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lunedì 26 gennaio 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 gennaio.
Il 26 gennaio 1994 Silvio Berlusconi, attraverso un messaggio televisivo inviato a tutte le testate giornalistiche, annuncia agli italiani la sua "discesa in campo", cioè la volontà di creare un nuovo soggetto politico da lui guidato, il cui scopo sia raccogliere i moderati di destra rimasti orfani dei partiti della prima repubblica spazzati via da tangentopoli, e scongiuri il "pericolo comunista", teso a prendere il potere facendo un uso criminoso della giustizia.
Da lì a poco venne creato un partito denominato "Forza Italia", che alle successive elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994 (2 mesi più tardi) in una coalizione formata con Lega Nord, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico e altre formazioni minori, vinse le elezioni, portando a Palazzo Chigi il primo governo Berlusconi.
Va sottolineato il fatto che esiste una legge in Italia, la 361 del 1957, che all'articolo 10 recita così:
Art. 10
1. Non sono eleggibili inoltre:
1) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l'obbligo di adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta;
E' ben chiaro che visti i numerosi possedimenti di Silvio Berlusconi nei mezzi di comunicazione, nelle assicurazioni e nell'edilizia, sembrerebbe che la sua posizione ricada perfettamente in questo caso di ineleggibilità, ed infatti nel luglio del 94 fu sollevata la questione da parte di Mirella Cece, Luigi Barile e Pierluigi Capone, esponenti del centrosinistra, che fecero ricorso contro l'elezione di Berlusconi.
La giunta per le elezioni si riunì il 20 luglio del 1994 alle ore 15 a discutere del ricorso; in tale seduta, presenti non più di due terzi dei deputati, il ricorso fu rigettato anche col voto favorevole (o astenuto) di numerosi esponenti del PDS di Massimo D'Alema e dell'Alleanza dei Progressisti di Achille Occhetto. La seduta fu chiusa alle ore 16.
Quel che è successo dopo, le promesse agli italiani, le accuse a lui rivolte, i processi a cui è andato incontro, gli scandali veri o presunti che la stampa non ha mancato di sottolineare, rappresenta la storia politica dell'Italia degli ultimi 20 anni, sulla quale ognuno può trarre le proprie libere conclusioni.

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