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sabato 23 febbraio 2019

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 febbraio.
Il 23 febbraio 303 d.C. l'imperatore Diocleziano inizia la persecuzione dei cristiani.
Il Cristianesimo si era diffuso in tutto l'impero, era penetrato nella corte, nel Senato, nell'esercito, nella burocrazia, nelle classi ricche e colte come nelle povere e ignoranti, aiutato dalle guerre, dalle ribellioni, dall'anarchia politica e amministrativa, dal disagio economico, dalla decadenza del sentimento nazionale, dalla immissione nei territori dell' impero di numerosissimi barbari, dall'intiepidirsi della fede pagana, dalla diffusione di certe dottrine filosofiche, dalle migliorate condizioni della schiavitù e dalle numerosa opere assistenziali istituite dalle comunità cristiane fiorentissime. Il Cristianesimo, malgrado le persecuzioni sofferte, aveva saputo organizzarsi potentemente. Le chiese disponevano di ingenti beni e si era formata una gerarchia, che in certe città aveva una grandissima autorità anche fuori della cerchia della comunità cristiana.
La diffusione e la potenza del Cristianesimo, nonché la dottrina da esso predicata e i sentimenti che nei seguaci inculcava, non potevano non preoccupare Diocleziano. Il Cristianesimo era un elemento dissolvente dell' impero: divideva i cittadini credenti da quelli che professavano altre fedi, predicava l'astensione dalle pubbliche cariche, univa il romano al barbaro, era contrario alla guerra e all'esercito, non riconosceva la divinità dell'imperatore.
Diocleziano non era un pagano fanatico e nei suoi primi anni fu molto tollerante verso i Cristiani, ma quando due magistrati di Samosato si rifiutarono apertamente di sacrificare agli dei in ringraziamento della vittoria sui Persiani, quando i sacerdoti affermarono che le viscere delle vittime consultate, non rispondevano per la presenza disturbatrice nell'esercito di soldati di altra fede, quando il suo consiglio privato concordemente si pronunciò per la persecuzione dei Cristiani e questa venne approvata dall'oracolo di Apollo Didimeo, l'imperatore non riuscì più resistere alle pressioni di Galerio che odiava i seguaci di Cristo e stabilì di prendere dei provvedimenti.
Il 23 febbraio del 303, giorno in cui ricorrevano le feste terminali, il prefetto del pretorio, seguito da uno stuolo di soldati e dal popolino pagano, invase il tempio cristiano di Nicomedia, bruciò i libri sacri e ordinò che la chiesa fosse saccheggiata e distrutta.
Il giorno dopo fu pubblicato un editto che ordinava la distruzione delle chiese e dei libri dei Cristiani, ne scioglieva le comunità, ne confiscava i beni, proibiva le riunioni, escludeva dalle cariche pubbliche e dalla cittadinanza romana i sudditi che appartenevano alla religione di Cristo e rimetteva nella schiavitù i liberti se non ritornavano al paganesimo. Un cristiano osò strappare e lacerare l'editto, ma venne arrestato e bruciato vivo. Qualche tempo dopo scoppiò un incendio nel palazzo imperiale di Nicomedia; mentre in Siria -approfittandone- ebbero luogo tra le truppe e i funzionari civili dei moti antidinastici. L'uno e gli altri vennero attribuiti ai Cristiani; molti ne furono arrestati e processati, e tutti — e fra questi, alcuni addetti al palazzo imperiale — sebbene si proclamassero innocenti, vennero mandati al martirio.
La distruzione delle chiese e dei libri sacri ordinata dall'editto provocò in Oriente tumulti e tentativi di resistenza da parte delle comunità cristiane, cui tenne dietro un secondo editto che comminava pene più severe. Con questo l'imperatore ordinava che i Cristiani venissero ricercati ed obbligati a sacrificare agli dei e che tutti i vescovi e i preti che si rifiutavano di consegnare i libri sacri venissero messi in carcere. Al secondo seguì un terzo editto col quale, in occasione delle prossime feste con cui si sarebbe celebrato solennemente il primo ventennio dell'avvento all'impero dei due Augusti (Vicennalia), si accordava l'amnistia a coloro che, abbandonato il Cristianesimo, ritornassero all'antica fede pagana, e si annunziava una maggior severità contro di quelli che si ostinassero a rimaner Cristiani.
Non in tutte le parti dell'impero gli editti vennero applicati col medesimo rigore. Nell'Occidente, specie nella Gallia e nella Britannia dove i Cristiani erano meno numerosi, per merito di Costanze Cloro e della sua corte in gran parte convertita al Cristianesimo, la persecuzione fu molto blanda e si limitò alla distruzione di qualche chiesa e alla proibizione delle assemblee dei Cristiani; in Oriente invece, più per opera di Galerio che di Diocleziano, gli editti vennero applicati con un rigore che a volte confinò con la ferocia. In una città della Frigia — secondo la tradizione ecclesiastica — gli abitanti cristiani furono chiusi in una chiesa e perirono tra le fiamme; molti vescovi vennero gettati nelle prigioni, altri furono deportati nella Pannonia, come il vescovo di Antiochia, a lavorare nelle cave di marmo.
Davanti alla ferocia dei persecutori non tutti i Cristiani ebbero la forza e il coraggio di resistere: non furono pochi quelli che abiurarono e sacrificarono ai vecchi dei, parecchi vescovi consegnarono i libri sacri e ci furono anche di quelli che, dopo di avere fatto apostasia, aiutarono i magistrati a perseguitare gli antichi compagni di fede. Nel novembre del 303 vennero celebrati con gran pompa i Vicennalia e il trionfo dei due Augusti. Roma per pochi giorni tornava ad essere la capitale dell'impero e tornava ad assistere ai cortei trionfali in onore di coloro che per la sua grandezza avevano combattuto e vinto.
Il 20 novembre Diocleziano e Massimiano fecero il loro ingresso nella metropoli sopra un magnifico carro tirato da quattro elefanti, seguiti dai senatori, da un numeroso stuolo di magistrati e ufficiali, da una selva di insegne, dai trofei delle vittorie e dalle figure di Narsete, delle sue donne e dei suoi figli. Le feste furono accompagnate da un'amnistia e da elargizioni alle principali città per un totale di trecentodieci milioni di denari.

venerdì 22 febbraio 2019

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 febbraio.
Il 22 febbraio 2017 la NASA annuncia la scoperta di un sistema solare simile al nostro, distante circa 40 anni luce.
TRAPPIST-1, una stella nana rossa ultra fredda distante poco più di 39 anni luce dal nostro sistema solare, ospita sette pianeti di tipo terrestre. Tre di questi erano già stati scoperti mediante una serie di osservazioni condotte nel 2015.
Poco più di un anno fa, un team di astronomi aveva annunciato una scoperta entusiasmante derivante da precedenti osservazioni: la scoperta di tre pianeti di tipo terrestre in orbita intorno ad una nana rossa ultra fredda. Utilizzando il metodo fotometrico dei transiti, erano stati in grado di scoprire tre pianeti delle dimensioni della Terra in orbita intorno a questa nana rossa. I due pianeti più interni hanno evidenze di essere in rotazione sincrona alla loro stella ospite. Il team ha fatto le sue osservazioni da settembre a dicembre 2015 e ha pubblicato i suoi risultati nel numero di maggio 2016 della rivista Nature.
MASS J23062928-0502285 (nota anche come TRAPPIST-1 dal sistema di osservazione che l’ha studiato) è una stella nana ultrafredda – molto più fredda e più rossa del Sole. Queste stelle sono molto comuni nella nostra galassia e vivono molto a lungo. Nonostante sia così vicina alla Terra, questa stella è troppo debole e troppo rossa per essere vista a occhio nudo o anche con un telescopio amatoriale nella banda visibile: con l’opportuna strumentazione è visibile nella costellazione dell’Acquario.
Ora, un team internazionale di trenta astronomi ha raccolto una serie di evidenze sufficienti per affermare che il sistema contiene in effetti ben sette pianeti, tutti di tipo terrestre. Il dato più affascinante è che i pianeti scoperti risulterebbero in gran parte nella zona abitabile del sistema e questo, come abbastanza ben noto recentemente dopo sempre più numerose scoperte di esopianeti, significa che potrebbero ospitare acqua allo stato liquido. Questo fa di TRAPPIST-1 il primo caso di sistema con un così elevato numero di pianeti in zona abitabile e per di più con dimensioni terrestri. Questa scoperta apre profonde implicazioni nella ricerca di vita extraterrestre nei sistemi extrasolari.
TRAPPIST-1 non è molto più grande di Giove, ed emette una piccola frazione della luminosità totale del nostro Sole. I sette pianeti che orbitano attorno alla stella nana, denominati TRAPPIST-1b, 1c, 1d, 1e, 1f, 1g, e 1h, sono raccolti in un sistema solare decisamente più piccolo del nostro. Un anno (o un giorno, essendo in rotazione sincrona) sul pianeta più interno dura solo 1,5 giorni terrestri, sul secondo dura appena 2,4 giorni terrestri, mentre l’orbita del terzo pianeta è meno certa, con un range che va da 4,5 a 73 giorni terrestri. Il fatto che le stelle nane rosse costituiscono dal 30 al 50% delle stelle della nostra galassia (il cui numero è compreso tra 100 e 400 miliardi), fa di esse la tipologia più abbondante (considerando che le stelle simili al nostro sole ammontano invece ad un 10%).
Il primo pianeta extrasolare (o esopianeta) è stato scoperto 27 anni fa e da allora l’idea della vita come la conosciamo, presente in altri sistemi planetari, s’è fatta strada secondo vie che sino ad allora erano rimaste inesplorate. Il sistema cosiddetto “dei transiti” ha rivelato via via nuovi pianeti e con la missione Kepler, il numero di esopianeti scoperti ha visto un aumento esponenziale. Michael Gillon, astronomo presso l’Università di Liegi e i suoi colleghi, hanno usato lo stesso metodo per individuare i sette pianeti di questa scoperta. I primi tre sono stati individuati utilizzando un telescopio terrestre, mentre i successivi quattro attraverso il telescopio orbitante della NASA Spitzer. Lo studio suggerisce che i diametri e le masse dei pianeti, stimate sulla base dell’abbassamento della luminosità stellare in prossimità del transito del pianeta, sono compatibili con quelle dei pianeti rocciosi. Date le distanze calcolate e la determinazione della zona di abitabilità del sistema solare, ecco l’affermazione secondo cui l’acqua allo stato liquido potrebbe trovare ampio spazio su questi pianeti. Questo non significa che possiamo saltare alla conclusione di presenza di vita. Come già visto anche per il caso di Proxima b, ci sono svariate condizioni al contorno che possono determinare fattori decisamente poco favorevoli allo sviluppo di vita, dai brillamenti solari alle emissioni di masse coronali: sfortunatamente proprio le nane rosse hanno questa prerogativa con fenomeni anche violenti. Altro aspetto è che tutti i pianeti sembrano orbitare in risonanza, il che potrebbe significare che rivolgono sempre lo stesso lato verso la stella. Dal punto di vista opposto, nessuno di questi fattori può a priori escludere la vita su qualcuno di questi pianeti. TRAPPIST-1 è una stella “molto tranquilla”, ha detto Gillon, per quanto tranquille possano essere delle masse gassose incandescenti come le stelle. Gillon ha anche aggiunto che la rivoluzione in risonanza e la rotazione sincrona potrebbero anche essere un vantaggio, nel senso che potrebbero aver indotto ad un robusto riscaldamento sincrono dei nuclei planetari. Questo calore potrebbe di conseguenza aver sciolto il ghiaccio in acqua liquida e generato un comportamento vulcanico alla base di un isolamento di una atmosfera planetaria. Da qui al passo successivo, ovvero la presenza di vita, il tragitto è breve.
«La scoperta di TRAPPIST-1 e del suo sistema planetario è solo l’inizio», ha detto Gillon. In futuro gli astronomi puntano ad utilizzare le potenzialità in infrarosso del James Webb Space Telescope per rilevare le atmosfere dei pianeti e verificare la presenza di ossigeno e altri gas utili allo sviluppo della vita. Lo stesso vale per il futuro Extremely Large Telescope dell’ESO.
«Può ogni pianeta di questi ospitare la vita? Semplicemente non lo sappiamo» ha detto Ignas A.G. Snellen, un ricercatore della Leiden University che ha rivisto lo studio per Nature, «ma una cosa è certa: in pochi miliardi di anni, quando il Sole avrà esaurito tutto il suo combustibile e il Sistema Solare avrà cessato di esistere, TRAPPIST-1 sarà ancora una stella molto giovane. Brucia il suo idrogeno così lentamente che sopravvivrà ancora per centinaia di miliardi di anni, 700 volte l’età attuale dell’Universo e quindi un tempo sicuramente ragionevole per lo sviluppo di vita».

giovedì 21 febbraio 2019

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 febbraio.
Il 21 febbraio 2012 l'Eurogruppo concede alla Grecia ulteriori 130 miliardi di euro in aiuti, scongiurando così il default dell'economia ellenica.
Nel 2009, la Grecia ha dato il via alla crisi annunciando che il suo deficit di bilancio sarebbe stato del 12,9 per cento del PIL, che è più di quattro volte il limite del 3 per cento imposto dall’UE. Le agenzie di rating Fitch, Moody’s e Standard & Poor hanno subito tagliato il rating della Grecia, spaventando gli investitori e aumentando il costo dei prestiti futuri. Il tutto ha reso sempre più difficile che la Grecia potesse trovare i fondi per rimborsare i suoi titoli di Stato.
Nel 2010, la Grecia ha annunciato un pacchetto di austerità per abbassare il deficit al 3 per cento del PIL in due anni, progettato per rassicurare le agenzie e i mercati. Appena quattro mesi dopo, la Grecia ha avvertito che sarebbe andata in default, lo stesso.
L’UE e il FMI hanno fornito 240 miliardi di euro in fondi di emergenza in cambio di ulteriori misure di austerità. Questo ha dato alla Grecia abbastanza soldi solo per pagare gli interessi sul proprio debito già esistente e mantenere le banche capitalizzate.
Le misure di austerità hanno rallentato ulteriormente l’economia greca riducendo le entrate fiscali necessarie per ripagare il debito. La disoccupazione è salita al 25 per cento e numerose rivolte sono esplose per le strade. Il sistema politico greco è entrato in un periodo di profonda crisi.
Nel 2011, l’European Financial Stability Facility (EFSF), un altro strumento di prestito finanziato dai paesi dell’UE, ha aggiunto altri 190 miliardi di euro al piano di salvataggio. Nel 2012, il rapporto debito-PIL della Grecia era salito al 175 per cento, quasi tre volte il limite del 60 per cento indicato dall’UE. Gli obbligazionisti finalmente accettano un taglio sull’investimento, accettando una svalutazione del 75 per cento sui 77 miliardi di dollari del valore del debito.
Ma come è stato possibile arrivare fino a questo punto?
I semi della crisi greca sono stati piantati nel 2001, quando la Grecia ha adottato l’euro come moneta. La Grecia era un membro dell’Unione Europea dal 1981, ma non poteva entrare nella zona euro. Il suo deficit di bilancio era stato troppo alto per i criteri di Maastricht.
Tutto è andato bene per i primi anni. Come altri paesi della zona euro, la Grecia ha beneficiato del potere della moneta unica, che permetteva tassi di interesse più bassi e un afflusso di capitali di investimento e prestiti.
Nel 2004, la Grecia ha annunciato di aver mentito per poter aggirare i criteri di Maastricht. L’UE, tuttavia, non ha imposto delle sanzioni. Perché no?
Per tre cause principali:
1. Anche Francia e Germania stavano spendendo di sopra del limite nello stesso momento, sarebbe stato ipocrita sanzionare la Grecia.
2. C’era forte incertezza su quali sanzioni esattamente applicare. Potevano espellere la Grecia, ma sarebbe stata una decisione dirompente che avrebbe indebolito l’euro.
3. L’UE era impegnata a rafforzare il potere della moneta unica sui mercati valutari internazionali. Un euro forte avrebbe potuto convincere altri paesi dell’UE, come il Regno Unito, Danimarca e Svezia, ad adottare l’euro.
Di conseguenza, il debito greco ha continuato a crescere fino a quando la crisi è scoppiata nel 2009. Ora, l’UE deve stare dietro alla Grecia. In caso contrario, dovrà affrontare le conseguenze della Grexit, e non solo.
La Grecia è diventata l’epicentro della crisi del debito in Europa dopo l’implosione di Wall Street nel 2008. Con i mercati finanziari globali ancora in ripresa, la Grecia ha annunciato nell’ottobre 2009 di aver rivisto al rialzo le cifre del deficit per anni, sollevando allarmismi circa la solidità del sistema finanziario greco.
Improvvisamente, la Grecia è rimasta fuori dai prestiti sui mercati finanziari. Dalla primavera del 2010, ha iniziato ad avvicinarsi alla bancarotta che minacciava di scatenare una nuova crisi finanziaria.
Per scongiurare una simile calamità, la cosiddetta Troika - il FMI, la Banca centrale europea e la Commissione europea - ha messo in campo il primo dei due piani di salvataggio internazionali per la Grecia, per un totale di più di 240 miliardi di euro. Naturalmente, il piano di salvataggio aveva delle sue condizioni.
Le istituzioni creditrici hanno imposto condizioni di austerità che hanno richiesto tagli drastici e aumenti sulle tasse. Quest’ultime hanno inoltre spinto la Grecia a rivedere la conformazioni della propria economia, semplificando le dinamiche di governo, dando fine all’evasione fiscale e rendendo la Grecia un Paese più attraente per gli investimenti dall’estero.
I finanziamenti avrebbero dovuto far guadagnare tempo alla Grecia per stabilizzare le proprie finanze e sedare i timori del mercato su una possibile rottura nell’Unione.
Nonostante il piano di salvataggio abbia aiutato, i problemi economici della Grecia non sono scomparsi. La crescita economica si è ridotta di un quarto in cinque anni e la disoccupazione è al di sopra del 25 per cento.
I fondi di salvataggio servivano - e servono tutt’ora - soprattutto a ripagare i prestiti internazionali della Grecia piuttosto che a sostenere la sua economia. E il governo ha ancora una carico di debito sconcertante che non sarà in grado di ripagare senza una ripresa nel Paese.
Molti economisti e molti greci danno la colpa alle misure di austerità per gran parte dei problemi del paese. Il partito di sinistra Syriza ha vinto di nuovo le elezioni promettendo di rinegoziare il piano di salvataggio; Tsipras infatti sosteneva già che l’austerità aveva creato una «crisi umanitaria» in Grecia.
Ma anche i creditori hanno di che rimproverare alla Grecia: Atene non ha condotto le revisioni economiche necessarie e previste dal piano di salvataggio.
Mentre il dibattito infuria, l’unico punto su cui tutti concordano è che la Grecia è ancora una volta andata a corto di liquidità.

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