Cerca nel web

sabato 7 aprile 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 aprile.
Il 7 aprile 1916 l'asso dell'aviazione Francesco Baracca abbatte il suo primo nemico nei cieli della prima guerra mondiale.
Quando si sente parlare del "cavallino rampante" il pensiero vola istintivamente alla grande Ferrari ed alla sua lunga storia di successi in Formula 1. C'è stata un'altra epoca, però, in cui lo stesso cavallino, sia pure con qualche lieve differenza, ha goduto di popolarità e gloria ancora maggiori; ci riferiamo, cioè, ai tempi dell'asso dell'aviazione militare Francesco Baracca che sceglie il cavallino come proprio emblema traendo spunto da quello, colore argento su sfondo rosso, del "Piemonte Reale", suo reggimento di cavalleria. E' sua madre che, dopo la prematura morte di Francesco, decide di donare ad Enzo Ferrari l'ormai storico simbolo.
Francesco Baracca nasce a Lugo (Ravenna) il 9 maggio 1888 da Enrico, facoltoso proprietario terriero, e dalla contessa Paolina de Biancoli. La sua passione per la vita militare lo porta a frequentare l'Accademia di Modena e, all'età di 22 anni, col grado di sottotenente, ad entrare in aviazione, dove le sue doti di pilota cominciano a manifestarsi. Nel 1915 si cimenta nella sua prima vera missione di guerra, nel conflitto fra Italia ed Austria, ma è nell'aprile dell'anno successivo che consegue il suo primo successo con l'abbattimento di un aereo nemico e la cattura del suo equipaggio. E' questa la prima di una lunga serie di vittorie che gli valgono, dopo appena due mesi, la promozione a capitano e la celebrità: le sue imprese vengono narrate nel mondo assurgendo ad una statura epica. Egli è ormai un "asso": entra, cioè, a far parte della ristretta cerchia di aviatori che hanno abbattuto almeno cinque aerei nemici, e diviene il più importante pilota italiano della prima guerra mondiale.
Nel 1917 viene istituita la 91^ Squadriglia, una sorta di corpo speciale dell'aviazione, detta anche "Squadriglia degli Assi", ed a Baracca viene concesso di sceglierne personalmente gli uomini che opereranno al suo comando: piloti come Fulco Ruffo di Calabria, il fiorentino Nardini, il campano Gaetano Aliperta, Ferruccio Ranza, Franco Lucchini, Bortolo Costantini, il siciliano D'Urso, Guido Keller, Giovanni Sabelli, il tenente Enrico Perreri, per citarne alcuni, contribuiranno a rendere leggendarie le missioni della 91^ anche a prezzo della vita, come per Sabelli e Perreri.
Ma è nella "Battaglia del Solstizio", combattuta sul Piave nel giugno 1918, che la Squadriglia degli Assi si rivela determinante perché riesce a conquistare il dominio del cielo ed a riversare il suo micidiale potenziale di fuoco sulle prime linee nemiche fermandone l'avanzata.
Il 19 giugno del 1918, proprio nel corso di tali eventi bellici, Francesco Baracca precipita con il suo aereo in fiamme sul Montello, perdendo la vita a soli 30 anni.
Nella sua brevissima carriera, che tuttavia gli è valsa una Medaglia d'oro, tre d'argento ed una di bronzo al valor militare, oltre a vari riconoscimenti minori, ha preso parte a ben 63 combattimenti aerei, vincendo 34 duelli.
Ma l'"Asso degli Assi" viene ricordato soprattutto per il suo spirito cavalleresco: Baracca non infierisce mai sull'avversario sconfitto e disapprova la tendenza a rendere gli armamenti sempre più devastanti e spietati.
Suo sincero ammiratore è Gabriele D'Annunzio, che dell'Eroe di Lugo ha modo di esaltare le gesta, le qualità umane e militari, ricordandolo nostalgicamente anche dopo la morte.
L'odierno stadio comunale di calcio di Mestre, così come l'istituto tecnico aeronautico statale di Forlì e la squadra di calcio della sua città natale, il Baracca Lugo sono intitolati all'aviatore scomparso.
Il nome di Baracca campeggia su molte strade e piazze d'Italia, tra le altre: una via a Roma nel quartiere di Torpignattara, così come un'importante arteria di comunicazione fiorentina, mentre in piazzale Baracca, a Milano, è posto anche un monumento in suo onore. Anche la sua città natale, Lugo, gli ha dedicato un monumento. La realizzazione fu affidata allo scultore faentino Domenico Rambelli che ideò una gigantesca ala d'aereo. Ai piedi dell'ala, la statua dell'eroe vestito con la tuta da aviatore. Il basamento dell'opera reca incise, sul fronte, le date ed i luoghi delle sue vittorie aeree. Ai fianchi vi sono i simboli dei reparti a cui appartenne l'aviatore: l'ippogrifo (91ª Squadriglia) e il cavallino rampante. Il monumento fu inaugurato il 21 giugno 1936. Sempre a Lugo si trova un museo a lui dedicato. Sul Montello, alle porte di Treviso, esiste un monumento (vicino Nervesa della Battaglia), con una dedica di Gabriele D'Annunzio.

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel blog

Archivio blog