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martedì 13 ottobre 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 Ottobre.
Il 13 ottobre 1977, le autorità francesi comunicarono il dirottamento del Boeing 737 Lufthansa LH181, in rotta da Palma di Majorca (nelle isole Baleari) verso la Germania, con a bordo ottantasei passeggeri e cinque membri d' equipaggio (due piloti e tre hostess). Sotto la minaccia di un commando composto da due donne e due uomini, fra cui il Capitano Mahmoud, (leader del commando ed in seguito identificato nel noto terrorista Zohair Youssef Akache), l' aviogetto modificò il proprio piano di volo, per dirigersi alla volta dell' Aeroporto Internazionale "Leonardo Da Vinci" di Fiumicino (Roma). Qui il pilota fu in grado di comunicare il numero dei terroristi a bordo, facendo cadere quattro pacchetti di sigarette sulla pista. Rifornitosi di carburante, l'aereo riprese quindi il suo viaggio verso l' aeroporto di Larnaca (Cipro), dove atterrò alle ore 20:38 circa, per effettuare un nuovo rifornimento. L' aereo decollò nuovamente, per sorvolare numerosi Paesi mediorientali. A Beirut, il permesso all' atterraggio venne negato per mezzo del blocco delle piste, come anche in Bahrein. L' LH181, trovatosi a corto di carburante, fu in ultimo costretto a toccare terra sull' aeroporto di Dubai, nonostante le proteste delle autorità locali. Intanto i terroristi a bordo esplicitarono le proprie richieste, pretendendo il rilascio dei componenti del gruppo terroristico tedesco Baader-Meinhof, detenuti in Germania. Mentre si trovava fermo sulla pista, l' apparecchio fu soggetto ad un guasto del sistema di ventilazione, che portò la temperatura all' interno dell' aereo a toccare i 49 gradi centigradi. Domenica 16 ottobre, l' aviogetto decollò verso la tappa successiva. Lo stato dell' Oman negò il permesso d' atterraggio e l' LH181 giunse ad Aden (Yemen) con soli dieci ulteriori minuti di autonomia. Nonostante il divieto opposto dalle autorità locali, l' aereo fece il suo atterraggio sulla pista.
Il Capitano dell' apparecchio, Jurgen Schuman, fu a questo punto autorizzato a lasciare brevemente l' aereo, onde controllare le condizioni dei carrelli. Ritornato in cabina, venne accusato da Mahmoud di aver comunicato con le autorità locali. Il leader del commando condusse quindi il pilota in prima classe, per ucciderlo con un colpo di pistola. Il giorno successivo, l' aereo, ora comandato dal co-pilota Jurgen Vietor, decollò alla volta dell' aeroporto di Mogadiscio, in Somalia. All' insaputa dei dirottatori, un Lufthansa 707 con a bordo trenta uomini del G.S.G.9 ed il suo Comandante Ulrich K. Wegener, aveva nel mentre seguito il volo dirottato fino a Cipro, per poi far ritorno (via Ankara) a Colonia, quale diversivo per i giornalisti e decolare nuovamente dopo due ore. Wegener aveva seguito il volo dirottato con un piccolo jet privato ed alcuni ufficiali. Nell' apparecchio erano presenti anche Hans-Jurgen Wischenewski (Ministro di Stato dell' allora Germania ovest) e lo psicologo Wolfgang Salewski. Il jet toccò terra a Mogadiscio alle 17:30 del 17 ottobre, pochi minuti dopo l' LH181 dirottato.
Dopo aver fatto isolare l' intero aeroporto dalle forze di sicurezza locali, Wegener predispose il dislocamento dei propri tiratori scelti e di unità da ricognizione, iniziando la pianificazione per un eventuale azione di forza. Wischenewski comunicò intanto al leader del commando, che la Germania era pronta a rilasciare undici membri della Baader-Meinhof e a trasportarli a Mogadiscio. Mahmoud richiese quindi anche la consegna di 10 milioni di dollari quale riscatto, postponendo la scadenza del suo ultimatum alle 02:45 del 18 ottobre, oltre le quali l' aereo ed i suoi passeggeri sarebbero stati fatti saltare in aria. Alle 19:00 del 17 ottobre, il resto della squadra giunse a Mogadiscio, ed il briefing per il piano d' attacco ebbe inizio. Col calar delle tenebre, vista la crescente instabilità del capo dei dirottatori e l' effettivo pericolo corso dagli ostaggi, venne data luce verde per l' intervento. Solo un' ora prima dell' assalto, un team di osservazione tedesco si avvicinò fino a 30 metri dall' apparecchio, localizzando la posizione di due dirottatori per mezzo di strumenti per la rilevazione termica.
Alle 02:05 del 18 ottobre, coadiuvati da due membri dello Special Air Service britannico in veste di osservatori (il Maggiore Alastair Morrison, eroe della battaglia di Mirbat e vice Comandante dello S.A.S., ed il Sergente Barry Davies), due squadre del G.S.G.9 (composte da dieci uomini ciascuna) iniziarono la manovra di avvicinamento alla coda del velivolo. Gli operatori effettuarono la progressione a piedi e muniti di scale ricoperte di gomma, le quali furono posizionate in corrispondenza delle entrate. Al fine di allontanare i dirottatori dal punto inizio attacco (individuato nel retro dell' LH181), alle 02:07 vennero accesi dei fuochi a poche centinaia di metri dal muso dell' aereo.
Come riportato dalla squadra di ricognizione assegnata alla sezione frontale del velivolo, tale evento provocò lo spostamento di due dei terroristi alla cabina di pilotaggio, ivi compreso il Capitano Mahmoud. Costoro furono trattenuti in cabina dalla torre di controllo, la quale comunicò loro le condizioni per lo scambio degli ostaggi. Pochi secondi dopo, le uscite di emergenza collocate sulle ali dell' apparecchio vennero fatte saltare in aria con cariche a cornice (tubi flessibili con una cavità sul lato, riempiti di esplosivo in grado di tagliare la carlinga di un aereo senza ferirne gli occupanti) ed il blitz ebbe inizio. Venti assaltatori guidati dallo stesso Wegener fecero irruzione all' interno dell' aereo, ordinando ai passeggeri di buttarsi a terra. Il gruppo d' assalto si divise immediatamente in due, per occuparsi del fronte e del retro dell' aereo. Un terrorista (una donna), venne abbattuto nel corridoio non appena l' attacco ebbe inizio. Un' altro, rifugiatosi nella toilette sul retro, fu ferito da una scarica di MP5, morendo pochi minuti dopo essere stato trasportato fuori dall' aereo.
Alle 02:08, due ulteriori team fecero saltare l' entrata anteriore e quella posteriore, inziando ad evacuare gli ostaggi per mezzo degli scivoli di emergenza di quest' ultima. Nel mentre il combattimento si era spostato verso la cabina di pilotaggio, ove si trovava anche il leader dei terroristi, ucciso nei primi secondi di inizio del blitz, non prima di aver lanciato due bombe a mano, detonate sotto i sedili e che ferirono lievemente tre ostaggi ed un militare. Il quarto ed ultimo dirottatore (ancora all' interno del cockpit dell' aereo) venne abbattuto da diversi colpi di arma da fuoco cal.38, esplosi dal dallo stesso Wegener. Quando l' operazione ebbe termine, alle 02:12, tutti gli ostaggi erano stati liberati. Dei quattro terroristi, solamente Suhaila Andraws, benchè colpita per ben sette volte dalla squadra d' assalto, sopravviverà al blitz. Sarà detenuta a Mogadiscio per oltre un anno e verrà in seguito rilasciata per recarsi rispettivamente a Baghdad ed in Cecoslovacchia, onde curare i postumi delle ferite riportate nello scontro. Rifugiatasi in Norvegia, verrà scoperta solo nel 1993 ed estradata in Germania per esser condannata, nel 1996, a dodici anni di prigione. Fu rilasciata tre anni dopo per problemi di salute ed attualmente vive ad Oslo col marito, un docente universitario palestinese ed attivista dei diritti umani, e sua figlia.

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