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giovedì 19 novembre 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 novembre.
All'alba del 19 Novembre 2005 ad Haditha, in Iraq, il caporale Miguel Terrazas, marine di vent'anni, resta ucciso dall'esplosione di un ordigno rudimentale nascosto lungo il ciglio della strada che percorreva di pattuglia.
Altri due commilitoni restano feriti. I suoi compagni sono furiosi: fermano un taxi e uccidono quattro studenti e l'autista. Dopo si dividono: entrano in quattro case nelle vicinanze e uccidono sette membri della stessa famiglia, i Waleed, nella prima (tra loro due donne e una bambina) e otto persone nella seconda, quella della famiglia Younis (tra loro sei donne). Ma la voglia di vendetta non è ancora appagata. Entrano in una terza e in una quarta casa, che appartengono alla stessa famiglia, gli Ayed. Vengono uccisi quattro uomini. A quel punto, rientrano alla base. Un gruppo di superiori viene a sapere della strage, e decide di inviare una squadra sul posto per fare pulizia e nascondere le prove dell'eccidio, tentando d'insabbiare la vicenda.
Poteva essere l'ennesima strage di civili nascosta agli occhi indiscreti delle opinioni pubbliche occidentali, ma i marines non hanno fatto i conti con la piccola Iman, 10 anni, sfuggita alla strage. La sua testimonianza, il 27 Maggio 2006, viene raccolta dall'inviato del quotidiano britannico The Times e pubblicata. Il mese dopo, il quotidiano Usa New York Times intervista un generale dei marines, che ammette come alcuni alti ufficiali si fossero resi conto subito della gravità dei fatti, ma non diedero luogo a nessuna inchiesta. I cittadini statunitensi ed europei s'indignano. Il Pentagono recita il tormentone delle 'mele marce', ma il bubbone è esploso ed è troppo tardi per fermarlo. I militari saranno processati da una Corte Marziale Usa, per quanto gli iracheni avrebbero tutto il diritto di processarli loro, e rischiano la pena di morte. Ma i mesi passano, e le opinioni pubbliche si distraggono. Per quella strage di 24 civili innocenti due dei sei imputati, il caporale Justin Sharratt e il capitano Randy Stone, non saranno processati. Il primo era accusato di aver ucciso tre persone, il secondo di non aver fatto il suo dovere punendo i colpevoli dell'eccidio. La decisione è stata presa dopo aver analizzato il dossier curato dal colonnello Paul Ware, che in un rapporto di 18 pagine, reso pubblico il 12 luglio 2007, ha sostenuto come nel caso del caporale Sharratt le 'prove scientifiche siano troppo deboli'. Un altro soldato, il sergente Sanick De la Cruz, era stato completamente scagionato dalle accuse già ad aprile. Il 18 settembre 2007 le accuse contro il capitano Lucas McConnell furono ritirate in seguito all'immunità garantita per la sua cooperazione alle indagini. Il 28 marzo 2008 caddero le accuse contro il tenente Stephen Tatum. Il 17 marzo 2009 il tenente colonnello Jeffrey Chessani fu dichiarato innocente. Tutti i marines responsabili della strage sono tornati alla loro vita. Iman ha perso i nonni, i genitori, due zii e un cuginetto di quattro anni.
Sulla vicenda il regista Nick Broomfield diresse un film (Il massacro di Haditah, titolo originale "Battle for Haditha") uscito nelle sale il 14 dicembre 2007.

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