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lunedì 30 luglio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 luglio.
Il 30 luglio 762 d.C. fu fondata Baghdad.
Fondata da al-Mansūr sulla riva occidentale del Tigri, fu per alcuni secoli la prospera capitale dell'impero abbaside e la maggiore metropoli del mondo medievale musulmano nonché la capitale culturale dell'intero mondo islamico. La sua etimologia assai incerta si fa risalire a un termine persiano significante “dono di Dio”, ma in origine il suo fondatore l'aveva chiamata Madīnat as-Salām (città della pace). Baghdād decadde rapidamente dopo la conquista mongola del 1258. Tra il XVI e il XVII secolo la Mesopotamia, e con essa Baghdād , fu al centro di un'aspra lotta tra Turchi e Persiani, risoltasi infine a favore dei primi. La rinascita di Baghdād data dai primi del Novecento, quando divenne, nei progetti tedeschi, il punto terminale della linea ferroviaria che si stava costruendo a partire da İstanbul. Nel 1920 venne scelta a capitale dell'Iraq. Lo sviluppo delle comunicazioni tra le quali vanno ricordati gli allacciamenti ferroviari con la Turchia, con la Siria e con Bassora e la creazione di un vasto aeroporto, ridette a Baghdād l'antico ruolo di punto d'incontro delle vie terrestri che conducono dall'Asia centromeridionale al Mediterraneo.
Costruita al centro della Mesopotamia, Baghdād sorse su numerose costruzioni preislamiche (specie armene e persiano-sassanidi), alla confluenza delle vie carovaniere del Khorāsān. Sebbene non ne resti praticamente nulla, poiché l'attuale omonima città vi si è sovrapposta, sappiamo che era stata progettata a pianta circolare sulle rive del Tigri, centro economico della città per il ricchissimo traffico fluviale che vi si svolgeva. Il sistema di fortificazioni era assai complesso, con cinque cinte di mura, interrotte da quattro porte, disposte secondo i punti cardinali, chiamate col nome della provincia verso la quale si aprivano (Kufa, Bassora, Khorāsān e Damasco). A esse corrispondevano altrettante strade, convergenti su una vasta piazza circolare, al cui centro sorgevano il palazzo del califfo, detto della Porta d'Oro, e la Grande Moschea, simboli concreti del potere centralizzato. Gli ingressi esterni erano “a gomito” per motivi difensivi e davano accesso a sale per le udienze coperte da grosse cupole dorate. Tra l'area centrale del palazzo del califfo e il muro principale della città vi era una zona residenziale, divisa in quattro settori uguali da porticati a volta e definita, all'interno e all'esterno, da un duplice anello di strade. Quasi completamente scomparse sono anche le costruzioni dei sultani ottomani, che la occuparono nel 1638, dopo che per due secoli era stata contesa tra Persiani e Turchi. Divenuta capitale dell'Iraq attuale, si arricchì di numerosi edifici moderni (come la stazione centrale con grande cupola azzurra), ispirati alle tradizioni artistiche islamiche. La città, già provata nel 1986-87 dai bombardamenti missilistici iraniani nel corso della sanguinosa guerra Iran-Iraq, è stata devastata dai martellanti bombardamenti delle forze della coalizione durante le guerre successive. Considerata uno dei centri culturali più attivi del mondo arabo, Baghdād ospita importanti musei, tra cui il Museo Nazionale Iracheno, nel quale sono conservati significativi reperti archeologici risalenti alla storia antica della Mesopotamia; il Museo Nazionale di Arte Moderna, che ospita una collezione permanente di opere pittoriche, scultoree e ceramiche di artisti iracheni; il Museo dei Pionieri dell'Arte Irachena, dedicato agli artisti iracheni che, con le loro opere, hanno gettato le basi dell'arte moderna del paese. Nel corso delle diverse fasi delle guerre in Iraq, un importante numero di manufatti e opere d'arte sono andati perduti.
Gli effetti dei bombardamenti del 1991 e del 2003 sono stati gravissimi per la popolazione e per le infrastrutture della città, che ancora doveva completare il risanamento dei danni prodotti dal lungo conflitto con l'Iran (1980-88). Oltre che molti impianti produttivi e strutture militari, le operazioni belliche hanno messo fuori uso i sistemi di comunicazione: l'aeroporto di Baghdād è rimasto chiuso per anni, il porto fluviale seriamente danneggiato, e così gli oleodotti. Si è di conseguenza aggravata la situazione degli approvvigionamenti, compresi quelli alimentari e sanitari. Durante e immediatamente dopo le fasi più intense dei conflitti, non è stato possibile effettuare un'evacuazione adeguata della popolazione dalla città, al contrario accresciuta da centinaia di migliaia di nuovi abitanti in fuga dalle regioni meridionali poste nei pressi del fronte terrestre. Nel 2010 non si avevano dati precisi sulla popolazione di Baghdād (caratterizzata dalla presenza di cospicue minoranze di armeni, turchi ecc): fonti internazionali ne sottolineavano la precarietà delle condizioni economiche e socio-sanitarie, rese permanenti, anche dopo la conclusione del conflitto, dall'applicazione dell'embargo all'Iraq. Le massicce perdite umane e gli ingenti danni inflitti alle infrastrutture provocati dai conflitti hanno comportato per la città la cessazione di gran parte delle attività economiche. Dal 2003, dopo la caduta del regime di Saddam Ḥusayn, Baghdād è stata occupata dalle truppe statunitensi, che hanno lasciato la città nel giugno del 2009.

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