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sabato 13 febbraio 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 febbraio.
Il 13 febbraio 1927 il governo fascista istituì la cosiddetta "Tassa sul Celibato".
Il proposito era quello di favorire i matrimoni e, di conseguenza, incrementare il numero dei bambini nati. Mussolini infatti puntava molto sui giovani e le giovani italiane e lo scopo era quello di aumentarne la popolazione. Secondo l’ideologia fascista infatti una popolazione numerosa era indispensabile per perseguire gli obiettivi di grandezza nazionale che l’Italia a quei tempi si era prefissata. L’aumento della popolazione inoltre avrebbe permesso di avere un esercito il più numeroso possibile.
Istituita il 13 febbraio 1927, interessava i celibi di età compresa fra i 25 ed i 65 anni, chi in pratica non aveva incontrato una dolce donzella da impalmare era costretto a pagare un balzello composto da un contributo che variava a seconda dell’età (partiva da 70 lire per le fasce più giovani – tra i 25 e i 35 – per arrivare 100 se fino a 50 anni, per poi abbassarsi se si superava tale età a 50 lire. Gli over 66 venivano infine esentati dalla tassa. Tali importi vennero aumentati due volte nell’ aprile 1934 e nel marzo 1937. Ma non solo: il balzello prevedeva un’aliquota aggiuntiva che variava a seconda del reddito del soggetto.
Il denaro derivante dal gettito andava poi devoluto all’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, un ente assistenziale italiano fondato nel 1925 allo scopo di proteggere e tutelare madri e bambini in difficoltà e per l’educazione dei giovani fin dalla prima infanzia. Le misure per dare alla luce nuova prole furono anche altre: premi di natalità, cerimonie nuziali di massa; e i vari premi ed esenzioni fiscali per le famiglie che superavano un certo numero di componenti.
Il premio nuzialità fu l’ultima invenzione del Fascismo per spingere i giovani a sposarsi in ossequio alla politica del numero fa la forza. Dopo la tassa sul celibato e il premio natalità ecco infine quello di nuzialità. Naturalmente, non è che chiunque s’involasse a giuste nozze avesse diritto al premio. Era una questione di censo: più si era poveri e maggiore era il premio che oscillava dalle 5 alle 600 lire a testa. Insomma, una coppia di sposi, poteva anche ottenere la favolosa cifra di 1.200 lire. Una somma enorme se si tiene conto che una giornata di lavoro veniva compensata da 7 a 9 lire. Per la gran parte dei novelli sposi, le 11 o 12 lenzuola da 100 lire, rappresentavano una vera ricchezza. Ma anche per la maggioranza della gente, era una somma cospicua. Molti, tanti soldi tutti insieme, non li avevano mai visti.
Questi premi costavano allo Stato fascista svariati milioni. Le cifre esatte venivano diligentemente divulgate a mezzo stampa ed a scopo propagandistico, non accorgendosi della contraddizione: più alte erano le somme elargite e maggiore doveva essere lo stato di povertà in cui vivevano la gran parte dei giovani italiani e quindi delle famiglie italiane. Il vanto poi, di avere in Puglia il più alto indice di matrimoni ed il più alto tasso di natalità (ma anche di mortalità infantile), dimostrava che la povertà e la miseria facevano parte del patrimonio genetico delle nostre genti.

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