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martedì 23 ottobre 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi


Buongiorno, oggi è il 23 ottobre.
Il 23 ottobre 1942 ha inizio la battaglia di El Alamein.
La battaglia di El Alamein è probabilmente la più famosa e conosciuta alla quale ha partecipato l’esercito italiano, rimasta nella memoria di molte generazioni per i racconti dei genitori o nonni che vi hanno partecipato.
L’Asse (Germania, Italia, Giappone) è al massimo dell’espansione territoriale. In Europa resiste solo la Gran Bretagna, l’Unione Sovietica indietreggia fino a Stalingrado, sul Volga e in Africa le truppe italo-tedesche arrivano in pieno Egitto travolgendo le armate inglesi. L’obiettivo dell’Asse è raggiungere il canale di Suez (bloccando una via fondamentale di rifornimento dall’India per i britannici), raggiungere i pozzi petroliferi del Medio Oriente e congiungersi con le armate tedesche che stanno per raggiungere le montagne del Caucaso in Russia. Se così fosse, la guerra sarebbe praticamente vinta.
Tuttavia l’avanzata in Africa subisce un arresto nei pressi di una piccola stazione ferroviaria, a El Alamein. Le armate italo-tedesche guidate dal feldmresciallo Erwin Rommel hanno scarsità di uomini (80.000 contro 230.000), mezzi (rapporto di aerei, cannoni e carri armati è di 1:3 per gli inglesi), gli Alleati possono disporre di quantità pressoché illimitate di carburante e rinforzi grazie all’afflusso di soldati coloniali (sudafricani, indiani, neozelandesi e australiani), greci e francesi.
Trincerati nel deserto, i soldati attendono l’assalto decisivo. Il 23 ottobre 1942 i mille cannoni inglesi contemporaneamente iniziano a fare fuoco sulle linee italiane, considerate l’anello debole. La battaglia è più dura del previsto, ma il 3 novembre il comandante tedesco Erwin Rommel ordina la ritirata. Ritirata che si concluderà sette mesi dopo, nel maggio nel 1943 in Tunisia: l’Africa a quel punto sarebbe stata tutta in mano inglese.
Tenendo conto della schiacciante inferiorità numerica e dell’irrisoria potenza dei carri armati italiani M13/40 contro i carri inglesi, degno di memoria è l’eroismo della divisione corazzata italiana Ariete, interamente distrutta e i cui uomini rifiutarono di arrendersi; e memorabile anche lo sforzo dei paracadutisti della Folgore, il fiore all’occhiello del Regio Esercito. Posizionata nella zona più interna del deserto, la Folgore resistette senza mai indietreggiare, salvo poi arrendersi dopo aver finito le munizioni: di 5.000 uomini ne restavano 304.  In totale l’Asse ebbe 10.000 morti e 34.000 prigionieri, gli Alleati 13.500 tra morti, feriti e prigionieri.
Attualmente, nei pressi dei luoghi della battaglia, si trova il sacrario militare italiano di El Alamein, con i resti di circa 5.200 soldati italiani caduti in Egitto.

lunedì 22 ottobre 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 ottobre.
Il 22 ottobre 1966 per la prima volta in USA un gruppo musicale femminile raggiunge la vetta delle classifiche di vendita con un proprio album: si tratta delle Supremes.
Le Supremes — Diana Ross, Mary Wilson e Florence Ballard — si formano nel 1960 a Detroit. Inizialmente conosciute come Primettes e come quartetto (con Barbara Martin), debuttano per la Motown l’anno successivo.
Inizialmente è Flo Ballard la cantante solista, ma Diana Ross si rivela essere più adatta a cantare il pop. Berry Gordy, manager del gruppo nonché fondatore della Motown, ritiene che infatti quest’ultima possa dare delle chance migliori al gruppo, che infatti nel 1964 arriva in testa alle classifiche con "Where did our love go", mentre l’anno successivo raggiunge la vetta con "You keep me hangin' on", premiato con il Grammy nel 1966 come miglior brano pop.
Al di fuori delle scene, però, incominciano a nascere dei problemi tra Gordy e altre cantanti della casa discografica, infastidite per la troppa attenzione dedicate alla Ross; anche le altre due Supremes soffrono il fatto di essere relegate in secondo piano. Per questo motivo nel 1967 la Ballard viene sostituita da Cindy Birdsong, già nel gruppo di Patti LaBelle and the Bluebelles.
Dopo l’abbandono della Ballard il trio viene ribattezzato Diana Ross & the Supremes, alimentando le speculazioni di una carriera solista. Nello stesso periodo il team di autori Holland-Dozier-Holland – già artefice di diversi successi del gruppo – lascia la Motown e sebbene le Supremes continuino a essere molto famose, i dissensi interni continuano a lacerare il gruppo. Nel 1969 viene annunciata la partenza di Diana Ross; al suo posto arriva Jean Terrel che rimane nel trio – che ha diversi cambi - fino al 1977, anno in cui il gruppo si scioglie.
Attrice, cantante e donna d'affari (sposò il suo boss Gordy), Diana continuò a sfornare un hit all'anno, permettendosi persino nel 1981 di metter su ditta in proprio, piantando in asso Motown, marito e soul. I suoi nuovi successi, arrangiati con tanto di orchestra, fra cui la classica Ain't No Mountain High Enough (1970, di Ashford/Simpson), suo tour de force vocale, la patetica Do You Know Where Are You Going To (1975), il suo ritornello più tenero e melodrammatico (scritta da Gerry Goffin), i sette sensuali minuti di Love Hangover (1976, di Pam Sawyer-Marilyn McLeod), uno dei dischi che crearono la disco-music, e la novelty da ballo Upside Down (1980), testimoniano l'inalterata fedeltà al cliché sentimentale dell'high-school e, sommati ai precedenti, le conferiscono il primato assoluto di n. 1 in America (diciotto). Nel 1983 il Central Park di New York si riempì a dismisura (oltre il mezzo milione di persone) per un suo concerto gratuito.
Nel 2012 è uscito un film, "sparkle", che ripercorre la storia, romanzandola, della nascita del gruppo musicale, che ha visto la partecipazione di Whitney Houston (che mancava dal grande schermo dal film del 96 con Denzel Washington "Uno sguardo dal cielo"), poco prima della tragica morte.

domenica 21 ottobre 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 ottobre.
Il 21 ottobre 1998 nasce il primo storico governo D'Alema, primo governo della Repubblica guidato da un appartenente all'ex partito comunista italiano.
Il 21 aprile 1996 l'Ulivo vince le elezioni politiche con il 42,1% dei voti alla Camera contro il 40,3% del Polo. Romano Prodi forma il nuovo governo e al suo fianco, come vicepresidente del Consiglio, c'è il numero due del Pds, Walter Veltroni: per la prima volta dal 1947, il maggiore partito della sinistra, direttamente discendente dal vecchio partito comunista, è al governo in Italia. La maggioranza, ampia al Senato, è invece risicata alla Camera, dove per governare sono indispensabili i voti di Rifondazione comunista. La sfida più importante affrontata nei due anni e mezzo del governo Prodi è quella del risanamento finanziario richiesto dai parametri di Maastricht per l'ingresso dell'Italia nella moneta unica europea.
Ma pochi mesi dopo la felice conclusione di questo percorso, il 9 ottobre 1998, l'opposizione di Rifondazione comunista alla Legge finanziaria fa cadere il governo: per un solo voto (312 voti favorevoli e 313 contrari) il governo Prodi manca la fiducia e deve dunque dimettersi. Nei mesi precedenti il leader del Pds, Massimo D'Alema, aveva tentato senza fortuna, come presidente della Commissione bicamerale per le riforme, di raggiungere un accordo fra maggioranza e opposizione per una grande riforma della Costituzione e delle regole della competizione politica in Italia, ivi compreso il sistema elettorale. Nel luglio del 1998, in un clima di polemica sempre più forte fra i due schieramenti, il tentativo finì nel nulla.
Al governo Prodi subentra il governo D'Alema , formato il 21 ottobre 1998 grazie ai voti dei dell'Udr di Francesco Cossiga e del Partito dei comunisti italiani di Armando Cossutta , separatosi da Rifondazione comunista proprio perché in dissenso sul voto contrario con cui il partito ha fatto cadere il governo di Romano Prodi. A pochi mesi dalla sua formazione, il governo D'Alema deve affrontare una prova estremamente delicata e impegnativa sul fronte internazionale: l'appoggio italiano alla missione della Nato in Kossovo, nella primavera del 1999. Uno scoglio superato con successo, nonostante le divisioni laceranti causate nella sinistra dall'intervento dell'Alleanza contro la Serbia di Slobodan Milosevic.
Il 18 dicembre 1999 il presidente del Consiglio rassegna le dimissioni per una crisi lampo dopo aver perduto l'appoggio della piccola pattuglia dei socialisti.
Pochi giorni dopo, il 22 dicembre, nasce il secondo governo D'Alema, appoggiato anche dai Democratici, neonata formazione di centro vicina all'ex presidente del Consiglio Prodi, con l'obiettivo di rilanciare la capacità d'azione dell'esecutivo nell'ultima parte della legislatura. Ma la secca sconfitta del centrosinistra alle elezioni regionali della primavera 2000 (che segue il risultato negativo già registrato alle europee dell'anno precedente e la traumatica perdita del sindaco di Bologna), provoca, il 19 aprile, le dimissioni di D'Alema, che si era speso con grande decisione e ottimismo per l'Ulivo durante la campagna elettorale.
A guidare il governo viene chiamato Giuliano Amato, già scelto da D'Alema a sostituire Carlo Azeglio Ciampi al ministero del Tesoro dopo l'elezione di quest'ultimo alla presidenza della Repubblica. Il suo governo ottiene la fiducia il 28 aprile 2000. Fra i suoi risultati più importanti, l'approvazione della legge di riforma costituzionale per il trasferimento di poteri dallo Stato alle Regioni. Legge poi approvata il 7 ottobre 2001 da un referendum confermativo. Amato governa un anno, fino alla fine della legislatura. Nel frattempo, il centrosinistra ha deciso di affidarsi a un diverso candidato premier per la battaglia elettorale. Non sarà lui ma Francesco Rutelli a guidare la coalizione dell'Ulivo il 13 maggio del 2001. Coalizione che verrà sconfitta dal centrodestra guidato da Silvio Berlusconi.

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