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lunedì 27 marzo 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 marzo.
Il 27 marzo del 47 a.C. Cleopatra VII torna sul trono d'Egitto, grazie alla vittoria di Giulio Cesare sulle truppe di Tolomeo.
La regina egiziana più nota della storia, Cleopatra VII Thea Philopatore, nasce ad Alessandria D'Egitto nel 69 a.C. E' la figlia del faraone Tolomeo XII e alla morte del padre, avvenuta nel 51 a.C., viene costretta a sposare il fratello dodicenne Tolomeo XIII con il quale ascende al trono. Il fratello però, durante il terzo anno di regno, incoraggiato anche dai suoi consiglieri, uno dei quali pare sia il suo amante, esilia la giovane sorella che trova rifugio in Siria.
Dall'esilio Cleopatra riesce a perorare così bene la propria causa da ottenere che, con l'arrivo di Giulio Cesare, possa rivendicare a pieno i propri diritti di regina. Cleopatra, nonostante la giovane età, non è affatto una donna arrendevole ma anzi intelligente, colta, e poliglotta (pare che sia in grado di parlare sette o addirittura dodici lingue ed è la prima regina macedone ad imparare l'egiziano per meglio governare il suo popolo) e, soprattutto, è perfettamente conscia del proprio fascino.
La storia dell'incontro tra i due è ormai quasi leggenda: Giulio Cesare giunge in Egitto all'inseguimento di Pompeo, di cui gli viene fatta ritrovare solo la testa. Ad uccidere Pompeo sono stati i sicari del faraone Tolomeo che tenta in questo modo di ottenere i favori di Cesare. Mentre questi è a palazzo, però, gli arriva in dono un tappeto prezioso che comincia a srotolarsi e dal quale esce la splendida regina diciottenne Cleopatra.
Molto si è scritto sulla storia d'amore dei due e persino favoleggiato; probabilmente l'unione è frutto di calcolo da parte sia di Cleopatra che di Giulio Cesare, interessato ad un alleanza con l'Egitto per motivi economici. Dalla relazione nasce un figlio, a cui danno il nome di Tolomeo Cesare o Cesarione.
Cesare intanto sconfigge gli egiziani, uccide il giovane faraone Tolomeo XIII e insedia sul trono proprio Cleopatra. Nel rispetto però delle tradizioni egiziane, Cleopatra deve dividere il nuovo trono con il fratello minore Tolomeo XIV, che è costretta a sposare. Una volta assicurata la stabilità del regno, si trasferisce a Roma con figlio al seguito e qui vive ufficialmente come amante di Cesare.
L'intento politico di Cleopatra, che si rivela un'ottima stratega, è comunque quello di proteggere l'integrità del suo regno dal sempre più invadente espansionismo romano. La sorte del povero Cesarione non sarà però felice, nonostante la sua discendenza; il vero erede maschio di Cesare verrà considerato Caio Giulio Cesare Ottaviano, il quale si libererà dell'importuno discendente alla prima occasione.
Dopo l'assassinio di Giulio Cesare nelle idi di marzo del 44 a.C, la situazione politica non consente più a Cleopatra di rimanere a Roma, ed ella riparte per l'Egitto. Secondo alcune fonti, tornata in patria, avvelena il fratello Tolomeo XIV e governa con il figlio Cesarione.
Alla fine della guerra civile seguita alla morte di Giulio Cesare, Cleopatra si lega ad Antonio. Marco Antonio ha il compito di governare le province Orientali e durante una campagna, intrapresa per sedare una rivolta, incontra Cleopatra. Caratterizzato da una personalità esuberante e vivace, resta affascinato dalla regina egiziana e tra i due ha inizio una relazione. Mentre si trova alla corte di Alessandria ad Antonio giunge la notizia della morte della moglie Fulvia, responsabile di aver capeggiato una rivolta contro Ottaviano.
Antonio torna a Roma e, per rinsaldare il legame con Ottaviano, ne sposa la sorella Ottavia nel 40 a.C. Insoddisfatto però dalla condotta di Ottaviano nella guerra ingaggiata contro i Parti, Antonio finisce per tornare in Egitto, dove Cleopatra ha avuto nel frattempo due gemelli, ai quali seguirà un terzo figlio e il matrimonio tra i due, nonostante Antonio sia ancora sposato con Ottavia. Cleopatra, da ambiziosa e scaltra regina qual'è, vorrebbe costituire con Antonio una sorta di grande regno, la cui capitale dovrebbe essere la più evoluta Alessandria d'Egitto e non Roma. Ella concede dunque ad Antonio l'uso delle milizie egiziane, con le quali egli conquista l'Armenia.
Cleopatra viene nominata regina dei re, associata al culto della dea Iside e nominata reggente con il figlio Cesarione. Le manovre della coppia preoccupano Ottaviano che induce Roma a dichiarare guerra all'Egitto. Le milizie egiziane guidate da Antonio e quelle romane guidate da Ottaviano si scontrano ad Azio il 2 settembre del 31 a.C.: Antonio e Cleopatra vengono sconfitti.
Nel momento in cui i romani giungono ad espugnare la città di Alessandria, i due amanti si risolvono al suicidio. E' il 12 agosto dell'anno 30 a.C.
In realtà Antonio si suicida a seguito della falsa notizia del suicidio della sua Cleopatra, la quale, a sua volta, si suicida facendosi mordere da un aspide.
Alcuni studi effettuati di recente smentiscono tuttavia la possibilità che ella sia potuta morire a seguito del morso di un aspide. Cleopatra è una grande esperta di veleni e sa che utilizzando quella metodologia la sua agonia sarebbe molto lunga. Probabilmente deve aver escogitato questa storia per apparire al suo popolo ancor più come la reincarnazione di Iside, ma deve essersi avvelenata usando una miscela di veleni preparata in precedenza.
Cesarione fu fatto giustiziare da Ottaviano, mentre i tre figli avuti con Antonio furono portati a Roma. L'Egitto divenne una provincia romana retta dal prefetto d'Egitto, funzionario di rango equestre. Ottaviano, ritornato a Roma per festeggiare il trionfo della spedizione egiziana, fece allestire su un carro un dipinto della bellissima regina, portandolo in trionfo attraverso le vie della città.
Al Cairo, sulla cima di una collina da cui si vede il mare, sotto i resti di un tempio dedicato a Iside: è qui, secondo gli archeologi, che potrebbe riposare il corpo di Cleopatra. La tomba della regina egiziana non è mai stata localizzata, ma gli archeologi hanno raccolto prove che testimonierebbero che i sacerdoti di Cleopatra, dopo il suo suicidio, ne avrebbero trasportato il corpo al tempio, dove potrebbe riposare accanto al suo amante, Marco Antonio. «Questa potrebbe essere la più importante scoperta del 21esimo secolo - ha detto Zahi Hawass, capo archeologo -. Questo è il luogo perfetto dove potrebbero essere sepolti i loro corpi».
La storia di Cleopatra ha affascinato nei secoli schiere di scrittori ed artisti, che hanno contribuito a far nascere la leggenda della bellissima seduttrice che riuscì ad ammaliare due dei più potenti uomini del suo tempo. Cleopatra fece erigere numerose raffigurazioni e statue in Egitto. Nelle statue e nei bassorilievi egizi la regina è raffigurata secondo canoni e tipologie tolomaiche, anche se a volte indossa una corona con il triplo ureo. Nelle monete il profilo di Cleopatra appare assai pronunciato. Nelle statue romane Cleopatra è rappresentata realisticamente oppure in veste divinizzata, assimilata alla dea Venere.


domenica 26 marzo 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 marzo.
Il 26 marzo 1791 l'Accademia francese delle Scienze introduce universalmente la definizione del metro, come 1/10 000 000 della distanza tra polo nord ed equatore, lungo la superficie terrestre, calcolata sul meridiano di Parigi.
Nel 1666, lo Stato transalpino si dota di una istituzione che prende sotto la sua tutela. Poco a poco, la scienza, che si praticava come un piacere letterato, si specializza e si professionalizza.
Il 29 Aprile 1699, l’Accademia Reale delle scienze tiene una seduta nell’antico appartamento del Re, presso il Palazzo del Louvre. Questa sistemazione in un luogo prestigioso simbolizza l’importanza che il Monarca accorda a questa giovane istituzione di 33 anni, alla quale Luigi XIV ha appena dato i suoi primi statuti.
Sotto il Regno del Re Sole, lo stato si dota per la prima volta di una politica scientifica remunerando gli studiosi a tempo pieno, dei quali sollecita il parere. Durante tutto il secolo XVIII°, l’Accademia sarà al centro di uno sviluppo scientifico dei Lumi.
E’ solo con la Rivoluzione che ci si porrà il problema tutt’ora attuale che consiste nel porsi la domanda se gli studiosi possono essere indipendenti dallo Stato, che essi stessi servono.
La creazione dell’Accademia delle Scienze illustra il progetto della Monarchia Assoluta di piazzare tutta la vita culturale sotto la propria tutela.
Nei primi anni del suo Regno, Luigi XIV crea anche l’Accademia di Danza (1661), poi l’Accademia di Musica (1669) e di Architettura (1671).
Appassionato di arte, il Re Sole non si interessa molto alle scienze.
Jean-Baptiste Colbert,  per contro, comprende bene che il progresso scientifico può presto tradursi in progresso tecnico,  molto utile al suo progetto di sviluppare le manifatture Reali. Egli sa bene che due potenze rivali, i Medici di Firenze con l’Accademia del Cimento nel 1657, e l’Inghilterra con la Royal  Society nel 1662 si sono appena dotate di accademie scientifiche prestigiose, e che sarebbe bene per “la Gloria del Re” che la Monarchia Francese ne abbia di simili.
Colbert sa inoltre che,  nelle accademie private che si riuniscono per discutere di scienza, nasce l’idea di indirizzarsi al Re perché finanzi una istituzione votata a questa scienza sperimentale in pieno sviluppo, ma che costa sempre più cara.
E’ così che Colbert crea l’Accademia delle Scienze e la pone sotto la sua protezione. Essa tenne la sua prima seduta il 22 Dicembre 1666, nella biblioteca del Re, in rue Vivienne a Parigi.
Contrariamente alle Accademie private, conosciute per le loro lunghe gare verbali che mescolavano speculazioni e argomenti autoritari, l’Accademia delle Scienze scelse subito di dare molto spazio all’esperienza.
I Fondi del Tesoro Reale permettevano in effetti di acquistare del materiale scientifico e di costruire un laboratorio di macchinari.
Inoltre una remunerazione è per la prima volta prevista per gli accademici.
La pratica della scienza era un piacere letterato: essa ora diviene “un mestiere, avendo per vocazione di rispondere alle attese della società e/o del potere politico, che assegnava agli studiosi, divenuti professionisti, dei compiti precisi di invenzione, di validazione o di perizia, come si direbbe attualmente” come osserva il professor di storia delle scienze all’Università di Nancy, Simone Mazauric.
Alla morte di Colbert nel 1683, l’Accademia entra in un periodo difficile, "un grande languore", come scrisse il suo segretario Bernerd de Fontenelle.
Le guerre allentarono gli scambi internazionali e mettevano in difficoltà le finanze dello Stato. Tra il 1666 e il 1680, l’Accademia riceveva 400.000 livree (paragonato ad oggi a 6.000.000 di euro), e solamente 35.000 livree (525.000 euro) fra il 1685 ed il 1695. Ma il ristabilirsi della pace nel 1697 e l’abbellimento delle finanze reali che ne seguì, permisero alla Accademia di conoscere un nuovo sviluppo.
Con il “Réglement” che gli imprime Luigi XIV nel 1699, il suo effettivo di membri risulta triplicato, per giungere a 70 membri, organizzati in 6 classi (geometria, astronomia, meccanica, anatomia, chimica, botanica).
Al lavoro collettivo praticato finora, si sostituisce una forte specializzazione che permette di coprire tutte le scienze, senza più dipendere dai gusti e dai talenti degli accademici.
La vita scientifica si concentra così nell’Accademia, mentre i circoli privati, dove si discuteva di scienza, così attivi nella prima metà del XVII secolo, spariscono. Ma l’aumento degli effettivi non è che una delle 50 disposizioni del “Réglement” del 1699, che organizza nei minimi dettagli il funzionamento dell’Accademia e ne definisce precisamente le missioni.
L’Accademia divenne parte integrante dell’apparato dello Stato, illustrando così la tendenza alla centralizzazione statale del Regno di Luigi XIV. Dal Rinascimento, gli studiosi si erano abituati a inseguire le corti principesche d’Europa in qualità di mecenati. E’ da questo momento, vicino al solo Re, che essi troveranno denaro e protezione.
La Monarchia ha in effetti molto da aspettarsi da questa protezione che esercita sull’Accademia. In termini di prestigio, innanzitutto. Nel 1666, Luigi XIV accorda per esempio all’olandese Christian Huygens, oltre ad un alloggio, una gratifica di 6.000 livree per anno, quando gli altri accademici ricevevano tra i 1.200 e le 1.000 livree. Tre anni più tardi, il Re offerse 9.000 livree all’italiano Jean Dominique Cassini. Questi fisici molto rinomati vengono così convinti di restare a Parigi, per la più grande gloria del Re.
Il guadagno in prestigio si misura infatti dal fatto che l’Accademia Reale delle Scienze è esplicitamente presa per modello per la creazione delle accademie di Berlino (1700), di San Pietroburgo (1725) o di Stoccolma (1739).
Ma il principale tornaconto che lo Stato si aspetta dal suo finanziamento è di ordine tecnico.
Luigi XIV chiede all'Accademia di riflettere sull'approvigionamento di acqua per il Castello di Versailles e di realizzare nuove carte geografiche.
Appena dopo la sua morte, il Reggente Luigi Filippo D'Orleans incarica l'Accademia di effettuare una vasta inchiesta sulle ricchezze del Regno.
Nel XVIII° secolo, tuttavia, lo Stato non si accontenta più di attendere dai lavori degli studiosi delle possibili ricadute: esso passa a loro dei compiti  e sollecita sempre più spesso i loro consigli.
Le amministrazioni prendono così l'abitudine di nominare un accademico come consigliere tecnico per le tinteggiature, la metallurgia, il tessile o le miniere. Le cariche di ispettore delle ceramiche alla Manifattura Reale di Sèvres e delle tappezzerie a quella dei Gobelins sono riservati agli accademici.
Essi hanno ugualmente una mano esperta sui progetti meccanici.
"All'inizio, l'Accademia è stata principalmente istituita per esaminare tutte le invenzioni nuove che le si sarebbero inviate da parte del Re. Invisibilmente essa poi è diventata un tribunale volontario, in cui i singoli reclamano direttamente il giudizio" rende noto i rapporto annuale del 1788.
Da parte loro, gli studiosi non hanno avuto bisogno di lamentarsi della protezione reale. In cambio della loro esperienza tecnica, lo Stato finanzia i loro lavori più importanti.
L'Accademia organizza così delle spedizioni in Perù ed in Lapponia nel 1735 per misurare la lunghezza di un grado del meridiano terrestre, poi per seguire il passaggio di Venere davanti al Sole nel 1761 e 1769. Questi grandi viaggi di esplorazione permettono anche uno sviluppo spettacolare della botanica e della zoologia, che viene simboleggiato nei 36 volumi, pubblicati fra il 1749 e il 1789, de l'Histoire Naturelle di Buffon.
Nel seno dell'Accademia, sono presentati e discusse le grandi scoperte dell'epoca: l'invenzione del Termometro ad alcool di Réaumur, la scoperta della conservazione della massa nella combustione da Lavoisier, o ancora, il perfezionamento del calcolo integrale da parte di Condorcet. Questi studiosi conducono liberamente le loro ricerche all'Accademia grazie al sostegno finanziario Reale. La loro rinomanza è tale che diventarono dei personaggi importanti della società del loro tempo tanto da confondersi con il mondo politico.
Una delle condizioni per esser membro dell'Accademia era però risiedere a Parigi per poter partecipare alle due sedute settimanali: "Se essi passano a delle occupazioni domandando la residenza fuori di Parigi, il loro posto sarà occupato come se essi fossero vacanti per morte", sancisce un articolo; ciò vieta agli accademici di mescolarsi in sostanza alla vita della Corte a Versailles, accettandovi una carica.
Tuttavia essi hanno qualche volta il privilegio di ricevere la visita della Corte, o di sovrani stranieri di passaggio, in occasione delle due sedute pubbliche annuali, che diventarono eventi mondani.
Il pubblico colto così si interessa alle scienze, alle dimostrazioni ed alle sperimentazioni. Luigi XIV riteneva le scienze "oscure e spinose", ma suo nipote Philippe d'Orleans, che diventò il Reggente nel 1715, è un appassionato di chimica tanto da far costruire un laboratorio suo proprio.
I suoi successori mostrano essi stessi un interesse vivo per le scienze.
Luigi XV fa applicare la nuova classificazione di Linné nei giardini reali, e chiede all'abate Nollet, dell'Accademia, di venire a presentare le sue esperienze sull'elettricità a Corte.
Luigi XVI finanzia con i suoi propri denari gli esperimenti dei fratelli Montgolfier.
La cultura scientifica si sviluppa ed è l'Accademia che ne definisce il contenuto, perchè lei detiene il monopolio della stampa dei libri scientifici. Come spiega Roger Hahn, professore di storia naturale di Berkeley, l'Accademia divenne "l'istituto pubblico fatto per governare la cultura scientifica ufficiale, preposta ad incarnare la scienza, esattamente come l'Accademia francese comandava la lingua francese attraverso il suo famoso Dizionario".
Questa alleanza di fatto tra gli studiosi e la Monarchia non è stata esente di tensioni. Le prime si manifestarono al momento della revoca dell'editto di Nantes nel 1685. Certi accademici protestanti furono costretti a convertirsi, altri preferirono l'esilio. Christian Huygens, ritornato in Olanda a seguito di problemi di salute, non desiderò più rientrare a Parigi "resosi conto della brutta aria che tirava su questo Paese".
Ma è soprattutto sulla questione delle nomine che si cristallizzano le tensioni fra la Monarchia e gli accademici. Questi ultimi sono riusciti a far riconoscere nello statuto del 1699 il loro diritto a votare le raccomandazioni per la nomina dei nuovi membri ogni volta che un posto diveniva vacante. In pratica, la Monarchia non si privava di esercitare delle pressioni sugli accademici per far eleggere dei personaggi eminenti a Corte.
A due riprese tuttavia, nel 1774 e nel 1778, l'Accademia invia una delegazione a Versailles per protestare contro delle nomine di candidati troppo chiaramente sprovvisti di talento scientifico. In questo momento di inizio del Regno di Luigi XVI, gli accademici si permettono una audacia che sarebbe stata impensabile sotto il Re Sole. Un compromesso venne presto trovato: mantenere la nomina, ma piazzare subito al ritiro il nuovo membro.
"Gli accademici accettavano i valori dell'Ancien Régime, pur essendo consci che c'erano dei limiti, giacchè vi erano intrusioni extra-scientifiche nella loro istituzione".
Gli accademici non hanno motivi di rivoltarsi, dato che sono coccolati dalla Monarchia. Ottengono, per esempio, dei provilegi invidiati da tutti, come il diritto di far giudicare le loro liti personali davanti alla Corte di Parigi (1719), o l'esenzione dalle tasse trattenute sulle pensioni reali (1786).
Gli accademici erano i grandi leader del mondo scientifico e tecnico e costituivano un istituto riconosciuto, rispettato e corredato da tutti gli apparati dell'Ancien Régime.
All'alba della Rivoluzione, l'Accademia delle scienze rappresentava non solamente la promozione delle scienze, ma anche, come le altre istituzioni pubbliche, l'apparato amministrativo Reale.
Questo carattere ufficiale dell'Accademia contribuirà a farne uno dei capri espiatori della vendetta delle Rivoluzione. Il famoso "la Repubblica non ha bisogno di studiosi" lanciato al processo del chimico Lavoisier, antico tesoriere dell'Accademia, si spiega anche per il fatto che l'Accademia incarnava per bene degli aspetti dell'Ancien Régime detestato. La Convenzione soppresse l'Accademia l'8 Agosto 1793!
Ma lo Stato constata presto che non può state senza studiosi; passata la tempesta rivoluzionaria, l'Accademia delle Scienze viene ricreata nell'ottobre 1795 come una dei 5 componenti (con l'Accademia francese, l'Accademia della belle arti, l'Accademia delle scienze morali e politiche, e l'Accademia delle iscrizioni e delle belle lettere) dell'Istituto di Francia, che c'è ancora oggi.

sabato 25 marzo 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 marzo.
Il 25 marzo 1912 muore a Pisa Antonio Pacinotti.
Antonio Pacinotti nasce a Pisa e qui, a soli 15 anni, comincia studi di fisica-matematica all'università. Interessatosi ai problemi della produzione di energia elettrica, progetta nel 1869 un dispositivo per produrre corrente elettrica continua.
Si tratta dell'anello che da lui prende il nome e che può essere utilizzato sia come generatore, se gli si fornisce energia meccanica, sia come motore elettrico, se alimentato a corrente. Questo apparecchio, che è in definitiva una dinamo, risolve finalmente in modo soddisfacente il problema della generazione continua dell'elettricità, aprendo la via allo sfruttamento industriale dell'energia elettrica.
Pacinotti costruisce il suo anello solo nel 1861 senza però brevettarlo. Si dedica poi a studi di astronomia e solo nel 1865 presenta la sua invenzione sulla rivista "Il Nuovo Cimento". Sempre nel 1865 si reca in Francia cercando di vendere i diritti di produzione del dispositivo e, ingenuamente, presso la ditta Froment ne spiega i dettagli ad un operaio, che si pensa fosse il meccanico belga Z. T. Gramme. L'affare non viene concluso ma nel 1869 lo stesso Gramme brevetta una dinamo molto simile a quella di Pacinotti e la sfrutta commercialmente.
Pacinotti rivendica ufficialmente il primato dell'invenzione e per vari anni viene amareggiato dal protrarsi della questione: il riconoscimento pieno dei suoi meriti avverrà infatti soltanto dopo la sua morte.
Prima di allora però viene chiamato ad insegnare all'Università di Cagliari e poi di Pisa, diventa presidente onorario dell'Associazione Elettrotecnica Italiana e nel 1906 viene nominato senatore.

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