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sabato 22 aprile 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 aprile.
Il 22 aprile 1868 il futuro re Umberto I sposa la cugina Margherita di Savoia.
Figlia di Ferdinando di Savoia, sposò il cugino Umberto a soli diciassette anni.
Bionda e di bel portamento, Margherita sviluppò un carattere religioso e conservatore, dimostrando un notevole interesse per le arti.
Le sue eccellenti qualità di comunicatrice, supportate dal sentito coinvolgimento nelle opere filantropiche, le fecero guadagnare una notevole popolarità.
Come regina s’impegnò per promuovere il “made in Italy”, spezzando l'imperante francesismo dell'epoca.
Diede l’esempio sia indossando abiti e gioielli realizzati dai migliori artigiani della penisola, sia mangiando all’italiana. «Anche la regina Margherita mangia il pollo con le dita» era il detto popolare che ricordava il cosciotto di pollo da lei assaggiato a Napoli usando direttamente le mani.
La sua grande notorietà le fece dedicare pure delle ricette: torta Margherita, panforte Margherita, pizza Margherita.
Riguardo a quest’ultima preparazione, diventata il cibo italiano più conosciuto al mondo, due sono le tesi delle sue origini, una più strutturale l'altra più emozionale:
- pizza Margherita in quanto le fette di mozzarella campana sono disposte a "petalo di margherita" per definire le fette da tagliare;
- pizza Margherita perché creata appositamente in onore della visita della regina a Napoli. Correva il 1889, Umberto I e Margherita, durante il viaggio nella città, scoprirono il notevole interesse che la gente aveva per delle particolari focacce al pomodoro. I responsabili delle cucine Savoia decisero allora di far assaggiare quelle specialità ai monarchi, invitando alla reggia uno dei più celebri fornai della città, Raffaele Esposito. Tre le tipologie sfornate: “mastunicola” (pizza bianca), pizza pomodoro-acciughe, pizza pomodoro-mozzarella-basilico.
La regina, apprezzò soprattutto quest’ultima, anche per l'evidente accostamento al tricolore italiano: il bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro ed il verde del basilico. Fu così che in seguito dell’elogio reale la pizza alla mozzarella venne battezzata “Margherita”.
Margherita di Savoia fu la prima e vera regina d'Italia e l'unica che cercò di dare lustro e affermazione alla ancora neonata monarchia italiana.
Non di primo piano, ma non da dimenticare, è comunque l'estrema sontuosità degli abiti che Margherita amava indossare, fatto non poco interessante vista la pochezza e la sciatta semplicità dei componenti di casa Savoia. "L'eleganza della regina fu un premio di consolazione per gli assertori della monarchia e fu un elemento che agevolò nel tenere in piedi uno Stato da poco costituito."
La sua prima sfolgorante apparizione ufficiale avvenne appunto il 22 aprile 1868, il giorno del matrimonio con il principe ereditario Umberto (1844-1900).
Margherita si presentò con un "abito di faille bianco ricamato in argento, corpetto scollato e maniche corte, stretto in vita da un'alta fascia finemente lavorata. Di spalle le scendeva il mantello lungo quasi quattro metri. Ornavano il vestito margherite, rose, e fiori d'arancio; sui capelli biondi una rosa e due stelle di diamanti; al collo la superba collana di perle appartenuta alla regina Maria Adelaide. L'abito sontuoso fu fonte d'ispirazione poetica "O Margherita delle margherite", la invocò un anonimo ammiratore monzese."
Era davvero bella Margherita? La natura l'aveva favorita fino a un certo punto; le aveva dato un volto, sguardo e braccia bellissimi; ma un corpo non del tutto felice, per la poco armoniosa proporzione fra il busto e gli arti inferiori... Margherita lo sapeva e raramente si faceva cogliere in piedi. Seppe rimediarvi sorvegliando attentamente le proprie toilettes ,le proprie comparse in pubblico, i gesti, i saluti, i sorrisi.
Era a suo agio in carrozza o nei palchi dei teatri, seduta con graziosa maestà, nascondendo al pubblico il difetto che costituirà il tormento e la deformità di suo figlio Vittorio Emanuele III.
Parlava in quel suo modo basso e rapido, tenendo le due mani appoggiate all'ombrellino e la testa un po' piegata su una spalla.
Ai balli Margherita interveniva di solito alle undici di sera, accompagnata dal marito e con abiti sfarzosi, e piuttosto sovraccarica di diamanti, di perle, oltre a vistosissimi diademi. Il suo trionfo ufficiale era, però, quasi sempre un monito per le rivali che da più tempo, avevano un posto nel cuore del marito.
Lei amava, ed amò sempre essere alla ribalta ed amò farlo sentire e comprendere alle altre, che, anche se bellissime ed affascinanti fisicamente, dinanzi a lei, ed in sua presenza, si sentivano in soggezione ed in posizione d'ombra. Le spalle, il decolleté della regina attiravano gli sguardi ai balli, lei lo sapeva certo perché ne faceva ostentazione nei suoi ritratti ufficiali.
E in questo modo si diffuse in Europa, oltre che in Italia, la fama dell'eleganza di Margherita.
Ma i suoi abiti erano anche oggetto di contrastanti giudizi, alcuni trovavano le sue toilette di cattivo gusto, i grossi orecchini a forma di pera, il corsetto disseminato di spille e nodi di diamante, la facevano sembrare una statua votiva, il suo colore preferito era il blu zaffiro, più adatto all'arredamento di una sala che ai vestiti di una signora. Il suo gusto la portava alla magnificenza, mentre spesso l'eleganza di una grande principessa si manifesterebbe meglio in ciò che è squisito nella semplicità. Indossava abiti che la maggior parte dei sudditi non poteva permettersi. L'eleganza provinciale e chiassosa di Margherita accrebbe il fascino della regalità; era ciò che lei voleva, e seppe servirsene.
Ma la vera fastosità della regina e l'ornamento per cui ella diventò famosa, erano le sue perle, tanto da essere chiamata "La regina delle perle". In trentadue anni di matrimonio Umberto le regalò complessivamente sedici fili di perle, di cui ella adornava le sue più splendide toilette, anche se sapeva che ogni filo equivaleva a un tradimento (e forse anche di più) di Umberto.
Il 29 luglio del 1900 re Umberto I e la regina Margherita erano in visita a Monza, invitati dalla società ginnastica monzese Forti e Liberi per premiare vari atleti nel quadro di una manifestazione sportiva. Avrebbero dovuto trattenersi solo alcuni giorni per poi trasferirsi a Gressoney-Saint-Jean per un periodo di riposo.
Alle 22:30 quattro colpi sparati da una pistola Hamilton and Booth, tre dei quali andati a segno, posero fine alla vita del secondo sovrano d'Italia. La regina, che lo attendeva nella Villa Reale, si vide riportare indietro un cadavere.
Il regicida era Gaetano Bresci, un anarchico emigrato in America nel 1897 e tornato in Italia per vendicare i morti dovuti alla repressione dei moti di Milano, ad opera del generale Bava Beccaris, cui Umberto I aveva conferito un'alta onorificenza per aver domata quella che riteneva una rivolta socialista antimonarchica.
L'11 agosto 1900 il trono passò al figlio, che divenne re Vittorio Emanuele III.
Dopo la morte del marito, la regina dovette adattarsi al ruolo di regina madre. In tale veste si dedicò ad opere di beneficenza e all'incremento delle arti e della cultura, incoraggiò artisti e letterati e fondò istituzioni culturali. Tutta la sua precedente vita era stata consacrata al ruolo di moglie del re, ora doveva adoperarsi a favore del figlio e della nuora Elena.
Sue sono la preghiera composta per la Campana di Rovereto che ricorda coi suoi rintocchi i caduti della Grande Guerra e quella per il defunto re Umberto.
La regina, dopo il periodo di lutto si trasferì a Roma a Palazzo Margherita, assieme alla sua corte personale (4 gentiluomini e 8 dame). La regina riceveva regolarmente e continuò ad essere un centro d'attrazione per artisti, letterati, nobili e uomini di mondo. Nel 1904 il vivaio belga Soppelt & Notting dedicò alla regina una rosa molto rara.
Poi venne la guerra e la regina madre trasformò in ospedale (Ospedale n.2, l'1 era il Quirinale dove operava come crocerossina Elena) la sua residenza romana. Finita la guerra, si rifugiò a Bordighera.
In campo politico si mostrò favorevole al fascismo, che vedeva al momento come l'unico movimento che si opponeva contro i disordini dei socialisti e dei bolscevichi, che minacciavano l'istituzione monarchica stessa. Nell'ottobre del '22 i quadrumviri andarono a Bordighera a renderle omaggio prima della marcia su Roma.
Morì a Bordighera il 4 gennaio 1926.
Margherita ebbe onoranze funebri prima a Bordighera, e poi a Roma, ove fu tumulata nelle tombe reali del Pantheon. In questa occasione si dimostrò tutto l'affetto popolare, al passaggio del convoglio ferroviario, dove una folla commossa, ostacolava e rallentava l'andamento dello stesso, per potersi avvicinare e gettare fiori.

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