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venerdì 1 maggio 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo maggio.
Il primo maggio 1994 a Imola, si correva il Gran Premio di San Marino. La gara era già stata funestata il giorno prima dalla morte durante le prove cronometrate del giovane pilota Ratzenberger, che aveva lasciato sgomenti la maggior parte dei piloti e degli addetti ai lavori.
Ma la corsa non si può fermare, the show must go on, e così domenica la gara prese regolarmente il via.
Alle ore 14.17 Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo. Il piantone era stato modificato ed allungato nella notte dopo le prove cronometrate, alla vigilia della gara, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione. La saldatura manuale si era mostrata però insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara, ed il giorno successivo, dopo la partenza, il pilota non poté quindi fare nulla per controllare la monoposto.
Senna, infatti, rimasto ormai passeggero impotente di una vettura ingovernabile, frenò (come si vede anche dalle immagini riprese dalla videocamera montata sulla monoposto), ma non riuscì ad evitare il muro del Tamburello. Le conseguenze risultarono tragiche: l'impatto fu tremendo, coinvolgendo la parte anteriore destra della monoposto. Un'altra causa del ridotto rallentamento fu data dalla presenza di un gradino d'asfalto coperto d'erba all'ingresso della via di fuga, che fece sobbalzare la vettura facendole conservare la velocità. La Williams di Ayrton Senna colpì il muro di cemento all'esterno della curva del Tamburello con un angolo di impatto di circa 22 gradi e una velocità compresa tra i 213 (stima dei periti dell'accusa al processo) e i 186 km/h (ipotizzati dalla Sagis, ente che gestisce l'autodromo di Imola). Nel violento urto il lato destro della vettura fu devastato, le due ruote, i triangoli delle sospensioni e le ali volarono in aria mentre la vettura rimbalzava verso la pista, esaurendo la sua energia strisciando e impuntandosi nella fascia d'erba fino a fermarsi, a pochi metri dall'asfalto. L'elicottero riprende impietoso; sotto il sole battente il casco giallo è reclinato a destra, immobile. Poi, per due volte, si muove, come per raddrizzarsi. E' un lampo di speranza per tutti, ma dura pochissimo per i primi uomini del servizio di soccorso che raggiungono di corsa la monoposto. Il pilota non è cosciente, anzi, il casco è letteralmente pieno di sangue. Senna viene estratto dall'auto e disteso sul cemento a fianco, il suo cuore batte ancora e i medici operano velocemente una tracheotomia per liberare le vie respiratorie; sotto di lui si espande una macchia rossa inequivocabile. L'elicottero del servizio medico di emergenza atterra in pista sul rettilineo dopo il tamburello, per accelerare il trasferimento all'ospedale di Bologna. Il mondo spera. Ayrton va ripetutamente in arresto cardiaco, i medici riescono a mantenere in attività il cuore fino al ricovero, ma è tutto completamente inutile. Il primo bollettino diramato dall'ospedale è inappellabile, l'encefalogramma del pilota è completamente piatto, solo le macchine tengono il suo cuore in attività. Alle ore 18:40 Ayrton Senna viene ufficialmente dichiarato morto.
L'autopsia chiarisce la dinamica dei fatti. A causare la morte sono state le gravissime ferite riportate alla testa, non originate dalla semplice decelerazione, come nel caso di Ratzenberger, ma da una circostanza incredibilmente sfortunata: nell'urto un oggetto acuminato, probabilmente un pezzo della sospensione anteriore destra rimasto attaccato alla ruota, è stato scaraventato violentemente verso l'abitacolo perforando la parte superiore della visiera del casco e il cranio del pilota, come una lunga e letale lama. Il contraccolpo ha inoltre causato estese fratture alla base cranica. Il danno è stato tale da arrestare sul colpo ogni funzione cerebrale provocando inoltre una estesissima emorragia; l'ora della morte cerebrale è stata ufficialmente fissata alle 14.17.
Il telaio in carbonio ha protetto molto bene il corpo del pilota, che non ha riportato lesioni degne di nota, quindi pochi centimetri di diversità nella direzione di rimbalzo di una ruota avrebbero potuto cambiare il destino di Ayrton e farlo uscire sostanzialmente incolume dal pauroso incidente. Ma così non è stato.
Successivamente, nel 1997, si aprì il processo sulla morte di Senna, che portò nel 2005 all'assoluzione sia del patron della Scuderia Williams F1 Frank Williams, sia del progettista della vettura Adrian Newey, in tutti i tre gradi di giudizio; la Corte di Cassazione ha invece sentenziato nel medesimo anno, il "non luogo a procedere" per la richiesta di assoluzione rivolta al direttore tecnico del team Patrick Head, in quanto egli già riconosciuto colpevole di omicidio colposo, ma non condannabile essendosi estinto il reato per prescrizione. Il processo ha consentito di portare alla luce numerose anomalie nell'atteggiamento della Williams e della Federazione, nel caso ad esempio della misteriosa sparizione delle centraline elettroniche della FW16 o nel caso della cancellazione degli ultimi fotogrammi del camera-car di Ayrton. Molte migliorie sono state successivamente apportate a livello tecnico, dopo che in un primo momento la Federazione aveva varato un piano d'emergenza per il prosieguo della stagione.
Dopo il tragico incidente, tutti i circuiti di Formula 1 furono oggetto di controlli e successive revisioni dei tracciati, ove necessarie, per garantire maggior sicurezza ai piloti. La curva del Tamburello, nella fattispecie, fu modificata e, nel tratto centrale, sostituita con una chicane. Furono anche prese misure, sia immediate che a lungo termine, per aumentare la sicurezza delle vetture e diminuirne le velocità, tanto che dall'incidente di Senna non ci sono più stati incidenti mortali.
Ayrton Senna ha preso il via in 161 GP (su 162 partecipazioni), cogliendo 41 vittorie, 65 pole position, 19 giri più veloci in gara e 610 punti iridati validi (su 614 totali). È partito per 87 volte in prima fila ed ha ottenuto 96 piazzamenti a punti, 80 dei quali sul podio, percorrendo 13672 km al comando di una corsa, e vincendo tre campionati del mondo. E' stato probabilmente uno dei campioni di Formula 1 più amati a livello mondiale, per le sue doti di pilota e le qualità di essere umano.
La sua salma riposa nel cimitero di San Paolo, sua città natale.

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