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lunedì 24 luglio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 24 luglio.
Il 24 luglio 1956 Jerry Lewis e Dean Martin annunciano la fine del loro sodalizio, durato 10 anni.
Correva l’anno 1945 quando, mentre passeggiava per Manhattan con un collega, a Jerry Lewis fu presentato Dean Martin. Jerry si innamorò letteralmente: si può essere così belli? pensò osservando lo sconosciuto avvolto in un cappotto di cammello. Dino era arrivato con una scrittura da quattro settimane all’Havana Madrid, all’incrocio tra Broadway e la Cinquantesima; Jerry era lì da un paio di mesi e il suo compito era di presentare lo spettacolo.
Ci sono giorni in cui dal caos si solleva una nota così intonata da commuovere, ecco uno di quei giorni! Jerry capì che c’era un’alchimia, poi ognuno però andò per la sua strada. Qualche mese più tardi ad Atlantic City, al Club 500, quando un attore si ammalò, parlando con il proprietario, Jerry fece il nome di Dean (lo racconta lui stesso in un’intervista di Peter Bogdanovich contenuta nel volume “Chi c’è in quel film?”. Fandango Libri). “Non mi serve un altro cantante” fece lui, ma Jerry, che tremava di aspirazioni, rispose “Non è un altro cantante. Io e lui insieme facciamo un sacco di scenette”. Il proprietario lo fece venire e Dean cantò le sue canzoni e uscì di scena. Il tizio del club andò da Lewis: “Dove sarebbero le scenette comiche? Se non le vedo nel secondo spettacolo vi ritrovate gli scarponi di cemento”. I due filarono in scena e ci rimasero per quasi tre ore. La prima sera, il pubblico era composto da quattro persone. La terza sera: mille e una fila lunga fuori dal locale. Lewis cominciò a scrivere e spiegò a Dean che la comicità sarebbe saltata fuori dall’attrito tra lui, bello e autoritario, e il suo fratellino fastidioso e pasticcione. Perché era questo che faceva Jerry, interpretava un bambino di dieci anni. Che fiuto. Dean era favoloso e impermeabile, Jerry si contorceva e scatenava il putiferio portando ventate di pura anarchia.
Come afferma Alan King in un’intervista: “Sono stato nello show business per 55 anni, e fino a oggi non ho visto niente che facesse più ridere di Martin e Lewis. Loro non facevano solo ridere: loro scatenavano il pandemonio. La gente si sdraiava sui tavoli”.
La follia contagiò il mondo intero e in radio si espresse nello show della NBC “The Colgate Comedy Hour”. Hollywood non poteva certo rimanere indifferente alla potenza sprigionata da quella assurda coppia e la Paramount la spuntò sugli altri Studios. L’affare fruttò sedici lungometraggi: titoli come “La mia amica Irma”, “Attenti ai marinai”, “Morti di paura”, “Il nipote picchiatello”, “Artisti e modelle” e “Hollywood o morte!”. La DC Comics pubblicò addirittura una serie a fumetti, “The Adventures of Dean Martin and Jerry Lewis”.
Il 24 luglio del 1956, a dieci anni esatti dall'inizio dell’unione artistica, Lewis e Martin annunciarono la loro separazione nel corso di uno show al Copacabana di New York. Era la fine, Martin era strizzato in un ruolo di spalla che gli andava sempre più corto, Lewis voleva la regia. Simbolica e tremendamente sconcertante fu, nel 1954, la pubblicazione sulla copertina di Look Magazine di una foto in cui il volto di Martin appariva tagliato.
L’amore si era consumato e ognuno tornò a imboccare la propria strada di alterni successi. La comicità però era cambiata per sempre toccando verità che riguardavano tutti.

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