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giovedì 19 aprile 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 aprile.
Il 19 aprile 1971 Charles Manson viene condannato all'ergastolo per l'omicidio di Sharon Tate.
Nelle prime ore del 9 agosto 1969, a Los Angeles, una promettente attrice statunitense fu uccisa insieme ad altre quattro persone nella sua abitazione, una villa nel nord di Beverly Hills, da uomini armati che erano riusciti a entrare in casa sua. Per la violenza, imprevedibilità e atrocità di quel massacro, e a causa della popolarità delle persone coinvolte nella vicenda, quello che accadde quella notte divenne in poche ore – negli Stati Uniti e nel mondo – una delle storie più brutte e note degli ultimi cinquant’anni. L’attrice uccisa era Sharon Tate, aveva 26 anni ed era all’ottavo mese di gravidanza. Suo marito era il noto regista polacco Roman Polanski. Gli assassini erano i seguaci di una setta guidata da Charles Manson, mandante degli omicidi, e il cui gruppo ottenne la sua massima notorietà proprio in seguito ai tragici fatti di quella notte.
Sharon Tate aveva interpretato alcuni ruoli in diverse serie televisive, e aveva recitato in alcuni film: quelli relativamente più famosi erano stati fino a quel momento Cerimonia per un delitto, nel 1966, e Per favore non mordermi sul collo e La valle della bambole, l’anno successivo. Di lei i media avevano preso a occuparsi sempre più spesso in seguito al suo matrimonio del 1967 con il regista Roman Polanski, che aveva conosciuto proprio durante le riprese di Per favore non mordermi sul collo, di cui Polanski era regista e attore.
Il 9 agosto Sharon Tate si trovava in casa con Jay Sebring, un suo amico e noto parrucchiere di Hollywood, e due amici di Polanski, Wojciech Frykowski e Abigail Folger (lui un aspirante scrittore, lei la sua fidanzata). Polanski era per motivi di lavoro a Londra.
Charles Manson era un 32enne originario di Cincinnati, nell’Ohio, che aveva già trascorso alcuni anni in carcere per reati come furto d’auto e sfruttamento della prostituzione. Da un paio di anni si era trasferito in California, dove aveva attirato intorno a sé alcuni giovani ragazzi e ragazze affascinati dal suo carisma, dalle sue canzoni – suonava la chitarra – e dalle sue conoscenze in materia di esoterismo. Ne era nato un gruppo chiamato la “Famiglia”, che aveva già compiuto furti e altri reati minori Quel gruppo sotto l’influenza di Manson progettò nella prima settimana di agosto del 1969 una serie di omicidi a Los Angeles.
Manson ordinò a quattro membri del gruppo – Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian – di compiere i primi omicidi in una villa che si trovava a 10050 Cielo Drive, nella zona nord di Beverly Hills. La villa apparteneva a Terry Melcher, un produttore discografico che Manson aveva conosciuto alcuni mesi prima, e che aveva rifiutato di aiutarlo a ottenere un contratto. In seguito si disse che Manson ordinò ai quattro membri del gruppo di uccidere “il più cruentemente possibile” chiunque avessero trovato in casa.
Watson, Atkins, Krenwinkel e Kasabian – armati di coltelli e di una pistola revolver calibro 22 – arrivarono alla villa intorno alla mezzanotte tra l’8 e il 9 agosto. Watson tagliò i cavi della rete telefonica all’esterno della proprietà e poi scavalcò la recinzione del parco intorno alla villa insieme ad altri due membri del gruppo. Intanto una terza persona – Linda Kasabian – era rimasta fuori di guardia. Il primo a essere ucciso fu un ragazzo di 18 anni, Steven Parent, un venditore porta a porta che stava percorrendo il vialetto dopo aver mostrato alcuni prodotti al custode della villa e suo amico, William Garretson. Watson sparò quattro colpi di pistola contro Parent, uccidendolo.
Stando alle ricostruzioni e alle confessioni fatte nel corso del processo per gli omicidi, i residenti della villa stavano dormendo nel momento dell’irruzione dei membri del gruppo. Dopo aver rimosso il vetro di una finestra, Watson fece entrare gli altri due. Tutte le quattro persone che si trovavano in casa furono portate in soggiorno: Tate e Sebring furono legati insieme per il collo, e Sebring fu il primo a essere ucciso: Watson gli sparò e poi lo accoltellò diverse volte.
Frykowski era stato legato per i polsi, e Susan Atkins era stata incaricata di sorvegliarlo. Tra i due ci fu uno scontro, prima che Watson intervenisse sparando a Frykowski e uccidendo anche lui. Folger, fidanzata di Frykowski, fu uccisa con diverse coltellate inferte anche da Patricia Krenwinkel. L’ultima a essere uccisa fu Tate, accoltellata 16 volte. Prima di andarsene, Atkins scrisse sulla porta di ingresso la parola “pig” (maiale) con un asciugamano sporco di sangue. Gli abiti degli assassini e le armi furono ritrovate poco lontano dalla zona.
I corpi di Tate e gli altri furono ritrovati dalla governante della villa intorno alle 8 del mattino del 9 agosto. La notte seguente, il gruppo di Manson, accompagnato dallo stesso Manson, uccise altre due persone – Leno LaBianca e sua moglie Rosemary – in una casa nel quartiere di Los Feliz, a Los Angeles. Stavolta scrissero sul frigorifero di casa dei LaBianca la scritta “Healter Skelter”, un riferimento a una canzone dei Beatles su cui Manson si era fissato da tempo, dicendo ai suoi che conteneva un messaggio in codice rivolto al gruppo.
Inizialmente i due delitti non furono collegati dalla polizia di Los Angeles, ma proprio i messaggi con il sangue lasciati dal gruppo Manson nelle abitazioni servirono a indirizzare le indagini. Intanto, a ottobre, Manson e altri due membri del gruppo erano stati arrestati per alcuni furti d’auto, e proprio in quel periodo le indagini presero una svolta decisiva grazie alle rivelazioni ai suoi compagni di cella di uno dei membri arrestati, Susan Atkins.
L’1 dicembre la polizia di Los Angeles annunciò l’arresto di Tex Watson, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian in relazione agli omicidi in casa di Sharon Tate, e sette giorni più tardi anche Manson – già in carcere per altri reati – fu accusato insieme al suo gruppo di omicidio di primo grado per il caso Tate-LaBianca, e poi per altri omicidi avvenuti in quel mese di agosto. Tutti i membri del gruppo accusati di omicidio per il caso Tate-LaBianca furono condannati a morte nel marzo 1971, ma la pena fu commutata in ergastolo dopo che nel 1972 la Corte Suprema dello stato della California abolì la legge sulla pena di morte.
Il 25 maggio 2007, presso il carcere di Corcoran, l'undicesima udienza richiesta da Manson per ottenere la libertà vigilata è stata respinta. L'uomo, 72 anni a quel tempo (di cui quarantadue trascorsi in carcere), non era presente all'udienza, ma dichiarò alla stampa per il tramite del proprio avvocato che nel 2012 avrebbe presentato puntualmente la sua dodicesima domanda di rilascio. Anche quest'ultima richiesta di scarcerazione anticipata è stata rifiutata nell'aprile 2012 dalle autorità della California. E' deceduto in carcere il 19 novembre 2017.
Susan Atkins, affetta da cancro al cervello, nel settembre 2009 ha chiesto la grazia al dipartimento di correzione e riabilitazione della California, ma le è stata rifiutata. La Atkins è deceduta il 24 settembre 2009 all'età di 61 anni (di cui 40 trascorsi in carcere) nel penitenziario di Chowchilla.
Charles Watson sta scontando il suo ergastolo nel Mule Creek State Prison in Ione, California. La libertà vigilata gli è stata rifiutata 15 volte. Potrà chiederla nuovamente nel novembre 2018.
Patricia Krenwinkel sta scontando la sua pena al California Institution for Women in Chino, California. La sua richiesta di libertà vigilata le è stata rifiutata 13 volte, potrà chiederla nuovamente nel 2018. Attualmente è la detenuta con più anni passati in carcere della California.
Linda Kasabian, la cui testimonianza al processo rappresentò la chiave per la condanna degli altri, ottenne l'immunità.

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