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lunedì 12 febbraio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 febbraio.
Il 12 febbraio 1941 Benito Mussolini incontra, nella villa Regina Margherita a Bordighera, il caudillo Francisco Franco, sperando di convincerlo ad allearsi all'Asse nella guerra contro l'Inghilterra.
Nei mesi immediatamente precedenti l'incontro il 'duce' aveva espresso al re tutta la sua sfiducia sull'utilità del vertice, mentre il ministro degli esteri spagnolo Serrano Suner, conversando ai primi di gennaio con l'ambiasciatore italiano a Madrid Lequio, aveva esplicitamente dichiarato che, allo stato delle cose, la Spagna non sarebbe potuta intervenire nel conflitto in quanto priva assolutamente di mezzi. Fu in questo clima sfiduciato e pessimista che Franco e Serrano Suner partirono da Madrid la sera del 10 febbraio con un convoglio di diciassette automobili, che giunse a Mentone alle 20 del giorno successivo. Durante il tragitto da Mentone a Bordighera, il Caudillo venne festeggiato dalla popolazione, e, una volta giunto nella città delle palme, ricevuto con tutti gli onori da Mussolini presso la Villa Regina Margherita, dove la mattina del 12 febbraio iniziarono i colloqui ufficiali.
Il 'duce', dopo aver informato Franco che Ciano non era potuto essere presente all'incontro in quanto impegnato sul fronte albanese, invitò il Caudillo a recarsi in visita ufficiale a Roma dopo la fine della guerra. Mussolini passò poi ad analizzare dettagliatamente la situazione bellica generale esprimendo la sua personale fiducia nella vittoria finale dell'Asse. Il 'duce' elogiò quindi l'efficienza della macchina militare della Germania e  si disse convinto che la Francia non avrebbe costituito un ostacolo per l'avanzata delle forze armate tedesche e italiane. Si disse poi contrario ad ogni ipotesi di pace separata e tentò di giustificare le recenti sconfitte in Africa con il fatto che gli Inglesi avevano potuto beneficiare di una 'sorpresa tattica'. Mussolini fece inoltre presente a Franco la grande importanza strategica di Gibilterra, il cui possesso da parte delle forze dell'Asse avrebbe consentito all'esercito italo-tedesco di passare facilmente in Marocco e di là ribaltare completamente la situazione militare nell'Africa francese. Il 'duce' ricordò poi a Franco che era sua convinzione che, data l'importanza della posta in gioco, solo la Spagna poteva decidere da sola se entrare o meno nel conflitto.
Intervenne quindi nel colloquio il Caudillo che innanzitutto ringraziò Mussolini per l'aiuto fornitogli durante la guerra civile spagnola. Ammise che la Spagna, al momento dello scoppio del conflitto, non era entrata in guerra perché ancora impegnata a risolvere problemi interni. Si disse quindi convinto come la questione più importante da risolvere fosse in quel momento quella del possesso di Gibilterra. La Spagna aveva già appostato diversi cannoni contro la piazzaforte inglese ed era in procinto di intensificare ulteriormente la sua presenza  militare nella zona. Franco espresse poi numerose critiche nei confronti di Hitler e del comportamento dei tedeschi verso la Spagna. Disse che il primo problema da risolvere per la Spagna era quello dell'approvvigionamento granario e in genere delle carenze alimentari. Terminato il colloquio mattutino, nel pomeriggio Mussolini e Franco si spostarono a Villa Hanbury, a La Mortola, dove ripresero i colloqui, che si protrassero dalle 18 alle 19.30.
Mussolini chiese nuovamente a Franco se vi fossero le condizioni per un'entrata della Spagna nel conflitto, al che il Caudillo gli rispose che ciò sarebbe dipeso più dalla Germania che dalla Spagna in quanto, tanto prima la Germania sarebbe venuta in aiuto della Spagna, quanto prima quest'ultima avrebbe dato il suo contributo alla causa fascista mondiale. Franco si disse quindi disposto ad entrare in guerra una volta che la Germania avesse esaudito le richieste spagnole. La sera, finito il colloquio, Franco, Serrano Suner e le altre personalità spagnole, parteciparono a un pranzo, offerto loro da Mussolini. Il giorno successivo, dopo il commiato ufficiale a Villa Regina Margherita con Mussolini, Franco, accompagnato dalla sua delegazione, lasciò Bordighera per fare rientro a Madrid.
Tutta la stampa dei paesi alleati dell’Asse diede ampio spazio all’incontro di Bordighera sottolineando con vivo compiacimento la perfetta concordanza della politica italiana e spagnola su tutti i principali problemi europei e su quelli riguardanti i due paesi mediterranei, anche se in verità il vertice fu nei fatti un buco nell'acqua.

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