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domenica 11 gennaio 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 Gennaio.
L'11 Gennaio 1955 nasce il marchio Autobianchi, per una brillante idea del direttore generale della Bianchi, Ferruccio Quintavalle, di coinvolgere Fiat e Pirelli in un’operazione commerciale che avrebbe dato vita, con i capitali dei tre soci paritetici, ad una nuova produzione automobilistica . La Pirelli allargava così il suo mercato nella fornitura dei propri pneumatici, la Fiat coglieva l’occasione per fabbricare un modello ausiliario ai propri, ma per clienti animati da voglia di distinzione e anche per garantirsi un banco di sperimentazione per soluzioni alternative, senza avere ricadute negative sul proprio marchio, mentre la Bianchi, dividendo con gli altri partner uno sforzo economico che da sola non poteva sostenere, rientrava nel mercato automobilistico dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
La fabbrica sarebbe rimasta a Desio, dove la Bianchi aveva già una struttura idonea di 140.000 metri quadri. Gli stabilimenti, dopo essere stati migliorati e innovati, anche con un sistema pienamente automatizzato di cabine di verniciatura di estrema modernità per l'epoca, sarebbero entrati in produzione con 200 vetture al giorno.
L'Autobianchi, comunque, acquisì formalmente la proprietà dell'industria solo nel 1958, quando l'azienda che fu di Edoardo Bianchi cedette le proprie azioni agli altri due soci e Giuseppe Bianchi si dimise dalla carica di presidente; questa fu assunta da Ferruccio Quintavalle il 28 giugno 1958, mentre l'ingegner Vallecchi divenne direttore generale.
La prima automobile nata da questo connubio derivò dall’assemblaggio di una carrozzeria originale (sotto la supervisione dell’ingegner Luigi Rapi, responsabile del reparto carrozzerie speciali della FIAT) e di una base meccanica di un altro modello prodotto dalla casa torinese, ossia la FIAT 500, il cui gruppo motore - cambio - differenziale era stato progettato da Dante Giacosa. Il motore, posto dietro l’abitacolo, era costituito da due cilindri in linea, di 15 CV.
A questa nuova vettura, contraddistinta con la sigla 110 B, venne imposto il nome di Bianchina, in ricordo della prima auto progettata da Edoardo Bianchi.
Fu ufficialmente presentata il 16 settembre 1957 al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.
In quell’occasione, assieme a Gianni Agnelli, fecero da padrini Vittorio Valletta, Alberto Pirelli e Giuseppe Bianchi. Si trattava di una berlina convertibile, cioè con tetto apribile, esteticamente più curata rispetto alla cugina “500” e pertanto rivolta ad un pubblico più esigente: carrozzeria bicolore, cromature nelle fiancate e sottoporta, così come cromate erano le coppe delle ruote. Gomme Pirelli a fascia bianca e sbrinatore montati di serie. Prezzo di listino 565.000 lire.
Nel 1958, primo anno di distribuzione, vennero prodotte ben 11.000 Bianchine. Tale successo avrebbe portato in seguito ad una diversificazione dei modelli, facendo nascere negli anni immediatamente successivi la Trasformabile Special, la Cabriolet, la Panoramica, la Berlina 4 posti normale e Special e la versione Furgoncino.
Nel frattempo le vicende della società evolvevano rapidamente. Completato il grattacielo a Milano, la sede venne trasferita in Via Fabio Filzi il 28 aprile 1960.
Nella seconda metà degli anni sessanta la Fiat si trovava a dover affrontare la preoccupante penetrazione nel mercato italiano della Mini che, dopo aggirato l'ostacolo dei dazi doganali con la costruzione della vettura presso gli stabilimenti della Innocenti, riscuoteva un notevole successo di vendite tra i giovani e, soprattutto, tra l'utenza femminile.
In quel settore di mercato Fiat disponeva dell'obsoleto modello 850, non in grado di rivaleggiare per immagine e concezione tecnica con la rivoluzionaria utilitaria anglo-italiana; pertanto Dante Giacosa decise di proporre, attraverso la controllata Autobianchi, una vettura di piccole dimensioni, dall'aspetto elegante e dotata della moderna trazione anteriore.
Nacque così il progetto "X1/2", sviluppato come "sperimentazione sul campo" del progetto "X1/4" (la futura Fiat 127).
Per la carrozzeria, in un primo tempo, fu assegnato l'incarico di progettare il modello di forma a Giorgetto Giugiaro, ma il prototipo scaturito non venne giudicato adatto ai gusti dell'utenza femminile ed il compito passò al Centro Stile Fiat. Il progetto bocciato verrà utilizzato, tredici anni dopo, per la Panda.
L'Autobianchi A112 venne presentata nel 1969 al Salone di Torino, ottenendo entusiastici consensi, in particolare tra le categorie d'utenza verso le quali era indirizzata.
Il successo di vendite fu immediato e talmente consistente che, nonostante i continui ampliamenti delle linee di montaggio, per alcuni anni la produzione non riuscì a soddisfare una domanda corposa ed in costante crescita, costringendo gli aspiranti proprietari del nuovo modello a snervanti attese che in molti casi superavano i dodici mesi.
Oltre all'aspetto gradevole ed alla brillantezza delle prestazioni, anche i contenuti costi di acquisto e d'esercizio contribuirono a farne una delle automobili più diffuse e apprezzate da utenti di ogni fascia d'età.
Nella sua lunga carriera la A112 subì molti restyling e miglioramenti, che diedero vita a ben sette serie.
L'Autobianchi Y10 debutta ufficialmente al Salone di Ginevra, nel marzo 1985. La nuova utilitaria ha l'impegnativo compito di sostituire degnamente l'A112 che da quindici anni è presente con successo sulla scena nazionale ed internazionale del mercato automobilistico.
Per rendere meno evidente l'enorme differenza formale fra i due modelli, in seno al Gruppo Fiat – Lancia (l'Alfa Romeo sarebbe stata acquisita dal gruppo torinese soltanto l'anno successivo) viene stabilito che l'A112 resti in listino, parallelamente alla Y10, fin quasi alla fine del 1986. A mettere in comune la Y10 all'A112 c’è solo il marchio, la tipologia strettamente utilitaria delle due automobili e la stessa ambizione di proporsi come automobile “di classe” da città, per questo molto attente a soddisfare le pretese non soltanto di un pubblico femminile sempre più esigente, ma anche di tutti coloro che vedono l'automobile utilitaria non soltanto come una “scatola” con cui destreggiarsi il più abilmente possibile in mezzo al traffico cittadino, ma come qualcosa di appagante, in termini di design, prestazioni e comfort.
Nel 1992 quando lo stabilimento di Desio venne definitivamente chiuso la produzione della Y10 venne trasferita nell'impianto Alfa Romeo di Arese dove rimase fino al 1995 quando terminò definitivamente.
Nel 2002 ha avuto inizio lo smantellamento totale dell'area dell'ex stabilimento di Desio, concluso nel luglio 2003 con l'abbattimento della torre piezometrica, ultimo simbolo dell'ex-capitale dell'auto lombarda.

1 commento:

  1. La Bianchina Berlina è stata la prima auto di mia proprietà la prima metà degli anni '80. Un'autovettura strappata alla demolizione che, a dirla tutta, meritava più delle poche centinaia di chilometri che percorse ancora, date le condizioni in cui si trovava.
    Il momento più memorabile che ebbe nel corso della mia proprietà fu quando mi accingei ad offrire un passaggio per la salita terminale di San Giacomo de' Capri a ben sette amici. Passaggio che non fu mai effettuato per il fermo di un vigile fuori servizio. Pur essendo il conducente, non negoziai con lui perché non sarei mai potuto uscire dall'abitacolo dalla portiera lato guida: era bloccata. Ci pensò il caro amico, figlio dell'ex proprietario, che insieme ad un altro avrebbe dovuto viaggiare fuori, i piedi puntati sul paraurti posteriore e mantenendosi per il portabagagli sul tettuccio. Il vigile ci ammonì a desistere, schifando letteralmente il libretto che gli fu esibito: era da macero più della mia Bianchina.

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