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sabato 2 settembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 settembre.
Il 2 settembre 1945 il Giappone firma ufficialmente la resa agli Stati Uniti d'America.
Dalle banchine del porto di Tokio una folla di giornalisti e di ufficiali Alleati hanno lo sguardo fisso sulla corazzata statunitense "Missouri", ancorata nella baia. A bordo i rappresentanti del governo giapponese stanno firmando l'atto che segna la fine della Seconda Guerra Mondiale, In Europa conclusa quattro mesi prima. La resa del Giappone è la fine del colonialismo nipponico in Asia. La guerra agli Stati Uniti, ovvero la guerra del Pacifico - cioè il fronte orientale della Seconda guerra mondiale, aperto dai giapponesi a Pearl Harbor nel 1941 - fu solo il capitolo finale di un conflitto in cui Hirohito e l'intero establishment nazionalista, fortemente condizionato dai militari, erano stati travolti fin dai primi anni '30, con l'invasione della Cina. Quella lunga guerra asiatica fece 3 milioni di vittime giapponesi e 35 milioni di morti cinesi dopo essersi allargata all'Indocina, a tutto il Pacifico meridionale, all'India. Fu scatenata dal crescente appetito della potenza industriale nipponica per le materie prime: l'espansionismo verso il sud e l' ovest alla ricerca di petrolio portò il Sol Levante in rotta di collisione con la dinastia Qing, l'impero britannico, gli interessi americani. La breve cerimonia è presieduta dal generale americano Mac Arthur. Secondo le condizioni stabilite nel solenne documento di resa, l'imperatore del Giappone, Hirohito, ed il governo saranno soggetti, dal momento della firma, all'autorità del comandante supremo delle forze Alleate nel Giappone occupato. Carica che successivamente sarà ricoperta da Mac Arthur. Tra i vincitori americani c' era chi voleva condannare a morte l'imperatore giappone. Ma il generale Douglas Mac Arthur preferì lasciarlo al suo posto, convinto che come simbolo di continuità avrebbe facilitato la transizione del Giappone alla democrazia.

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