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sabato 2 dicembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 dicembre.
Il 2 dicembre 1859 John Brown viene impiccato a Charles Town.
 John Brown, nato a Torrington il 9 maggio 1800, fu tra i più famosi abolizionisti che la tradizione americana pre-guerra di secessione ricordi.
John diciottenne accompagnava spesso il padre al lavoro che riforniva di carne l’esercito durante la guerra del 1812 avendo l’occasione di vedere e osservare bene cos’era la vita militare, rendendosi conto dell’immenso costo e mantenimento dell’esercito dell’ Unione.
Ne vide abbastanza tanto da odiarlo ed evitarlo rifiutando di partecipare ad esercitazioni obbligatorie che gli procurarono multe; John Brown aveva deciso di non partecipare a nessuna guerra se non di liberazione. Brown divenne uno dei primi più convinti abolizionisti facendo dell’antischiavismo una sua meta politica.
Il 16 Ottobre del 1839 John con alcuni schiavi attaccò l’arsenale federale di Harper’s Ferry, allo scopo di provocare una rivolta di schiavi neri della Virginia che sarebbero stati armati dal materiale prelevato dopo la conquista dell’arsenale.
L’attacco fallì, a cui seguì la caccia e trentasei ore dopo, l’intero gruppo fu ucciso e catturato da coltivatori locali e marines degli Stati Uniti giunti per sedare la rivolta. John catturato dal Colonnello Lee dell' esercito americano, il futuro generale Robert Lee, fu condannato a morte il 2 Novembre 1895 per insurrezione armata e cospirazione, e il 2 Dicembre venne impiccato.
L’anarco-individualista Henry David Thoreau prese con decisione la difesa di John Brown nel suo: “In difesa del capitano John”. Thoreau descrisse l’evento dichiarando: “Per me quest’evento è la pietra di paragone che fa risaltare con abbagliante chiarezza il carattere di questo governo.”
Sempre Thoreau scrivendo del capitano John Brown, definendolo un individuo nobile diffamato dalla stampa oramai troppo legata agli interessi del governo, parlando della sua figura dichiarò:
"Io prevedo il giorno in cui questa scena sarà dipinta e il pittore non cercherà i propri argomenti nella storia romana; il poeta la canterà; lo storico la ricorderà; e con l’approdo dei Padri Pellegrini e la Dichiarazione d’Indipendenza questo quadro adornerà qualche futuro museo nazionale; quando almeno la forma presente di schiavitù non esisterà più, qui. Allora potremmo piangere liberamente per il capitano Brown. Allora, e solo allora, noi ci vendicheremo."
Anche queste furono le premesse che condussero al conflitto e all’inizio della guerra di secessione americana.
John Brown fu un terrorista meritatamente impiccato o un martire della principale causa umanitaria del diciannovesimo secolo? Il 2 dicembre del 2009, nel centocinquantesimo anniversario della sua esecuzione, il‘New York Times’ ha pubblicato due editoriali. Sotto il titolo: “Il 9/11 del 1859”, Tony Horwitz ha tratteggiato un parallelo tra l’impresa di Brown e gli agenti di al-Qaeda che attaccarono il World Trade Center e il Pentagono. «Brown era un fondamentalista barbuto che si considerava prescelto da Dio per distruggere l’istituzione della schiavitù», ha scritto Horwitz. Secondo David Reynolds Brown è stato invece “Il martire della libertà”, una svettante figura nazionale che per lo «sforzo eroico di liberare quattro milioni di neri ridotti in schiavitù» meritava la grazia presidenziale.
La speranza di raggiungere un giudizio più equilibrato circa l’operato di Brown sembra essere all’origine di The Tribunal, l’esauriente opera curata da John Stauffer, studioso letterario di Harvard, e Zoe Trodd, professoressa di letteratura americana presso l’Università di Nottingham. Il titolo del loro libro deriva da un commento fatto da Brown in una lettera scritta a quattro giorni dalla sua esecuzione: «Lascio a un tribunale imparziale il compito di stabilire se il mondo sia peggiore o migliore in virtù del mio essere vissuto e morto in esso». Tra le dichiarazioni raccolte da The Tribunal figurano quelle degli abolizionisti del Nord e degli schiavisti del Sud, di una spia dell’Unione e un assassino confederato, di Frederick Douglass e Abraham Lincoln, di influenti personaggi internazionali come Karl Marx e Victor Hugo, di giornalisti, poeti, soldati e vedove, oltre che di Hawthorne, Whittier, Emerson e Thoreau. Tale varietà di opinioni, che risalgono tutte ai tre decenni immediatamente successivi al raid, quando la controversia era al suo culmine, riempie cinquecento pagine.
Al singolo lettore di "The tribunal" spetta dunque l'onere di trarre le proprie conclusioni e di redigere un verdetto.

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