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Elogio alla lentezza,
ma non c’entra Milan Kundera, è un pensiero per noi che corriamo
tanto, sempre. Sarà mica complice questo clima di depressione che ci
circonda? Ci hanno tirato su con la convinzione che il tempo è
denaro, e giù, tutti a imbrigliarci in un’esagerata fretta da
produttività. Casalinghe maniacali col chiodo fisso delle
super-pulizie. Impiegati fast-foodiani che ingurgitano un panino
nella pausa pranzo e freneticamente
affrontano l’ansia del ritorno a casa incolonnati a chilometriche
code. E poi c’è la palestra, la piscina, il calcetto, la pizza con
gli amici, l’incontro in centro per lo shopping, l’aperitivo in
compagnia, la riunione scolastica. Quanti impegni ha un genitore?
Difficile distinguere tra hobby o doveri. E i bambini? Nati già
stressati, obbligati, sin dai primi anni di vita, a frequentare corsi
d’ogni genere, dall’inglese al nuoto, da lezioni di musica a
danza, da karate a yoga, dal corso di sci a pallavolo, ciclismo,
eccetera, eccetera. Tutto questo per compiacere i genitori che, da
piccoli, avrebbero avuto “quel” gran desiderio ma, per svariati
motivi, non hanno potuto coltivarlo. E, non secondario, per non
essere da meno dei compagni che, pare, sappiano eccellere in tutto
(??). E così si subisce la dittatura del tempo. Si arriva alla fine
della giornata stanchi e in un clima di depressione collettiva.
Non
si ha più il tempo e la voglia di sedersi a tavola e dialogare
serenamente, raccontandosi la propria giornata, desiderando conoscere
i pensieri del resto della famiglia, coniuge, figli, genitori e via
discorrendo. E’ tutto una grande corsa dove non si ha più il tempo
di leggere un libro o di rimanere semplicemente in silenzio a
sognare. E dove lo mettiamo il (purtroppo..) dominante consumo
televisivo? Semplicemente alla fine di giornate così estenuanti in
cui ci si addormenta di fronte alla tv senza averla nemmeno
ascoltata.
Ho
delle amiche che darebbero non so cosa per farsi quattro passi col
marito guardando, magari, le vetrine dei negozi chiusi. Si, perché
ci si accontenta anche di guardare senza comprare, pur di godersi la
passeggiata col proprio partner in assoluto relax.
E
invece no. Io leggo, rifletto e scopro che la felicità, è anche
tempo, e non sempre occorre denaro per averlo.
Ad
un certo punto della vita c’è un gran bisogno di lentezza, si
sente la necessità di rallentare..
Ma
non si diventa più lenti perché si invecchia, tutt’altro!
E
allora volturiamo questo “purtroppo” (..purtroppo sto
invecchiando..) in “finalmente” (..finalmente ho tempo per me,
per leggere, fare un viaggio, passeggiare, visitare mostre e musei e
tanto altro ancora..). Questo non vuol dire trascurare la famiglia, i
figli, i nipoti, ma dare la giusta dose di disponibilità senza
perseverare nel sacrificio dell’immolarsi sull’altare della
schiavitù famigliare.
Di Francesca Girotto