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lunedì 3 febbraio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 3 febbraio.

Il 3 febbraio 1998 Karla Faye Tucker viene giustiziata in Texas, prima donna a subire la condanna da oltre 14 anni.

Karla Faye Tucker nacque in una famiglia problematica (il padre, non biologico, era uno scaricatore di porto che se ne andò di casa, la madre una prostituta tossicodipendente e groupie di una rock band); a otto anni fumava sigarette, a 12 faceva uso di droghe pesanti, come eroina, e si prostituiva seguendo l'esempio della madre, per vivere e procurarsi la droga. A 16 anni si sposò con un meccanico, divorziando poco dopo.

Nel 1983, sotto l'effetto delle droghe, con il fidanzato dell'epoca Daniel Garrett e alcuni complici, Karla Tucker uccise per rapina o più probabilmente per vendetta il suo ex compagno Jerry Lean Dean, colpevole di averle rubato delle fotografie e di aver picchiato una sua amica, l'ex moglie di Dean, Shawn; entrambi colpirono a colpi di piccone e martello (impugnato da Garrett) Dean e Deborah Thornton che si trovava nel letto di lui: quest'ultima venne uccisa da Karla utilizzando una piccozza, in quanto testimone scomoda del primo omicidio e perché amante di Dean stesso, da cui si era rifugiata dopo essere fuggita dal marito, Richard Thornton, obeso, malato e violento, con cui aveva quattro figli.

Karla venne quindi condannata a morte l'anno successivo, con la testimonianza determinante del fratello di Garrett, con cui lei e i complici si erano vantati del delitto. Anche Garrett fu condannato a morte, ma morì in carcere di epatite prima dell'esecuzione, nel 1993. Gli altri ebbero pene minori, dall'ergastolo in giù.

Durante la carcerazione la Tucker si disintossicò per la prima volta nella sua vita e non assunse mai più droghe, si avvicinò alla lettura della Bibbia e divenne parte dei cristiani rinati evangelici, che sostenne la sua grazia, nella maggioranza dei suoi esponenti; sposò in seconde nozze il cappellano evangelico del carcere, il reverendo Dana Lane Brown e si dedicò ai programmi di recupero di detenuti tossicodipendenti. Quando decise di chiedere la grazia non richiese la libertà vigilata, ma accettò l'ergastolo senza condizionale, chiedendo di poter lavorare come volontaria e assistente spirituale accanto a un pastore o ministro di culto evangelico per gli altri detenuti e detenute.

L'ultima donna messa a morte in Texas era stata giustiziata nel 1863 durante la guerra civile, mentre in tutto il Paese nel 1984; prima ancora non c'erano state esecuzioni di donne dal tempo di Ethel Greenglass e di suo marito Julius Rosenberg, accusati di spionaggio nel 1953; inoltre il Texas, nonostante o forse proprio per il maschilismo diffuso, considerava il crimine violento tipicamente maschile e si opponeva alla criminalizzazione eccessiva delle donne. Per ciò, per la sua vita difficile e per la celebre e pubblicizzata sui giornali conversione al cristianesimo, ci fu un grande e inusuale movimento internazionale e nazionale che chiedeva la grazia e la commutazione della pena in ergastolo; esso comprendeva anche alcuni rappresentanti politici e diplomatici di alcuni governi stranieri, tra essi il Presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro (in gioventù come procuratore aveva chiesto la pena capitale per alcuni fascisti, ma in seguito ne era divenuto uno strenuo oppositore, per le sue convinzioni cattoliche e giuridiche), che chiese ufficialmente un provvedimento di clemenza, oltre al papa Giovanni Paolo II, sempre attivo sul fronte abolizionista, assieme a numerosi esponenti di varie religioni come il telepredicatore battista-evangelico della destra cristiana Pat Robertson e varie associazioni abolizioniste, anche se in misura minore - per quanto riguarda l'estero - rispetto a quanto avvenuto per Joseph O'Dell, ignorato in patria ma sostenuto in Europa (probabilmente per il fatto che si era dichiarato strenuamente innocente) o per altri condannati celebri difesi dall'opinione pubblica.

La Commissione per la Grazia e la Libertà Condizionale del Texas (affermando che se graziata sarebbe potuta uscire nel 2003, secondo la legge texana) e l'allora governatore dello Stato George W. Bush - appartenente anch'egli ai cristiani rinati, ma che si oppose alla sospensione per tenere fede al suo programma elettorale e rispondere alla accuse secondo le quali solo gli uomini di colore subiscono solitamente la pena di morte - rifiutarono la commutazione della pena e la Tucker venne giustiziata tramite iniezione letale nella prigione di Huntsville, alle ore 18:45 del 3 febbraio 1998. All'esecuzione erano presenti il padre, la sorella e il marito di Karla, oltre al fratello di Deborah Thornton che, a differenza del marito della vittima (anch'egli presente con i parenti e forte sostenitore del provvedimento), aveva chiesto anch'egli la grazia, ritenendo il caso della Tucker come un "buon esempio di funzionamento del sistema" e "ravvedimento". La madre di Karla non volle assistere perché troppo turbata.

Karla Faye Tucker è sepolta al Forest Park Lawndale Cemetery di Houston.

Il caso Tucker avvenne nello stesso periodo in cui la magistratura italiana indagava sulla strage colposa del Cermis a opera di piloti statunitensi e nello stesso periodo in cui veniva trattata (da tempo senza alcun successo) l'estradizione di Silvia Baraldini, detenuta negli USA per reati collegati alla politica, in particolare per aver favorito l'evasione di Assata Shakur: questi fatti, soprattutto quelli del Cermis, uniti alla forte emozione per l'esecuzione, portarono il presidente italiano Scalfaro a lanciare un duro attacco verbale agli Stati Uniti, in cui accusò gli americani di «giocare con la vita umana»; in particolare Scalfaro si rivolse contro il governatore e futuro Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, con cui avrà sempre un rapporto difficile.

Il capitano di polizia penitenziaria della "Squadra dell'Edificio della Morte", cioè degli addetti alle esecuzioni del carcere di Huntsville, Fred Allen, fino ad allora favorevole alla massima sanzione, dopo la storia e la conoscenza di Karla Tucker divenne un oppositore della pena capitale; ebbe inoltre un crollo nervoso e fu costretto prima a lasciare quel lavoro e poi al pensionamento anticipato.

Suor Helen Prejean, la religiosa cattolica nota principalmente come attivista anti-pena di morte, criticò anch'essa duramente George Bush in diretta sullo show di Larry King l'anno seguente, nello stesso show in cui il governatore era apparso precedentemente per rispondere al conduttore che l'aveva sollecitato su un appello televisivo della stessa Karla Tucker (andato in onda nello stesso programma TV in una puntata dell'anno prima); in quell'occasione Bush aveva respinto ogni appello, e in un'intervista scritta del 1999 a Talk Magazine avrebbe deriso la Tucker imitando persino la sua voce, venendo sommerso dalle critiche per quella che fu percepita come una mancanza di rispetto, cosa a cui cercò poi di rimediare con riferimenti religiosi e dicendo di pregare per lei (suscitando la rabbia degli abolizionisti).

Dopo la sua esecuzione, ce ne saranno altre di donne detenute nel braccio della morte texano (Frances Elaine Newton, Betty Lou Beets), ma anche, sull'onda del caso Tucker, delle commutazioni in ergastolo (Pamela Lynn Perillo, 2000).Inoltre, tra i detenuti uomini (ma costituendo un'eccezione sia maschile sia femminile alla politica texana), ci fu l'unica commutazione a poche ore dall'esecuzione avvenuta dal 1976 in poi, quando la Commissione per la Grazia e la Libertà Vigilata consigliò al governatore Rick Perry la commutazione in ergastolo con la condizionale per Kenneth Foster, jr.

domenica 2 febbraio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 2 febbraio.

Il 2 febbraio 1309 ha inizio la cosiddetta "Cattività avignonese".

Con l’espressione Cattività avignonese si indica il trasferimento del papato da Roma ad Avignone (città della Francia meridionale) dal 1309 al 1377. Il ritorno a Roma del papato non pose fine alla crisi della Chiesa, perché ad esso seguì il Grande Scisma o Scisma d’Occidente, che lacerò l’Europa fino al 1417.

L’origine della Cattività avignonese risiede nello scontro tra papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo IV il Bello.

Il re aveva decretato una tassazione straordinaria dei beni del clero, da sempre esentati dalle imposte. Il papa rispose minacciando il re di scomunica ed emanò la bolla Unam Sanctam, che ribadiva la supremazia dei pontefici: Bonifacio VIII attribuiva sia il potere temporale che quello spirituale alla Chiesa (dottrina delle due spade), precisando che solo per una concessione il papa permetteva a re e imperatori di esercitare il potere temporale; in caso di inosservanza la pena era la scomunica.

Filippo il Bello allora accusò Bonifacio VIII di essere salito sul soglio pontificio illegalmente: si mormorava che avesse costretto alle dimissioni il suo predecessore Celestino V, facendolo poi arrestare e uccidere. Inviò poi in Italia uno dei suoi consiglieri Guglielmo de Nogaret, che fece prigioniero il papa nella sua residenza ad Anagni (1303). Si racconta che durante questo episodio il papa fu addirittura schiaffeggiato e l’umiliazione per l’offesa subita (il cosiddetto Schiaffo di Anagni) fu tale che morì appena un mese dopo.

Il successore di Bonifacio VIII, Benedetto XI morì dopo solo otto mesi di pontificato. Intanto Filippo il Bello minacciava di convocare un concilio del clero francese in cui proclamare l’autonomia della Chiesa francese da Roma.

La Chiesa allora decise di assumere un atteggiamento più conciliante nei confronti del re. I cardinali elessero così il francese Bertrando de Got col nome di Clemente V (1305-1314). Nel 1309 egli spostò la sede del papato nella città francese di Avignone, in Provenza, dando così inizio al periodo della cosiddetta Cattività avignonese (1309-1377).

Nel corso della Cattività avignonese i pontefici – sette papi tutti francesi – agirono sotto il diretto controllo della monarchia di Francia.

Nel 1377 papa Gregorio XI riportò la sede papale a Roma. L’anno successivo morì e i cardinali romani elessero papa il napoletano Urbano VI. L’elezione fu però contestata dai cardinali francesi che gli contrapposero un altro papa, Clemente VII. I vari Stati europei scelsero tra l’uno e l’altro. Iniziò così lo Scisma d’Occidente o Grande Scisma, che lacerò la Chiesa.

Per uscire dallo scisma, la Chiesa fece ricorso al concilio. Dapprima il Concilio di Pisa del 1409, che non solo non risolse la questione, ma fece salire il numero dei papi a tre. Poi il Concilio di Costanza (1414-1418) che, dopo aver ottenuto le dimissioni del papa romano Gregorio XII (1326-1417), depose Giovanni XXIII e il papa avignonese Benedetto XIII, ed elesse l’unico pontefice nella figura di Martino V.

sabato 1 febbraio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il primo febbraio.

Il primo febbraio 1884 viene pubblicata la prima edizione dell'Oxford English Dictionary.

Già a metà del Settecento c’erano stati diversi e utili tentativi – talora di successo – di far nascere nuovi dizionari; nel 1746 la casa editrice Longman aveva ad esempio incaricato Samuel Johnson, un giornalista parlamentare, di occuparsene. Anche i grandi del tempo, tra cui Jonathan Swift e Daniel Defoe, sottolineavano la necessità di “fissare” la lingua, di “stabilirne i limiti, di creare un inventario del suo patrimonio lessicale, forgiare la sua cosmologia…l’inglese era oramai sufficientemente perfezionato e puro, da poter soltanto rimanere statico, o altrimenti, da allora in poi deteriorarsi”. C’era insomma bisogno di definire una lingua nazionale (aggettivo non casuale) che diventasse indelebile: nessun dizionario, sino ad allora, era riuscito in una tale impresa. Il primo a provarci fu proprio Johnson, pur conscio del fatto che non era possibile sistematizzare una lingua affinché rimanesse “pura” come avrebbero invece voluto i Titani della cultura. Johnson assunse 6 aiutanti tra cui 5 scozzesi, per aiutarlo a leggere lo scibile letterario – a partire dalla fine del Sedicesimo secolo con l’eccezione (quasi ovvia) di Geoffrey Chaucer -, allo scopo di stilare un elenco di parole, comprese quelle presenti in dizionari esistenti. I 43,500 lemmi da lui scelti vennero pubblicati nel 1755 e rimasero un punto di riferimento per tutto il secolo successivo.

Solo nel 1857 si iniziò a parlare di un progetto lessicografico senza precedenti, in fin dei conti Johnson aveva optato per una selezione della lingua, ora la si voleva finalmente presentare tutta, lo avrebbero chiamato il “Grande Dizionario”, ci sarebbero voluti circa settant’anni! Primo incaricato fu Richard Chevenix Trench il quale considerava un dizionario “la storia di una nazione contemplata da un certo punto di vista”. Ma per ricostruire la storia di ogni parola era necessario leggere, catalogare e infine citare ogni suo possibile uso. Si trattava di un lavoro apparentemente insormontabile, sino a quando Trench non propose di farlo diventare collettivo assoldando come volontari centinaia di lettori non retribuiti. Ci vollero più di vent’anni per mettere quest’idea in pratica.

Nei primi anni Ottanta una copia dell’appello lanciato dal nuovo Direttore James Murray ad appassionati lettori finì persino nel manicomio in cui viveva William Chester Minor, nel Berkshire. Come cittadino americano e con l’aiuto dell’Ambasciata del suo paese egli aveva ottenuto molti privilegi tra cui quello di trasformare le sue celle in una biblioteca dotata di sedie e scrivanie. E fu proprio così che entrò in scena Minor: nato in Sri Lanka, era divenuto ufficiale medico col grado di capitano durante la guerra di Secessione le cui violenze lo avevano portato alla follia e a vivere in un manicomio britannico quasi sino alla fine dei suoi giorni a causa di un omicidio. Dalle due celle a lui riservate, Minor lavorò instancabilmente per più di 20 anni; quel lavoro fu per lui una ragione di vita, quando finalmente decise di entrare in gioco si erano susseguiti già 4 direttori dell’Oxford English Dictionary oramai guidato dallo scozzese Murray dal 1879.

L’appello del Direttore conteneva anche indicazioni su come inviare citazioni e selezionare le proprie letture, ma Minor decise di disattenderle inventando un metodo che si rivelò molto più efficace. Se Murray aveva suggerito ai volontari di cercare citazioni per ogni singola parola – obsoleta, antiquata, nuova o usata in modo inconsueto – di un libro, oltre alle parole più comuni, Minor escogitò una metodologia in grado di permettergli di stare al passo con Murray e i suoi collaboratori, di non essere un mero, seppur utilissimo, informatore: inseriva in un quaderno le parole che gli sembravano degne di nota scegliendo di posizionarle ad una precisa altezza del foglio in considerazione di quelle che avrebbe trovato prima e dopo, se per esempio aveva scritto “buffon”, sapeva che con la b avrebbe avuto almeno due o tre parole prima di quella, accanto inseriva anche la o le pagina/e del libro in cui quella parola era stata trovata e annotava le sue diverse accezioni.

Non scrisse subito al Direttore, voleva dimostrare di poter essere più utile degli altri, lavorare con lui e la sua squadra di pari passo. Quando infine decise di rivolgersi alla redazione del dizionario per chiedere su quale parola stessero lavorando aveva già accumulato decine di quaderni che consultava per poter rispondere nel modo più esaustivo possibile a Murray. Nel 1888 venne pubblicato il volume I e la squadra di Oxford menzionò Minor nel testo, pur ignorando ancora la verità su chi fosse. Murray e Minor si sarebbero incontrati per la prima volta solo 3 anni dopo, ma le loro frequentazioni sarebbero diventate molto assidue. Solo nel 1910 Winston Churchill, allora Ministro dell’Interno, firmò un mandato di scarcerazione soggetto alla condizione che il Minor lasciasse il Regno Unito per sempre.

Secondo Winchester, già nel Diciottesimo secolo gli inglesi avevano capito che la loro lingua sarebbe diventata globale grazie ai grandi navigatori che “scorrazzavano per i mari”…”stava iniziando ad essere un veicolo importante per lo svolgimento dei commerci internazionali, per le guerre…stava spodestando il francese, lo spagnolo, l’italiano…” Lingue, secondo l’autore che erano già molto avanti nella “salvaguardia del loro patrimonio”. Nel 1582 era stata fondata a Firenze l’Accademia della Crusca e nel 1634 era nata l’Académie française grazie a Richelieu. Decenni prima, gli stessi Shakespeare, Drake e Bacon avevano scritto le loro opere senza avere a disposizione alcuna guida alla lingua che desideravano fuori dalla sua “meravigliosa confusione”.

Nelle pagine di Winchester ricorre più e più volte l’associazione fra lingua e nazione: fare la prima significava realizzare, o meglio rafforzare la seconda…”Solo nel Settecento si fece strada l’idea che la nazione avesse bisogno di sapere più nel dettaglio cosa fosse la lingua e che cosa significasse”. Per questi motivi “un dizionario è un monumento storico, la storia di una nazione contemplata da un certo punto di vista”. Era passato quasi un secolo dalla pace di Westphalia.

Nessuno di noi ricorda gli autori dei dizionari dei secoli precedenti, nonostante la fatica, il lavoro e la straordinarietà dei risultati raggiunti in decenni di duro lavoro impregnato di spirito combattivo ed estremamente paziente. Il romanzo "Il professore e il pazzo" e in seguito l'omonimo film, ridando voce a Murray e Minor, costituiscono quindi un’idea felice in grado di rendere giustizia alle numerose dimenticanze che attraversano la storia. La biblioteca Minor è oggi conservata, insieme ai suoi quaderni, presso le Bodleain Libraries (le più grandi del Regno Unito) dell’Università di Oxford.

Sorto da una vicenda realmente accaduta, il romanzo merita, anche se a tratti si lascia rapire da piccoli eccessi di entusiasmo per la superiorità della lingua inglese oggi così fondamentale e imprescindibile. Una lingua splendida, forse troppo prigioniera di un uso commerciale a scapito di quello letterario di cui è invece ricchissima, anche per i numerosi luoghi del mondo in cui si parla, dalla stessa Inghilterra al Sudafrica che ci ha regalato lo straordinario Coetzee. Ogni capitolo è preceduto da una voce in originale dell’Oxford English Dictionary, poi tradotte in appendice.


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