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martedì 22 agosto 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 agosto.
Il 22 agosto 1953 la Francia abbandona definitivamente il penitenziario sull'Isola del Diavolo.
 L'Isola del Diavolo (in francese: Île du Diable) è la più piccola e la più settentrionale delle Isole du Salut, al largo della costa della Guyana Francese.
 L'isola si estende su di una superficie di 14 ettari e fino al 1946 fu una famosa colonia penale francese. L'isola, prevalentemente rocciosa e coperta di palme, nel suo punto più alto raggiunge i 40 metri d'altezza.
 Il penitenziario venne aperto per la prima volta nel 1852 dal governo di Napoleone III e divenne una delle più sinistramente famose prigioni della storia. Oltre che sull'isola, alcuni edifici che servivano per l'amministrazione penitenziaria erano dislocati sulla terraferma, a Kourou. Col tempo, la prigione divenne famosa nel mondo col nome dell'isola, mentre in Francia era nota come bagne de Cayenne, essendo Cayenne il capoluogo della Guyana Francese.
 Il 30 maggio 1854 venne approvata una legge secondo la quale i detenuti dovevano restare nella Guyana Francese, dopo il loro rilascio, per un tempo uguale a quello passato ai lavori forzati; per coloro che avevano scontato pene superiori agli otto anni, la legge prevedeva che sarebbero dovuti rimanere per il resto della loro vita. A questi prigionieri veniva assegnato un terreno in cui insediarsi. Col tempo, i detenuti vennero divisi in diverse categorie a seconda del reato commesso o della pena da scontare.
 Nel 1885 la legge venne ulteriormente inasprita: anche i condannati recidivi, pur se per reati minori, venivano spediti all'Isola del Diavolo. Nella prigione venne mandato anche un piccolo gruppo di donne, detenute in altre carceri, con l'intenzione che si sposassero con gli uomini liberati e costretti a restare in Guyana Francese. La pratica si rivelò piuttosto fallimentare e venne interrotta a partire dal 1907.
 Nel 1938 il governo francese smise di mandare prigionieri al carcere dell'Isola del Diavolo, e nel 1952 la prigione chiuse definitivamente. La maggior parte di coloro che vi erano ancora detenuti scelsero di tornare in Europa, mentre una piccola minoranza decise di rimanere nella Guyana Francese.
L'Isola del Diavolo ci riporta alla storia autobiografica di Henri Charrière, detto Papillon (per via di una farfalla tatuata sul petto), condannato nel 1931 ai lavori forzati per un omicidio, del quale si proclamò sempre innocente; fu imprigionato nel bagno penale della Guyana Francese, dalla quale tentò numerose fughe dai risvolti drammatici. Tentò la prima fuga appena 42 giorni dopo essere arrivato nella Guyana Francese.
 Venne riacciuffato. In tredici anni di prigionia tentò nove fughe. L'ultima evasione, dall'isola del Diavolo, lo portò fino in Venezuela, dove riuscì a stabilirsi, e a vivere da uomo libero al fianco della sua compagna Rita.
 Nel 1967 un terremoto distrusse il night club che aveva aperto a Caracas (Venezuela) e questo fatto lo spinse a scrivere un libro di memorie, Papillon. Rimangono dei buchi nella sua storia; in particolare per quanto riguarda gli ultimi sei anni della sua vita; nulla si sa, inoltre, riguardo alla sorte di sua moglie e sua figlia.
 Ha segnato un'epoca e gli animi di migliaia di lettori il suo libro, nel quale ripercorre tutta la sua avventura sino all'epilogo finale. La storia descrive le terribili condizioni e gli abusi che i carcerati di quell'epoca erano costretti a subire. Dal libro è tratto l'omonimo film, del 1973, interpretato da Steve McQueen e Dustin Hoffman. Il film è comunque solo una breve e non molto accurata ricapitolazione delle sue avventure.
Esiste, anche se difficilmente reperibile, un secondo libro (Banco), ove si narra la vita del protagonista negli anni successivi alla fuga che gli ha ridato la libertà. Charrière compare in un film del 1970 intitolato Fuori il malloppo, conosciuto anche come "Popsy Pop", con Claudia Cardinale.
 Negli anni settanta, in seguito all'uscita del film, si sono alzate voci che hanno messo in dubbio la veridicità del racconto. In particolare, Charles Brunier, detenuto che aveva conosciuto Charriére au bagne in Guyana, sostenne che Papillon riprendesse i rocamboleschi tentativi di fuga tentati da lui e da René Belbenoit. Quest'ultimo, morto nel 1959, pubblicò negli Stati Uniti un resoconto della propria vita carceraria e da evaso, Dry Guillotine (1938), che conobbe un grande successo (oltre un milione di copie vendute).
Nonostante tutto Papillon, detto Papi, rimane nell'immagnario collettivo l'uomo della Fuga, l'oppositore irriducibile all'istituzione che perverte, l'eroe sovraumanamente alla ricerca della libertà.


lunedì 21 agosto 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 agosto.
Il 21 agosto 1860 ebbe luogo la cosiddetta "battaglia di Piazza Duomo", nella quale Garibaldi conquistò Reggio Calabria durante l'impresa dei 1000.
L’importanza che, per il buon andamento dell’impresa garibaldina, ebbe la conquista di Reggio, è ricordata da Garibaldi stesso nelle sue memorie. Determinante fu infatti da un punto di vista strategico, fiaccò nello spirito la difesa borbonica e fu di buon auspicio per l’altra fondamentale vittoria di Soveria Mannelli.
Essendo previsto dai borbonici lo sbarco a Reggio dei garibaldini, reduci dalla gloriose giornate siciliane di Calatafimi, Palermo e Milazzo, Garibaldi scelse di giocare d’astuzia optando per una traversata più lunga dello Stretto e attraccando sulle spiagge di Melito nella mattina del 19. Le imbarcazioni battevano bandiera statunitense col chiaro intento di non destare sospetti. A questo punto si registrò un tentativo di difesa da parte delle truppe borboniche, accorse, seppur tardivamente, in difesa di quel tratto di costa. Lo scontro causò l’incendio di una delle navi utilizzate per lo sbarco, la Torino, nonché la perdita di alcuni tra i garibaldini appena sbarcati.
Pare che il Comune di Melito Porto Salvo si stia occupando del ripescaggio del legno affondato; operazione che porterà nuovi reperti al Museo e Sacrario garibaldino, inaugurato nel 2010.
Completato lo sbarco le colonne garibaldine iniziarono il lento avvicinamento verso Reggio, sostando nella giornata successiva presso l’abitato di Pellaro. La sera del 20, dopo aver preso contatto con il suo ufficiale Giuseppe Missori e il patriota calabrese Benedetto Musolino, artefici dodici giorni prima di un fallito tentativo di impossessarsi del forte dell’Altafiumara, ed in conseguenza di ciò rifugiatisi in Aspromonte con l’intento di aspettare che i garibaldini giungessero dalla Sicilia, Garibaldi ed il neo promosso Maggiore Generale Bixio, decisero di muovere alla volta di Reggio.
Dal territorio di Ravagnese si passò al rione Modena, dove le truppe si separarono in due colonne: una tenuta ad entrare dal confinante rione S. Giorgio Extra, l’altra dal rione Crocefisso. Quest’ultima, giunta in prossimità di Porta San Filippo, antico accesso alla città da sud, trovò le sentinelle borboniche chiedere loro la parola d’ordine. Le Camicie Rosse risposero sprezzanti “Viva Garibaldi”, quelle regie fecero fuoco inneggiando a Re Francesco II. Dopo l’episodio sulla spiaggia di Melito questo secondo scontro a fuoco preannunciava il finale resoconto, allorché le truppe regie si asserragliarono nei pressi del Duomo per l’ultima resistenza. A presidio della città era posto il 14° Reggimento comandato dal Colonnello Dusmet, che in un primo momento ricevette ordine di schierarsi in prossimità del torrente Calopinace per poi disporsi, come si accennava, nella zona della Cattedrale.
Molto si è detto sulla presunta incapacità degli alti comandi borbonici circa i fatti di Reggio: manifesta disorganizzazione, accuse di tradimento o voluto atteggiamento “soft” nei confronti di una difesa in cui alcuni ufficiali non credevano abbastanza? E’ indubbio che vi furono dei valorosi tra i soldati borbonici come tra i garibaldini, uomini, prima che militari, che in buona fede abbracciarono le armi per senso del dovere e appartenenza.
E’ buio pesto, si combatte tra i vicoli antistanti la cattedrale e nella stessa piazza, in un clima di incertezza che riguarda i movimenti stessi da compiersi. Bixio, che guida il contingente garibaldino è ferito, forse da fuoco amico, al braccio sinistro. Si verifica la morte sul campo del Colonnello Dusmet, il Reggimento viene così affidato al Tenente Zattera.
La battaglia si protrae fino al mattino. Alte furono le perdite da una parte e dall’altra, in una battaglia che vide lo scontro corpo a corpo fin su i gradoni del Duomo. L’accerchiamento della piazza ad opera di Bixio e dei suoi uomini comportò il ritirarsi delle restanti truppe borboniche in direzione del castello dove avvenne la capitolazione delle forze regie. Nel frattempo Garibaldi si ricongiunge coi patrioti rifugiatisi sull’Aspromonte.
Era il pomeriggio del 21 agosto, Reggio, ormai conquistata, segnava la strada da seguire per quella che fu la cavalcata di unificazione del territorio nazionale.
La battaglia è ricordata a Reggio con la Via XXI agosto.

domenica 20 agosto 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 agosto.
Il 20 agosto 2008 in fase di decollo l'aereo del volo SpanAir 5022 prende fuoco. Si avranno 154 morti e 18 feriti.
Spanair, una sussidiaria di Scandinavian Airlines System, il 20 agosto del 2008 stava operando il volo JK5022 Madrid-Gran Canaria con un Boeing McDonnell Douglas MD-82, marche EC-HFP. Mentre si apprestavano a decollare, i piloti rilevarono un surriscaldamento di una delle sonde e rientrarono al parcheggio per un controllo tecnico più accurato. I tecnici della manutenzione resero la sonda temporaneamente inoperativa, così come previsto dalla Minimum Equipment List dell’aereo.
L’aereo si diresse nuovamente in pista per il successivo decollo, ma per una errrata configurazione l’aereo si schiantò uccidendo 154 persone, mentre i superstiti furono 18.
Il rapporto della CIAIAC (Comisión de Investigación de Accidentes e Incidentes de Aviación Civil) ha evidenziato come l’incidente sia stato causato da un’errata configurazione di flap e slat. Gli avvisi che avrebbero dovuto allertare l’equipaggio dell’errata configurazione  (TOWS) non rilevarono però alcuna anomalia.
Secondo il quotidiano El Pais, alcuni familiari delle vittime hanno intentato una causa contro Boeing direttamente negli Stati Uniti, piuttosto che in Spagna. Questo “spostamento” non ha avuto però successo, in quanto il giudice americano ha stabilito che, dal momento che l’incidente è avvenuto in Spagna, è lì che si deve tenere il processo e accertare le responsabilità. Il tribunale americano ha tenuto a precisare come sin dall’inizio Boeing abbia prodotto la documentazione richiesta e si sia messa a disposizione degli inquirenti, dichiarando di accettare e rispettare qualsiasi decisione giudiziaria della Corte.
Intanto, in Spagna, il tribunale provinciale di Madrid ha archiviato il procedimento penale a carico dei due tecnici che hanno disabilitato la sonda in quanto non imputabili dell’omicidio di 154 persone, individuando nell’errata esecuzione della check list del decollo e quindi nell’errata configurazione di flap e slat la causa della tragedia. Il tribunale ha stabilito che i parenti delle vittime devono rivalersi al tribunale commerciale di Barcellona, che contestualmente gestisce le pratiche relative al fallimento di Spanair, avvenuto nel 2012.

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