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venerdì 10 giugno 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 giugno.
Il 10 giugno 1944 viene messo in atto il cosiddetto "massacro di Oradour", allorchè la terza compagnia del primo battaglione tedesco "Der Fuhrer" mette a ferro e fuoco Oradour Sur Glane in Francia uccidendo 642 civili innocenti.
Siamo ai primi di giugno del 1944. Il 6 gli Alleati sono sbarcati sulle coste della Normandia dando inizio all’invasione dell’Europa.
Dopo i primi tentennamenti dell’alto comando tedesco, convinto che quella in Normandia fosse solo una diversione in attesa del reale attacco a Calais, arrivano gli ordini di trasferimento di alcune grandi unità della Wehrmacht e delle Waffen SS. L’imperativo è: portarsi verso la zona di invasione e ributtare a mare le truppe anglo-americane. Ma in contemporanea a ciò, il movimento di Resistenza francese riceve l’ordine da Londra di avviare una serie di attacchi contro le truppe tedesche, tesi a rallentarne l’afflusso al fronte.
Il 7 giugno l’FTP (una delle sigle dei partigiani francesi) attaccò e prese il controllo del presidio tedesco di Tulle (nel dipartimento di Corrèze) infliggendo 122 perdite ai militari.
Dopo l’attacco, ma questo è tutto ancora da verificare, pare che circa 40 soldati tedeschi presi prigionieri furono fucilati dai partigiani. Tale fatto, come era prevedibile, provocò la violenta reazione delle Waffen SS.
Il giorno dopo la “Das Reich” iniziò il suo lungo viaggio verso il fronte di Normandia e alcuni suoi reparti giunsero a Tulle il giorno seguente: impiccarono subito agli alberi della città 99 dei suoi cittadini e ne deportarono 200 in Germania.
Durante questa azione però, l’SS Sturmbannführer Helmut Kampfer, comandante della 3. Kompanie, I battaglione del Reggimento “Der Fuhrer”, cadde vittima di un’imboscata dei partigiani, che lo presero prima prigioniero, dopodichè lo uccisero.
Il 10 giugno la 3. Kompanie del I Battaglione del Reggimento “Der Fuhrer” circondò il villaggio di Oradour, 22 km a nord-est di Limoges e ordinò a tutti gli abitanti di radunarsi in un parco dei divertimenti pubblico, vicino al centro del villaggio, apparentemente per controllare i documenti degli abitanti. Tutte le donne e i bambini vennero rinchiusi nella chiesa, mentre il villaggio veniva saccheggiato. Nel frattempo gli uomini vennero portati in sei granai, dove dei nidi di mitragliatrici erano già stati predisposti. Secondo il resoconto di un sopravvissuto, i soldati iniziarono a sparare agli uomini, mirando alle gambe, in modo che morissero più lentamente. Una volta che le vittime non furono più in grado di muoversi le SS coprirono i loro corpi con delle frasche e diedero fuoco ai granai. Solo cinque persone si salvarono.
Donne e bambini furono radunati invece nella chiesa, alla quale diedero poi fuoco.
Immediatamente dopo stessa sorte toccò all’intero villaggio. Nel massacro perirono 642 persone; alcune delle vittime non erano nemmeno di Oradour, ma bambini sfollati da Parigi e tutti i passeggeri di un treno che sostava nelle vicinanze. Nessuno di loro, in ogni caso, faceva parte della Resistenza francese.
Tra l’altro, le SS scelsero l’Oradour sbagliato: di fatto, il comandante della Compagnia di cui stavano vendicando a modo loro la morte ( l’SS Sturmbannführer Kämpfe) era stato ucciso a Oradour sur Vayres, a circa 25km di distanza.
Nel suo cammino verso il fronte, la divisione SS “Das Reich” fu spesso ostacolata da piccoli nuclei della Resistenza e questo accrebbe di certo la loro rabbia, tanto più che per arrivare in Normandia impiegò ben 17 giorni a causa delle distruzioni dei ponti operati dai partigiani e degli attacchi aerei ad opera dell’aviazione Alleata.
Dopo la guerra, il Generale Charles de Gaulle decise che il villaggio non sarebbe mai più stato ricostruito. Invece, sarebbe rimasto come memoriale della sofferenza francese sotto l'occupazione Nazista. Nel 1999, il presidente Jacques Chirac dedicò un centro visitatori a Oradour-sur-Glane e ribattezzò il luogo come Villaggio Martire. Una via al paese è dedicata nella città di Reggio Emilia.
Nei fatti del massacro di Oradour emerge una figura che di certo “stona” con l’idea classica della SS assassina.
Nella strage era fortemente implicato l’SS Sturmbannfuhrer  Adolf Otto Diekmann, comandante del I Battaglione da cui la 3 Kompanie proveniva.
Saputo dell’accaduto e dei 642 morti civili di Oradour,  il comandante del Reggimento “Der Fuhrer”, l’ SS Obersturmbannführer Sylvester Stadler, fece rapporto al comandante della divisione, l’SS Brigadeführer  Heinz Lammerding, chiedendo che Diekmann fosse avviato alla Corte Marziale per non aver atteso l’esito delle ricerche di Kampfer prima di mettere in atto la repressione.
La cosa prese effettivamente il suo percorso, ma Diekmann cadde in combattimento meno di due settimane dopo, per cui il caso fu archiviato dalle SS.
Sulla Rivista "Focus" del maggio 2005 viene citata una teoria, secondo la quale il paese fu devastato in realtà perchè i tedeschi pensavano che qui vi si trovasse nientemeno che il Santo Graal, la coppa del Re dei Re, che secondo teorie esoteriche avrebbe assicurato l'invulnerabilità a chi la detenesse.
Sulla vicenda di Oradour pesano ancora oggi alcuni aspetti che non tornano: due giorni prima, come già scritto, le SS della stessa divisione riprendono possesso della città di Tulle, scacciando via i partigiani che se ne erano impossessati provocando 122 morti tra i militari nazisti.
A Tulle furono però eseguite 99 condanne a morte tra la popolazione francese (più i 200 deportati), quindi una proporzione di meno di un francese per ogni soldato tedesco ucciso. A Oradour, si massacrano 642 civili per un solo militare tedesco (sia pure un ufficiale) che, tra l'altro, era dato ancora come disperso...perchè?
Dagli atti dei processi e degli interrogatori del dopoguerra, salta fuori anche un fantomatico deposito di armi e munizioni scoperto dalle SS all'interno del paese...fu questo a scatenare la rabbia dei soldati della "Das Reich"?
Altre fonti, riportano il rinvenimento durante la perquisizione del paese, dei resti di alcuni soldati tedeschi uccisi dai partigiani nei giorni precedenti, ma anche questa vicenda non ha mai avuto una prova certa.
Certo è che l'efferatezza nel compimento della strage di Oradour presenta tratti difficilmente giustificabili con la sola morte di un singolo ufficiale tedesco, anche mettendo in conto lo stress degli uomini della "Das Reich", continuamente punzecchiati da piccoli attacchi di partigiani nel loro viaggio di trasferimento verso il fronte di Normandia (dove arriveranno solo 17 giorni dopo).
Agli inizi del 1954 parte a Bordeaux l'iter di incriminazione per i fatti di Oradour. In totale vengono messi sotto accusa 22 uomini del Reggimento "Der Fuhrer" sopravvissuti al conflitto, più 46 in contumacia. Nessuno dei presenti in aula era all'epoca dei fatti ufficiale, anzi, il grado più elevato ricoperto nel 1944 era quello di Sergente (SS Hauptscharfuhrer).
Di questi 22 uomini, ben 14 provenivano dall'Alsazia, una regione di confine tra Francia e Germania spesso origine di dispute territoriali e che, nel 1940, era tornata sotto l'ala del Reich.
I 14 alsaziani furono criticati per aver preso parte al massacro; essendo comunque ex-francesi, avrebbero dovuto rifiutarsi di sparare, ma gli avvocati della difesa eressero la tesi del "Non si poteva fare altro, se non avessi sparato avrebbero sparato a me".
Di fatto, 13 di questi 14 ex SS erano in libertà ancor prima dell'inizio del processo. Uno di loro era divenuto nel frattempo un Ispettore di Polizia e un altro aveva conseguito la "Croix de Guerre" durante la guerra di Indocina nelle file dell'esercito francese.
Il processo si svolse in un clima di malumore all'interno della Francia e, alla fine, solo due degli imputati vennero condannati a morte; le altre condanne variavano dai 2 ai 18 anni di prigione.
Tale verdetto provocò malumori e proteste sia in Alsazia che nel resto della Francia: i primi pensavano che le condanne fossero state troppo dure; gli altri che fossero troppo indulgenti.
Infine, tutti gli imputati furono messi in libertà nel 1958, cinque anni dopo il processo.


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