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martedì 25 agosto 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

La diciassettesima Olimpiade si svolse a Roma dal 25 agosto all’11 settembre 1960. Fu un’Olimpiade straordinaria, il più grande evento dell’era moderna, caratterizzata dal record dei  concorrenti  (5346) e dalla partecipazione di grandi e straordinari atleti, rimasti nella memoria collettiva: come non ricordare l’etiope Abebe Bikila, il vincitore della maratona che correva a piedi nudi, o Cassius Clay, allora diciottenne, vincitore del titolo dei pesi medio–massimi, che diventerà il più grande pugile della storia? Fu un evento rivoluzionario che coinvolse tutto il mondo, sia per le nuove tecniche di organizzazione e di comunicazione di massa che vennero sperimentate per la prima volta, sia per la diffusione di idee nuove e per la presenza  di popoli con modi di vivere diversi che in quei giorni vissero insieme in un clima di fratellanza.
Essa fu considerata un’Olimpiade moderna, perché cambiò non solo la mentalità delle persone, ma soprattutto mutò la concezione dei giochi : da espressione dello sport “puro“ , in cui gli atleti gareggiavano per il solo piacere di misurarsi con gli altri, si passò ad un tipo di sport in cui gli atleti erano dei professionisti, legati agli sponsor, agli ingaggi, alla pubblicità.
La visione dello sport alla De Coubertin era superata da nuove problematiche legate alle contrattazioni economiche,  all’ansia di prestazione,  all’incubo delle classifiche.
Iniziava ad emergere anche il problema del “doping “,con la morte del ciclista danese Knud Jensen, ufficialmente stroncato da un colpo di sole.
Anche durante le Olimpiadi di Roma la Guerra fredda si manifestò con la rivalità tra le squadre sovietiche e statunitensi, come era successo già ad Helsinki nel 1952  e a  Melbourne nel 1956, ma   in maniera più accentuata, con la propaganda, la continua sfida per la conquista del primato e la netta separazione degli atleti, che non comunicavano tra di loro. 
Le Olimpiadi di Roma rappresentarono un evento straordinario per gli Italiani: furono le prime Olimpiadi in mondovisione e in Italia, per l’occasione, ci fu una massiccia diffusione degli apparecchi televisivi, allora in bianco e nero. E quello fu considerato come un miracolo del dopoguerra;  l’inizio dello sviluppo economico degli anni ’60 fu anche l’inizio della comunicazione di massa e della formazione di una nuova mentalità collettiva moderna, proiettata verso il futuro, avente come capisaldi l’ottimismo, il pragmatismo e l’aspirazione al benessere.
Roma subì un cambiamento radicale, sia nella struttura urbana, sia nelle infrastrutture costruite per l’evento. Già nel 1954, con la nascita del Comitato Costruzioni Olimpiche, si iniziò a lavorare in città: fu inaugurata la metropolitana, che, iniziata nel 1938, era stata interrotta più volte a causa della guerra; fu creato il quartiere dell’Eur, concepito come un quartiere moderno, fulcro economico della città. In questa zona furono costruite ex novo alcune infrastrutture, come il Palazzo dello Sport, il Velodromo, la Piscina delle Rose e i campi del Tre Fontane.
Il Comitato Olimpico assegnò all’Istituto Luce il film ufficiale, che documentò tutti i momenti più significativi dell’evento. 
La fiamma olimpica, da Olimpia, fu portata dalla motonave Amerigo Vespucci sino a Siracusa e da lì i tedofori, a staffetta, percorsero tutta l’Italia meridionale, sino a Roma.
Tra gli Italiani vi furono atleti che lasciarono una grande impronta nella storia dello sport e nel cuore di tutti : i pugili Francesco Musso, Francesco De Piccoli e Nino Benvenuti, vincitori della medaglia d’oro; Livio Berruti, che correva con gli occhiali scuri , vincitore dei 200 metri e doppio record mondiale; Raimondo D’Inzeo, medaglia d’oro per l’ippica;  il ciclista Sante Gaiardoni, con due medaglie d’oro.

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