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venerdì 13 luglio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 luglio.
Il 13 luglio 1862 viene istituito in Italia il Monopolio del Tabacco.
Il tabacco era ben conosciuto nel continente americano ben prima che arrivassero gli esploratori europei. Diverse pipe sono state trovate in siti archeologici in Sud America e negli USA (Ohio – Hopewell ). I nativi del continente americano non fumavano sempre per piacere, ma anche per scopi medicinali. Le tribù del Nord America di solito portavano sacchetti contenenti notevoli quantità di tabacco per utilizzarlo come merce di scambio, oppure usavano pipe per fumarlo in cerimonie sacre o per suggellare patti e marcare occasioni speciali.
I primi europei che videro il tabacco furono due membri della prima spedizione di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo. Il 28 ottobre 1492 Colombo arrivò a Cuba e, credendo di essere arrivato in Cina, mandò Luis de Torres and Rodrigo de Xerez a cercare il Gran Khan. Essi ritornarono ovviamente senza aver trovato il sovrano, ma raccontando di aver visto uomini fumare foglie secche in strumenti che vennero definiti pipe.
Gli spagnoli introdussero il tabacco in Europa nel 1518, ma fu grazie a Gonzalo Hernandez de Ovieto y Valdès, governatore di Santo Domingo, se nel 1559 furono introdotti in Europa i primi semi della pianta.
Nel 1560 Jean Nicot de Villemain, ambasciatore di Francia in Portogallo, portò alla corte francese i semi della pianta del tabacco e la descrisse come un “farmaco miracoloso”, il suo nome resta immortalato nel principio attivo del tabacco, la nicotina.
Dalle corti si diffuse rapidamente attraverso tutto il continente. I primi trattati sul tabacco apparvero nel XVI secolo e ne descrivevano soprattutto le sue proprietà mediche: Jean Nicot, ambasciatore di Francia a Lisbona, inviò semi di tabacco alla sovrana francese Caterina de Medici affinché potesse curare le sue emicranie.
Se da un lato il tabacco aveva tantissimi sostenitori in Europa, non mancavano i detrattori. Nel 1604 il re d’Inghilterra Giacomo I Stuart lo descrisse come un’abitudine disgustosa e nociva, e nello stesso anno l’Inghilterra impose una forte tassa protettiva su ogni libbra di tabacco importata.
Il tabacco giunse anche nell’Impero Ottomano alla fine del Cinquecento dove all’inizio venne usato soprattutto come medicina, ma poi si diffuse per il piacere che provocava.
Dall’Europa il tabacco ritornò sul continente americano attraverso i primi coloni che all’inizio del XVII secolo ne iniziarono la coltivazione nell’attuale Virginia e selezionarono tipi di tabacco consumati fino ad ora. Il tabacco divenne così popolare che venne usato per secoli come valuta. La crescente domanda di tabacco dell’Europa contribuì moltissimo all’intensificarsi dei trasporti marittimi tra i due continenti. Le tasse imposte nel continente americano permisero anche lo sviluppo della prosperità. Le accise  rappresentarono ben oltre la fine della guerra civile un terzo degli incassi del governo americano.
Nell’Estremo Oriente il tabacco si diffuse dapprima come regalo che i vari mercanti ed ambasciatori portavano alle corti e divenne estremamente popolare come raffinatissimo piacere sia da fiuto che da fumo.
Il tabacco venne dapprima consumato come trinciato nelle pipe o come polvere finissima da fiuto. Alla fine del Settecento comparvero i primi sigari, e  solo verso la metà dell’Ottocento le prime sigarette. Nel mondo anglosassone, questa si diffuse soprattutto dopo la Guerra di Crimea quando i soldati presero l’abitudine di avvolgere il tabacco in pezzetti di carta e fumarlo così. La sigaretta divenne popolare solo quando nel 1881 fu costruita negli Stati Uniti la prima macchina per la produzione industriale che permetteva una produzione ben tredici volte più veloce di quella manuale.
In Italia, la coltura del tabacco si diffuse nella seconda metà del XVI secolo grazie all’azione di due prelati: il Cardinale Prospero Pubblicola di Santa Croce, Nunzio Apostolico in Portogallo, che portò i semi a Papa Pio IV il quale li fece coltivare ai monaci cistercensi vicino a Roma e il Vescovo Nicolò Tornabuoni, Nunzio di Papa Gregorio XIII e ambasciatore di Toscana alla Corte di Francia, che portò i semi a suo zio, Vescovo di Sansepolcro. Da lì passò alle Marche attraverso i monaci cistercensi di Chiaravalle e alla Valle del Brenta in Veneto grazie ai monaci benedettini.
Contemporaneamente la coltura si sviluppò anche nella Repubblica di Cospaia, un piccolo stato di poco più di 300 ettari nell’attuale comune di San Giustino (PG), nato per un errore topografico dei cartografi del papa Eugenio IV, che nel 1440 diede il territorio di Sansepolcro in pegno al Granducato di Toscana. Gli abitanti del minuscolo staterello cominciarono a vendere il tabacco agli stati vicini. Da questo momento in poi il tabacco divenne il più importante mezzo di sostentamento della repubblica.
L’estendersi della coltivazione e del consumo spinse i vari Stati a sfruttare l’uso del tabacco a scopo fiscale e a concedere appalti per la sua lavorazione. Fu solo nel XVIII secolo che quasi tutti i diversi regimi fiscali si trasformarono in regime di monopolio, fissando le superfici da coltivare, le varietà da usare, i prezzi dei prodotti e obbligando i contadini a vendere le foglie a persone autorizzate dal governo.
In Italia meridionale, il tabacco si diffuse solo nel XVIII secolo nel Beneventano sempre grazie ad ordini religiosi locali, e si estese fino alla Puglia in seguito alla costruzione di una grande manifattura di tabacco da fiuto di lusso a Lecce. Nel XIX secolo la coltivazione del tabacco si espanse in molte regioni. Nel 1826 la Repubblica di Cospaia fu abolita e annessa allo Stato Pontificio in seguito ad un accordo fra questo e il Granducato di Toscana. Riuscì a mantenere il privilegio di coltivare tabacco così la coltura si estese fino all’Alta Valle del Tevere.
Al momento dell’unità d’Italia, nel 1861, le entrate del tabacco erano tali che il nuovo governo formò il Monopolio dei Tabacchi che controllava la coltivazione, la produzione e il commercio del tabacco, allo scopo di garantire all’erario cospicue entrate gestite direttamente dallo stato. Sempre in quegli anni il Monopolio di Stato, oltre ai prodotti da fumo e da fiuto, iniziò a produrre i primi antiparassitari a base di nicotina per la lotta contro gli insetti nocivi e sapone a base di nicotina.
All’inizio del XX secolo erano attivi sul territorio molte cooperative ed aziende private per la prima lavorazione del tabacco e 17 stabilimenti del Monopolio per il tabacco lavorato.
Nel corso dei secoli la pianta fu oggetto di infinite legislazioni legate allo sfruttamento commerciale e di controversie legate all’uso, al punto che Papa Urbano VIII e Innocenzo X decisero di scomunicare chi avesse usato tabacco in chiesa. Le numerose proibizioni da parte dei vari stati della penisola italiana non riuscirono mai a fermarne l’uso e la sua coltivazione fu quasi sempre sottomessa a disposizioni speciali da parte dei  governanti o a regime di monopolio.
In seguito ad esigenze di riforma e rinnovamento del settore, mirate a rendere competitiva sui mercati la produzione industriale del tabacco, nel 1998 veniva istituito l’Ente Tabacchi Italiani (ETI), un ente pubblico dotato di autonomia amministrativa, organizzativa e contabile.
Nel 2000 l’ETI è stato poi privatizzato, come è avvenuto anche in altri paesi europei come Spagna, Austria e Francia, diventato di fatto una S.p.A., e ceduto poi nel 2004 alla società privata British American Tobacco (BAT). Oggi l’ETI S.p.A. produce sia sigarette e sigari “Made in Italy” provenienti da colture nazionali di prevalenza Campane, Venete, Toscane e Umbre, ma anche sigarette estere sotto licenza, ed è proprio l’Italia infatti ad essere il maggiore produttore europeo di tabacco, tanto che in molte regioni questo ha sostituito le colture tradizionali, per far fronte alla domanda crescente.

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