Buongiorno, oggi è il 6 giugno.
Il 6 giugno 1944 ebbe luogo il cosiddetto "D-Day", cioè lo sbarco delle forze alleate in Normandia, che segnò l'inizio della fine della seconda guerra mondiale in Europa.
Lo sbarco in Normandia fu una delle operazioni più importanti della storia militare sia per la sua complessità strategica e sia per la quantità di uomini e mezzi impiegati. Certamente fu la più grande invasione anfibia che un esercito abbia mai realizzato, tenendo conto che il suo scopo era aprire un secondo fronte in Europa durante la più grande e tragica guerra mondiale. L’impiego quindi dei mezzi fu senza dubbio imponente. Lo sbarco in Normandia avvenne il 6 giugno 1944, all’alba, e si concentrò in Normandia, nel nord della Francia con lo scopo di aprire un varco fino a Parigi e di far avanzare l’esercito alleato da ovest per liberare l’Europa e giungere insieme all’Armata Rossa, che proveniva da est, fino a Berlino distruggendo definitivamente il Terzo Reich.
Il progetto dell’invasione ebbe una lunga gestazione. La prima richiesta, fra gli Alleati, di esaminare un piano, affinché si aprisse un secondo fronte in Europa, fu formulata dagli americani e in particolare dal generale George Marshall ma trovò la resistenza di Winston Churchill che preferiva proseguire con una strategia militare suddivisa su più punti di attacco soprattutto nel Nord Africa e in Italia, visione questa contrastata da Stalin che si trovava in una condizioni di seria difficoltà nel settore orientale e chiedeva insistentemente l’apertura di un altro fronte. Le discussioni proseguirono per diversi mesi ed arrivarono ad un punto di vista comune e concreto agli inizi del 1943, quando sir Frederick Morgan, generale di corpo d’armata britannico, poté presentare un piano dettagliato dell’invasione che era stato sviluppato sulla scelta della Normandia come luogo di sbarco. Il piano venne approvato da Roosevelt e Churchill nel luglio del 1943 e l’operazione venne chiamata “Overlord”.
L’obbiettivo era quello di liberare la Francia togliendo Parigi, simbolo della più clamorosa sconfitta della Seconda Guerra Mondiale, ai tedeschi. Bisognava quindi partire dal nord della Francia scegliendo un punto in cui i venti non fossero di impaccio alle operazioni militari, era necessario che ci fosse un aeroporto nelle vicinanze e che i tedeschi non la considerassero la prima opzione per uno sbarco alleato. In effetti la Normandia aveva questi vantaggi.
Inoltre era uno dei punti meno protetti dall’esercito tedesco perché considerato meno probabile per un attacco e quindi favorevole ai progetti degli Alleati. Tuttavia un’operazione di quelle dimensioni, unica nella storia moderna, doveva avere un diversivo perché potesse funzionare. Ne furono decisi due: il Pas de Calais perché era più vicino alle coste inglesi e forniva un accesso diretto alla Germania e la Norvegia, facendo ipotizzare ai tedeschi che l’operazione sarebbe partita dal nord dell’Inghilterra.
Per rendere credibile i diversivi furono create strutture ed equipaggiamenti militari con strutture fittizie per confondere i ricognitori dell’aviazione tedesca che fotografarono carri armati di gomma, aerei di legno ed edifici scenografici. Gli stessi servizi segreti di Hitler vennero ingannati dal controspionaggio alleato che coordinò con molta perizia le informazioni, facendo credere, con falsi piani d’attacco, che i punti scelti per lo sbarco erano quelli falsi.
Dopo aver determinato il luogo vennero scelti i comandanti generali dell’operazione: Bertram Ramsay per le operazioni navali, Dwight David “Ike” Eisenhower a capo del comando supremo delle forze alleate, Sir Bernard Law Montgomery a capo delle operazioni terrestri di invasione.
Le forze militari impiegate furono imponenti: 160.000 uomini, 130 navi da guerra, 12.700 aerei, 4.000 mezzi anfibi per il trasporto della fanteria e dei mezzi pesanti. Per quanto riguarda la logistica, oltre all’organizzazione del trasporto e alla coincidenza nei tempi dei bombardamenti di apertura del fronte e di copertura dello sbarco, si aggiunse anche una fitta serie di attacchi aerei alle ferrovie francesi per indebolire il trasporto di rinforzi alle difese tedesche. Dal punto di vista meteorologico, invece, si scelse un periodo di mezza marea per permettere agli anfibi di valutare gli ostacoli frapposti fra la spiaggia e la battigia e permettere alle truppe di avanzare senza dover percorrere un tratto di spiaggia troppo lungo.
Il giorno più favorevole, considerando l’influenza della luna sulle maree e le condizioni del tempo, fu individuato nel 6 giugno: denominato D-Day. Ma come era organizzato il nemico? Cosa avevano previsto i tedeschi in caso di attacco? Come si è detto lo Stato Maggiore tedesco non si aspettava un attacco massiccio in Normandia, benché sospettasse che uno dei punti di sfondamento di un secondo fronte dovesse essere sulla linea del Vallo Atlantico, pertanto le difese approntate non erano della stessa forza in tutta la linea difensiva. Ma al di là delle differenze la sostanza della difesa era stata cambiata nel 1943 dall’intervento di Erwin Rommel, il leggendario comandante dell’Afrika Korps che aveva dominato la guerra nel Nord Africa, e che aveva avuto l’incarico da Hitler di organizzare e comandare la difesa della Francia del Nord.
Rommel eseguì con estrema cura il suo incarico e sviluppò una difesa articolata soprattutto sulle spiagge, facendo costruire diverse fortificazioni unite fra loro da una catena di bunker, filo spinato, case mimetiche, percorsi di mine, postazioni di mitragliatrici e pali di acciaio incrociati. Inoltre prevedendo quello che poi sarebbe avvenuto e cioè che le vie di comunicazioni sarebbero state distrutte dai bombardamenti dell’aviazione Alleata chiese che fosse operata una dislocazione logistica delle truppe corazzate. Questa richiesta fu respinta e dopo una riunione dello Stato Maggiore, Hitler decise che tre divisioni fossero gestite direttamente da Rommel mentre altre tre fossero disposte a circa 150 km dalle spiagge.
Quarantacinque minuti prima dello sbarco le navi cominciarono a cannoneggiare le linee difensive tedesche. Poi avvenne lo sbarco che non fu simultaneo ma seguì il corso delle maree iniziando alle 6,30 sulla spiaggia Utah e proseguendo a ondate continuò fino alle 7,20 sulla spiaggia Sword.
Lo sbarco poi proseguì per altre tre ore con un mare mosso che non permetteva un movimento lineare delle Landing Ship, le barche da trasporto con fondo piatto che contenevano truppe e mezzi. L’approdo più facile avvenne sulla spiaggia Utah dove per un errore di calcolo la fanteria composta da 23.000 unità sbarcò in una posizione diversa da quella prevista e ricevette un contrattacco tedesco più smorzato. Le perdite alleate furono 197 mentre le difese tedesche furono completamente sbaragliate.
Sulla spiaggia di Omaha invece capitava l’opposto, dopo un difficile sbarco che vide la perdita di battelli e corazzati a causa delle condizioni del tempo gli Alleati trovarono un fuoco di sbarramento praticamente impenetrabile che produsse notevoli perdite nella fanteria, la quale continuò ad avanzare anche grazie ad un ulteriore serie di bombardamenti di appoggio delle navi e ai rinforzi che continuavano a sbarcare. Nel pomeriggio la I divisione di fanteria statunitense riuscì a distruggere 43 fortini e a snidare 85 postazioni di mitragliatrici proseguendo verso l’interno ma le sue perdite furono ingenti 3.000 uomini e quasi 60 carri armati distrutti da bombe anticarro da 88 mm volute da Rommel e rivelatesi efficacissime nel fermare i tank.
Negli altre tre punti dello sbarco – le spiagge Sword, Juno e Gold – l’avanzata delle fanterie britanniche e canadesi ottenne rapidamente successi insperati. A Sword le truppe britanniche, dopo aver passato la spiaggia, dovettero scontrarsi con i tank di Rommel che ritardarono la loro avanzata verso Caen. Strategia azzeccata da parte della volpe del deserto (nome storicamente attribuito a Rommel per le sue vittorie nel Nord Africa) perché impedì una conquista immediata della città da parte degli Alleati. Sulla spiaggia Juno i canadesi riuscirono, con determinazione e coraggio, a prendere la spiaggia e a raggiungere Courseulles-sur-Mer penetrando in profondità nella costa. Anche sulla spiaggia Gold, malgrado le resistenze tedesche, gli inglesi riuscirono a penetrare oltre alla costa per 10 km, fino quasi a Bayeux. Complessivamente inglesi e canadesi dimostrarono un coraggio e una determinazione inaspettate ottenendo migliori risultati e in minor tempo rispetto agli americani.
La resistenza tedesca non fu all’altezza della situazione, in parte perché Hitler fino al pomeriggio inoltrato non diede a Rommel i rinforzi che quest’ultimo chiedeva temendo che fosse ancora possibile un attacco al Pas de Calais. Tuttavia la forza di sfondamento americana e la quantità enorme di rinforzi e approvvigionamenti che continuavano ad arrivare era difficile da contrastare.
La spiaggia di Omaha, dove furono maggiori le perdite alleate, fu il punto più debole dello sbarco e più volte preoccupò i generali americani sullo stato dell’invasione in quella specifica e strategica zona di attacco. Nei giorni seguenti la notizia dello sbarco, che non aveva raggiunto subito gli obiettivi preposti, fu diffusa come una vittoria fondamentale nell’economia della guerra galvanizzando le resistenze partigiane e costruendo quella speranza che sarebbe stata fondamentale per gli eventi bellici successivi.
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sabato 6 giugno 2026
giovedì 10 giugno 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 10 giugno.
Il 10 giugno 1944 viene messo in atto il cosiddetto "massacro di Oradour", allorchè la terza compagnia del primo battaglione tedesco "Der Fuhrer" mette a ferro e fuoco Oradour Sur Glane in Francia uccidendo 642 civili innocenti.
Siamo ai primi di giugno del 1944. Il 6 gli Alleati sono sbarcati sulle coste della Normandia dando inizio all’invasione dell’Europa.
Dopo i primi tentennamenti dell’alto comando tedesco, convinto che quella in Normandia fosse solo una diversione in attesa del reale attacco a Calais, arrivano gli ordini di trasferimento di alcune grandi unità della Wehrmacht e delle Waffen SS. L’imperativo è: portarsi verso la zona di invasione e ributtare a mare le truppe anglo-americane. Ma in contemporanea a ciò, il movimento di Resistenza francese riceve l’ordine da Londra di avviare una serie di attacchi contro le truppe tedesche, tesi a rallentarne l’afflusso al fronte.
Il 7 giugno l’FTP (una delle sigle dei partigiani francesi) attaccò e prese il controllo del presidio tedesco di Tulle (nel dipartimento di Corrèze) infliggendo 122 perdite ai militari.
Dopo l’attacco, ma questo è tutto ancora da verificare, pare che circa 40 soldati tedeschi presi prigionieri furono fucilati dai partigiani. Tale fatto, come era prevedibile, provocò la violenta reazione delle Waffen SS.
Il giorno dopo la “Das Reich” iniziò il suo lungo viaggio verso il fronte di Normandia e alcuni suoi reparti giunsero a Tulle il giorno seguente: impiccarono subito agli alberi della città 99 dei suoi cittadini e ne deportarono 200 in Germania.
Durante questa azione però, l’SS Sturmbannführer Helmut Kampfer, comandante della 3. Kompanie, I battaglione del Reggimento “Der Fuhrer”, cadde vittima di un’imboscata dei partigiani, che lo presero prima prigioniero, dopodichè lo uccisero.
Il 10 giugno la 3. Kompanie del I Battaglione del Reggimento “Der Fuhrer” circondò il villaggio di Oradour, 22 km a nord-est di Limoges e ordinò a tutti gli abitanti di radunarsi in un parco dei divertimenti pubblico, vicino al centro del villaggio, apparentemente per controllare i documenti degli abitanti. Tutte le donne e i bambini vennero rinchiusi nella chiesa, mentre il villaggio veniva saccheggiato. Nel frattempo gli uomini vennero portati in sei granai, dove dei nidi di mitragliatrici erano già stati predisposti. Secondo il resoconto di un sopravvissuto, i soldati iniziarono a sparare agli uomini, mirando alle gambe, in modo che morissero più lentamente. Una volta che le vittime non furono più in grado di muoversi le SS coprirono i loro corpi con delle frasche e diedero fuoco ai granai. Solo cinque persone si salvarono.
Donne e bambini furono radunati invece nella chiesa, alla quale diedero poi fuoco.
Immediatamente dopo stessa sorte toccò all’intero villaggio. Nel massacro perirono 642 persone; alcune delle vittime non erano nemmeno di Oradour, ma bambini sfollati da Parigi e tutti i passeggeri di un treno che sostava nelle vicinanze. Nessuno di loro, in ogni caso, faceva parte della Resistenza francese.
Tra l’altro, le SS scelsero l’Oradour sbagliato: di fatto, il comandante della Compagnia di cui stavano vendicando a modo loro la morte ( l’SS Sturmbannführer Kämpfe) era stato ucciso a Oradour sur Vayres, a circa 25km di distanza.
Nel suo cammino verso il fronte, la divisione SS “Das Reich” fu spesso ostacolata da piccoli nuclei della Resistenza e questo accrebbe di certo la loro rabbia, tanto più che per arrivare in Normandia impiegò ben 17 giorni a causa delle distruzioni dei ponti operati dai partigiani e degli attacchi aerei ad opera dell’aviazione Alleata.
Dopo la guerra, il Generale Charles de Gaulle decise che il villaggio non sarebbe mai più stato ricostruito. Invece, sarebbe rimasto come memoriale della sofferenza francese sotto l'occupazione Nazista. Nel 1999, il presidente Jacques Chirac dedicò un centro visitatori a Oradour-sur-Glane e ribattezzò il luogo come Villaggio Martire. Una via al paese è dedicata nella città di Reggio Emilia.
Nei fatti del massacro di Oradour emerge una figura che di certo “stona” con l’idea classica della SS assassina.
Nella strage era fortemente implicato l’SS Sturmbannfuhrer Adolf Otto Diekmann, comandante del I Battaglione da cui la 3 Kompanie proveniva.
Saputo dell’accaduto e dei 642 morti civili di Oradour, il comandante del Reggimento “Der Fuhrer”, l’ SS Obersturmbannführer Sylvester Stadler, fece rapporto al comandante della divisione, l’SS Brigadeführer Heinz Lammerding, chiedendo che Diekmann fosse avviato alla Corte Marziale per non aver atteso l’esito delle ricerche di Kampfer prima di mettere in atto la repressione.
La cosa prese effettivamente il suo percorso, ma Diekmann cadde in combattimento meno di due settimane dopo, per cui il caso fu archiviato dalle SS.
Sulla Rivista "Focus" del maggio 2005 viene citata una teoria, secondo la quale il paese fu devastato in realtà perchè i tedeschi pensavano che qui vi si trovasse nientemeno che il Santo Graal, la coppa del Re dei Re, che secondo teorie esoteriche avrebbe assicurato l'invulnerabilità a chi la detenesse.
Sulla vicenda di Oradour pesano ancora oggi alcuni aspetti che non tornano: due giorni prima, come già scritto, le SS della stessa divisione riprendono possesso della città di Tulle, scacciando via i partigiani che se ne erano impossessati provocando 122 morti tra i militari nazisti.
A Tulle furono però eseguite 99 condanne a morte tra la popolazione francese (più i 200 deportati), quindi una proporzione di meno di un francese per ogni soldato tedesco ucciso. A Oradour, si massacrano 642 civili per un solo militare tedesco (sia pure un ufficiale) che, tra l'altro, era dato ancora come disperso...perchè?
Dagli atti dei processi e degli interrogatori del dopoguerra, salta fuori anche un fantomatico deposito di armi e munizioni scoperto dalle SS all'interno del paese...fu questo a scatenare la rabbia dei soldati della "Das Reich"?
Altre fonti riportano il rinvenimento, durante la perquisizione del paese, dei resti di alcuni soldati tedeschi uccisi dai partigiani nei giorni precedenti, ma anche questa vicenda non ha mai avuto una prova certa.
Certo è che l'efferatezza nel compimento della strage di Oradour presenta tratti difficilmente giustificabili con la sola morte di un singolo ufficiale tedesco, anche mettendo in conto lo stress degli uomini della "Das Reich", continuamente punzecchiati da piccoli attacchi di partigiani nel loro viaggio di trasferimento verso il fronte di Normandia (dove arriveranno solo 17 giorni dopo).
Agli inizi del 1954 parte a Bordeaux l'iter di incriminazione per i fatti di Oradour. In totale vengono messi sotto accusa 22 uomini del Reggimento "Der Fuhrer" sopravvissuti al conflitto, più 46 in contumacia. Nessuno dei presenti in aula era all'epoca dei fatti ufficiale, anzi, il grado più elevato ricoperto nel 1944 era quello di Sergente (SS Hauptscharfuhrer).
Di questi 22 uomini, ben 14 provenivano dall'Alsazia, una regione di confine tra Francia e Germania spesso origine di dispute territoriali e che, nel 1940, era tornata sotto l'ala del Reich.
I 14 alsaziani furono criticati per aver preso parte al massacro; essendo comunque ex-francesi, avrebbero dovuto rifiutarsi di sparare, ma gli avvocati della difesa eressero la tesi del "Non si poteva fare altro, se non avessi sparato avrebbero sparato a me".
Di fatto, 13 di questi 14 ex SS erano in libertà ancor prima dell'inizio del processo. Uno di loro era divenuto nel frattempo un Ispettore di Polizia e un altro aveva conseguito la "Croix de Guerre" durante la guerra di Indocina nelle file dell'esercito francese.
Il processo si svolse in un clima di malumore all'interno della Francia e, alla fine, solo due degli imputati vennero condannati a morte; le altre condanne variavano dai 2 ai 18 anni di prigione.
Tale verdetto provocò malumori e proteste sia in Alsazia che nel resto della Francia: i primi pensavano che le condanne fossero state troppo dure; gli altri che fossero troppo indulgenti.
Infine, tutti gli imputati furono messi in libertà nel 1958, cinque anni dopo il processo.
Il 10 giugno 1944 viene messo in atto il cosiddetto "massacro di Oradour", allorchè la terza compagnia del primo battaglione tedesco "Der Fuhrer" mette a ferro e fuoco Oradour Sur Glane in Francia uccidendo 642 civili innocenti.
Siamo ai primi di giugno del 1944. Il 6 gli Alleati sono sbarcati sulle coste della Normandia dando inizio all’invasione dell’Europa.
Dopo i primi tentennamenti dell’alto comando tedesco, convinto che quella in Normandia fosse solo una diversione in attesa del reale attacco a Calais, arrivano gli ordini di trasferimento di alcune grandi unità della Wehrmacht e delle Waffen SS. L’imperativo è: portarsi verso la zona di invasione e ributtare a mare le truppe anglo-americane. Ma in contemporanea a ciò, il movimento di Resistenza francese riceve l’ordine da Londra di avviare una serie di attacchi contro le truppe tedesche, tesi a rallentarne l’afflusso al fronte.
Il 7 giugno l’FTP (una delle sigle dei partigiani francesi) attaccò e prese il controllo del presidio tedesco di Tulle (nel dipartimento di Corrèze) infliggendo 122 perdite ai militari.
Dopo l’attacco, ma questo è tutto ancora da verificare, pare che circa 40 soldati tedeschi presi prigionieri furono fucilati dai partigiani. Tale fatto, come era prevedibile, provocò la violenta reazione delle Waffen SS.
Il giorno dopo la “Das Reich” iniziò il suo lungo viaggio verso il fronte di Normandia e alcuni suoi reparti giunsero a Tulle il giorno seguente: impiccarono subito agli alberi della città 99 dei suoi cittadini e ne deportarono 200 in Germania.
Durante questa azione però, l’SS Sturmbannführer Helmut Kampfer, comandante della 3. Kompanie, I battaglione del Reggimento “Der Fuhrer”, cadde vittima di un’imboscata dei partigiani, che lo presero prima prigioniero, dopodichè lo uccisero.
Il 10 giugno la 3. Kompanie del I Battaglione del Reggimento “Der Fuhrer” circondò il villaggio di Oradour, 22 km a nord-est di Limoges e ordinò a tutti gli abitanti di radunarsi in un parco dei divertimenti pubblico, vicino al centro del villaggio, apparentemente per controllare i documenti degli abitanti. Tutte le donne e i bambini vennero rinchiusi nella chiesa, mentre il villaggio veniva saccheggiato. Nel frattempo gli uomini vennero portati in sei granai, dove dei nidi di mitragliatrici erano già stati predisposti. Secondo il resoconto di un sopravvissuto, i soldati iniziarono a sparare agli uomini, mirando alle gambe, in modo che morissero più lentamente. Una volta che le vittime non furono più in grado di muoversi le SS coprirono i loro corpi con delle frasche e diedero fuoco ai granai. Solo cinque persone si salvarono.
Donne e bambini furono radunati invece nella chiesa, alla quale diedero poi fuoco.
Immediatamente dopo stessa sorte toccò all’intero villaggio. Nel massacro perirono 642 persone; alcune delle vittime non erano nemmeno di Oradour, ma bambini sfollati da Parigi e tutti i passeggeri di un treno che sostava nelle vicinanze. Nessuno di loro, in ogni caso, faceva parte della Resistenza francese.
Tra l’altro, le SS scelsero l’Oradour sbagliato: di fatto, il comandante della Compagnia di cui stavano vendicando a modo loro la morte ( l’SS Sturmbannführer Kämpfe) era stato ucciso a Oradour sur Vayres, a circa 25km di distanza.
Nel suo cammino verso il fronte, la divisione SS “Das Reich” fu spesso ostacolata da piccoli nuclei della Resistenza e questo accrebbe di certo la loro rabbia, tanto più che per arrivare in Normandia impiegò ben 17 giorni a causa delle distruzioni dei ponti operati dai partigiani e degli attacchi aerei ad opera dell’aviazione Alleata.
Dopo la guerra, il Generale Charles de Gaulle decise che il villaggio non sarebbe mai più stato ricostruito. Invece, sarebbe rimasto come memoriale della sofferenza francese sotto l'occupazione Nazista. Nel 1999, il presidente Jacques Chirac dedicò un centro visitatori a Oradour-sur-Glane e ribattezzò il luogo come Villaggio Martire. Una via al paese è dedicata nella città di Reggio Emilia.
Nei fatti del massacro di Oradour emerge una figura che di certo “stona” con l’idea classica della SS assassina.
Nella strage era fortemente implicato l’SS Sturmbannfuhrer Adolf Otto Diekmann, comandante del I Battaglione da cui la 3 Kompanie proveniva.
Saputo dell’accaduto e dei 642 morti civili di Oradour, il comandante del Reggimento “Der Fuhrer”, l’ SS Obersturmbannführer Sylvester Stadler, fece rapporto al comandante della divisione, l’SS Brigadeführer Heinz Lammerding, chiedendo che Diekmann fosse avviato alla Corte Marziale per non aver atteso l’esito delle ricerche di Kampfer prima di mettere in atto la repressione.
La cosa prese effettivamente il suo percorso, ma Diekmann cadde in combattimento meno di due settimane dopo, per cui il caso fu archiviato dalle SS.
Sulla Rivista "Focus" del maggio 2005 viene citata una teoria, secondo la quale il paese fu devastato in realtà perchè i tedeschi pensavano che qui vi si trovasse nientemeno che il Santo Graal, la coppa del Re dei Re, che secondo teorie esoteriche avrebbe assicurato l'invulnerabilità a chi la detenesse.
Sulla vicenda di Oradour pesano ancora oggi alcuni aspetti che non tornano: due giorni prima, come già scritto, le SS della stessa divisione riprendono possesso della città di Tulle, scacciando via i partigiani che se ne erano impossessati provocando 122 morti tra i militari nazisti.
A Tulle furono però eseguite 99 condanne a morte tra la popolazione francese (più i 200 deportati), quindi una proporzione di meno di un francese per ogni soldato tedesco ucciso. A Oradour, si massacrano 642 civili per un solo militare tedesco (sia pure un ufficiale) che, tra l'altro, era dato ancora come disperso...perchè?
Dagli atti dei processi e degli interrogatori del dopoguerra, salta fuori anche un fantomatico deposito di armi e munizioni scoperto dalle SS all'interno del paese...fu questo a scatenare la rabbia dei soldati della "Das Reich"?
Altre fonti riportano il rinvenimento, durante la perquisizione del paese, dei resti di alcuni soldati tedeschi uccisi dai partigiani nei giorni precedenti, ma anche questa vicenda non ha mai avuto una prova certa.
Certo è che l'efferatezza nel compimento della strage di Oradour presenta tratti difficilmente giustificabili con la sola morte di un singolo ufficiale tedesco, anche mettendo in conto lo stress degli uomini della "Das Reich", continuamente punzecchiati da piccoli attacchi di partigiani nel loro viaggio di trasferimento verso il fronte di Normandia (dove arriveranno solo 17 giorni dopo).
Agli inizi del 1954 parte a Bordeaux l'iter di incriminazione per i fatti di Oradour. In totale vengono messi sotto accusa 22 uomini del Reggimento "Der Fuhrer" sopravvissuti al conflitto, più 46 in contumacia. Nessuno dei presenti in aula era all'epoca dei fatti ufficiale, anzi, il grado più elevato ricoperto nel 1944 era quello di Sergente (SS Hauptscharfuhrer).
Di questi 22 uomini, ben 14 provenivano dall'Alsazia, una regione di confine tra Francia e Germania spesso origine di dispute territoriali e che, nel 1940, era tornata sotto l'ala del Reich.
I 14 alsaziani furono criticati per aver preso parte al massacro; essendo comunque ex-francesi, avrebbero dovuto rifiutarsi di sparare, ma gli avvocati della difesa eressero la tesi del "Non si poteva fare altro, se non avessi sparato avrebbero sparato a me".
Di fatto, 13 di questi 14 ex SS erano in libertà ancor prima dell'inizio del processo. Uno di loro era divenuto nel frattempo un Ispettore di Polizia e un altro aveva conseguito la "Croix de Guerre" durante la guerra di Indocina nelle file dell'esercito francese.
Il processo si svolse in un clima di malumore all'interno della Francia e, alla fine, solo due degli imputati vennero condannati a morte; le altre condanne variavano dai 2 ai 18 anni di prigione.
Tale verdetto provocò malumori e proteste sia in Alsazia che nel resto della Francia: i primi pensavano che le condanne fossero state troppo dure; gli altri che fossero troppo indulgenti.
Infine, tutti gli imputati furono messi in libertà nel 1958, cinque anni dopo il processo.
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