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giovedì 27 agosto 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 agosto.
Il 27 agosto 1979 Fabrizio De Andrè e la moglie Dori Ghezzi furono sequestrati in sardegna, dove si erano trasferiti da alcuni anni, e tenuti segregati per quattro mesi nelle montagne di Pattada.
Nella seconda metà degli anni settanta, in previsione della nascita della figlia Luisa Vittoria, De André si stabilisce nella tenuta sarda dell’Agnata, a due passi da Tempio Pausania, insieme a Dori Ghezzi, sua compagna dal 1974, poi sposata nel 1989.
La sera del 27 agosto 1979 Fabrizio e Dori vengono rapiti dall’Anonima Sequestri Sarda. I due vengono liberati dopo quattro mesi (Dori viene liberata il 21 dicembre, Fabrizio il 22) dietro il versamento del riscatto di circa 550 milioni di lire, in buona parte sborsati dal padre Giuseppe.
Durante il periodo di reclusione forzata i due vivono esperienze traumatiche, incatenati a un albero, nascosti sotto teli di plastica.
De Andrè intervistato all’indomani della liberazione – il 23 dicembre in casa del fratello Mauro – da uno stuolo di giornalisti, traccia, però, un racconto abbastanza pacato dell’esperienza: “I primi giorni non ci facevano togliere la maschera neppure per mangiare, e così ci tagliavano il cibo a pezzettini e ci imboccavano. È stata un’esperienza tremenda che tuttavia ha lasciato anche segni positivi, come la riscoperta di certi affetti nascosti. Nei confronti di mio fratello Mauro, ad esempio. È stato lui a trattare coi rapitori e non dimenticherò mai il nostro abbraccio appena tornati a casa. Il primo mese di sequestro ci hanno fatto compagnia le emozioni, poi è prevalsa la monotonia”.
L’esperienza del sequestro si aggiunge al già consolidato contatto che De Andrè ha con la realtà e con la vita della gente sarda, e sembra gli ispiri diverse canzoni, raccolte in un album senza titolo, pubblicato nel 1981, comunemente conosciuto come L’indiano, dall’immagine di copertina che raffigura un nativo americano. Il filo che lega i vari brani è il parallelismo tra il popolo dei pellerossa e quello sardo.
Sottili, ma non velate sono, inoltre, le allusioni all’esperienza del sequestro: dalla stessa ripresa della locuzione Hotel Supramonte, alla descrizione degli improvvisati banditi cui, comunque, non nega note di un certo romanticismo ed una connotazione di proletariato periferico.
Al processo, De André conferma il perdono per i suoi carcerieri, ma non per i mandanti perché persone economicamente agiate.
I dieci autori del sequestro furono condannati a pene tra i 10 e i 26 anni, molti di loro sono successivamente tornati a delinquere. Il 19 luglio 2009 Martino Moreddu, che fu condannato a 20 anni di carcere, è stato nuovamente arrestato perchè trovato ad un posto di blocco dei carabinieri con un fucile a canne mozze nel bagagliaio della 131 su cui viaggiava.

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