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sabato 14 maggio 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 maggio.
Il 14 maggio 1931 Arturo Toscanini viene preso a schiaffi da alcuni gerarchi fascisti al teatro Comunale di Bologna, per essersi rifiutato di suonare l'inno fascista, Giovinezza.
Arturo Toscanini nasce a Parma il 25 marzo del 1867. Suo padre Claudio combatte accanto a Giuseppe Garibaldi nelle famosa giornata di Aspromonte. La sua partecipazione a questa battaglia gli costa la condanna a morte, poi commutata in una pena detentiva di tre anni. La mamma di Arturo, Paola, fa la sarta e si occupa di portare avanti l'economia famigliare, perché il marito, piuttosto che lavorare, preferisce intrattenersi con gli amici davanti ad un buon bicchiere di vino. Arturo cresce tra silenzi e liti, sviluppando una forte passione per la musica, alimentata anche dalle arie del "Rigoletto" e de "La Traviata" che il padre suole cantare. In famiglia non si accorgono della sua passione. Se ne rende conto però la maestra Vernoni, che gli offre gratuitamente lezioni di solfeggio e pianoforte.
A nove anni ottiene una borsa di studio per la classe di violoncello del professor Carini al conservatorio di Parma. Ma la sua passione resta il pianoforte, che, nonostante le punizioni, corre a suonare appena può. La sua bravura gli procura il soprannome di genio e forbicione.
Arturo si diploma nel 1885 e parte quasi immediatamente per una tournée in Sud America. Durante una rappresentazione, il direttore d'orchestra Leopoldo Miguez abbandona il podio per protesta contro l'indisciplina degli orchestrali italiani. Il sostituto, Carlo Superti, viene a tal punto contestato, che non riesce a proseguire. Su consiglio di alcuni colleghi, Toscanini prende la bacchetta per dirigere l'orchestra a soli diciannove anni, ed è un trionfo.
Tornato in Italia, riesce a farsi scritturare come secondo violoncello alla rappresentazione scaligera dell'"Otello" di Giuseppe Verdi. Il grande compositore mostra della simpatia per il serio e rigido violoncellista, ma non il direttore d'orchestra che lo multa svariate volte. Arturo finisce per non ritirare neppure la paga, nel timore che le multe possano essere più salate della paga stessa.
Nel 1892 dirige la prima di "Pagliacci" di Ruggero Leoncavallo al Teatro Dal Verme di Milano. Viene nominato direttore artistico del Teatro Regio di Torino nel 1895 e inaugura la stagione con "La Bohéme" di Giacomo Puccini. Dopo tre anni a Torino, sposa Carla De Martini. Avrebbe voluto sposarsi in segreto in una villa a Conegliano Veneto, ma trova ad aspettarlo alla stazione la banda del paese con il sindaco. Questa sarà una delle tante occasioni in cui le sue sfuriate rimarranno celebri.
Dirige la prima messa in scena italiana delle opere di Richard Wagner "Il crepuscolo degli dei e "Tristano e Isotta". A soli trentuno anni, nel 1898, diventa direttore del Teatro alla Scala di Milano, dove impone una rivoluzione dei costumi che prevede niente richiesta del bis, ingresso vietato ai ritardatari e niente cappello in sala per le signore. Le sue innovazioni, volte a mettere al centro la musica e non le esigenze del pubblico borghese, gli valgono l'appellativo di campagnolo, ma risulteranno poi fondamentali per apprezzare l'opera.
Diventa presto un direttore di fama internazionale, e, dal 1908 al 1914, dirige il Metropolitan di New York, dove vengono messe in scena il "Falstaff e la "Traviata" di Giuseppe Verdi, e "La fanciulla del West" di Giacomo Puccini, interpretata da Enrico Caruso.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, assume la posizione di interventista e si spinge quasi in prima linea. Nel 1928 viene nominato direttore della Philarmonica di New York, dove rimane fino al 1936.
Si oppone al regime fascista sin dagli inizi e, grazie al prestigio internazionale che ha acquisito, riesce a mantenere la perfetta autonomia dell'orchestra della Scala. Nonostante l'amicizia che lo lega a Giacomo Puccini, si rifiuta persino di dirigere la "Turandot" con la presenza in sala di Benito Mussolini. Nel 1931 dirige un concerto al tetro Comunale di Bologna: in sala è presente Galeazzo Ciano, ma Arturo si rifiuta di eseguire "Giovinezza" così un fascista lo schiaffeggia vicino agli ingressi laterali del teatro. A causa di questa aggressione, rifiuta di dirigere altre orchestre italiane fino a quando ci sarà al potere il regime fascista.
Abbandona così l'Italia per gli Stati Uniti, dove viene fondata la NBC Symphony Orchestra che dirige fino al 1954. Durante la seconda guerra mondiale organizza molte raccolte fondi per i militari statunitensi e modifica l'"Inno delle Nazioni" di Giuseppe Verdi in chiave antifascista.
Torna in Italia nel dopoguerra per riassumere la direzione del Teatro alla Scala ricostruito dopo i bombardamenti, e vi dirige il "Nabucco", e il "Te deum" di Giuseppe Verdi, ma la sua casa rimarranno gli Stati Uniti dove vive con la moglie. Nell'ultimo periodo comincia a interessarsi anche alla musica sinfonica. La sua vera passione rimane tuttavia l'opera lirica, come testimonia anche la registrazione del "Falstaff", che realizza nel 1950 a New York all'età di 83 anni.
Il 5 dicembre 1949 viene nominato dal Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi senatore a vita per meriti artistici, ma Toscanini decide di rinunciare alla carica il giorno successivo.
Si ritira dalle scene all'età di 87 dirigendo un concerto dedicato a Richard Wagner. Arturo Toscanini muore nella sua casa di Riverdale nel Bronx (New York City), il 16 gennaio 1957.
Toscanini e la moglie Carla De Martini hanno avuto quattro figli: Walter, nato il 19 marzo 1898, Wally, nata il 16 gennaio del 1900 (che nel corso della seconda guerra mondiale è stato elemento importante della resistenza), Giorgio, nato nel settembre 1901 ma morto di difterite 5 anni più tardi, e Wanda, nata nel 1906 e diventata celebre per avere sposato il pianista russo-ukraino e amico di famiglia Vladimir Horowitz.
Arturo Toscanini, Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Annunzio Paolo Mantovani, Licia Albanese, Rodolfo Valentino, Ezio Pinza, Renata Tebaldi, Anna Magnani, Sofia Loren, Bernardo Bertolucci,  Andrea Bocelli e da ultimo Ennio Morricone, sono le uniche personalità italiane ad avere una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame, la famosa strada di Hollywood dove sono incastonate oltre 2000 stelle a cinque punte che recano i nomi di celebrità dello spettacolo.

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