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martedì 21 giugno 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 giugno.
Il 21 giugno 1970 a Città del Messico si disputa la finale dei mondiali di calcio, tra Italia e Brasile.
Rispettando il principio di alternanza in voga sin dalle prime edizioni, la FIFA decise di affidare alla nazione centroamericana l'organizzazione dell'evento. Fu il primo campionato mondiale di calcio a disputarsi in altura, ad un'altezza di all'incirca 2000 metri dal livello del mare e la logica conseguenza fu che la violenza e l'agonismo, che avevano caratterizzato il precedente torneo inglese del 1966, cedettero il posto alla tecnica e a una condotta di gara accorta. Di ciò si avvantaggiarono proprio le squadre sudamericane, che presentavano un gioco più tecnico, con ritmi più sostenuti.
Ben 70 paesi si iscrissero alla manifestazione tramite le qualificazioni e le sedici squadre che parteciparono alla fase finale furono:
    Brasile
    Messico
    Italia
    Inghilterra
    Germania Ovest
    Uruguay
    URSS
    Svezia
    Cecoslovacchia
    Bulgaria
    Belgio
    Israele
    Perù
    El Salvador
    Romania
    Marocco
Tutte le squadre che avevano vinto, almeno una volta, la Coppa del Mondo quindi, parteciparono alla fase finale di Messico '70. La fase dei gironi si svolse con gli stessi criteri dell' edizione precendente, ma il regolamento aveva comunque introdotto importanti novità. Prima fra tutte, la possibilità per i CT di poter effettuare due cambi all'interno di una stessa partita (vedremo in seguito che la novità interessò da vicino la squadra italiana). Per la prima volta, ad opera del contestato arbitro Aston che aveva diretto la famosa Battaglia di Santiago otto anni prima, furono utilizzati cartellini colorati (giallo e rosso) per segnalare l'ammonizione o l'espulsione dei giocatori. La piu grande preoccupazione per le squadre partecipanti fu senza dubbio l'altitudine, erano temuti affanni e possibili malesseri dovuti alla rarefazione dell’aria. Molte nazionali fecero preparazioni specifiche, per presentarsi al toneo pronti ad affrontare qualsiasi evenienza. La Svezia realizzò cabine pressurizzate per assuefare i giocatori alle condizioni messicane. I cecoslovacchi si allenarono sui Pirenei, i bulgari sui duemila metri di Belkemen, la loro montagna, dove ospitarono i sovietici. Anche gli israeliani, per la prima volta al Mondiale, si prepararono ad alta quota: prima sul monte Hermon, poi ad Addis Abeba ed infine nel Colorado. Brasile e Inghilterra sostarono a lungo in Messico prima del campionato. Italia, Germania e Belgio non usarono accorgimenti particolari, ma anticiparono l’arrivo in Messico.
La Nazionale italiana arrivò nel paese del centro America con rinnovato vigore rispetto alle ultime edizioni dei Mondiali. L'Italia due anni prima, nel 1968, vinse il campionato europeo, tornando finalmente a conquistare un titolo internazionale, ed era speranzosa di poter proseguire nel campionato e riscattarsi delle magre figure delle edizioni precedenti. Ferruccio Valcareggi, allenatore degli Azzurri, poteva contare su una formazione di tutto rispetto, tra cui spiccavano i nomi di Dino Zoff, Gigi Riva, Roberto Boninsegna, Gianni Rivera e Sandro Mazzola. E proprio questi due ultimi giocatori divennero presto un gran problema per il CT. Valcareggi si trovò di fronte ad una difficile scelta: chi, tra Sandro Mazzola e Gianni Rivera, avrebbe dovuto schierare in campo come titolare, al fianco di Gigi Riva. L'evoluzione naturale di Mazzola infatti (da centrocampista ad attaccante), l'aveva portato a divenire un doppione del Golden Boy Rivera, dal lancio meno geniale, ma dalla continuità nettamente superiore. Una possibile coesistenza, proposta dal CT, diveniva impossibile. Nessuno dei due era disposto a perdere il proprio ruolo e agiocare da ala, con la maglia numero 7. Valcareggi optò per la più celebre e discussa staffetta di tutti i tempi: Mazzola come titolare e Rivera in panchina, pronto ad entrare nel corso della partita.
Valcareggi, come anticipato, poteva contare su tanti campioni. Tra tutti da segnalare il grande talento di Gigi Riva. Ala sinistra o punta, di lui si ricorda soprattutto il fiuto del gol e la potenza di tiro del suo piede sinistro (il pallone superava spesso i 140 km all'ora). Era completamente mancino e in tutta la sua carriera calcistica segnò solo due gol col piede destro. Per la potenza del suo tiro, Gianni Brera lo soprannominò "Rombo di tuono". Non vinse mai il Pallone d'oro, ma ci arrivò molto vicino in due occasioni. Nel 1969 arrivò secondo alle spalle di Gianni Rivera per soli 4 punti e nel 1970 terzo, dietro Gerd Müller e Bobby Moore, che lo precedettero rispettivamente di 12 e 4 punti. Ad oggi con 35 gol in maglia azzurra, Gigi Riva è il miglior marcatore di tutti i tempi dell'Italia davanti a Meazza (33), Piola (30), Baggio e Del Piero (entrambi 27).
La Nazionale, con una vittoria contro la Svezia per 1-0 e due pareggi senza reti contro l'Uruguay e l'Israele, riuscì a superare la fase dei gironi ed accedere ai quarti, dove affrontò la squadra padrone di casa, il Messico. La nazionale messicana si portò in vantaggio col gol di Gonzales al 17' del primo tempo, a causa di un errore della difesa azzurra; al 25' Domenghini riportò la partita in pareggio. Solo nel secondo tempo l'Italia riuscì a metter fine all'incontro e a decretare la sua superiorità; prima con un gol di Riva al 63' e poi, 7 minuti più tardi, da Rivera, che era entrato in campo al posto di Mazzola. Ancora Gigi Riva chiuse definitavemente l'incontro al 76' : 4-1, gli Azzurri ebbero accesso alla semifinale contro la Germania.
La semifinale Italia – Germania è ricordata da molti come la partita del secolo, la partita più avvincente ed entisiasmante di tutta la storia dei Mondiali. I tedeschi erano riusciti a battere l'Inghilterra nei quarti, col risultato finale di 3-2 e a riscattarsi, quindi, di quanto accadde solo 4 anni prima nella finale del Mondiale in Gran Bretagna. La Germania di Schoen, che si apprestava ad incontrare l'Italia, era una squadra fortissima sul piano atletico, un'avversaria molto difficile da affrontare e temuta da tutti. Le due formazioni vennero schierate al meglio.
    Italia: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera, Domenghini, Mazzola, Boninsegna, De Sisti, Riva.
    Germania: Maier, Vogts, Patzke, Schnellinger, Schultz, Beckenbauer, Grabowski, Overath, Seeler, Mùller, Lohr.
Al 8' del primo tempo l'Italia si portò in vantaggio con rete di Boninsegna che segnò con un tiro preciso che si infilò alla destra di Maier. La gara era aperta; l'Italia sfiorò in un paio di occasioni il raddoppio ma anche la Germania ebbe le sue occasioni per pareggiare. Nel secondo tempo Mazzola uscì per far posto a Rivera, la formazione italiana perse consistenza a centrocampo, mentre l'iniziativa dei tedeschi si faceva sempre più pressante. Al 90' accadde l'inevitabile: gol di Schnellinger e partita ai tempi supplementari. Furono i 30 minuti più intensi di tutta la storia del calcio, i giocatori erano fisicamente stremati, ma spinti da un'incredibile voglia di vincere. Al 94' Gerd Muller portò in vantaggio i tedeschi e per gli Azzurri sembrava finita. Era invece solo l'inizio dei fuochi d'artificio. Quanche minuto dopo infatti, Burgnich ristabilì inaspettatamente l'equilibrio e 5 minuti più tardi Gigi Riva segnò la rete del vantaggio azzurro. La rete di Riva, forse la più bella della partita, non fu sufficiente a decretare la fine dell'incontro. Al 109', ancora Muller segnò la rete del 3-3. Ma un minuto dopo, al minuto 110, dopo una prolungata azione sulla sinistra, Boninsegna superò gli sbarramenti difensivi dei tedeschi e servì al centro per Rivera; il Golden Boy con un colpo calibrato mise la palla alle spalle del portiere tedesco Maier, spiazzandolo. 4-3 per l'Italia e mezza nazione col cuore in gola. Gli ultimi dieci minuti dei supplementari furono intensissimi, ma la partita si concluse con la storica vittoria della Nazionale. Fu, come detto, una partita memorabile. Come ricordo per le generazioni future la federazione messicana appose addirittura una targa commemorativa che ancora oggi si trova all'interno dello stadio Azteca (Città del Messico), teatro di quella epica partita.
L'Italia, dopo ben 32 anni, arrivò in finale, dove trovò il fortissimo Brasile di Pelè. In questa partita si designava il Paese che avrebbe conquistato definitivamente la Coppa Jules Rimet che, come da regolamento, sarebbe entrata in possesso della nazionale vincitrice, per 3 volte, del titolo mondiale. Sia il Brasile che l'Italia erano candidate alla vittoria definitiva della Coppa in quanto entrambe, prima della finalissima in Messico, avevano conquistato il trofeo per ben due volte ciascuna. Si affrontavano per certi versi, le scuole calcistiche più forti e vincenti di sempre. La Nazionale arrivò alla partita finale allo stremo delle forze. I giocatori erano provati fisicamente dall'intensissima semifinale giocata qualche giorno prima contro la Germania e impostarono una partita soprattutto difensiva. L'incontro fu dominato dal Brasile, di netta superiorità fisica ed atletica. Al 18' Pelè, con un'elevazione quasi irreale, mise la palla alla spalle di Albertosi con colpo di testa. Gol bellissimo e Brasile in vantaggio. L'Italia reagì al 37' quando Boninsegna, grazie ad un errore di Everaldo, segnò il gol del pareggio azzurro. Poteva essere l'inizio della rimonta ma si rivelò un episodio sporadico. Il secondo tempo fu un tripudio verdeoro. La formazione brasiliana, forse la squadra più forte di tutti i tempi guidata in campo da Pelè, andò in rete per ben tre volte. Al 65' segno' Gerson, con un bellissimo tiro dai sedici metri. Al 70' Jairzinho firmà il terzo gol. All' 86 Carlos Alberto segnò la rete del 4-1 finale su assist di Pelè, nell'azione più bella di tutto il match. Il Brasile fu per la terza volta Campione del Mondo ed entrò definitivamente in possesso del trofeo Jules Rimet. Gli Azzurri tornarono in patria accolti da numerose polemiche e dalla forte delusione dei tifosi. Valcareggi era messo sott'accusa per non aver rispettato nella finalissima la famosa staffetta Mazzola – Rivera, schierando in campo il talento del Milan solo a 6' dalla fine. A distanza di anni si può invece dire che gli Azzurri raggiunsero un risultato importante e inaspettato, considerando le condizioni ambientali messicane difficili e, soprattutto, la forza del Brasile del 1970, una delle nazionali più forti di ogni epoca.

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