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martedì 27 novembre 2012

#Italy #Val d'Aosta: I Castelli di Saint Pierre


                     Il Castello di Saint Pierre


http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm
Molti sono i castelli che sorgono sulle alture e in cima a poggi scoscesi e isolati, ma nessuno ha raggiunto, per questa caratteristica, la notorietà e la popolarità del castello di Saint Pierre, che a quello di Fénis contende la palma di simbolo dei castelli della valle di Aosta.
Questa (quasi) indiscutibile supremazia di immagine sugli altri suoi pari della Valle, gli deriva indubbiamente dalla posizione dominante, a picco sul paese, ma anche - e questo per i cultori e studiosi di architettura castellana si tratta di un inaccettabile inquinamento stilistico - per il suo aspetto attuale di castello da fiaba, frutto di una libera e ardita interpretazione dell'architettura di castelli valdostani. In realtà gli interventi di ristrutturazione non sono poi stati più radicali e devastatori nei confronti della primitiva costruzione di quanto non siano stati quelli compiuti in altri castelli, per esempio a Sarre e Aymavilles, dove poco o nulla è rimasto dei fabbricati originari. A Saint Pierre però è bastato aggiungere al maschio centrale quattro torrette circolari sporgenti, collegate da un camminamento esterno sorretto da archetti e beccatelli, perché tutta la fisionomia classica dei castelli valdostani fosse rivoluzionaria e l'insieme acquistasse così una scenografia da studio cinematografico, storicamente falsa ma senza dubbio suggestiva e spettacolare.
Il castello è di origine antichissima e già nel 1911 era nominato in alcuni documenti ufficiali. Esso appartenne a varie signorie: da quella de Sancto Petro, che gli diede il nome, ai Quart, Sarriod, Challant, nello loro varie ramificazioni famigliari.
In origine il castello era probabilmente formato da due corpi di fabbrica distinti: la casa-forte e la torre. Poi, con l'aggiunta di altri edifici destinati a usi civili e militari, il complesso divenne unico e occupò l'intera sommità del promontorio sul quale si trovava.
Dai Challant il castello passo ai Morgex e poi nuovamente ai Saint Pierre (de Sancto Petro). Da questi, per altri passaggi intermedi pervenne, verso il 1600, alla famiglia Roncas, la quale portò a termine gli ultimi ampliamenti arredando con gusto e magnificenza tali gli ambienti interni, da suscitare l'ammirazione del celebre studioso e storico De Tillier, che definì il castello "Une Maison Dèlices"… in cui … "Les Appartaments, les peintures et les meubles, tout y était magnifique et bein ordonné ... "
Dai Roncas il castello passò in proprietà di alcune famiglie nobili, che lo trascurarono a tal punto da lasciare che si disperdesse tutto il patrimonio artistico e di arredo che tanto aveva entusiasmato il De Tillier.

 Quando nel 1873 il barone Emanuele Bollati lo acquistò dando inizio ai lavori di restauro, su progetto dell'architetto Camillo Boggio (autore delle famigerate torrette), il castello era in condizioni di degrado molto avanzato, con varie parti completamente in rovina.
Si deve quindi al Bollati, anche se non si possono condividere alcune sue scelte architettoniche, se il castello di Saint Pierre, attualmente di proprietà del Comune, è oggi in buone condizioni di agibilità.
Nelle sue stanze interne, che hanno conservato la tipica struttura medievale, è ospitato il museo della flora e della fauna. Di notevole interesse artistico è anche la chiesa, che si trova poco sotto il castello, con il bel campanile romanico.

 
Il Castello Sarriod De La Tour Di Saint Pierre
 

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm


 Sempre nel comune di Saint Pierre, discosto dalla strada statale e quasi a precipizio sulla Dora, si trova il Castello Sarriod de La Tour.
Come per contrasto al suo dirimpettaio di Saint Pierre, che polarizza, con la scenografia chiassosa, l'attenzione dei turisti, il castello di Sarriod è rustico e schivo, quasi nascosto com'è in un piccola conca tra pascoli e frutteti. Dalla statale non se ne coglie tutta l'imponenza; bisogna andare sull'altra sponda della Dora, sulla strada che da Chavonne va ad Aymaville, per averne una visione completa che renda merito alla sua severa e grandiosa architettura.
In origine fu un semplice podere fortificato, con la fattoria ubicata all'estremità opposta della torre castellata, che risale al XII secolo. Ufficialmente il castello compare nei documenti nel 1393, quando la famiglia Sarriod si divise in due rami: Introd e La Tour. A quest'ultima toccò il castello che da essa prese il nome.
Tra il XIV e il XV secolo alla primitiva torre vennero aggiunti altri fabbricati e costruite le torri lungo il muro di cinta, sino a far assumere al complesso l'aspetto attuale.

Lo stile architettonico del castello non è unitario; esso risente degli interventi che si sono susseguiti nel tempo causando un certo disordine nell'aspetto compositivo dell'insieme.
Di notevole interesse sono le feritoie aperte nelle torri circolari, le finestre a crociera e l'antico ingresso caratterizzato da un arco a sesto acuto sormontato da caditoi e beccatelli (tipici mensoloni rastremati). Dopo l'ingresso una piccola scala semicircolare conduce all'atrio interno sul quale è affacciata la cappella, in cui durante gli ultimi restauri sono stati riportati alla luce alcuni preziosi affreschi tardo romanici. Molto bello il salone del primo piano detto "salone d'onore" che ha un pregevole soffitto a cassettoni (sec. XV) la cui travatura porta scolpita 180 figure a soggetto libero in atteggiamenti maliziosi.
Il castello e proprietà dell'Amministrazione Regionale che ne ha curato i restauri destinandolo, con una intelligente iniziativa, a sede provvisoria del museo archeologico valdostano che avrà poi sede definitiva nel "Palazzo Challand" di Aosta.

Tutti gli oggetti e i reperti sono esposti e ordinati in una mostra dal titolo: "Archeologia in Valle di Aosta". Al piano terreno, sulla destra dell'ingresso, sono esposte le testimonianze preistoriche e nella sala a fianco della cappella quelle sugli insediamenti dell'età del bronzo.

Utilizzando la scala a chiocciola in pietra si sale al primo piano, dove nelle sei sale disponibili è illustrata la fondazione della citta di Aosta, la viabilità extraurbana, l'urbanistica romana e l'edilizia pubblica e residenziale dei primi secoli.

Al secondo piano e nella torre più alta sono esposti i reperti trovati negli scavi degli ultimi anni, che hanno portato alla scoperta di nuove necropoli e aree cimiteriali cristiane dei primi secoli.
Il castello medioevale è l'ideale cornice della mostra, ciò a riprova che il recupero corretto delle testimonianze architettoniche del passato e il loro riuso pubblico, sono iniziative valide sul piano della cultura e della promozione turistica.


fonte web: http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

venerdì 23 novembre 2012

#Italy #Val d'Aosta: Castello di Sarre

www.http://www.courmayeur-mont-blanc.com/Castelli/castellosarre/sarre.jpg

Poco oltre la città di Aosta, dirimpetto allo sbocco della valle di Cogne, il castello di Sarre domina sul poggio terrazzato ricco di vigneti, che godono dell'ottima posizione soleggiata. La costruzione attuate (un fabbricato a pianta allungata con la facciata molto a valle) non ha più l'aspetto di un castello tipico medievale.
Tutto l'edificio poggia su un terrazzamento sorretto da fondazioni di sostegno ad arco che, viste dal basso danno l'impressione di costruire corpo unico con il fabbricato, facendoli assumere così un aspetto ancora più massiccio ed originale.
Nella sua lunga storia (il castello risale al 1242) passò in proprietà a diverse famiglie. Tra i primi proprietari vi fu un discendente della famiglia Bard ( tristemente famosa nella storia valdostana per le nefandezze compiute da alcuni suoi membri), dal quale poi passò, nel 1364, a Enrico di Quart; da questi, dopo una breve parentesi in cui il castello fu in mano ai Savoia il feudo e il castello passarono di mano in mano sino al barone Ferrod, proprietario della miniera di Ollomont.
Tutti questi cambiamenti di proprietà non furono indolori per l'antico castello, che dovette seguire, con adattamenti e modifiche radicali, gli umori e le esigenze abitative dei vari padroni. Chi però lo trasformò completamente fu il Ferrod, che dell'edificio originario conservò solo la torre quadrata inglobata nel nuovo assetto architettonico.
Dopo il Ferrod, le cui fortune economiche tramontarono in seguito al fallimento della sua impresa estrattiva e commerciale, il castello finì in mano ad altri proprietari, tra i quali fu nuovamente un lontano discendente dei Bard.
 Nel 1869 il re Vittori Emanuele II lo acquistò destinandolo a residenza reale estiva durante i suoi soggiorni in valle di Aosta, in occasione delle battute di caccia del Gran Paradiso. Il re cacciatore, diede l'aspetto definitivo al complesso: aggiunse le scuderie e sopraelevò la torre antica, che assunse l'atipico aspetto attuale di incerta classificazione stilistica.

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 Anche gli ambienti interni furono ristrutturati per accogliere il reale proprietario; di questa presenza ne è indiscutibile testimonianza il grande salone interamente decorato dai trofei di caccia di Vittorio Emanuele II. I trofei esposti, non solo nel salone ma anche nel corridoio, dimostrano quanto fosse grande la passione per la caccia del "re galantuomo", ma anche quanto poco buon gusto egli ebbe nel volerli appendere in casa in così gran numero.
Oltre al salone dei trofei, vi sono altre stanze e camere dove vivevano il re e il suo seguito. Questi ambienti sono arredati con mobili, quadri, specchiere del '700 e '800 assieme ad altri oggetti e soprammobili dell'antico artigianato valdostano. Umberto I vi apportò ulteriori interventi decorativi.
Il castello fu in seguito abitato per la villeggiatura, in particolare dai Principi di Piemonte Umberto e Maria Josè.
Durante l'ultimo conflitto e nei primi anni del dopoguerra, il castello di Sarre ospitò reparti di truppe militari, le quali ebbero poco rispetto per le antiche strutture e memorie storiche. 

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 Le stanze reali, i saloni e gli altri ambienti furono usati in malo modo, danneggiati e in parte spogliati dagli arredi. Arredato con oggetti e opere eterogenei e di varia provenienza, fu venduto dai Savoia alla Società Moriana di Aosta nel 1972 e aperto al pubblico come Museo delle memorie dinastiche. Nel 1989 la Regione Valle d'Aosta ha acquistato il complesso, dando inizio ai lavori di adeguamento normativo. Completamente ristrutturato, il castello si presenta oggi nel suo allestimento definitivo. L'intervento ha voluto conservare la doppia identità assunta dal castello nel corso della storia: di residenza alpina e di Museo della presenza sabauda in Valle. Il castello si presenta ora come dimora e come Museo. Al piano terra dove la visita è libera, le sale sono state concepite come "sezioni didattiche", con lo scopo di introdurre il visitatore alla visita accompagnata (ogni mezz'ora) ai piani superiori. Oltre all'iconografia sabauda (Sala d'accoglienza e Cabinets des gravures), esse riguardano le cacce reali nelle Alpi (Salles Chasse) e la storia del castello. Ai piani superiori, le stanze sono state riallestite su base inventariale (Inventario del 1890), con parte degli arredi ritrovati nel castello. Sono visibili l'Appartamento Reale (primo piano) con la Gran Sala del gioco e la Galleria dei trofei venatori, le stanze private e domestiche, mai aperte in precedenza. Le stanze del secondo piano riguardano la storia della dinastia sabauda nel secolo XX: da Vittorio Emanuele III e la regina Elena di Montenegro, a Umberto II e Maria Josè, figura particolarmente legata alla Valle d' Aosta.
 
fonte web:www.http://www.courmayeur-mont-blanc.com/Castelli/castellosarre/sarre.jpg

domenica 4 novembre 2012

#Italy #Valle d'Aosta: Castel Savoia




http://castelli.qviaggi.it/italia/valle-di-aosta/castel-savoia-di-gressoney
 Gressoney

L'inizio dei lavori del Castel Savoia, su progetto dell'ing. Emilio Stramucci, architetto capo della Real Casa, avvenne nel 1900, con la posa della prima pietra alla presenza dei Reali. Nel 1904 il castello fu completato. La Regina Margherita, rimasta vedova nel frattempo, essendo stato ucciso il marito Umberto I in un attentato a Monza, abitò per diverse estati il castello fino al 1925, anno precedente la sua morte. ll castello si sviluppa su tre piani: il pianterreno con i salotti, il soggiorno e la sala da pranzo; il piano nobile con gli appartamenti della Regina e del seguito, e, infine, il piano della servitù. Edifici staccati e prossimi sono la foresteria e la cucina, collegata al castello con una minuscola ferrovia Dècauville per il trasporto dei cibi tra cucina e castello. La sagoma del castello è resa poi inconfondibile da 5 torri cuspidate. All'interno degni di nota sono i dipinti ornamentali del pittore Carlo Cussetti, il ritratto della Regina opera del pittore torinese Bertini e soprattutto lo scalone a forbice in legno per il passaggio agli appartamenti del primo piano. Acquistato dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta nel 1981 è sede abituale di concerti e mostre nella stagione estiva. A partire dal 1990 nel parco del Castello è stato sistemato un giardino botanico costituito da una sede di aiuole rocciose dove si coltivano piante di ambiente alpino e montano di tutto il mondo.

 fonte web:http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

giovedì 25 ottobre 2012

#Italy #Val d'Aosta: Fortezza di Bard

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/fortezzabard.htm 
La Fortezza prende il nome dall'omonimo Comune della bassa Valle d'Aosta, caratterizzato da una superficie assai ridotta (3 km quadrati), ma famoso in tutto l'arco della storia grazie alla presenza della fortezza che fin dal medioevo ha dominato lo spuntone roccioso che sbarra, fin quasi a chiudere completamente, la valle della Dora Baltea. Naturalmente l'importanza strategica del forte negli anni andò diminuendo fino a scomparire del tutto, come pure quella commerciale del borgo, scavalcato dal nuovo tracciato della strada che aggira la base della fortezza. Data la sua posizione strategica per il controllo dei transiti, la rocca di Bard dovette essere fortificata fin dall'epoca preromana; risale al 1034 la prima citazione di un insediamento fortificato: esso apparteneva al visconte di Aosta Boso. Nel 1040 Bard appartiene al Visconte di Aosta e passa poi ai Signori di Bard che pare fossero originari di una antichissima famiglia comitale di Lorena; erano simili i nomi (Bar e Bard) e uguali gli stemmi "D'Azzurro seminato di crocette ricrocettate e fitte d'oro, a due Barbi addossati", come dice Giacosa. Il primo costruttore della Rocca Forte fu Ottone di Bard. Bard rimane, tra alterne vicende, in possesso della famiglia di Bard fino al 1242 quando il feudo diventa possesso dei Savoia; durante il 14 - 15° secolo Bard è interessato da frequenti contrasti con i feudi vicini. Nel 1538 la fortezza subisce l'assalto degli imperiali di Carlo V. Nel 1691 il Forte contrastò l'avanzata dei Francesi durante la guerra tra Vittorio Amedeo di Savoia ed il Re Sole. Nel 1704 i Francesi assediarono Bard che dopo nove giorni capitola, ma nel 1713, dopo la vittoria dei Piemontesi sui Francesi, tornò in possesso dei Savoia



http://it.wikipedia.org/wiki/File:FORTE_DI_BARD_8.jpg 

 Nel 1799 scoppiò la prima delle insurrezioni Valdostane borghesi "La Rivolte delle Socques". Pochi uomini armati rudimentalmente assalirono il Forte e il comandante dovette lasciare la postazione con tutta la guarnigione. Ma l'episodio militare più noto di cui il forte fu teatro è l'assedio del 1800. All'alba del 14 maggio di quell'anno i 40.000 uomini dell'Armèe de Rèserve di Napoleone varcarono le Alpi attraverso il Gran San Bernardo per sorprendere l'esercito austro-piemontese che occupava la pianura padana. Assediato il forte, difeso dalle truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia, dopo alterne vicende, Napoleone fece radere al suolo il "vilain castel de Bard". Fu Carlo Felice, nel 1827, a promuovere il rifacimento del forte, affidando il progetto all'ingegnere militare Francesco Antonio Olivero, ufficiale del Corpo Reale del Genio. I lavori si protrassero dal 1830 al '38. La nuova piazzaforte era costituita da tre corpi di fabbrica disposti su diversi livelli: l'Opera Ferdinando in basso, l'Opera Vittorio nella zona mediana e l'Opera Carlo Alberto in alto. Questo sistema a strutture autonome, munite di casematte per l'artiglieria, era in grado di garantire la reciproca difesa in caso di un attacco nemico. Nel complesso la fortezza era dotata di 283 locali e poteva ospitare fino a 416 uomini (il doppio con sistemazione paglia a terra); i magazzini potevano contenere munizioni e provviste sufficienti per tre mesi e l'armamento contava una cinquantina di bocche da fuoco. Alla fine dell'800 il forte si avvia al declino: utilizzato dapprima come bagno penale, fu in seguito destinato a deposito di munizioni. Dismesso nel 1975 dal demanio militare, il forte è stato acquisito al patrimonio regionale nel 1990. 


fonte web: http://www.courmayeur-mont-blanc.com/fortezzabard.htm

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