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martedì 17 ottobre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 ottobre.
Il 17 ottobre del 589 d.C. ha luogo la cosiddetta "Rotta della Cucca", una inondazione di così vasta portata, secondo il racconto di Paolo Diacono, da cambiare radicalmente il profilo idrografico del Veneto dandogli l'aspetto che ha oggi.
Il nome deriva dalla località di Cucca, vicino a Veronella, dove l'Adige sarebbe uscito dagli argini. Paolo Diacono, nelle sue cronache, data la rotta al 17 ottobre 589, ma questa datazione è spesso messa in discussione dagli studiosi.
La descrizione del disastro è tutta compresa nel capoverso 23 del libro III dell'Historia Langobardorum di Paolo Diacono.
In Veneto ed in altre parti d'Italia nel 589 vi fu "un diluvio d'acqua che si ritiene non ci fosse stato dal tempo di Noè"; a seguito di queste piogge l'Adige esondò il 17 ottobre, e il livello delle acque a Verona salì fino a raggiungere le finestre superiori della basilica di San Zeno fuori le mura.
L'alluvione causò grosse perdite di vite umane e animali, e distrusse parte delle mura di Verona oltre a spazzare via strade, sentieri e gran parte della campagna in quelli che oggi sono il basso Veneto e la bassa ferrarese.
A seguito della rotta l'Adige abbandonò il suo antico corso (che passava per Bonavigo, Minerbe, Montagnana, Este, Sant'Elena e Solesino) per assumere grossomodo l'attuale percorso molto più a sud e che corrispondeva all'antico alveo del Tartaro; da allora l'Adige attraversa Legnago, lambisce Villa Bartolomea e Castagnaro e sfocia nel mare Adriatico dopo aver attraversato Cavarzere.
In seguito all'eccessiva frammentazione del territorio, nessun governo si prese carico di riparare il guasto e la campagna inondata si tramutò in palude per secoli; le acque del Tartaro si unirono a quelle dell'Adige in questa devastazione. Il termine Polesine nacque in quel periodo e venne ad indicare l'attuale provincia di Rovigo e parte dell'attuale provincia di Ferrara, in quanto il corso principale del Po all'epoca passava più a sud e corrispondeva all'attuale Po di Volano.
Il Mincio, che fino a quel momento passava per Adria ed era una via navigabile dal mare Adriatico al lago di Garda, abbandonò il suo alveo e divenne un affluente del Po; questo portò alla definitiva decadenza di Adria e del suo porto.
Quando il corso dell'Adige si assestò, il ramo principale attraversava Badia Polesine e su questo ramo nasceranno in seguito i borghi di Lendinara, Villanova, Rovigo e Villadose; questo ramo divenne poi di scarsa importanza dopo la rotta del 1438 e corrisponde all'attuale corso dell'Adigetto (da non confondere con l’omonimo corso d’acqua che anticamente tagliava l’ansa dell’Adige a Verona).
Secoli dopo, quando la terra ricominciò ad emergere dalla palude, l'uomo canalizzò, col nome di Canal Bianco, le acque del Tartaro in quello che fu l'antico alveo del Mincio, facendolo passare presso Adria e sfociare nel mare Adriatico.
Anche il fiume Brenta modificò il suo percorso, abbandonando quello relativo al ramo più ad ovest (che passava per San Pietro in Gu) in favore di quello minore.
Anche l’idrografia di Vicenza venne modificata: precedentemente alla rotta i fiumi che attraversavano la città erano l’Astico ed il Retrone. In seguito allo sconvolgimento idrografico l’Astico venne sostituito dall’attuale Bacchiglione.
Una curiosità: è  noto che per indicare uno sciocco, a Verona, si dice: “no se imbarca cucchi”. Forse questo detto si riferisce proprio alla rotta della Cucca del 589, quando gli abitanti della Cucca (i Cucchi) annunciarono ai Veronesi che l'Adige non passava più dal loro paese ma, dopo Ronco, andava verso Legnago. Fatto impossibile da pensare in quei lontanissimi anni, perciò gli abitanti della Cucca presero la nomea di essere tutti sciocchi. Stanchi di questo detto, i Cucchi pensarono bene di cambiare il nome al loro paese e, dopo il 1866, lo ribattezzarono Veronella.
Oggi si ritiene poco plausibile che, per quanto disastroso, un singolo evento come quello narrato da papa Gregorio I e Paolo Diacono possa aver causato lo sconvolgimento improvviso del corso di tutti i fiumi che sfociavano nella laguna di Venezia; piuttosto, un tale sconvolgimento sarebbe il risultato di una serie di eventi, avvenuti nell'arco di più secoli, collegabili sia alla scarsa manutenzione dei fiumi, dovuto al progressivo abbandono delle terre che erano state bonificate in epoca classica, iniziato durante gli ultimi secoli dell'Impero romano d'Occidente, sia a un generale peggioramento delle condizioni climatiche avvenuto a livello mondiale tra il VI e l'VIII secolo, che portò al parziale scioglimento dei ghiacciai e un aumento delle precipitazioni con conseguente progressivo e drammatico incremento della portata dei fiumi.

lunedì 16 ottobre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 ottobre.
Il 16 ottobre 1973 Henry Kissinger, riceve il premio nobel per la pace.
Henry Heinz Alfred Kissinger nasce a Fürth, città della Franconia (regione a nord della Baviera), il 27 maggio 1923. Sebbene di origini tedesche il suo nome rimane nella storia moderna per la sua attività di politico statunitense; segretario di stato sotto la presidenza sia di Richard Nixon che di Gerald Ford, a lui è stato intitolato il premio Nobel per la pace nel 1973.
Nasce da una famiglia di origini ebraiche: nel 1938, in seguito alle persecuzioni antisemite dei nazisti, la famiglia lascia la Germania e si stabilisce a New York. Kissinger lavora di giorno come operaio e studia la sera: otterrà la cittadinanza statunitense nel 1943. Viene assoldato da un organismo di controspionaggio come traduttore dal tedesco all'americano. Pare che abbia operato in qualità di spia anche per i sovietici.
Nel 1950 ottiene la laurea a pieni voti; continua poi a perfezionare gli studi fino al 1954.
In seguito si avvicina a Nelson Rockefeller, che lo introduce alla politica. Nel 1968 Richard Nixon appare come il più probabile vincitore delle elezioni presidenziali e Kissinger diventa suo personale consigliere. Viene nominato Segretario di Stato e il suo operato è volto ad allentare la tensione con l'Unione Sovietica; sarà lui a negoziare il trattato SALT (Strategic Arms Limitation Talks, Trattato per la limitazione degli armamenti strategici) e l'ABM (Trattato Anti Missili Balistici).
Nel 1971 compie in Cina due viaggi segreti in preparazione del viaggio di Nixon dell'anno successivo, avviando così la normalizzazione delle relazioni tra USA e Repubblica Popolare Cinese.
Nel 1973 viene assegnato a Kissinger e a Le Duc To il premio Nobel per la pace per il "fermate il fuoco" del conflitto vietnamita; Le Duc To rifiuterà il premio per il protrarsi del conflitto che successivamente si aggraverà ulteriormente.
Esiste anche una grave macchia nella carriera di Kissinger, che viene accusato di aver avuto un ruolo di sostegno per Augusto Pinochet e il suo colpo di stato militare in Cile, contro il presidente socialista Salvador Allende (11 settembre 1973). Molti anni più tardi, nel 2001, vengono formalizzate precise accuse e aperte diverse inchieste, tanto che porteranno Kissinger a dover comparire presso la magistratura francese a Parigi, per testimoniare sulla sparizione di cinque cittadini francesi nei primi giorni della dittatura di Pinochet.
Negli USA dopo lo scandalo Watergate che porta Nixon alle dimissioni, Kissinger continua a risultare popolare tanto che Gerald Ford gli chiede di rimanere alla segreteria di Stato durante la sua amministrazione.
Alla fine del 1975 Ford e Kissinger incontrano a Giacarta Suharto, presidente indonesiano: pare che in quell'occasione sia stata data l'approvazione all'invasione di Timor Est, triste e tragico evento che porterà al massacro di oltre 200.000 abitanti di quel territorio a maggioranza cattolica.
Dopo il termine del mandato di Ford, Kissinger non ricoprirà più alti incarichi di stato: partecipa comunque ad attività di gruppi politici e svolge attività di consulente e conferenziere oltre che scrittore.
Nel 2000 è stato eletto membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale.
Nel 2002 il presidente George W. Bush lo nomina presidente della commissione incaricata di chiarire gli eventi dell'11 settembre 2001, fatto che suscita aspre critiche e polemiche, considerate le posizioni poco chiare di Kissinger nei confronti dei crimini di guerra di cui è accusato: Kissinger si dimette presto dalla commissione.
Nel 2006 Papa Benedetto XVI lo ha invitato a far parte del suo gruppo di consulenti di politica estera.
Il figlio David Kissinger è presidente del gruppo mediatico statunitense NBC.
Una curiosità: pare che Stanley Kubrick, per il suo celebre film "Il dottor Stranamore", abbia preso ispirazione dalla vita di Henry Kissinger (oltre che di altre persone dell'epoca come Edward Teller e Wernher von Braun).

domenica 15 ottobre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 ottobre.
Il 15 ottobre 1970 muore nel manicomio di Pozzuoli Leonarda Cianciulli, detta la saponificatrice di Correggio.
Ci sono storie, vicende umane, che sembrano in qualche modo segnate sin dalla nascita; storie che ineluttabilmente appaiono indirizzate verso finali già scritti, quasi che un’oscura nemesi abbia in qualche modo deciso percorsi di vita, azioni e conclusioni delle vite dei protagonisti. La storia di Leonarda Cianciulli è una di queste; una storia terribile, sia a livello personale sia per l’impatto che ebbe sulla vita di altre tre persone, ma non solo.
Una storia che inizia in un paesino dell’avellinese, Montella, verso il finire del 1800, precisamente il 14 novembre 1893 quando Leonarda viene alla luce. Sua madre non la vuole; la donna, Emilia Marano, ha subito uno stupro da Mariano Cianciulli; nel sud questo significa avere una colpa, aggravata se la vittima non accetta il matrimonio riparatore. Così Emilia e Mariano convolano a nozze, nozze non di certo felici, con quelle premesse.
Leonarda così cresce guardata con disprezzo dalla madre, tanto che, nel suo famoso memoriale "Le confessioni di un’anima amareggiata" scritto in carcere e che costituisce la parte più importante per comprenderne il carattere prima e la natura dei suoi gesti poi, racconta di come Emilia fosse rimasta indifferente ai suoi tentativi di suicidio, avvenuti quand’era poco più che una bambina. Tentativi originati da quel suo sentirsi odiata dalla propria madre, priva di punti di riferimento soprattutto dopo la morte del padre e le nuove nozze della madre. Se è vero che l’infanzia di Leonarda è triste, la bambina cresce e si trasforma in un’adolescente testarda, intelligente. Tanto da guadagnarsi se non l’affetto almeno il rispetto di coloro che la conoscono.
A 21 anni Leonarda si sposa; nel secolo scorso era un’età avanzata, particolarmente per la mentalità meridionale, e lo fa in aperto contrasto con la sua famiglia, soprattutto con sua madre che la voleva sposa ad un giovane che aveva scelto lei. I rapporti già difficili tra Leonarda e sua madre si interrompono bruscamente e fungeranno da ulteriore motivazione nelle successive gesta della Cianciulli. Per 15 anni la donna e suo marito vivono in un paese del confine lucano, Lauria, dove Leonarda sforna gravidanze una dietro l’altra. Ma quell’oscuro destino al quale accennavo all’inizio del racconto, sembra non debba darle pace. Nel corso del matrimonio saranno ben 17 le gravidanze iniziate da Leonarda, ma saranno solo 4 quelle portate a termine con la nascita di figli.
Una vicenda, quella dei figli, che avrà un’importanza capitale nell’economia della sua storia, con la donna che difenderà con le unghie l’unica cosa a cui tenne veramente nella vita. Nel 1930 il disastroso terremoto che sconvolse la Lucania costrinse la famiglia Pansardi (il cognome del marito) a trasferirsi in Emilia, alla ricerca di miglior sorte.
Leonarda si adatta immediatamente alla nuova vita, mentre suo marito si lascia andare, diventando un alcolizzato, e contribuendo ancor più al percorso di compimento dell’oscuro destino di Leonarda. Che è costretta a rimboccarsi le maniche per dar da mangiare ai suoi figli, che ama sopra ogni cosa. Si inventa commerciante d’abiti, si improvvisa combinatrice di matrimoni, fa la cartomante e la chiromante; così riesce in qualche modo a sopperire all’assenza del marito, che alla fine la donna caccia di casa e del quale non si saprà più nulla. La donna quindi porta avanti la sua famiglia, che ora è composta da Norma, l’unica femmina, da Bernardo e Biagio, che studiano, e dal più grande dei figli, Giuseppe, quello che ama di più. Lo scoppio della seconda guerra mondiale manda in tilt l’equilibrio tanto faticosamente raggiunto dalla donna; il figlio tanto amato, Giuseppe, è in età per essere chiamato al fronte, così Leonarda inizia uno strano percorso.
Come racconterà nelle sue memorie, inizia a interessarsi di stregoneria, spiritismo, magia nera, nel tentativo di salvare quel suo figlio che considera vitale per lei. Così matura in lei l’insana decisione di offrire altre vite umane in olocausto per salvare quella di suo figlio; ma è credibile questo percorso umano degno di una mente malata, folle? Il primo delitto è antecedente all’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania; probabilmente questa sua confessione, affidata al famoso memoriale, altro non è che cercare una giustificazione alle sue terribili gesta.
Ma riprendiamo il racconto. Leonarda è conosciuta, a Correggio; ha fatto molte amicizie e una di queste è la signora Faustina Setti, una signora anziana di oltre settant’anni, che le si è affezionata. Leonarda la individua come vittima, e la circuisce con la promessa di trovarle un marito; la donna ingenuamente cade nel trabocchetto, le affida i suoi beni. La attira in casa, la uccide e la fa a pezzi usando un’ascia; ma deve far scomparire il cadavere così decide di smembrarlo, mette le parti del corpo in un pentolone e vi aggiunge della soda caustica, mescola il tutto e ne ottiene una sostanza orribile, che la donna getta a secchi nel pozzo nero della casa. La cosa più orribile che compie però è raccogliere il sangue in un bacile, lo fa coagulare e alla fine, mescolandolo a farina e cioccolato ne ottiene dei dolci che servirà alle amiche che la andranno in seguito a trovare.
La sua descrizione degli avvenimenti è agghiacciante, perchè raccontata con dovizia di particolari. E’ attendibile? Difficile a dirsi. La donna potrebbe aver escogitato il trucco di rendere orribile il suo racconto per invocare l’infermità mentale. Chissà. La seconda vittima è Francesca Soavi, insegnante in un asilo, che Leonarda attira nella sua tela di ragno con la promessa di trovarle un lavoro meglio retribuito. Le raccomanda di non raccontare nulla a nessuno della cosa, la uccide e segue il percorso del primo delitto. Per sviare i parenti e i conoscenti della donna, invia cartoline ai famigliari della donna scritte antecedentemente alla morte e le fa imbucare dal figlio. Si impossessa dei pochi beni di Francesca e si prepara a colpire ancora.
La terza vittima è Virginia Cacioppo, soprano di discreta fama, che al momento della morte ha 60 anni; ripete il copione, attirando la donna con la promessa di un ingaggio per il suo lavoro, la spoglia dei suoi beni e la uccide. Questa volta con il corpo non fa dolci, ma saponette, allungate con eau de toilette per renderle profumate.
Ma Leonarda ha superato i limiti, ed è diventata imprudente; Virginia è una donna conosciuta, e non ha mantenuto la promessa di non rivelare nulla a nessuno. Ha scritto a sua cognata Albertina Fanti per raccontarle, eccitata, quella che crede una nuova avventura; quando Albertina non riceve più notizie da Virginia, si insospettisce e contatta le amiche delle altre due scomparse. Il commissario Serrao, di fronte alle denunce di sparizione delle tre donne inizia delle indagini; scopre così che Leonarda ha ricevuto somme di denaro proprio dalle tre scomparse, ricostruisce le vicende personali delle tre donne, indaga sulla Cianciulli, scoprendo che la stessa ha a suo carico denunce per truffa, che la stessa madre della donna ha elevato denuncia contro di lei. A questo punto il passo successivo è la perquisizione della casa di Leonarda; qui vengono ritrovati oggetti personali appartenuti alle tre donne. Le prove sono abbastanza per un’incriminazione per omicidio volontario; Leonarda viene arrestata, con suo figlio Giuseppe. La donna ammette le sue responsabilità, ma fa di tutto per scagionare suo figlio. Si batte come una belva, sopratutto al processo che inizia a Reggio Emilia nel 1946.
La corte nutre seri dubbi sulla versione della donna, perchè Leonarda non ha una corporatura tale da permetterle una gran forza, quella necessaria a trasportare giù in cantina le sue vittime. C’è anche il particolare dei corpi smembrati che sembra suggerire l’aiuto del figlio nella macabra operazione. La donna al processo dichiara: “ Sono venuta a pagare il mio debito; torturatemi, fucilatemi, sarebbe il più bel giorno della mia vita” La corte, pur dubitando sulla effettiva sequenza degli avvenimenti, così come descritti da Leonarda, accetta la tesi difensiva, così come giudica parzialmente inferma di mente la donna, che così viene condannata a 30 anni di carcere, oltre a tre anni di ricovero in un manicomio criminale.
La Cianciulli ha 53 anni, quando entra in carcere; salvo imprevisti, dovrebbe uscire quando avrà superato gli 80 anni. Anche suo figlio è stato condannato, ma la sua pena è leggera; 5 anni di carcere per aver spedito le lettere. Una pena esagerata, per una complicità minima nell’omicidio, che genera il sospetto che la corte abbia comunque ritenuto l’uomo come implicato in misura maggiore di quanto raccontato dalla madre. Per Leonarda si spalancano le porte del carcere, dove vivrà fino al giorno della morte. Scrive le sue memorie, Le confessioni di un’anima amareggiata, settecento pagine in cui ripercorre la propria vita, raccontando la sua infanzia difficile e il suo rapporto tempestoso con la madre, il suo matrimonio e l’amore per i figli, la decisione di affidare alle potenze delle tenebre la vita di suo figlio fino alla descrizione particolareggiata dei tre omicidi.
In una parte del memoriale racconta:
“La notte, quando tutti dormivano, io chiamavo la morte. La chiamavo per 8, 10 volte; le dicevo che era bella, che volevo venisse a prendermi. Le parlavo da buone amiche,la imploravo, le promettevo che quando ero lassù, la aiutavo in tutto, le facevo da schiava. La dinoccolata, la scheletrita,la ladra, la spolpata consunta dai bachi: non venne, non volle venire. E’ la morte che ha paura di me: non mi vuole.”
Un memoriale drammatico, nel quale appare chiaro il tentativo della donna di tener fuori dalla sua orribile storia il figlio maggiore. Rinchiusa nel manicomio di Aversa, Leonarda si comporta da detenuta modello; sarà la sua condotta futura, quasi volesse espiare, anche con il comportamento, le sue colpe. Non uscirà più dal carcere; il 15 ottobre del 1970, all’età di 77 anni Leonarda Cianciulli, colpita da una devastante emorragia cerebrale si spegne. Una donna, come detto all’inizio, con un destino segnato; non bella, molto gracile di costituzione, che riuscirà a rivalersi sulla vita solo con le sue gesta criminali.
Una donna intelligente, anche, dai modi gentili, che riuscì in qualche modo a sconfiggere la miseria, allevando i suoi figli e facendoli studiare, la piccola dalle suore, i due maschi più giovani al liceo classico, il più grande all’università.
Ma anche una donna dalla personalità contorta, con problemi evidenti, manifestati dalla freddezza con cui soppresse le sue tre amiche, distruggendone i corpi e sopratutto usando i loro poveri resti per creare dolci e saponi che utilizzò sia personalmente, come da lei raccontato nel memoriale, sia servendoli alle sue compagne e amiche. Leonarda Cianciulli spesso figura tra i serial killer.
Probabilmente la sua carriera in questo triste “ mestiere” sarebbe continuata non fosse stato per Albertina Fanti, che al processo testimoniò contro di lei. Una donna anche furba, che riuscì ad evitare l’ergastolo grazie al quel suo crudo memoriale, all’aver raccontato i suoi dialoghi con la morte, grazie a quei dettagli macabri dei pasticcini mangiati da lei e dalle sue amiche. Una storia terribile, la sua. Storie di un’Italia di provincia che nasconde belve travestite da esseri umani.

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