede 1 anno (1 anno e sei mesi); a Camillo Florini 4 anni e un mese (5 anni); Mario Mutti 3 anni e sei mesi (5 anni e quattro mesi).
All'indomani della sentenza, il legale di Tanzi ha annunciato che l'ex patron della Parmalat ricorrerà in Cassazione.
Nel 2014 la quinta sezione penale della Cassazione ha confermato la pena a Calisto Tanzi. La condanna definitiva di Tanzi è stata di 17 anni, mentre il direttore finanziario Fausto Tonna, è stato condannato a 9 anni di reclusione.

martedì 27 settembre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 settembre.
Il 27 settembre 1996 i talebani catturano Kabul e diventano padroni dell'Afganistan.
Il termine talebani (pronuncia: taliban) indica nel mondo islamico semplicemente gli alunni delle madrase ( scuole islamiche) che preparano gli esperti della legge religiosa islamica  (sharia’ah= la via indicata da Dio). Ma il termine ha assunto altro significato per gli avvenimenti in Afganistan.
Dopo il ritiro dei russi nel 1989 le varie fazioni di insorti cominciarono a  combattere fra di loro  in un crescendo di distruzioni, stragi e violenze.  Per  porre rimedio al caos allora le autorità del Pakistan attuarono un  piano:  raccolsero nelle madrase del Pakistan alunni di etnia Pashtun (etnia maggioritaria dell’Afganistan ma presente anche in Pakistan), li armarono, organizzarono, addestrarono e li mandarono  in Afganistan. Poiché provenivano dalle scuole coraniche furono noti con il nome di talebani. Questi, mossi da zelo religioso, si presentarono come i rappresentanti del credo islamico molto sentito dal popolo: fra lotte aspre e sanguinose riuscirono a controllare la maggior parte del territorio. Fu designato come loro capo il mullah Omar, figura di cui non si sa quasi nulla, probabilmente per sottolineare che si trattava del regno dell’ islam (dar el islam)  e non di quello di un uomo.
I talebani portarono però  all’estremo il  fanatismo: distruggevano i televisori (le immagini sono vietate nell’Islam), chiudevano tutte le scuole femminili, arrivarono a proibire gli aquiloni, a vietare il rumore delle scarpe delle donne, a distruggere le secolari statue di Budda. Inoltre si scontrarono sanguinosamente con le altre  etnie soprattutto con gli  Hazara (di origine mongola, di religione sciita) e poi con i Tagiki (di antica origine  persiana) e i turcomeni  (Alleanza del nord).
Tutto ciò avveniva nella assoluta indifferenza del mondo intero a cui nulla più interessava dell’Afghanistan dal  momento in cui, con il ritiro russo, non era più sullo scacchiere della guerra fredda.
A denunciare il fanatismo  dei Talebani furono invece altri integralisti, quelli della confinante repubblica islamica dell’Iran,  nel film franco iraniano  “Viaggio a Kandahar”.
L’attentato dell’11 settembre proiettò all’improvviso il dimenticato  Afghanistan al centro della politica mondiale. Gli americani ritennero che al  Qaeda e il suo capo  fossero i mandanti dell’attentato. I talebani non c’entravano assolutamente niente ma ospitavano al Qaeda: non vollero e non poterono scindere le proprie responsabilità. Rapidamente arrivarono gli Americani che si giovarono dell’aiuto dei loro nemici  dell’Alleanza del nord. I talebani malgrado i magniloquenti proclami di Omar e di Bin Laden che sarebbero  caduti tutti sul posto, si diedero a fuga disordinata e tutto il paese fu conquistato. Il potere provvisorio fu dato a Karzai esponente di una importante famiglia di Kandahar.
Tuttavia questi, anche con tutto l’aiuto occidentale, non è mai riuscito a controllare il paese come non ci sono mai riusciti né i re afghani  né gli invasori inglesi o russi.

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