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sabato 23 giugno 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 giugno.
Il 23 giugno 1565 il Forte Sant'Elmo di Malta capitola sotto gli attacchi dell'Impero ottomano.
La storia di Malta è piuttosto complessa, e certamente molto lunga: le prime testimonianze della presenza dell’uomo sull’isola risalgono all’era neolitica, alcuni templi costruiti con blocchi megalitici di inestimabile valore per lo studio delle popolazioni preistoriche, della loro religiosità.
Ma la storia di Malta passa attraverso tutte le tappe più importanti della formazione della nostra civilizzazione, essendone spesso proprio Malta il teatro principale, come nel caso della cristianizzazione dell’Europa, sia in fase protocristiana che durante la lotta per il predominio sul Mediterraneo del credo cristiano o musulmano, e, in epoca contemporanea, il ruolo di protagonista dell’arcipelago come base militare e fronte principale dello scontro internazionale.
Malta è stata abitata fin dal 5200 a.C., quando i primi insediamenti umani giunsero sull’arcipelago dalla Sicilia. Intorno al 1200 a.C, i Fenici si insediarono sull’isola durante l'espansione di Cartagine sul Mediterraneo. Come si sa, i Fenici erano commercianti e marinai e utilizzarono Malta come importante base delle loro fervide attività per oltre 300 anni. Molti dei peculiari caratteri linguistici della lingua maltese hanno origine in questo periodo, e ai Fenici si deve anche l’introduzione della lavorazione del vetro e del raffinamento delle tecniche costruttive.
 Al termine della seconda guerra punica, cioè nel 218 a.C., Malta divenne parte dell’impero romano fino all’avvento dei Vandali nel 395 d.C.
Nel 60 d.C. l’imbarcazione sulla quale San Paolo da Damasco navigava in direzione di Roma naufragò a largo di Gozo, e qui si fermò. Questo evento segna l’inizio dell’evangelizzazione delle isole, che sopravvisse all’invasione araba dell’870 a.C..
 Nel 1194 Malta divenne di dominazione germanica sotto Federico II, il quale per primo espulse gli Arabi in seguito a una rivolta del 1224. Alla morte di Federico II, per impedire che Malta rimanesse sotto il meno illuminato impero germanico, e con l'intervento del Papa gli Angiò assunsero il potere sull'isola. L'impero angioino ebbe breve durata (1226-1283), ma segnò il definitivo inizio della storia di Malta nell’ambito della politica europea.
In seguito alle rivolte sulla tassazione operata dagli Angiò, culminate in Italia con i Vespri siciliani appoggiate dagli stessi Aragona per promuovere il loro rientro in Sicilia e Malta, Pietro d’Aragona divenne il nuovo Re. I maltesi si ribellarono nel 1426 anche allo sfruttamento del territorio e della popolazione operata dagli Aragona, e raccolsero i soldi per affrancarsi loro stessi, richiedendo però riforme radicali, incluse la non cedibilità delle isole.
Nel 1530 le isole maltesi furono concesse ai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che da allora vennero conosciuti con il nome dei Cavalieri di Malta. I cavalieri arrivarono dall'Isola di Rodi a seguito degli assedi da parte dell'Impero Ottomano. Il compito dei Cavalieri era la difesa del cristianesimo su base militare. All'inizio del XVI secolo, il potere dell'impero turco sotto Solimano I il Magnifico arrivò a raggiungere tutto il sud est europeo. I turchi erano in realtà alle porte della città di Vienna e l'Imperatore Carlo V temeva avrebbero potuto raggiungere l'Italia dalla Sicilia attraverso Malta. Se Roma fosse stata raggiunta dai turchi, sarebbe stata la fine dell'Europa Cattolica. Fu questo il motivo per il quale i Cavalieri Ospitalieri vennero fatti arrivare a Malta. Il re offrì loro Malta, Gozo e la città di Tripoli nel Nord Africa, al prezzo simbolico di un falcone l'anno.
I cavalieri ritennero l'antica città di Mdina, l'allora capitale dell'isola situata nell'entroterra, non adeguata alle loro necessità, in quanto possedevano una flotta navale. Si stabilirono pertanto nella piccola città di Birgu, in uno dei porti naturali di Malta, l'attuale Porto Grande. Già dopo pochi anni anche questa città divenne troppo piccola, e nel 1554 costruirono Senglea, di fronte alla baia di Birgu.
Nel 1551 Tripoli cadde in mano turca e Gozo venne pesantemente saccheggiata. Seguirono gli assedi di Birgu e Senglea, nel 1565, registrati nella storia con il nome di Grande Assedio di Malta. L'isola per poco non venne occupata dagli Ottomani, ma i cavalieri, i cittadini, gli schiavi e gli aiuti arrivati dai paesi vicini, costrinsero i turchi alla ritirata. L'Europa era libera dalla minaccia turca e da quella islamica. Il Grande assedio portò a una delle più grandi vittorie della storia e i Cavalieri trasformarono l'isola in una fortezza adatta alla loro fama. Nello stesso anno gettarono le fondamenta per la città di La Valletta, che prese il nome dal capo dell'Ordine dei Cavalieri, Jean Parisot de la Valette, che aveva portato l'isola alla vittoria.
I Cavalieri persero popolarità nel corso del XVIII secolo. L'arrivo dei francesi nel 1798 fu salutato come l'arrivo dei liberatori. Le truppe di Napoleone catturarono Malta senza alcuna fatica, ma sconvolsero l'assetto sociale, militare ed amministrativo dell'isola.
Il governo francese su Malta durò però solamente due anni, perché i maltesi si ribellarono, con un assedio della città di Valletta che terminò con la liberazione dai francesi da parte degli inglesi. Gli inglesi avevano quindi la possibilità di rimanere sull’isola ma, per quanto non volessero che i francesi avessero questa base nel Mediterraneo, non sembrarono inizialmente molto interessati a rimanere a Malta. Dopo circa 15 anni di trattativa, i Maltesi preoccupati in particolare dal ritorno dei Cavalieri di Malta, offrirono agli inglesi il governo dell’isola, finalmente ratificato dal Congresso di Vienna del 1815.
Malta prosperò molto durante la dominazione inglese, in particolare divenendo parte della strategia difensiva britannica che portò a un rafforzamento delle fortificazioni militari, ma anche i porti commerciali vennero ingranditi. Durante la guerra  di Crimea, fu evidente quanto importante fosse la posizione e il potere di Malta, e con l’apertura del Canale di Suez, Malta si trovava in posizione strategica per la navigazione tra l’Europa e l’Est, e i porti commerciali di Malta divennero frenetici negli scambi e nelle attività economiche. La popolazione crebbe moltissimo e si formarono più agglomerati urbani, per risolvere un vero e proprio problema di affollamento della regione di La Valletta. La crescita continua si arrestò all’inizio del XX secolo, con la crisi dei commerci; fenomeni di spostamenti migratori si registrarono a Malta, particolarmente verso le coste dell’Africa del Nord.
Nel periodo precedente alle guerre mondiali, Malta conobbe un forte declino dovuto alla competizione di importanti porti europei e al mancato investimento nel Mediterraneo da parte dell’Inghilterra, anche durante il primo conflitto mondiale, che portarono a povertà diffusa e irritazione. Una situazione esplosiva che culminò con le rivolte del 1919.
Nel 1921 Malta ottenne un governo indipendente, con un’assemblea composta da 32 membri eletti e 16 membri di una camera superiore. La politica interna era in mano ai Maltesi con l’Inghilterra che manteneva il controllo della politica estera e la difesa.
Con l’inizio della seconda Guerra mondiale nel 1939 Malta si trovò proprio nel fulcro del conflitto e subì moltissimi attacchi aerei da parte delle forze armate tedesche e inglesi.
Nel processo di decolonizzazione inglese, anche Malta ne fu parte. Il governo indipendente venne istaurato nel 1947, ma l’abbandono dell’Inghilterra in realtà causò soprattutto inizialmente una grande disoccupazione, in un momento in cui tutto era distrutto. Ne derivò un grande esodo verso Stati Uniti, Canada, Australia.
Dopo alcuni anni di trattative con il governo inglese si arrivò alla dichiarazione di indipendenza all’interno del Commonwealth, che si sarebbe definitivamente ratificata dopo 10 anni di accordo finanziario e di difesa con l'Inghilterra. Nel 1974, Malta ebbe la sua Costituzione e venne dichiarata Repubblica con Anthony Mamo primo Presidente. Le ultime truppe britanniche lasciarono Malta nel 1979, realizzando un sogno durato secoli di questa arcipelago, la sua indipendenza politica e la possibilità di prendere decisioni senza interferenza di altri poteri sovrani.
Malta è oggi parte delle Nazioni Unite e ha un ruolo attivo negli affari europei.

venerdì 22 giugno 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 giugno.
Il 22 giugno 1946 entrò in vigore in Italia il Decreto presidenziale di amnistia e indulto legato al periodo dell’occupazione nazifascista.
La legge venne proposta dall’allora Ministro di Grazia e Giustizia del Governo De Gasperi, Palmiro Togliatti segretario del PCI.
L'amnistia Togliatti comprendeva il condono della pena per reati comuni e politici, dal collaborazionismo coi tedeschi fino al concorso in omicidio, commessi in Italia dopo l’8 settembre 1943.
Scopo del decreto legge era sia di giungere quanto prima ad una pacificazione nazionale sia di evitare che l’epurazione rallentasse ulteriormente la ripresa delle attività fondamentali alla ricostruzione materiale del paese: attività burocratiche, istituzionali, culturali, sanitarie ed economiche. Ovviamente la legge non mancò di suscitare tensioni soprattutto nel nord Italia, dove avevano combattuto molte formazioni partigiane e dove la popolazione aveva subito l’occupazione e le violenze naziste.
Le polemiche vennero soprattutto dall’associazionismo partigiano e dai perseguitati politici antifascisti, che non accettarono la scarcerazione dei loro nemici e aguzzini quando permanevano nelle carceri partigiani arrestati per azioni compiute sotto l’occupazione nazifascista.
La prima e maggiore reazione si ebbe nella provincia di Asti, dal 9 luglio al 28 agosto 1946, dove ex partigiani ‘tornarono in montagna’ e si arroccarono nel paese di Santa Libera, frazione di Santo Stefano Belbo (CN), protestando contro l’amnistia e avanzando richieste – che il governo promise di accogliere, giungendo così al volontario scioglimento del presidio -.
In poco tempo si erano radunati a Santa Libera, provenendo anche dalle regioni vicine, circa 400 partigiani.
Altre reazioni eclatanti si ebbero ad Aosta e a Casale Monferrato, ma non mancarono anche in Emilia Romagna e in Toscana.
Il 23 agosto ad Aosta circa 300 ex combattenti ed ex internati, insieme alla popolazione civile, assaltarono il carcere locale per liberare degli ex partigiani.
A Casale Monferrato invece la popolazione dichiarò lo sciopero generale, in protesta per la revisione della sentenza di condanna a morte di alcuni repubblichini. Intervennero polizia, carabinieri ed esercito. La situazione si calmò solo grazie all’intercessione del Segretario della CGIL, Giuseppe Di Vittorio.
L'amnistia Togliatti tuttavia fece il suo corso e fu anzi seguita da ulteriori indulti che ampliarono la casistica dei crimini condonabili. Nel 1948 poi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Giulio Andreotti, approvò un decreto con cui si estinguevano i giudizi ancora pendenti dopo l'amnistia del 1946.
Ancora nel ’53 e nel ’66 venne approvata un’amnistia per tutti i reati commessi entro il 18 giugno 1948, quindi comprendente anche quegli episodi di ‘regolamento di conti’ che caratterizzarono alcune zone italiane nel primo dopoguerra.
Legato a questi provvedimenti ed eventi è il mito della ‘Resistenza tradita’, nato dalle aspettative deluse di quanti speravano con la fine della guerra in un sostanziale cambio delle condizioni sociali della povera gente e in una rivalsa dopo un ventennio di dittatura.

giovedì 21 giugno 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 giugno.
Il 21 giugno la religione cattolica celebra San Lazzaro.
Il nome Lazzaro ha all’origine l’ebraico Eleazaro e significa “colui che è assistito da Dio”. Il Lazzaro di cui parliamo è il personaggio della parabola, raccontata da Gesù, del ricco epulone e del povero mendicante lebbroso.
Questa parabola riportata solo nel Vangelo di san Luca (16, 19-31) è l’unica in cui un personaggio di fantasia abbia un nome: Lazzaro; ma come è avvenuto per vari personaggi minori, che compaiono nei racconti evangelici e che in seguito nella tradizione cristiana, hanno ricevuto un culto, un ricordo perenne, un titolo di santo, anche per Lazzaro pur essendo un personaggio protagonista di un racconto di fantasia, da non confondere con Lazzaro di Betania che fu resuscitato da Gesù, nel corso del tempo si è instaurata una devozione, come se fosse stato un personaggio realmente esistito.
È chiaro che la parabola di Gesù, contiene in sé un insegnamento universale e molto sentito, specie in quei tempi; essa è raccontata per mostrare ai farisei ed a tutti gli avari, dove portano le ricchezze usate per soddisfare il proprio egoismo.
“Vi era un uomo ricco che vestiva di porpora e di bisso e ogni giorno faceva splendidi banchetti. Un mendicante di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco e nessuno gliene dava; perfino i cani venivano a leccargli le piaghe. Ora avvenne che il povero Lazzaro morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.
Morì anche il ricco epulone e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo abbi pietà di me e manda Lazzaro ad intingere nell’acqua la punta del suo dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura”.
Ma Abramo rispose: “Figlio ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato, mentre tu sei tormentato e per di più fra noi e voi è stato fissato per sempre un grande abisso, di modo che quelli che volessero di qui passare e venire a voi non possono, né da lì si può attraversare fino a noi”.
Allora egli soggiunse: “Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa del padre mio, perché ho cinque fratelli; li ammonisca perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”.
Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè ed i Profeti, ascoltino loro”, ma egli insisté: “No, padre Abramo, se però qualcuno dei morti andrà da loro, si ravvederanno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè ed i Profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti”.
La celebre parabola, riportata solo da Luca del ricco epulone e del misero Lazzaro, è un’antitesi che da sociale diventa anche religiosa, esaltando la povertà come modello di protezione divina. In essa si considera riguardo la figura di Lazzaro, che egli nel suo umiliante e penoso stato di mendicante ed ammalato, ha pazienza, anche davanti allo sprezzante trattamento che riceve dal ricco gaudente, pensando al Paradiso (seno di Abramo), che Gesù ha promesso ai poveri di spirito.
Perciò il Signore, che vede l’animo, lo fa trasportare appena morto, in trionfo dagli angeli, nella beatitudine eterna. Ora questo rivela come egli sopportava il suo stato, con rassegnazione unita alla speranza del Paradiso, fiducioso in Dio, Padre di tutti, che premia i buoni, anche se poveri e mendicanti.
S. Giovanni Crisostomo, parlando di Lazzaro esclama: “Chiunque voi siate, o ricchi o poveri, l’avete visto disprezzato nel vestibolo dell’epulone, miratelo ora radiante nel seno di Abramo; l’avete visto quando giaceva attorniato da cani che gli leccavano le piaghe, contemplatelo ora circondato da angeli; l’avete visto nella fame, contemplatelo nell’abbondanza di ogni bene, l’avete visto nella lotta, osservatelo vincitore incoronato, avete visto i suoi travagli, miratene il premio”.
La parabola ci dà lo spunto per tante altre riflessioni, che non possiamo qui, per motivo di spazio, approfondire: la sepoltura splendida del ricco, similitudine del seno di Abramo con il Paradiso cristiano, l’esistenza del tormento infernale, l’impossibilità di passare dai morti ai vivi, dalle anime elette alle anime in tormento, private perciò della visione e della beatitudine di Dio, l’incitamento a seguire gli insegnamenti, provenienti da persone incaricate da Dio, di trasmettere le Sue volontà e leggi, senza aspettare prove straordinarie per credere.
La figura di Lazzaro e la scena del banchetto ha sempre ispirato la fantasia degli artisti, che in tutti i secoli lo hanno raffigurato, contribuendo così ad innalzarlo ad un simbolo della povertà e della sofferenza, premiata da Dio, quando accettate con rassegnazione e speranza nella Sua Divina Misericordia.
Per questo Lazzaro venne considerato come un santo, anche se la sua figura era in realtà fantasiosa ma simbolica; il moderno ‘Martirologio Romano’ non ne fa più menzione.
Egli è stato considerato il patrono dei lebbrosi, quando la lebbra era una malattia molto più diffusa di oggi in tante parti del mondo; dal suo nome scaturì la denominazione del ‘lazzaretto’, sorta di ricovero e cura per i lebbrosi o malati infettivi da tenere in isolamento, infatti il primo di questi ‘lazzaretti’ sorse a Venezia nell’isola di S. Lazzaro.
Il nome è oggi poco usato e comunque chi lo porta, si riferisce certamente ad altro s. Lazzaro; in Spagna poi ha finito per assumere un significato peggiorativo come: ‘pezzente’, da cui derivò a Napoli il termine ‘lazzarone’ introdotto al tempo dell’occupazione spagnola e di Masaniello, sempre indicante uno straccione, popolano, mascalzone, pezzente.

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