Buongiorno, oggi è il 7 aprile.
Il 7 aprile 1916 l'asso dell'aviazione Francesco Baracca abbatte il suo primo nemico nei cieli della prima guerra mondiale.
Quando si sente parlare del "cavallino rampante" il pensiero vola istintivamente alla grande Ferrari ed alla sua lunga storia di successi in Formula 1. C'è stata un'altra epoca, però, in cui lo stesso cavallino, sia pure con qualche lieve differenza, ha goduto di popolarità e gloria ancora maggiori; ci riferiamo, cioè, ai tempi dell'asso dell'aviazione militare Francesco Baracca che sceglie il cavallino come proprio emblema traendo spunto da quello, colore argento su sfondo rosso, del "Piemonte Reale", suo reggimento di cavalleria. E' sua madre che, dopo la prematura morte di Francesco, decide di donare ad Enzo Ferrari l'ormai storico simbolo.
Francesco Baracca nasce a Lugo (Ravenna) il 9 maggio 1888 da Enrico, facoltoso proprietario terriero, e dalla contessa Paolina de Biancoli. La sua passione per la vita militare lo porta a frequentare l'Accademia di Modena e, all'età di 22 anni, col grado di sottotenente, ad entrare in aviazione, dove le sue doti di pilota cominciano a manifestarsi. Nel 1915 si cimenta nella sua prima vera missione di guerra, nel conflitto fra Italia ed Austria, ma è nell'aprile dell'anno successivo che consegue il suo primo successo con l'abbattimento di un aereo nemico e la cattura del suo equipaggio. E' questa la prima di una lunga serie di vittorie che gli valgono, dopo appena due mesi, la promozione a capitano e la celebrità: le sue imprese vengono narrate nel mondo assurgendo ad una statura epica. Egli è ormai un "asso": entra, cioè, a far parte della ristretta cerchia di aviatori che hanno abbattuto almeno cinque aerei nemici, e diviene il più importante pilota italiano della prima guerra mondiale.
Nel 1917 viene istituita la 91^ Squadriglia, una sorta di corpo speciale dell'aviazione, detta anche "Squadriglia degli Assi", ed a Baracca viene concesso di sceglierne personalmente gli uomini che opereranno al suo comando: piloti come Fulco Ruffo di Calabria, il fiorentino Nardini, il campano Gaetano Aliperta, Ferruccio Ranza, Franco Lucchini, Bortolo Costantini, il siciliano D'Urso, Guido Keller, Giovanni Sabelli, il tenente Enrico Perreri, per citarne alcuni, contribuiranno a rendere leggendarie le missioni della 91^ anche a prezzo della vita, come per Sabelli e Perreri.
Ma è nella "Battaglia del Solstizio", combattuta sul Piave nel giugno 1918, che la Squadriglia degli Assi si rivela determinante perché riesce a conquistare il dominio del cielo ed a riversare il suo micidiale potenziale di fuoco sulle prime linee nemiche fermandone l'avanzata.
Il 19 giugno del 1918, proprio nel corso di tali eventi bellici, Francesco Baracca precipita con il suo aereo in fiamme sul Montello, perdendo la vita a soli 30 anni.
Nella sua brevissima carriera, che tuttavia gli è valsa una Medaglia d'oro, tre d'argento ed una di bronzo al valor militare, oltre a vari riconoscimenti minori, ha preso parte a ben 63 combattimenti aerei, vincendo 34 duelli.
Ma l'"Asso degli Assi" viene ricordato soprattutto per il suo spirito cavalleresco: Baracca non infierisce mai sull'avversario sconfitto e disapprova la tendenza a rendere gli armamenti sempre più devastanti e spietati.
Suo sincero ammiratore è Gabriele D'Annunzio, che dell'Eroe di Lugo ha modo di esaltare le gesta, le qualità umane e militari, ricordandolo nostalgicamente anche dopo la morte.
L'odierno stadio comunale di calcio di Mestre, così come l'istituto tecnico aeronautico statale di Forlì e la squadra di calcio della sua città natale, il Baracca Lugo sono intitolati all'aviatore scomparso.
Il nome di Baracca campeggia su molte strade e piazze d'Italia, tra le altre: una via a Roma nel quartiere di Torpignattara, così come un'importante arteria di comunicazione fiorentina, mentre in piazzale Baracca, a Milano, è posto anche un monumento in suo onore. Anche la sua città natale, Lugo, gli ha dedicato un monumento. La realizzazione fu affidata allo scultore faentino Domenico Rambelli che ideò una gigantesca ala d'aereo. Ai piedi dell'ala, la statua dell'eroe vestito con la tuta da aviatore. Il basamento dell'opera reca incise, sul fronte, le date ed i luoghi delle sue vittorie aeree. Ai fianchi vi sono i simboli dei reparti a cui appartenne l'aviatore: l'ippogrifo (91ª Squadriglia) e il cavallino rampante. Il monumento fu inaugurato il 21 giugno 1936. Sempre a Lugo si trova un museo a lui dedicato. Sul Montello, alle porte di Treviso, esiste un monumento (vicino Nervesa della Battaglia), con una dedica di Gabriele D'Annunzio.
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venerdì 7 aprile 2023
giovedì 21 aprile 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 21 aprile.
Il 21 aprile 1918 viene abbattuto l'aereo di Manfred Von Richthofen, il celebre Barone Rosso.
Manfred Albrecht Freiherr von Richthofen nasce nella polacca Breslavia, oggi tedesca, il 2 maggio 1892. Discendente da una famiglia dell'antica nobiltà prussiana, ne eredita il titolo di barone in quanto primo figlio maschio del maggiore Albrecht e di sua moglie Cunegonda.
All'età di nove anni - in seguito al pensionamento del padre - la famiglia si trasferisce nella tenuta di campagna, dove il piccolo Manfred manifesta subito una grande passione per l'avventura e per la caccia, tanto da costringere il padre a regalargli un fucile ad aria compressa. Alla caccia dedicherà tutto il tempo libero, cavalcando e sparando ad uccelli e piccoli animali nei boschi, animato da una sorta di istinto predatore che lo accompagnerà negli anni a venire e ne determinerà le scelte fondamentali della vita.
Destinato per tradizione a seguire le orme paterne, già dall'età di 11 anni frequenta, insofferente, la scuola militare di Wahlstat, dove eccelle nelle attività ginniche, ma stenta nello studio. Il suo bisogno di spazi aperti e liberi gli rende molto penosi questi anni, ma è incoraggiato dal traguardo finale delle stellette militari. Dopo sei anni entra nell'Accademia Militare Reale e finalmente, nel 1912, ottiene con suo grande orgoglio i gradi di tenente di cavalleria.
Quando la Germania entra in guerra egli partecipa a qualche azione con il suo reparto, ma si accorge ben presto che questo conflitto è ormai combattuto con mezzi tecnologici come mitragliatrici ed aerei, relegando la cavalleria a ruoli marginali e poco operativi. E' soprattutto l'aviazione ad attrarlo, con le sue ricognizioni ed incursioni in territorio nemico, e Manfred scopre tutt'a un tratto che non gli interessa più cavalcare: adesso vuole volare. Riesce dunque ad essere trasferito nell'Aeronautica Militare Imperiale, la Fliegertruppe e, nel giugno del 1915, compie il suo primo volo come osservatore su di un "Albatros". E' per lui un'esperienza esaltante, una folgorazione che gli fa decidere che il suo futuro nelle Forze Armate non potrà più prescindere dagli aerei. Ben presto si stanca anche del ruolo di osservatore - che accompagna il pilota, ma non conduce l'aereo - per cui frequenta il corso per piloti e nel dicembre 1915 è assegnato al Secondo Squadrone, a Verdun, quale pilota di un monoposto Fokker.
Notato da Oswald Boelcke, leader dei piloti da caccia e padre del combattimento aereo, viene da questi invitato a far parte del suo squadrone e il 17 settembre 1916 prende parte al primo vero combattimento con una flottiglia inglese abbattendo il suo primo velivolo nemico. I combattimenti aerei risvegliano in lui l'innato istinto predatore che gli conferisce prontezza di riflessi, intuito, lucidità e freddezza grazie ai quali, nei giorni che seguono, abbatte altri sette aerei nemici. La morte in combattimento del suo comandante Boelcke, nel'ottobre 1916, è per lui un brutto colpo, ma dal profondo dolore riesce a trarre ulteriore carica, determinazione e cattiveria. Il 9 novembre ottiene un primo riconoscimento ufficiale con il suo ottavo trionfo e, qualche settimana più tardi, comincia ad affacciarsi nella leggenda con l'eliminazione dell'asso inglese Lanoe Hawker.
Nel successivo mese di gennaio, dopo aver eliminato il sedicesimo caccia nemico, ottiene la promozione a capitano, il comando dell'Undicesimo Squadrone ed il prestigioso riconoscimento al merito "Blauer Max". In preda ad una legittima, lucida esaltazione, decide che da questo momento il suo aereo sarà di colore rosso, volendo in tal modo essere ben riconoscibile da terra e nell'aria per intimidire e al tempo stesso sfidare apertamente gli avversari. Le azioni nei cieli proseguono incessanti: nel successivo mese di aprile Manfred von Richthofen abbatte altri ventuno aerei nemici contribuendo a compromettere seriamente il potenziale bellico dell'aviazione inglese.
Divenuto ormai egli stesso un obiettivo strategico del nemico, che istituisce una apposita squadriglia super addestrata con il preciso scopo di annientarlo, il terrore dei cieli, il "Barone Rosso", come ormai viene chiamato, continua imperterrito a mietere successi vanificando ogni sforzo dei rivali. Raggiunge il culmine della carriera quando, nel giugno 1917, viene posto al comando della "Fighter Wing 1", una squadriglia formata dai migliori assi del'aviazione tedesca, e gli vien data carta bianca sulle azioni da intraprendere, sugli obiettivi e sui tempi. Ed egli trasforma la "Fighter Wing 1" in una sorta di "Harlem Globetrotters" dei cieli i cui duelli divengono micidiali spettacoli di evoluzioni e di morte. Per i nemici è il "Circo volante di von Richthofen".
La sua attività è irrefrenabile, ed anche quando il comando militare gli intima di sospendere i voli per via della caccia spietata e senza tregua che gli riservano gli inglesi - i quali nel frattempo si sono dotati di nuovi aerei tecnologicamente più avanzati di quelli tedeschi - egli continua a decollare, eludendo gli ordini. Lo fermerà soltanto un proiettile nemico quando, durante un combattimento aereo, gli attraversa il torace. Il suo triplano toccherà terra fra le truppe nemiche recando il corpo senza vita del capitano Manfred von Richthofen.
Così muore all'età di 25 anni, il 21 aprile 1918, a Vaux-sur-Somme, il Barone Rosso, il più grande asso della Prima Guerra Mondiale, l'eroe dei cieli che era riuscito ad abbattere ben ottanta aerei nemici, quegli stessi nemici che ora gli riservano un austero funerale rendendogli il tributo degli onori militari.
Le sue spoglie furono ospitate nel cimitero del villaggio di Bertangles vicino Amiens; finita la guerra, nel 1919 furono trasferite nel Cimitero Militare Tedesco di Fricourt, sulla Somme. Il 16 novembre 1925 il feretro del Barone Rosso attraversò il Reno e fu accolto da una folla raccolta a Kehl, gli furono tributati grandi funerali di stato e fu seppellito insieme ai più grandi eroi tedeschi nell'Invalidenfriedhof a Berlino. Questo cimitero monumentale dopo la seconda guerra mondiale si ritrovò nel settore Est di Berlino, allora la famiglia, temendo che la tomba non venisse più curata chiese e ottenne nel 1976 la traslazione delle spoglie a Wiesbaden nella cappella di famiglia, vicino a sua madre e sua nonna.
Il 21 aprile 1918 viene abbattuto l'aereo di Manfred Von Richthofen, il celebre Barone Rosso.
Manfred Albrecht Freiherr von Richthofen nasce nella polacca Breslavia, oggi tedesca, il 2 maggio 1892. Discendente da una famiglia dell'antica nobiltà prussiana, ne eredita il titolo di barone in quanto primo figlio maschio del maggiore Albrecht e di sua moglie Cunegonda.
All'età di nove anni - in seguito al pensionamento del padre - la famiglia si trasferisce nella tenuta di campagna, dove il piccolo Manfred manifesta subito una grande passione per l'avventura e per la caccia, tanto da costringere il padre a regalargli un fucile ad aria compressa. Alla caccia dedicherà tutto il tempo libero, cavalcando e sparando ad uccelli e piccoli animali nei boschi, animato da una sorta di istinto predatore che lo accompagnerà negli anni a venire e ne determinerà le scelte fondamentali della vita.
Destinato per tradizione a seguire le orme paterne, già dall'età di 11 anni frequenta, insofferente, la scuola militare di Wahlstat, dove eccelle nelle attività ginniche, ma stenta nello studio. Il suo bisogno di spazi aperti e liberi gli rende molto penosi questi anni, ma è incoraggiato dal traguardo finale delle stellette militari. Dopo sei anni entra nell'Accademia Militare Reale e finalmente, nel 1912, ottiene con suo grande orgoglio i gradi di tenente di cavalleria.
Quando la Germania entra in guerra egli partecipa a qualche azione con il suo reparto, ma si accorge ben presto che questo conflitto è ormai combattuto con mezzi tecnologici come mitragliatrici ed aerei, relegando la cavalleria a ruoli marginali e poco operativi. E' soprattutto l'aviazione ad attrarlo, con le sue ricognizioni ed incursioni in territorio nemico, e Manfred scopre tutt'a un tratto che non gli interessa più cavalcare: adesso vuole volare. Riesce dunque ad essere trasferito nell'Aeronautica Militare Imperiale, la Fliegertruppe e, nel giugno del 1915, compie il suo primo volo come osservatore su di un "Albatros". E' per lui un'esperienza esaltante, una folgorazione che gli fa decidere che il suo futuro nelle Forze Armate non potrà più prescindere dagli aerei. Ben presto si stanca anche del ruolo di osservatore - che accompagna il pilota, ma non conduce l'aereo - per cui frequenta il corso per piloti e nel dicembre 1915 è assegnato al Secondo Squadrone, a Verdun, quale pilota di un monoposto Fokker.
Notato da Oswald Boelcke, leader dei piloti da caccia e padre del combattimento aereo, viene da questi invitato a far parte del suo squadrone e il 17 settembre 1916 prende parte al primo vero combattimento con una flottiglia inglese abbattendo il suo primo velivolo nemico. I combattimenti aerei risvegliano in lui l'innato istinto predatore che gli conferisce prontezza di riflessi, intuito, lucidità e freddezza grazie ai quali, nei giorni che seguono, abbatte altri sette aerei nemici. La morte in combattimento del suo comandante Boelcke, nel'ottobre 1916, è per lui un brutto colpo, ma dal profondo dolore riesce a trarre ulteriore carica, determinazione e cattiveria. Il 9 novembre ottiene un primo riconoscimento ufficiale con il suo ottavo trionfo e, qualche settimana più tardi, comincia ad affacciarsi nella leggenda con l'eliminazione dell'asso inglese Lanoe Hawker.
Nel successivo mese di gennaio, dopo aver eliminato il sedicesimo caccia nemico, ottiene la promozione a capitano, il comando dell'Undicesimo Squadrone ed il prestigioso riconoscimento al merito "Blauer Max". In preda ad una legittima, lucida esaltazione, decide che da questo momento il suo aereo sarà di colore rosso, volendo in tal modo essere ben riconoscibile da terra e nell'aria per intimidire e al tempo stesso sfidare apertamente gli avversari. Le azioni nei cieli proseguono incessanti: nel successivo mese di aprile Manfred von Richthofen abbatte altri ventuno aerei nemici contribuendo a compromettere seriamente il potenziale bellico dell'aviazione inglese.
Divenuto ormai egli stesso un obiettivo strategico del nemico, che istituisce una apposita squadriglia super addestrata con il preciso scopo di annientarlo, il terrore dei cieli, il "Barone Rosso", come ormai viene chiamato, continua imperterrito a mietere successi vanificando ogni sforzo dei rivali. Raggiunge il culmine della carriera quando, nel giugno 1917, viene posto al comando della "Fighter Wing 1", una squadriglia formata dai migliori assi del'aviazione tedesca, e gli vien data carta bianca sulle azioni da intraprendere, sugli obiettivi e sui tempi. Ed egli trasforma la "Fighter Wing 1" in una sorta di "Harlem Globetrotters" dei cieli i cui duelli divengono micidiali spettacoli di evoluzioni e di morte. Per i nemici è il "Circo volante di von Richthofen".
La sua attività è irrefrenabile, ed anche quando il comando militare gli intima di sospendere i voli per via della caccia spietata e senza tregua che gli riservano gli inglesi - i quali nel frattempo si sono dotati di nuovi aerei tecnologicamente più avanzati di quelli tedeschi - egli continua a decollare, eludendo gli ordini. Lo fermerà soltanto un proiettile nemico quando, durante un combattimento aereo, gli attraversa il torace. Il suo triplano toccherà terra fra le truppe nemiche recando il corpo senza vita del capitano Manfred von Richthofen.
Così muore all'età di 25 anni, il 21 aprile 1918, a Vaux-sur-Somme, il Barone Rosso, il più grande asso della Prima Guerra Mondiale, l'eroe dei cieli che era riuscito ad abbattere ben ottanta aerei nemici, quegli stessi nemici che ora gli riservano un austero funerale rendendogli il tributo degli onori militari.
Le sue spoglie furono ospitate nel cimitero del villaggio di Bertangles vicino Amiens; finita la guerra, nel 1919 furono trasferite nel Cimitero Militare Tedesco di Fricourt, sulla Somme. Il 16 novembre 1925 il feretro del Barone Rosso attraversò il Reno e fu accolto da una folla raccolta a Kehl, gli furono tributati grandi funerali di stato e fu seppellito insieme ai più grandi eroi tedeschi nell'Invalidenfriedhof a Berlino. Questo cimitero monumentale dopo la seconda guerra mondiale si ritrovò nel settore Est di Berlino, allora la famiglia, temendo che la tomba non venisse più curata chiese e ottenne nel 1976 la traslazione delle spoglie a Wiesbaden nella cappella di famiglia, vicino a sua madre e sua nonna.
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