Cerca nel web

giovedì 14 dicembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 dicembre.
Il 14 dicembre 2012 nel Connecticut, Adam Lanza, un ragazzo di 20 anni con forti disturbi mentali, compì il massacro della Sandy Hook Elementary School.
Prima ha ucciso la madre in casa, poi ha raggiunto la scuola elementare ‘Sandy Hook’ facendo una strage di bambini. America sotto choc all’indomani del massacro di Newtown, nel Connecticut, dove sono rimaste uccise 26 persone, di cui 20 bimbi.
Per la strage Adam Lanza, 20 anni, ha usato le armi regolarmente acquistate dalla madre, insegnante proprio presso la ‘Sandy Hook’. Le stesse armi che poi ha rivolto contro se stesso.
“Tutte le vittime della strage sono state identificate” ha detto il tenente Paul Vance, della polizia del Connecticut, che ha chiesto ai giornalisti di “rispettare la privacy” delle famiglie delle vittime.
Sono tre le armi di cui era in possesso il giovane che ha compiuto l’assalto: sul posto infatti sono state trovate una semiautomatica 223 Bushmaster, che stava all’interno di un’auto nel parcheggio, oltre a una Glock e una Sig Sauer che Lanza aveva addosso.
Lanza aveva reagito molto male alla separazione dei genitori, Nancy e Peter, una decina di anni fa. E’ la testimonianza di un ex vicino di casa, Ryan Kraft, che di tanto in tanto faceva da baby sitter ad Adam e il fratello Ryan e in quelle occasioni li trovava troppo ”turbolenti”. ”I ragazzi – ricorda – sembravano davvero depressi”, Adam prendeva farmaci.
Un’altra vicina, Beth Israel descrive invece Adam solo come un ragazzo introverso, ma non aggressivo. ”Posso solo dire che era un po’ strano socialmente, timido e silenzioso, non ti guardava negli occhi, ma non riesco a pensare ad alcun incidente specifico”, ha raccontato in un’intervista al Washington Post. Il padre di Adam, Peter, è vicepresidente e specialista fiscale per la GE Financial Services, si è risposato e vive a Stamford, sempre nel Connecticut.
Lanza veniva descritto dai suoi compagni di scuola timido e introverso, desideroso di non attrarre in alcun modo l’attenzione, al punto da non voler comparire nell’annuario del suo liceo, quello della classe del 2010. I ragazzi ricordano quanto fosse a disagio nelle situazioni sociali. Diversi di loro hanno anche detto di ricordare che soffrisse di un problema di disturbo dello sviluppo. Stando a quanto era stato loro riferito, si trattava della sindrome di Asperger.
”Si vedeva che si sentiva a disagio quando stava al centro dell’attenzione – ha raccontato una sua ex compagna, citata dal New York Times – Credo che forse non avesse ricevuto il giusto tipo di attenzione o di aiuto. Credo che si notasse così poco che le persone neanche si rendevano conto che forse c’era qualcosa di più, che forse aveva bisogno di parlare o ricevere una qualche forma di assistenza”.
“Il male è stato qui nella nostra comunità. E’ un momento terribile. Lo supereremo” ha detto il governatore del Connecticut, Dan Malloy, al quale il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon ha fatto pervenire un messaggio di cordoglio. Attaccare i bambini è “aberrante ed impensabile”, ha dichiarato Ban, che ha espresso cordoglio alle famiglie delle vittime e a tutti coloro che sono rimasti “traumatizzati da questo terribile crimine”.
”Ogni genitore in America ha il cuore colmo di dolore” ha detto nel suo intervento del sabato l'allora presidente americano, Barack Obama. “La maggior parte delle persone che sono morte erano bambini piccoli, con un’intera vita davanti a sé. Tra le persone uccise anche insegnanti – uomini e donne – che hanno dedicato la loro vita ad aiutare i nostri figli a realizzare i loro sogni”.
Obama ha poi esortato gli americani a tendere la mano alle famiglie delle vittime. “I nostri cuori sono infranti oggi. Siamo addolorati per le famiglie di quanti ci sono venuti a mancare”, ha dichiarato esortando gli americani ad unirsi per fare in modo che “siano adottate azioni significative per prevenire il ripetersi di tragedie come queste. Senza tener conto della politica”.
I messaggi di cordoglio e gli appelli a discutere finalmente di controllo delle armi si sono moltiplicati negli Stati Uniti dopo la notizia del massacro: dal governatore di New York Andrew Cuomo, che si è detto “scioccato e addolorato” e che ha chiesto che la società unita “combatta la diffusione delle armi” al sindaco di New York Michael Bloomberg, che ha parlato della necessità di “un’azione immediata”, a Nancy Pelosi, leader dei Democratici alla Camera dei Rappresentanti, per la quale “non ci sono parole in grado di consolare i genitori dei bambini assassinati alla Sandy Hook”, tutti hanno espresso il loro sgomento e dolore per la strage.
Mark Kelly, marito di Gabrielle Giffords, la ex parlamentare gravemente ferita da un uomo armato a Tucson nel 2011, è intervenuto su Facebook: “I bambini della scuola elementare Sandy Hook e tutte le vittime della violenza delle armi meritano leader che abbiano il coraggio di prendere parte ad un dibattito significativo sulle leggi sulle armi, su come possano essere riformate e meglio attuate per impedire la violenza e le morti in America”.
Il governatore del Colorado John Hickenlooper, nel cui stato ci sono state sia la strage della High School di Columbine, nel 1999 sia la sparatoria di Aurora quest’anno, ha espresso appoggio e cordoglio: “Sappiamo fin troppo bene quale impatto questo tipo di violenza produca su una comunità e sulla nostra nazione. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno alle famiglie delle persone uccise. Possiamo fornire il nostro appoggio, ma sappiamo che il dolore resterà per sempre”.
Il regista americano Michael Moore è intervenuto più volte su Twitter dopo aver appreso la notizia, commentando fin da subito quanto accaduto e denunciando con forza l’assenza di un dibattito e di decisioni sul controllo delle armi negli Stati Uniti.
“Tra pochi minuti esperti e politici diranno che ‘questo non è il momento di parlare di controllo delle armi’. Davvero? Quando è questo momento?”, chiede Moore ricordando che dalla strage nella Columbine High School nel 1999 in cui furono uccisi 12 studenti ed un insegnante, ci sono state almeno 31 sparatorie nelle scuole. Per Moore “il modo di onorare quei bambini morti è chiedere un rigido controllo sulle armi e un’assistenza psichiatrica gratuita”.
Moore poi se l’è presa direttamente con la principale lobby che si batte per il diritto al possesso delle armi, la National Rifle Association, (NRA): “La NRA odia la libertà – ha scritto su Twitter – Non vogliono che abbiate la libertà di mandare i vostri bambini a scuola aspettandovi che tornino a casa vivi”.
Non appena si è diffusa la notizia della sparatoria a Newtown, un gruppo di manifestanti è tornato a riunirsi davanti alla Casa Bianca per chiedere un maggiore controllo sull’accesso alle armi negli Stati Uniti. Tra loro anche Linda Finkel-Talvadkar, che ogni lunedì dalla strage in Colorado a luglio manifesta a Washington sulla Pennsylvania Avenue per chiedere una legislazione più rigida sulle armi da fuoco.
“Credo che esprimere la necessità di un regolamento sulle armi sia lavorare a nome delle famiglie che oggi hanno perso i loro cari”, ha dichiarato la donna parlando con la Dpa. “Non possiamo lasciare che questo continui”, ha aggiunto. Con lei un centinaio di persone, tra cui famiglie con bambini piccoli e insegnanti. Barbara Elsas, maestra della scuola materna che da 27 settimane manifesta con Finkel-Talvadkar si è detta frustrata per la mancanza totale di passi avanti su questo terreno. “Succedono cose orribili, andiamo in strada, sfiliamo con le candele, cantiamo, poi ciascuno torna a casa”, ha detto, lamentando la mancanza di azioni politiche.
“Oggi è il giorno” si leggeva sui cartelli che i manifestanti esibivano a Washington, con riferimento alla necessità di avviare immediatamente un dibattito sulle armi. Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, pur sottolineando la necessità che questo avvenga, ha detto commentando il massacro di non credere “che questo possa essere oggi”.
Profondo dolore ha espresso il Papa per “una tragedia insensata”. Lo sottolinea Benedetto XVI, riferisce il sito della Radio Vaticana, in un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. ”Un evento scioccante” che ha toccato molte famiglie. Benedetto XVI invoca la consolazione della preghiera per sostenere la comunità ”con la forza dello spirito che trionfa sulla violenza” e ”con il potere del perdono, della speranza e dell’amore che riconcilia”.

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel blog

Archivio blog