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giovedì 3 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 dicembre.
Il 3 dicembre 1984, nella città indiana di Bhopal si compì uno dei più gravi disastri della storia dell'India, a causa della fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), dallo stabilimento della Union Carbide India Limited (UCIL), consociata della multinazionale americana Union Carbide specializzata nella produzione di pesticidi.
La nube formatasi in seguito al rilascio di isocianato di metile, iniziato poco dopo la mezzanotte, uccise in poco tempo 2.259 persone e avvelenò decine di migliaia di altre. Il governo del Madhya Pradesh ha confermato un totale di 3.787 morti direttamente correlate all'evento, ma stime di agenzie governative arrivano a 15.000 vittime. Un affidavit governativo del 2006 asserisce che l'incidente ha causato danni rilevabili a 558.125 persone, delle quali circa 3.900 risultano permanentemente invalidate a livello grave. Viene comunque attribuita al governo la volontà di estendere a quante più persone possibili, anche minimamente coinvolte, gli aiuti previsti dagli accordi del 1989, al prezzo di trascurare in qualche misura le invalidità di grado maggiore. Ancora nel 2006, nelle zone interessate dalla fuoriuscita del gas il tasso di morbilità è 2,4 volte più elevato che nelle altre adiacenti.
Si ritiene che i prodotti chimici ancora presenti nel complesso abbandonato, in mancanza di misure di bonifica e contenimento, stiano continuando a inquinare l'area circostante.
Ci sono diversi processi penali e civili ancora in corso, sia presso tribunali americani che indiani. Essi coinvolgono l'UCIL, lavoratori ed ex-lavoratori, la multinazionale Union Carbide stessa e Warren Anderson, il suo CEO al tempo del disastro, deceduto nel 2014, sul quale dal luglio 2009 pendeva un mandato di arresto emesso dalla giustizia indiana.
Nel giugno 2010 un tribunale di Bhopal ha emesso una sentenza di colpevolezza per omicidio colposo per grave negligenza nei confronti di otto ex-dirigenti indiani della UCIL (di cui uno già deceduto), tra i quali Keshub Mahindra, all'epoca presidente. La condanna, pari al massimo previsto di due anni di carcere e 100.000 rupie (circa 2000 dollari) di multa, è stata giudicata irrisoria dagli attivisti e dalla società civile. I condannati, scarcerati dietro una cauzione inferiore ai 500 dollari, hanno presentato appello.

mercoledì 2 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 dicembre.
Il 2 dicembre 1805 fu combattuta la grande battaglia di Austerlitz, chiamata la battaglia dei tre imperatori e ritenuta la miglior vittoria di Napoleone per strategia militare.
Austerlitz è una località della Moravia, tra i fiumi Goldbach e Littawa, a pochi chilometri da Brno.
Qui, il 2 dicembre 1805, i due eserciti si trovano l'uno di fronte all'altro. Gli Alleati Francesco I d'Austria e Alessandro I di Russia sono schierati sulla destra del fiume Littawa, mentre i francesi sulla destra del fiume Goldbach. Nel mezzo si trovano le alture di Pratzen e Napoleone si è collocato di fronte all'altopiano, mentre gli austro-russi stanno dietro.
Napoleone ha a disposizione circa settantamila uomini contro i novantamila alleati russi e austriaci. Lo schieramento dei due eserciti è il seguente. L'ala sinistra francese, a nord, è formata dalle truppe di Iannes e di Murat, e in un secondo tempo di Oudinot e di Bernadotte. Contro di loro si oppone l'ala destra alleata del principe Bragation. Il centro francese è affidato a Soult, con Saint-Hilaire e Vandamme divisionari: hanno di fronte Przbysewski, Langeron e Kollowrath. L'ala destra francese è al comando di Davout e di Legrand, contro i quali avanzeranno Buxhowden, Kienmayer e Doctorov. La riserva francese è affidata alla Guardia imperiale, comandata in un primo tempo da Oudinot, mentre la riserva alleata è affidata al Granduca Costantino e al principe Giovanni del Liechtenstein.
Sono i russi a muoversi per primi, intorno alle sette di mattina, e procedendo su sette colonne riescono a cacciare i francesi da alcuni villaggi intorno ad Austerlitz. Ma è tutto quanto Napoleone concede loro. Infatti, egli scatena al centro l'attacco, lasciato sguarnito dagli alleati, e mentre Kutuzov tenta invano di prendere l'altopiano di Pratzen, eccolo aggredito furiosamente da Vandamme e da Saint-Hilaire. E' un corpo a corpo accanito e i soldati cadono a migliaia da ambedue le parti. Verso le nove la nebbia comincia a diradare e spunta il sole. Sarà il famoso "sole di Austerlitz", passato alla storia per le citazioni che Napoleone, d'ora in avanti, continuerà a fare.
Nel frattempo il maresciallo Soult sta sfondando in direzione di Krzenowitz, Lannes e Murat attaccano a nord la debole ala destra alleata del principe Bragation. Murat con le sue cariche di cavalleria travolge ogni ostacolo e s'infila anch'egli al centro. Poco dopo l'una del pomeriggio l'ala destra e il centro degli Alleati sono oramai fuori causa. Quando Napoleone vede la fanteria russa, al comando di Doctorov, ripiegare sugli stagni di Monitz e sul lago Satschan, ordina alla propria artiglieria di sparare sulle lastre di ghiaccio da cui sono ricoperti, mentre le fanterie francesi inseguono il nemico in una ritirata che, a poco a poco, diventa fuga precipitosa.
Moltissimi soldati austro-russi annegano nelle gelide acque del lago.
Alle 3 del pomeriggio le forze francesi sferrano l'attacco finale alle truppe di Buxhowden, le quali vengono messe in fuga. A Nord Bragation lascia il proprio campo e si dà ad una fuga precipitosa.
Alle 5 Napoleone Bonaparte ordina il cessate il fuoco. Siamo a dicembre e a quell'ora sta già scendendo il buio. In quelle condizioni non è possibile inseguire il nemico. Bisogna accontentarsi della grande vittoria.
Si contano le perdite. Sono stati uccisi undicimila soldati russi e quattromila austriaci, dodicimila sono stati fatti prigionieri e 180 cannoni sono stati perduti. Da parte francese, milletrecento morti, settemila feriti, cinquecento prigionieri. Per gli Alleati una disastrosa sconfitta.
Subito dopo la battaglia Napoleone pronuncia una delle sue frasi celebri che rimarrà nella storia: "Un giorno basterà dire Ero alla battaglia di Austerlitz perché si risponda Ecco un valoroso".
Ecco come Leone Tolstoj descrive il preludio della battaglia di Austerlitz in "Guerra e pace":

"...Alle cinque di mattina era ancora affatto buio. Le truppe del centro, della riserva e l'ala destra di Bragation stavano ancora immobili; ma sull'ala sinistra le colonne di fanteria, di cavalleria e di artiglieria, che dovevano per le prime scendere dalle alture per attaccare il fianco destro francese e respingerlo, secondo l'ordine di operazione, verso le montagne della Boemia, già si movevano e avevano cominciato ad alzarsi dai loro giacigli. Il fumo dei fuochi di bivacco, nei quali si gettava tutta la roba inutile, pungeva gli occhi. Era freddo e scuro. Gli ufficiali, in fretta, bevevano il tè e facevano colazione, i soldati masticavano biscotti, battevano ritmicamente i piedi per scaldarsi, e si affollavano intorno ai fuochi. Le guide austriache si aggiravano fra le truppe russe e con ciò davano il segnale dell'avanzata. Appena si mostrava un ufficiale austriaco presso l'alloggio di un comandante di reggimento, il reggimento cominciava a mettersi in moto: i soldati correvano via dai fuochi, nascondevano le pipe negli stivali, i sacchi sui carri, prendevano i fucili dai fasci e si mettevano in riga. Gli ufficiali si abbottonavano le uniformi, si mettevano le loro sciabole e tasche e giravano per le file gridando gli ordini".

martedì 1 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo dicembre.
Il 1º dicembre 1970, nonostante l'opposizione della Democrazia Cristiana, e con i voti favorevoli del Partito Socialista Italiano, del Partito Comunista Italiano, del Partito Radicale, del Partito Liberale Italiano e della sinistra, il divorzio veniva introdotto nell'ordinamento giuridico italiano con la legge 1 dicembre 1970, n. 898 - "Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio" (la cosiddetta legge Fortuna-Baslini), risultato della combinazione del progetto di legge di Loris Fortuna con un altro pdl presentato dal deputato liberale Antonio Baslini; nello stesso anno il Parlamento approvava le norme che istituivano il referendum con la legge n.352 del 1970, proprio in corrispondenza con le ampie polemiche che circondavano l'introduzione del divorzio in Italia.
Gli antidivorzisti quindi si organizzarono per abrogare la legge attraverso il ricorso al referendum: nel gennaio del 1971 veniva depositata in Corte di Cassazione la richiesta di referendum da parte del "Comitato nazionale per il referendum sul divorzio", presieduto dal giurista cattolico Gabrio Lombardi, con il sostegno dell'Azione cattolica e l'appoggio esplicito della CEI e di gran parte della DC e del Movimento Sociale Italiano.
Dopo un'iniziale contrarietà circa l'uso dello strumento referendario in materia di diritti civili, il Partito radicale e il partito Socialista si schieravano a favore della tenuta del referendum e partecipavano alla raccolta delle firme necessarie, mentre lo stesso non fecero gli altri partiti laici, che tentavano di modificare la legge in Parlamento (compromesso Andreotti-Jotti), sia per evitare ulteriori strappi con il Vaticano, sia per l'incognita di un referendum sul cui risultato parte del fronte divorzista era pessimista.
Dopo il deposito presso la Corte di Cassazione di oltre un milione e trecentomila firme, la richiesta superava il controllo dell'Ufficio centrale per il referendum e il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale.
Il 12 maggio 1974, con il Referendum abrogativo del 1974, meglio conosciuto come Referendum sul divorzio, gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare la legge Fortuna-Baslini che istituiva in Italia il divorzio: partecipò al voto l'87,7% degli aventi diritto, votarono no il 59,3%, mentre i sì furono il 40,7%: la legge sul divorzio rimaneva in vigore.

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