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martedì 21 novembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 novembre.
Il 21 novembre 1934 Ella Fitzgerald debutta a New York all'Apollo Theater.
Celeberrima per la sua straordinaria duttilità vocale - era capace di elettrizzanti acuti quanto di suadenti tonalità basse - le sue improvvisazioni e i suoi virtuosismi nello "scat" (stile canoro che consiste nell'usare la voce come uno strumento, cantando sillabe accostate casualmente), Ella Fitzgerald è stata assieme a Billie Holiday e Sarah Vaughan una delle più grandi cantanti di jazz di sempre, distinguendosi soprattutto nel genere dello "swing", in cui eccelleva per una voce sfavillante con cui riusciva, con la stessa intensità, a far commuovere e a far divertire.
Ella Jane Fitzgerald nasce a Newport News, in Virginia, il 25 aprile 1917. Trascorre la sua infanzia in un orfanotrofio di New York, e appena diciassettenne fa il suo debutto come cantante sul palcoscenico dell' "Harlem Apollo Theatre", durante la serata dedicata agli artisti dilettanti.
La giovane si presenta come ballerina, ma una crisi di nervi le impedisce qualunque movimento: una volta fuori dalle quinte è il panico. Su incitamento del presentatore la giovane Ella decide di non lasciare il pubblico a bocca asciutta, e così comincia a cantare.
Nonostante l'insicurezza vince il primo premio.
Quella sera stessa viene notata dal noto batterista Chick Webb, che la vuole come cantante della sua band. Dal 1934 al 1939 Ella Fitzgerald canterà con la "Chick Webb Band", della cui direzione prenderà le redini dal 1939, anno della morte di Webb, fino al 1942.
Verso la metà degli anni '40, Ella Fitzgerald si esibisce in Europa e in Asia portando il suo jazz nelle sale da concerto classiche. Ormai è una diva: le sue ineguagliabili doti canore la portano ad affrontare diversi generi, come lo swing, il dixieland e il blues, oltre al caro vecchio jazz. Dal 1946 Ella farà parte anche del "Jazz at the Philharmonic".
Negli anni '50 canta, tra gli altri, con Duke Ellington alla "Carnegie Hall" di New York, e con il trio di Oscar Peterson.
Tra le sue ultime apparizioni in pubblico va ricordato il concerto al "Kool Jazz Festival" tenuto nel 1985 sempre alla "Carnegie Hall". Rimane indimenticabile la sua interpretazione nell'opera "Porgy and Bess" di George Gershwin, al fianco di Louis Armstrong, della cui colonna sonora amava intonare con struggente sensibilità in quasi tutti i suoi concerti la celeberrima "Summertime".
Nonostante negli ultimi anni la grande cantante subisca una grave forma di diabete, continuerà ad esibirsi in pubblico con grande forza d'animo fino al 1992.
Ella Fitzgerald si è spenta il 15 giugno 1996 a Beverly Hills, in California, all'età di settantotto anni.

lunedì 20 novembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 novembre.
Il 20 novembre 2007 l'allora ministro dei beni culturali ed ex sindaco di Roma Francesco Rutelli annuncia il ritrovamento sotto il Colle Palatino del Lupercale.
Secondo la leggenda, Romolo e Remo, abbandonati in un cesto sul greto del fiume, arrivano in una zona acquitrinosa. Qui vengono raccolti dalla lupa e portati al riparo in una grotta. Ora quella grotta è stata individuata: sul Colle Palatino, a 16 metri di profondità, tra il Circo Massimo e la casa di Augusto. Fu proprio Augusto che la trasformò in un luogo di culto legato alla fondazione di Roma. Un culto - ha spiegato l'archeologo Andrea Carandini - ancora vivo nel quinto secolo dopo Cristo e che suscitò le ire del Papa Gelasio: il Pontefice proibì ai romani di correre intorno al Palatino, il «sacro colle», frustando le donne per renderle fertili. Era un rituale legato al mito del Lupercale. Per il momento nessuno è stato in grado di entrare all'interno della stanza, alta 7,40 metri e larga sei metri circa. Finora è stato possibile far scendere una sonda con una microtelecamera: al centro della stanza l'apparecchio ha inquadrato l'aquila di Augusto e numerosi mosaici di marmo policromo. Ora si dovrà cercare un varco per entrare nella grotta, costruire un cantiere in sicurezza, e svuotare del terriccio l'intera costruzione tenendo conto che la grotta si trova a 16 metri di profondità rispetto al Palatino e che è all'altezza del Circo Massimo. «Gli studiosi - ha spiegato Rutelli - valuteranno per anni i dettagli di questa struttura. Si tratta di un luogo di culto, un santuario che Augusto trasformò in uno dei punti centrali della sua casa. Per secoli era stato cercato ed ora finalmente è sotto gli occhi di tutti».
Un buon numero di fonti antiche ci informa sulle origini e sulla natura del Lupercale, la grotta nella quale giunsero, trasportati dal Tevere in piena, Remo e Romolo, e sui Lupercalia, festività ad esso connessa, dedicata a Lupercus, divinità protettrice della fertilità, del bestiame e del raccolto.
Il Lupercale e la Ficus Ruminalis – l’albero presso il quale i gemelli vennero allattati dalla Lupa – si trovavano ai piedi del Palatino, probabilmente nella parte sud occidentale, “a ridosso del lato del Palatino sulla strada che porta al circo”, come ci narra Dionigi di Alicarnasso. L’area era compresa nel Cermalus, uno dei monti ricordato da Varrone nella lista di quelli costituenti il Septimontium, centro sul sito di Roma precedente la fondazione della città.
Dionigi di Alicarnasso descrive il luogo di culto come una grotta, circondata da un bosco sacro, all’interno della quale era una sorgente: “E per prima cosa costruirono un tempio a Pan Liceo – per gli Arcadi è il più antico e il più onorato degli dei – quando trovarono il posto adatto.
Questo posto i Romani lo chiamano il Lupercale, ma noi potremmo chiamarlo Lykaion o Lycaeum.
Ora, è vero, da quando il quartiere dell’area sacra si è unito alla città, è divenuto difficile comprendere l’antica natura del luogo.
Tuttavia, al principio, ci è stato detto, c’era una grande grotta sotto il colle, coperta a volta, accanto a un folto bosco; una profonda sorgente sgorgava attraverso le rocce, e la valletta adiacente allo strapiombo era ombreggiata da alberi alti e fitti.
In questo luogo costruirono un altare al dio e fecero il loro tradizionale sacrificio, che i Romani hanno continuato a offrire in questo giorno del mese di Febbraio, dopo il solstizio di inverno, senza alterare nulla nei riti allora stabiliti”.
Dallo stesso autore è evidenziato il collegamento topografico con l’aedes Victoriae: “Sulla sommità della collina edificarono il tempio di Vittoria e istituirono sacrifici anche per lei…”.
L’area ospitava anche un recinto sacro con un simulacro della lupa e un altare a Pan (da identificare con Fauno), come sempre Dionigi di Alicarnasso ci informa: “C’era non lontano un sacro luogo, coperto da un folto bosco, e una roccia cava dalla quale sgorgava una sorgente; si diceva che il bosco fosse consacrato a Pan, e ci fosse un altare dedicato al dio. In questo luogo, quindi, giunse la lupa e si nascose. Il bosco non esiste più, ma si vede ancora la grotta nella quale sgorga la sorgente, costruita a ridosso del lato del Palatino sulla strada che porta al circo, e vicino c’è un recinto nel quale è una statua che ricorda la leggenda: rappresenta una lupa che allatta due neonati, le figure sono in bronzo e di antica fattura. Si dice che in quest’area ci sia stato un santuario degli Arcadi che, in passato, giunsero qui con Evandro”.
Secondo Velleio Patercolo presso il Lupercale venne edificato, nel 154 a.C., ad opera del censore C. Cassio Longino, un teatro nel quale si avvenivano rappresentazioni nel corso dei Ludi Megalensi, che si svolgevano di fronte al tempio della Magna Mater.
Augusto ci informa, nelle sue Res Gestae, di aver restaurato il Lupercale; in quella occasione nella grotta sacra vennero collocate statue dei membri della famiglia imperiale.
I Cataloghi Regionari (elenchi con funzione probabilmente amministrativa di alcuni monumenti delle regiones nelle quali Augusto divise Roma, risalenti al IV secolo d.C.) della Regio X Palatium lo nominano per ultimo, dopo la Victoria Germaniana.
La grotta era il punto di partenza dei Lupercalia, riti di purificazione e fecondità, che venivano celebrati il 15 febbraio. La festa si svolgeva, in linea generale, così: i Luperci (termine forse da interpretare come sacerdoti-lupo, che definisce gli addetti alla celebrazione del culto, membri di importanti famiglie) vestiti con pelli di capra, convenivano presso il Lupercale, dove sacrificavano delle capre e un cane e offrivano le focacce preparate dalle Vestali. Con il coltello che era servito per effettuare il sacrificio, ancora sporco, si macchiavano di sangue le fronti di due giovani di alto lignaggio; il sangue veniva poi asciugato con lana intinta nel latte di capra. Quindi tagliavano le pelli delle capre in strisce per farne delle fruste, e dopo un ricco banchetto correvano probabilmente intorno al Palatino frustando chiunque incontrassero; le frustate rendevano fertili le donne e facilitavano il parto. La corsa intorno al Palatino aveva anche il significato di atto purificatorio.
Ancora nel 496 d.C. i Lupercalia dovevano essere celebrati, se papa Gelasio scrive un trattato per ottenerne l’abolizione.
Nel 1526 venne scoperta, ai piedi dell’angolo sud occidentale del Palatino, una grotta-ninfeo decorata con conchiglie e pietre, secondo il Lanciani da identificare con il Lupercale. Per lo Hulsen doveva trattarsi invece del ninfeo di una ricca domus privata.
Secondo il De Angelis D’Ossat la grotta e la fonte perenne in essa sgorgante, che secondo le fonti era soggetta a inondazioni del Tevere, poteva trovarsi nelle ghiaie di base del Palatino, a una quota approssimativa di 8 metri sul livello del mare.

domenica 19 novembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 novembre.
Il 19 novembre 1924, a Los Angeles, in California, il famoso regista e attore di film muti, Thomas Ince muore per un attacco di cuore nel suo letto. Di li a poco, però, iniziarono ad affiorare delle voci secondo le quali non era morto di cause naturali ma per colpa di un incidente: il magnate dell’editoria William Randolph Hearst gli aveva sparato. La sua morte è ancora un mistero.
Ince è stato un regista cinematografico, produttore cinematografico e sceneggiatore statunitense, uno dei pionieri del cinema muto statunitense. A lui si devono almeno un centinaio di interpretazioni in film, tra cui moltissimi western: era conosciuto, infatti, come il “padre del western". Inventò anche dei sistemi innovativi di ripresa cinematografica.
Il 19 novembre 1924, però, Thomas H. Ince morì, secondo la versione ufficiale, per un attacco cardiaco, mentre era a bordo dello yacht “Oneida“ di William Randolph Hearst.
Ma le chiacchiere a Hollywood trovarono subito luogo e si parlò di un omicidio: Ince, secondo le voci, sarebbe stato colpito da un proiettile destinato a Charlie Chaplin; colpa di una relazione con Marion Davies, amante di Hearst. La copertina del Los Angeles Times del 22 novembre, però, titolò: “Produttore cinematografico sparato sullo yacht di Hearst!”. Una versione che, misteriosamente, cambia nell’edizione della sera.
Pure la Davies contribuì a confondere le indagini, negando l'incidente. Non riconobbe mai che Chaplin, Louella Parsons (una giornalista d'assalto di Hollywood) o il dottor Daniel Goodman (manager della casa di produzione di Hearst) fossero a bordo dello yacht quel fine settimana. Insistette sempre che aveva saputo della morte di Ince, informata da Nell Ince, la moglie, che l'aveva chiamata il lunedì pomeriggio agli United Studios.
Quando l'Oneida salpò, la Parsons lavorava a New York per i giornali di Hearst occupandosi delle cronache degli spettacoli. Dopo il caso Ince, Hearst le firmò un contratto a vita, aumentandole lo stipendio. Hearst riconobbe anche alla vedova Nell Ince un fondo fiduciario prima che lei se ne partisse per l'Europa. Nell rifiutò l'autopsia e ordinò l'immediata cremazione del corpo del marito.
L'ultimo film prodotto da Ince, Enticement, una storia romantica ambientata nelle Alpi francesi, fu distribuito dopo la sua morte, nel 1925.
Nel 1996, venne pubblicato un romanzo dal titolo Murder at San Simeon (Omicidio a San Simeon) di Patricia Hearst (nipote di William Randolph Hearst) e di Cordelia Frances Biddle. Una versione romanzata dell'omicidio che sposa la tesi della relazione tra Chaplin e Marion Davies, presentando la figura di un Hearst, anziano, geloso e possessivo.
Nel 2001, Peter Bogdanovich ha girato Hollywood Confidential (The Cat's Meow), che riprende questa versione della storia. Il regista ha dichiarato che ne era venuto a conoscenza attraverso quello che gli aveva riferito Orson Welles il quale, a sua volta, l'aveva saputa da Herman J. Mankiewicz mentre stava lavorando con lui alla stesura della sceneggiatura di Quarto potere.

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