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sabato 7 luglio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 luglio.
Il 7 luglio a Pamplona si festeggia San Firmino, e la città tra il 6 e il 14 si infiamma per i festeggiamenti.
La Festa di San Firmino è l’evento che ha reso famosa Pamplona nel mondo. Si tratta di una serie di festeggiamenti in onore del principale santo protettore della città. Durante i nove giorni dei Sanfermines, tra il 6 e il 14 Luglio di ogni anno, Pamplona si trasforma totalmente e, soprattutto, si riempie di turisti. La Festa di San Firmino prevede dei rituali precisi, primo tra tutti l’encierro o corsa dei tori, per le vie del centro storico.
L’abitudine di festeggiare San Firmino risale al periodo medievale, in concomitanza con le fiere commerciali che si tenevano nel capoluogo della Navarra. Altra ricorrenza religiosa era in onore di San Giovanni, che segnava anche l’inizio dell’estate. Con il trascorrere dei secoli si aggiunsero ai festeggiamenti anche le corride.
La Festa di San Firmino inizia alle ore 12:00 del 6 Luglio, quando dal Palazzo dell’Ayuntamiento viene sparato il chupinazo, cioè il razzo che annuncia l’inizio dei festeggiamenti. Successivamente le autorità cittadine insieme alla folla si spostano verso la Chiesa di San Lorenzo dove c’è la Cappella di San Firmino, al ritmo del Riau-Riau, la canzone “ufficiale”. Seguono altri riti religiosi, come la celebrazione dei vespri, nella serata del 6 Luglio presso la già citata cappella, e la processione il giorno successivo.
Ma è l’encierro, cioè la corsa dei tori verso Plaza de Toros, a entusiasmare i pamplonesi e le migliaia di persone che si trovano a correre lungo il percorso, rischiando la vita. Le corride si svolgono nel pomeriggio con protagonisti gli stessi tori.
Per le vie del centro di Pamplona, poi, si può ammirare la sfilata dei Gigantes e Cabezudos, il corteo di strani pupazzi in cartapesta che sfilano per la città. Ogni sera, poi, è previsto uno spettacolo pirotecnico della durata di molti minuti.
Una parte dei festeggiamenti in onore di San Firmino è costituita dal cosiddetto encierro, ossia la corsa dei tori verso Plaza de Toros. Si svolge dal 7 al 14 Luglio, e le vie interessate dal percorso sono colme di persone che corrono assieme agli animali. Le immagini dell’encierro sono l’emblema dei Sanfermines.
Se l’inizio dei Sanfermines è il 6 Luglio, soltanto dal mattino successivo si consuma questo “strano rito”, che affonda le radici nel periodo medievale. Un tempo i pastori delle campagne della Navarra portavano i loro tori a Pamplona per la tradizionale corrida. La notte precedente alla manifestazione si accampavano fuori dalla città, per poi condurre gli animali in centro, passando per le strette vie. Questa abitudine è diventata, in seguito, l’evento folkloristico conosciuto in tutto il mondo.
Il percorso è sempre lo stesso, coinvolgendo esclusivamente la parte più antica della città. Allo sparo di un razzo, si aprono i cancelli del recinto e i tori affrontano subito la salita di Calle Santo Domingo. La corsa prosegue verso Piazza del Municipio e imbocca Calle Mercaderes. La parte finale si consuma in direzione di Calle Estafeta e, infine, lungo la stretta stradina che conduce a Plaza de Toros.
La confusione regna sovrana nei pochi minuti dell’encierro, con gente che precede o segue i tori a una velocità di circa 25 chilometri orari. Alcuni, con più esperienza, sono incaricati di sollecitare gli animali che rimangono indietro rispetto al gruppo, e che sono tendenzialmente più pericolosi. Ogni giorno vengono sostituiti i tori dell’encierro precedente, poiché gran parte di essi sono già stati uccisi durante la corrida. Le polemiche che ruotano attorno alla corsa dei tori sono note e riguardano le atrocità subite dagli stessi, oltre al rischio che corrono le persone. Negli anni passati alcuni partecipanti sono morti, sia per eccesso d’imprudenza che per le non perfette condizioni fisiche durante la corsa.
Per questo, il regolamento dell’encierro prevede alcune limitazioni: innanzitutto possono entrare nel percorso soltanto coloro che hanno compiuto diciotto ani di età; non devono essere sotto gli effetti dell’alcool per non rischiare di perdere la lucidità durante l’encierro; infine, sono assolutamente vietate macchine fotografiche e telecamere, seppur la tentazione di immortalare le scene è alta!
Nei giorni dell’encierro partecipano in media duemila persone, mentre il numero raddoppia nel fine settimana. Chi non se la sente di rischiare in prima persona ma vuole assistere all’encierro da vicino, può occupare gli spazi dietro gli steccati: operazione difficile se non si arriva con qualche ora di anticipo rispetto all’inizio della corsa.
Nei minuti precedenti l’encierro, precisamente alle 07:55, alle 07:57 e alle 07:59, vengono intonati dei canti in onore di San Firmino, sia in lingua basca che in castigliano. Una statuetta del santo viene riposta in una piccola nicchia lungo Calle Santo Domingo.
Nel corso della lunga storia dell’encierro, ci sono delle curiosità da raccontare. Ad esempio, nell’anno 1959 l’intero percorso fu completato in ben mezz’ora, mentre nel 1997 un singolo toro impiegò soltanto un minuto e quarantacinque secondi!
La corsa dei tori continua a dividere l’opinione pubblica spagnola: da una parte c’è chi si schiera a difesa dell’encierro; dall’altra coloro che denunciano la crudeltà verso i tori, oltre che l’estrema pericolosità per le persone.
La sfilata dei Gigantes e dei Cabezudos di Pamplona è un evento fondamentale durante le celebrazioni della Festa di San Firmino. Si tratta di caricature umane in cartapesta previste dal programma delle celebrazioni fin dalla fine dell’Ottocento. Addirittura le ricostruzioni storiche le fanno risalire al diciassettesimo secolo.
Nel 1657 Francisco de Azpigalla costruì le otto giganti statue, per un corrispettivo in denaro di 4064 reales. Dalla prima realizzazione e per tutto il secolo successivo, i “giganti” sembra che fossero presenti sia nella Cattedrale che all’interno del Palazzo dell’Ayuntamiento. Il divieto reale del 1780, con la motivazione che distraevano i fedeli dalle celebrazioni religiose, fece cadere in disuso questa tradizione. Soltanto nel 1860 sono state reintrodotte nella Festa di San Firmino.
I Gigantes non sono altro che quattro coppie di personaggi in cartapesta, con un’altezza poco inferiore ai quattro metri. Ogni coppia simboleggia un re e una regina; per entrare dentro questa costruzione allegorica, è prevista una feritoia posteriore. Di difficile gestione, soprattutto quando tira il vento, i Gigantes vengono fatti avanzare al ritmo del battito dei tamburi.
Accompagnano i Gigantes le cinque Cabezudos, cioè delle enormi teste alte poco più di un metro. Durante la processione le Cabezudos precedono i Gigantes. Nel linguaggio allegorico di Pamplona rappresentano rispettivamente il sindaco, un assessore, una nonna e altre due persone di origini giapponesi. Il sindaco, poi, si riconosce dagli altri perché ha gli occhi che si muovono, attraverso un sistema meccanico, durante il cammino.
Bisogna citare altri due tipi di figure allegoriche presenti durante la Festa di San Firmino. I primi sono i Kilikis: sei pupazzi, simili alle Cabezudos ma più piccole e con un cappello a tre punte. Infine ricordiamo gli Zaldikos, cioè sei finti cavalli con i rispettivi cavalieri che li “cavalcano”.

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