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giovedì 16 novembre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 novembre.
Il 16 novembre 1922 Benito Mussolini, dopo la marcia su Roma, fa il suo primo discorso in Parlamento da capo del governo, in quello che è stato definito "il discorso del bivacco".
Quella del fascismo è contemporaneamente la più straordinaria e la più drammatica avventura politica della storia dell'Italia Unita; un'esperienza che, in una situazione di crisi economica e pessimismo sociale , controbilancia, con la violenza e la prevaricazione, il malessere popolare e borghese , facendosi, inoltre, portavoce di un ottuso ed intransigente nazionalismo patriottico e di una maniacale repressione della libertà di pensiero. Esso fu un movimento nato con la volontà di ergersi, come mai prima d'allora era avvenuto, al di sopra dei partiti, al di sopra del Parlamento e al di sopra della legge scritta. La stessa modalità d'ascesa del fascismo fu un'azione violenta e spregiudicata, fatta, prima, a colpi di manganellate e, poi, con una marcia militare su Roma, per la quale il monarca si rifiutò di firmare lo “ stato d'assedio”, quasi a volerne appoggiare gli obiettivi, quasi a voler essere partecipe del potere dispotico ed autoritario che di lì a poco avrebbe invaso il territorio dello stivale. Il tono di Mussolini è prepotente antiparlamentare fin dal “ discorso del bivacco” del novembre '22, durante il quale egli si compiace della sua pietas e della sua magnanimità, affermando che, s'avesse voluto farlo, avrebbe facilmente potuto trasformare l'aula “sorda e grigia“ del Parlamento in un accampamento delle squadre d'azione fasciste. Egli vuole salvare l'Italia o vuole ancora, tramite questo minaccioso discorso, accrescere la sua fama di condottiero romano, servendosi del solito populismo? Ma all'onda della crescita dei consensi e della fama internazionale, rafforzandosi ulteriormente in seguito alla grande crisi del '29, il fascismo continua a mietere vittime innocenti, a “spaccare i crani” dei suoi oppositori, a compiacersi di se stesso con una straordinaria propaganda, ad <<apparire>>, in una sola parola, perfetto. Una “apparente perfezione” che, tuttavia,viene meno quando il fiero comandante, non potendo mostrarsi debole agli occhi degli alleati e del popolo, è costretto a combattere, senza armi né speranze, una guerra durissima al fianco del folle dittatore tedesco Adolf Hittler, portando il suo Stato alla rovina e macchiandosi di crimini orribili contro l'umanità intera. Non c'è nessuno scrupolo di coscienza o paura di cadere in pesanti ed esplicite contraddizioni per i fascisti, neppure nell'affermare, il 23 marzo del '29, d'avere intenzione di dare un “compito esclusivamente difensivo” all'esercito e di volere un “disarmo generale”. Se il fascismo è stata una associazione a delinquere, io io sono il capo! Dichiara sprezzante Benito Mussolini, in una storica seduta in Parlamento del '25, assumendosi personalmente “ la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto”, d'un movimento violento e scellerato che armò le mani dei giovani e dei meno giovani, condannandoli a una vita senza senso.
Ecco un estratto del discorso:
 "Signori, quello che io compio oggi, in questa Aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza.
[...]
Io affermo che la rivoluzione ha i suoi diritti. Aggiungo, perché ognuno lo sappia, che io sono qui per difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle «camicie nere», inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia della Nazione. 
Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non ci abbandona dopo la vittoria.
Con 300 mila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo.
Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto."
[...]
A seguito del discorso, il governo Mussolini il 17 novembre ottenne la fiducia dalla Camera dei deputati con 306 voti favorevoli (tra cui De Gasperi, Giolitti e Gronchi), 116 contrari (socialisti, repubblicani e comunisti) e 7 astenuti. Francesco Saverio Nitti abbandonò l'aula in segno di protesta, non riconoscendo la legittimità del governo fascista.

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