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lunedì 31 luglio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 31 luglio.
Il 31 luglio 1954 la spedizione italiana guidata da Ardito Desio conquista il K2, la seconda vetta più alta del mondo.
I due alpinisti che raggiunsero effettivamente la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, anche se il merito va all'intero gruppo, composto anche da Walter Bonatti, Enrich Abram, Ubaldo Rey, Hunza Madhi.
L'impresa fu un grande successo per l'Italia, tanto che venne immortalata da diversi mezzi di comunicazione: dalla stampa al cinema, dalla filatelia alla pubblicità.
Chogori significa Grande montagna, ma per la sua difficoltà alpinistica e per il fatto che in media per ogni 4 alpinisti che tentano la scalata, uno muore, il K2 è conosciuto anche come la Montagna Selvaggia. Il 2 nacque in effetti da un errore di misurazione dell'altezza della cima. Come K1 venne indicato il Masherbrum che invece è più basso. Ma per pura coincidenza il numero 2 corrispondeva alla posizione della montagna nella lista delle cime più alte del mondo e questo ne ha giustificato il suo mantenimento anche successivamente.
Fra gli Ottomila, il K2 ha il secondo più alto tasso di mortalità di scalata dopo l'Annapurna. Reinhold Messner sostiene che “ …tenendo conto di altezza, pericolosità e difficoltà tecniche, è l’ottomila più impegnativo”; la sua opinione è condivisa anche da altre fonti. Il K2 è, con i suoi 8611 metri, la seconda montagna più alta della Terra dopo l'Everest.
La difficoltà dell'ascensione del K2 è maggiore di quella dell'Everest. Oltre che una forte pendenza, il K2 presenta infatti passaggi alpinistici di grande difficoltà, ad altissime quote; altro problema è rappresentato dall’assenza quasi totale di posti adatti a un campo-base. Sono inoltre difficilissime le condizioni climatiche. Tutte le spedizioni sul totale dei giorni di attacco alla vetta ebbero sempre pochissimi giorni, addirittura solo ore di bel tempo. La difficoltà del K2 è testimoniata dall'elevata percentuale di insuccessi sul numero totale di tentativi, comprese anche numerose vere e proprie tragedie. La seconda ascensione, dopo quella italiana di Desio, è avvenuta ben 23 anni dopo la prima, cioè nel 1977. Fino al 2007, solamente 278 persone (di cui 35 italiane) hanno raggiunto la vetta, contro le oltre 3000 che hanno raggiunto quella dell'Everest; inoltre 66 persone vi hanno perso la vita (spesso nella fase di discesa), delle quali ben 16 nel 1986. Per quanto ci siano stati dei tentativi, non è finora stata mai effettuata un scalata invernale.
Le precedenti spedizioni fallirono tutte nel tentativo di raggiungere la cima. Da ricordare quella italiana condotta dal Duca degli Abruzzi negli anni trenta, interrotta per condizioni climatiche proibitive, che arrivò fin quasi in vetta.
Fu aperta una via, la più praticata poi in seguito, fino allo Sperone (oltre 7mila metri), denominato appunto Abruzzi. Le prime magnifiche foto del K2 (scattate ancora con le lastre) furono eseguite da Sella, imprenditore biellese, alpinista, ma soprattutto uno dei primi grandi fotografi della montagna che seguiva la spedizione. Il K2 è chiamato e considerato “la montagna degli italiani”.
La spedizione di Desio fu inizialmente segnata dalla tragedia della morte di Mario Puchoz, una guida di Courmayeur colpito da edema polmonare. Erich Abram (una guida altoatesina), Walter Bonatti (considerato tra il 1954 e il 1965 uno dei migliori alpinisti al mondo) e Ubaldo Rey (un'altra guida di Courmayeur) fecero il grosso del lavoro di messa in opera delle corde fisse sulla cosiddetta Piramide Nera, la difficile zona rocciosa poco sotto i 7000 metri che contiene il famoso Camino Bill.
Il 30 luglio, il giorno prima della salita finale, si rischiò un altro dramma: Bonatti e l'Hunza Mahdi, che portavano le bombole d'ossigeno al nono campo dove erano attesi da Compagnoni e Lacedelli, designati per conquistare la cima, non riuscirono a raggiungere la tenda del nono campo (da Compagnoni e Lacedelli posta più in alto di quanto concordato la sera prima per facilitare, a loro dire, la salita in vetta del giorno dopo). Al sopraggiungere dell'oscurità, Bonatti e Mahdi si trovarono così impossibilitati sia a salire sia a scendere. Non ricevendo assistenza dalla ormai vicina tenda di Compagnoni e Lacedelli, a portata di voce, essi dovettero quindi bivaccare all'aperto in condizioni climatiche proibitive, su un gradino di ghiaccio in mezzo a un ripido canalone che il vento notturno riempiva di neve, senza tenda e senza sacchi pelo, e sopravvissero solo grazie alla loro eccezionale forza fisica. Mahdi riportò gravi congelamenti che determinarono l'amputazione di tutte le dita dei piedi. Questo episodio è all'origine di tutta una serie di polemiche, calunnie, accuse, persino di fronte a tribunali, che coinvolsero i protagonisti della vicenda e si trascinarono per 54 anni, dando origine al cosiddetto Caso K2.
Nel 2008 la storia del K2 viene riscritta. Le cose non sono andate come ci erano state raccontate da Ardito Desio. La versione ufficiale dell' ultima parte della salita dal campo VII in su è invece quella messa a punto dai tre saggi, Fosco Maraini, Alberto Monticone e Luigi Zanzi, espressamente nominati dal Club Alpino Italiano nel febbraio 2004. Cosa accadde lassù, a oltre 8000 metri, nella zona della morte, tra il 30 e il 31 luglio 1954? Gli elementi di novità acquisiti dall' expertise sono esplicitamente sottolineati da Annibale Salsa, presidente generale del Cai, in una nota che apre il volume nel quale la relazione viene finalmente pubblicata: K2, una storia finita a cura di Luigi Zanzi (Priuli&Verlucca, 144 pp., 12 ). A Walter Bonatti e all' hunza Mahdi viene finalmente riconosciuto un ruolo cruciale nella conquista del K2. Diversamente da quanto inizialmente sostenuto, la salita alla cima venne compiuta da Lacedelli e Compagnoni con l' uso dell' ossigeno recato dai compagni. Essi spostarono del tutto arbitrariamente il campo più in alto di circa 250 m rispetto al punto fissato (da 7900 m a 8150 m), in una zona invisibile, al di là di un' impegnativa traversata rocciosa. Il nuovo sito era difficilmente raggiungibile da Bonatti e dall' hunza Mahdi, incaricati di portare a quella quota le bombole d' ossigeno per il balzo finale agli 8616 m della vetta. L' inspiegabile carenza di comunicazioni tra Compagnoni-Lacedelli e Bonatti-Mahdi costrinse questi ultimi a bivaccare di notte nella tempesta a circa 8150 m d' altitudine, con gravissimo rischio per le loro vite. Vittima di accuse infamanti, Bonatti si era battuto fin d' allora anche nei tribunali per ottenere il riconoscimento della sua verità. A quattro anni dal cinquantesimo anniversario della conquista dell' unico ottomila raggiunto in prima ascensione dagli italiani, per lui questo è un risultato importantissimo. Ma già Messner nel 2004 aveva affermato che, se la conquista del K2 ha il proprio padre in Ardito Desio, ha certamente il secondo padre in Walter Bonatti. Grazie alla pubblicazione della relazione, si mette fine allo strascico di polemiche, accuse, processi e figuracce seguiti a una scalata che voleva essere il simbolo del riscatto del nostro paese dopo l' umiliazione del fascismo e della guerra. Solo ora la storia della nostra conquista del K2 può dirsi davvero finita. Al Cai il merito di avere avuto il coraggio di smentire, sia pure dopo mezzo secolo, la versione di Desio, ripristinando finalmente la verità storica.

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