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sabato 25 maggio 2013

DIVENTARE NONNA

di Enrica Bosello





 L'anno 2003 per me era un anno da dimenticare, ho perso mio marito, una cosa alla quale non ero pronta, ammesso che ci si possa trovare pronti, davanti alla morte, una morte ......improvvisa; pochi mesi dopo, ho perso il mio papà e, dopo pochi mesi ancora, anche la mia mamma mi ha lasciato. I miei genitori però erano ammalati, la malattia è una brutta cosa, ma ha un vantaggio: quello di prepararti, in parte, al distacco...
 Io ho provato il dolore, l'impotenza, la sensazione di non farcela.
 Mia figlia in quel periodo, mi comunicava di essere in attesa di un bimbo e, onestamente, la mia reazione non è stata delle migliori, tutte le aspettative che avevo riposto in lei si infrangevano, ma il buon senso poi prevale su tutte le difficoltà. 
 Malgrado la giovane età, ha voluto il suo bambino, con decisione. È nato l'otto dicembre 2003.
 Quel mattino chiamavo lei e il suo compagno al cellulare, ma nessuno rispondeva, alle ore otto e quindici ho ricevuto la notizia. 
 Mi sono recata in ospedale subito, ho visto mia figlia, un po' provata, ma felice, tutto era andato bene.
Quando hanno alzato la veneziana che copriva il vetro della nursery e ho visto il mio batuffolo, non ho capito più nulla, le mie preoccupazioni se pur concrete, svanivano guardandolo. I miei fratelli sono arrivati in ospedale e con me hanno gioito di quel che, pochi mesi prima ritenevo un "fattaccio". Dall'ospedale sono stati dimessi quasi subito e, il sabato successivo, Chicco era già in casa mia. Aveva una tutina rossa, un po’ abbondante, non la scorderò mai, è stato ed è la mia gioia. Mia figlia ha iniziato presto il lavoro e, alternando i turni con l'altra nonna, lo accudivamo.
 E' cresciuto fino ai 4 anni con me, poi mia figlia si è dovuta trasferire, abbiamo fatto tutto insieme, ho goduto del piacere di essere nonna l'ho cullato, lavato, imboccato, stretto a me, ma il suo era un bisogno fisiologico di assistenza; il vero aiuto l'ho avuto io da Lui, è stato la mia ancora di salvezza. Ero orgogliosa quando lo portavo in giro, lo sono anche ora, anche se adesso è grande.
 Ho sentito la sua pelle morbida col tocco delle mie mani, il suo profumo, i suoi pianti, le sue prime parole, ho visto i primi passi, abbiamo cantato le filastrocche e si stringeva a me; quando lo venivano a prendere, non voleva andarsene. Ho sentito spesso la sua mancanza, ma ero consapevole che fosse giusto così.
 Sono passati 10 anni, ho 52 anni e sono sempre la nonna Chicca innamorata del suo Chicco.
 A volte mi sento in colpa perché non lo volevo, ma credo che da me abbia avuto tutto l'amore possibile e tanta voglia di stare insieme, il gusto di stare insieme.
 Una massima cita: " non tutto il male viene per nuocere, e dopo il brutto tempo esce il sole": il mio sole si chiama Chicco.

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