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mercoledì 11 aprile 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 aprile.
L'11 aprile 2006 viene arrestato, dopo 43 anni di latitanza, il super boss mafioso Bernardo Provenzano.
Ritenuto uno dei capi di Cosa nostra (la mafia siciliana), succeduto a Totò Riina negli anni '90, Bernardo Provenzano nasce a Corleone il 31 gennaio 1933. Soprannominato Zu Binu, oppure Binnu u tratturi (Bernardo il trattore, per la violenza con cui stroncava le vite dei nemici), è stato arrestato il giorno 11 aprile 2006, dopo una latitanza record durata oltre quarant'anni (era ricercato dal 9 maggio 1963).
Inizialmente Provenzano apparteneva assieme a Riina alla cosca mafiosa del boss corleonese Luciano Liggio; negli anni '60 commette i suoi primi omicidi. Già da questo periodo la sua fama è quella di terribile killer sanguinario.
In questo periodo si è nel corso della prima guerra di mafia palermitana contro i Navarra. Giuseppe Ruffino, Calogero Bagarella, Giovanni e Bernardo Provenzano, sono quattro tra i sicari i più temuti: la mattina del 9 maggio tendono un agguato a tre esponenti del clan Navarra (Francesco Streva, Biagio Pomilla e Antonino Piraino), eliminandoli.
Dopo aver ricevuto una denuncia per la strage, Bernardo Provenzano fa perdere le sue tracce.
Per i quarant'anni che seguiranno di Provenzano rimarranno solo alcune brevi registrazioni vocali (poi scomparse misteriosamente dal tribunale di Agrigento) e una foto segnaletica risalente al 18 settembre 1959 che raffigurava il volto sbarbato di un uomo elegante, con i capelli ordinati e lucidi di brillantina.
Il suo nome torna prepotentemente nelle cronache il 10 dicembre del 1969 quando cinque uomini con la divisa da finanzieri entrano in una palazzina per eliminare Michele Cavataio, detto "Il Cobra". Provenzano è fra questi: uccide tutti sparando all'impazzata.
Approda ai vertici di Cosa nostra all'inizio degli anni '80. Non è d'accordo con Riina per gli omicidi di Falcone e Borsellino, ma lascia fare. Dopo la risposta dello Stato dell'eliminazione di Leoluca Bagarella (arrestato il 24 giugno 1995), diventa il nuovo capo di Cosanostra; in breve Provenzano cambierà radicalmente il modo d'agire tipico della mafia corleonese. Applica la mediazione, consentendo alla Mafia di rimanere quasi invisibile per oltre un decennio.
Provenzano si considera un ministro investito dall'alto, alla maniera dei vecchi padrini, e come loro si sente come un padre che cresce una famiglia: tipico è riscontrare questa sua tendenza nelle lettere che scrive. In questo sta una differenza fondamentale con il predecessore Riina.
Introduce anche un sistema amministrativo che redistribuisce i proventi alle cosche, organizzandole in organismi spezzati ma ampi, abolendo di fatto la gerarchia tipica della cupola. Suo mezzo di comunicazione sono i cosiddetti "pizzini" (da lui stesso così chiamati), termine siciliano per indicare bigliettini di carta con brevi appunti, nello specifico utilizzati dal boss per comunicare gli ordini.
Provenzano viene segnalato nel 2003 presso una clinica francese vicino Marsiglia, dove si era recato per sottoporsi ad un intervento chirurgico alla prostata. Probabilmente viene accompagnato da Attilio Manca, urologo italiano poi trovato misteriosamente morto a Viterbo per overdose.
E' la mattina dell'11 aprile 2006 quando Bernardo Provenzano viene catturato in località Contrada dei Cavalli, a Corleone, in un casolare di campagna. Solo due settimane prima del ritrovamento, il suo avvocato Salvatore Traina aveva sostenuto che Provenzano era morto da anni. A tradire il boss pare sia stato l'ultimo suo pizzino, inviato alla moglie la mattina stessa dell'arresto, tramite il quale gli investigatori sono risaliti all'abitazione nella quale il boss si rifugiava. Un'altra versione vorrebbe che siano stati seguiti i pacchi di biancheria partiti da casa della moglie verso il casolare.
In precedenza già condannato in contumacia a tre ergastoli (oltre ad altri procedimenti in corso) il giorno successivo all'arresto Provenzano è stato trasferito dal carcere palermitano dell'Ucciardone, al carcere di massima sicurezza di Vocabolo Sabbione (Terni), sottoposto al regime carcerario del 41bis.
Dopo un anno di carcere a Terni, viene trasferito al carcere di Novara a seguito di alcuni malumori degli agenti di Polizia Penitenziaria che si occupavano della sua detenzione.
Dal carcere di Novara, il boss ha più volte tentato di comunicare con l'esterno in codice. Il ministero della Giustizia ha deciso di aggravare il carcere duro per Provenzano, applicandogli il regime di 14 bis in aggiunta al 41 bis dell'ordinamento penitenziario, che prevede l'isolamento in una cella in cui sono vietate la televisione e la radio portatile.
Il 19 marzo 2011 viene confermata la notizia di un cancro alla vescica.
Inoltre, sempre lo stesso giorno, è stato dichiarato che il boss di Cosa Nostra verrà trasferito dal Carcere di Novara al Carcere di Parma. Nel carcere di Parma il 9 maggio 2012 il boss tenta il suicidio infilando la testa in una busta di plastica con l'obiettivo di soffocarsi ma il tutto viene sventato da un poliziotto penitenziario. Il 23 maggio 2013 la trasmissione televisiva Servizio Pubblico manda in onda un video che ritrae Bernardo Provenzano nel carcere di Parma durante un incontro con la moglie e il figlio datato 15 dicembre 2012; l'ex boss appare fisicamente irriconoscibile, affaticato e mentalmente confuso, tanto da non riuscire a prendere in mano la cornetta del citofono per parlare con il figlio. Durante il colloquio Provenzano non riesce neanche a spiegare con chiarezza al figlio l'origine di una evidente ferita alla testa, prima dichiara di essere stato vittima di percosse, e successivamente di essere caduto accidentalmente. Il 26 luglio 2013 la procura di Palermo dà l'ok per la revoca del 41 Bis a Bernardo Provenzano per le sue condizioni mediche.
Ricoverato all'ospedale San Paolo di Milano, muore il 13 luglio 2016 all'età di 83 anni. I funerali furono vietati per motivi di ordine pubblico dal questore di Palermo. La salma venne quindi cremata nel crematorio del cimitero di Milano. Il 18 luglio le sue ceneri furono sepolte nella tomba di famiglia nel cimitero di Corleone.

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