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mercoledì 6 dicembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 dicembre.
Il 6 dicembre 1989 a Montréal ebbe luogo il "massacro del politecnico".
Poco dopo le 4 del pomeriggio del 6 dicembre 1989 Marc Lépine, un giovane di 25 anni, giunse all'edificio che ospita il politecnico di Montréal, armato di un fucile semiautomatico e un coltello da caccia. Aveva acquistato il fucile il 21 novembre in un negozio di articoli sportivi di Montréal, dicendo al commesso che intendeva usarlo per praticare la caccia a piccoli animali. Lépine conosceva bene l'edificio, avendolo ispezionato nei dettagli almeno sette volte nelle settimane precedenti il massacro.
Lépine sedette per un po' alla reception del secondo piano, senza parlare con nessuno, nemmeno quando un membro dello staff gli chiese se aveva bisogno di qualcosa. Uscito dall'ufficio, fu visto in altre parti dell'edificio prima di entrare intorno alle 17 e 10  in una classe di ingegneria meccanica del secondo piano, con all'interno circa sessanta studenti. Dopo essersi presentato, ordinò ai presenti di smettere di fare quel che stavano facendo, e che le donne e gli uomini si disponessero su lati opposti della classe. Inizialmente nessuno si mosse, pensando a uno scherzo, fino a che Marc sparò un colpo al soffitto.
Lépine quindi separò le nove donne dai circa cinquanta uomini ed ordinò a quest'ultimi di lasciare l'aula. Quindi chiese in francese alle donne se sapevano perché erano lì, e quando una studentessa rispose di no, lui replicò dicendo "sto combattendo il femminismo". Una delle studentesse, Nathalie Provost, disse "Guarda, noi siamo solo donne che studiano ingegneria, non significa che siamo femministe pronte a marciare in strada gridando che siamo contro gli uomini, siamo solo studentesse che intendono fare una vita normale". Lépine rispose "voi siete donne, diventerete ingegneri, siete tutte un branco di femministe. Io odio le femministe". Quindi aprì il fuoco da sinistra a destra, uccidendo 6 ragazze e ferendone 3, inclusa la Provost. Prima di uscire scrisse la parola "merda" due volte sopra un quaderno di uno studente.
Lépine si incamminò nel corridoio del secondo piano ferendo tre studenti prima di entrare un un'altra aula dove tentò due volte di sparare a una studentessa. L'arma si inceppò e fu visto infilarsi nelle scale di emergenza e ricaricare il fucile. Tornò verso la stanza da cui era uscito, ma gli studenti si erano chiusi dentro. Lungo il corridoio sparò allora ad altri, ferendone uno, prima di andare verso l'ufficio dei servizi finanziari dove sparò e uccise una donna attraverso il vetro della porta.
Si diresse verso la caffetteria del primo piano, all'interno della quale vi erano un centinaio di persone. La folla impazzì dopo che ebbe sparato a una donna vicino alla cucina e ferito un altro studente. Entrò nel magazzino della cucina dove sparò e uccise altre due donne che si nascondevano lì. Ordinò a un ragazzo e una ragazza di venire fuori da sotto un tavolo; quelli lo fecero e li risparmiò.
Quindi Lépine salì al terzo piano dove ferì due maschi e una femmina nel corridoio. Entrò in un'aula ed uccise e ferì diverse ragazze e ragazzi sparando in ogni direzione. Ferì anche una ragazza di nome Maryse Leclair. Questa accasciatasi al suolo urlò chiedendo aiuto e Lépine, tirando fuori il coltello, la pugnalò tre volte uccidendola. Quindi si tolse il berretto, avvolse il cappotto intorno al fucile, esclamò "merda" e si uccise sparandosi in testa, venti minuti dopo aver iniziato il suo attacco. Sessanta proiettili erano rimasti nelle scatole che aveva con sé. Aveva ucciso quattordici donne (tredici studentesse e una impiegata) e ferito altre quattordici persone, di cui quattro uomini.
Dopo aver tenuto una conferenza stampa all'esterno del politecnico, il direttore della Polizia di Montréal Pierre Lecrair entrò nell'edificio e trovò il corpo senza vita di sua figlia Maryse.
La tasca interna della giacca di Marc Lépine conteneva una lettera d'addio e due lettere ad amici, tutte con la data del massacro. Il testo completo della lettera d'addio non fu mai rivelata dalla polizia.
Nella lettera Lépine spiegava di ritenersi in pieno possesso delle sue facoltà e che condannava le femministe per avergli rovinato la vita. L'attacco era motivato dalla sua rabbia contro le femministe che volevano cambiamenti sociali volti ad ottenere vantaggi per il fatto di essere donne, a scapito di quelli degli uomini. Inoltre menzionava e inneggiava a Denis Lortie, un soldato delle forze canadesi che aveva ucciso 3 impiegati governativi e ferito altri 13 durante un attacco armato all'Assemblea Nazionale del Quebec il 7 maggio 1984.
Il massacro scosse profondamente i canadesi. Si temeva che le polemiche e le discussioni pubbliche potessero causare dolore ai familiari e portare a violenza antifemminista. Pertanto non fu tenuto alcun processo pubblico, e non venne reso pubblico il testo integrale della lettera di Lépine. Allo stesso modo non furono resi pubblici né i risultati autoptici né i rapporti dell'inchiesta, nonostante le proteste dei media, delle organizzazioni femminili e dei familiari delle vittime.
I feriti e i testimoni tra gli studenti e gli impiegati dell'università ebbero una quantità di problemi di carattere fisico, sociale, esistenziale, finanziario e psicologico, incluso lo stress post-traumatico. Alcuni studenti si suicidarono. Almeno un paio di essi scrissero che la ragione del suicidio era dovuta all'inguaribile angoscia che li attanagliava dal giorno del massacro. Nove anni dopo l'evento, quasi tutti i sopravvissuti lamentavano di non aver ancora superato interamente lo stress di quell'esperienza.
La risposta della polizia alla sparatoria fu fortemente criticata dai media, per il tempo che fu lasciato a Lépine di compiere il massacro. I primi poliziotti giunti sul posto stabilirono un perimetro attorno all'edificio e attesero prima di entrare. Durante questa operazione Lépine ebbe il tempo di uccidere molte donne. Successivamente furono radicalmente cambiati i protocolli per questo tipo di emergenze e ciò consentì un'azione efficace nella sparatoria del Dawson College del 2006, dove la perdita di vite umane fu minima.
Un'ulteriore conseguenza del massacro fu una spinta al movimento canadese per il controllo delle armi. Una sopravvissuta, Heidi Rathjen, che era in un'aula in cui Lépine non era entrato, fondò la Coalizione per il Controllo delle Armi insieme a Wendy Cukier. La loro attività, insieme a quella di altri, consentì la promulgazione di una legge che includeva l'obbligo di corsi di formazione per i possessori di armi, la loro schedatura, regole per la conservazione di pistole e munizioni e la registrazione di qualsiasi arma da fuoco.
Tra il 2009 e il 2012 i sopravvissuti al massacro e i familiari delle vittime si opposero fortemente ai tentativi del governo conservatore di Stephen Harper di abolire il registro delle armi a canna lunga. Tuttavia la schiacciante vittoria di Harper alle elezioni del 2011 portò all'abolizione del registro nel 2012. Il Quebec si oppose in tribunale ed ottenne una vittoria, pertanto quel registro continua ad esistere nel solo Quebec.

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