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martedì 9 febbraio 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 febbraio.
Il 9 febbraio 1950 il senatore Joseph McCarthy tenne un famoso discorso al Club delle Donne Repubblicane di Wheeling, in West Virginia.
Cosa disse McCarthy in quell'occasione è ancora materia di dispute, in quanto mancano resoconti affidabili del suo discorso.
Generalmente si concorda che mostrò un pezzo di carta, su cui, a quanto disse, era riportata una lista di noti comunisti che lavoravano al Dipartimento di Stato. Si ritiene abbia detto "Ho qui una lista di 205 persone, che sono note al Segretario di Stato per essere membri del Partito comunista e che, nonostante questo, ancora lavorano al Dipartimento, formandone la politica".
Se McCarthy abbia veramente detto che la lista era composta da 205 nomi o solo da 57 è tuttora controverso. In un successivo telegramma al presidente Harry Truman e quando riportò il discorso nei Registri del Congresso, McCarthy quantificò i nomi in 57.
Questo fatto viene indicato come l'inizio del "maccartismo" in USA, cioè quel periodo che va dal 50 al 56 nel quale venne fatta una vera e propria caccia al comunista, spesso utilizzando metodi di indagine poco ortodossi e privi di reali prove.
Joseph McCarthy diresse la "commissione per attività anti-americane" dal 1950 al 1954. Braccio destro di McCarthy fu l'avvocato ventisettenne Robert Kennedy, fratello del futuro presidente degli Stati Uniti. Sin dall'inizio della sua carriera politica, McCarthy, infatti, cercò l'appoggio della famiglia Kennedy.
Anche se appartenenti a schieramenti opposti (i Kennedy erano democratici), sia il senatore del Wisconsin che la famosa famiglia presidenziale erano cattolici e anticomunisti. Del resto, lo stesso John F. Kennedy difese l'operato dell'amico fino alla morte di quest'ultimo nel 1957. Quando lo storico Arthur Meier Schlesinger, Jr chiese a John F. Kennedy perché aveva sempre difeso McCarthy, quest'ultimo dichiarò: "Diamine, metà dei miei elettori in Massachusetts considerano McCarthy un eroe" ("Hell, half my voters in Massachusetts look on McCarthy as a hero").
Ancor prima di McCarthy la Commissione per attività anti-americane prese di mira soprattutto Hollywood, dove lavoravano molti artisti europei costretti a emigrare negli States dopo l'avvento del nazismo. Tra i membri della Commissione mosse i primi passi un altro futuro presidente statunitense, il deputato della California, Richard Nixon.
Una delle più famose celebrità accusate di attività anti-americane fu l'attore e regista britannico Charlie Chaplin, al quale fu cancellato il visto di rientro, quando quest'ultimo lasciò gli USA per un soggiorno in Europa nel 1952. Ma la caccia ai comunisti di Hollywood era cominciata diversi anni prima. Già nell'ottobre 1947, Walt Disney aveva testimoniato davanti al HUAC, denunciando molti autori e registi hollywoodiani.
Ma il vero terremoto arrivò quando il famoso regista Elia Kazan, vincitore di tre premi Oscar, accusato di partecipare ad attività eversive, fece i nomi dei colleghi che come lui, anche se per un breve periodo, avevano simpatizzato per il Partito Comunista Americano (Communist Party of the United States of America, CPUSA). In quegli anni molti degli attori interrogati cominciarono a collaborare, come Gary Cooper e Ronald Reagan (anche quest'ultimo futuro presidente USA).
Mentre altri, capeggiati da Humphry Bogart, organizzarono sit in e proteste a Washington. Il commediografo e poeta tedesco Bertold Brecht, rifugiatosi negli States dopo l'avvento del nazismo, fu accusato dalla HUAC di condurre attività anti-americane. Disgustato dalla condotta della Commissione, Brecht decise di ritornare a Berlino Est per criticare il socialismo dal suo interno. Anche l'autore e scrittore Arthur Miller, marito di Marylin Monroe, finì sotto inchiesta, ma in loro aiuto giunse la famiglia Kennedy.
In quegli anni, molti produttori, sceneggiatori, attori e registi furono allontanati dall'industria cinematografica soltanto per essersi rifiutati di collaborare con la Commissione, appellandosi al Primo e al Quinto Emendamento della Costituzione (che difendono il diritto di culto, parola e stampa). Particolare clamore suscitò all'epoca il cosiddetto gruppo degli Hollywood Ten, ai quali appartenevano il regista Edward Dmytryk (futuro collaborazionista) e 9 sceneggiatori, imprigionati proprio per essersi rifiutati di collaborare con la Commissione.
In risposta alla caccia alle streghe della Commissione per attività anti-americane, Hollywood produsse una lunga serie di film anti-comunisti. Tra i più famosi va ricordato Viva Zapata!, diretto da Elia Kazan, ispirato alla biografia del rivoluzionario messicano Emiliano Zapata, simbolo di incorruttibile anarchia visionaria in contrasto con la burocrazia sovietica. Altri film anti-comunisti furono The Red Menace (1949), I Married a Communist (1950), I Was a Communist for the FBI (1951), Walk East on Beacon (1952), My Son John (1952), Big Jim McClain (1952), in cui un gruppo di comunisti hawaiani venivano messi ko a suon di pugni da un giovane John Wayne.
Negli ultimi anni Hollywood ha rispolverato, in chiave critica, il maccartismo. Il film di George Clooney, Good Night and Good Luck (2006), racconta della battaglia di Ed Murrow, giornalista che nel 1953 dagli studi della CBS si schierò contro McCarthy, mettendo in onda una serie di documentari intitolati See It Now.
Nel primo documentario andato in onda, furono riportati i discorsi del senatore, mentre nel secondo Ed Murrow riportò le testimonianze di molte vittime innocenti della HUAC. La popolarità di McCarthy cominciò a diminuire, così come l'appoggio della sua parte politica. Dopo una serie di accuse piovute soprattutto dal partito Repubblicano (addirittura il senatore del Vermont, Ralph E. Flanders, paragonò McCarthy a Hitler), l'attività del presidente della Commissione fu "censurata". Il 2 dicembre 1954, il Senato degli Stati Uniti, condannò McCarthy con 64 voti favorevoli contro 22 ad interrompere ogni attività all'interno della HUAC. Quel giorno John Kennedy non era presente alle votazioni per sostenere un intervento alla schiena.
Difficile calcolare le vittime del maccartismo. Le persone imprigionate dovrebbero essere centinaia, ma decine di migliaia persero il lavoro, semplicemente per essere state citate in giudizio dalla HUAC. In quegli anni, del resto, bastava anche solo essere sospettati di omosessualità per finire nelle "grinfie" del maccartismo. Per quanto riguarda la lista nera di Hollywood, si stima che più di 300 tra attori e registi furono allontanati dall'industria cinematografica e addirittura dagli stessi Stati Uniti. Inoltre, liste di sospetti comunisti erano presenti in quasi tutti gli ambiti lavorativi, nell'università e nelle amministrazioni statali, dove il controllo rasentava l'isterismo collettivo.
McCarthy morì il 2 maggio 1957 all'ospedale navale di Bethesda all'età di 48 anni. Ufficialmente la causa di morte fu per un'emorragia interna causata da ipertensione.

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