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mercoledì 18 maggio 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 maggio.
Il 18 maggio 1910 la cometa di Halley incrociò di nuovo, nella sua orbita, la Terra.
L’astronomo britannico Edmond Halley (1656-1742) aveva capito che una bella signora dalla chioma luminosa (una cometa, dal greco kòme, che significa appunto chioma) era solita farsi rivedere in cielo a intervalli regolari. Halley fu infatti il primo a intuire la periodicità della cometa che di lì in poi porterà il suo nome, e il primo a calcolarne l’orbita, scoprendo che la più famosa tra le comete faceva capolino nella volta celeste ogni 76 anni circa, e che di conseguenza si potevano conoscere in anticipo le date degli appuntamenti successivi. Un rendez-vous che, seppure non previsto, era avvenuto tante altre volte nella storia. La prima, proprio il 30 marzo 239 a.C, come suggeriscono le cronache cinesi dell’epoca, lo Shih chi e il Wen Hsien Thung Khao, nonché alcuni recenti calcoli astronomici. Da lì in poi quella cometa (ufficialmente 1P-Halley) non sarebbe mai più passata inosservata, e avrebbe fatto da cornice a importanti avvenimenti storici, spesso ritenuta portatrice di oscuri presagi o di avvenimenti eccezionali.
Le coincidenze importanti di questo corpo celeste risalgono già alla sua quarta apparizione (documentata), nel 12 a.C.: secondo alcuni, quella sua comparsa sarebbe in grado di spiegare la famosa Stella di Betlemme che guidò i re Magi verso la natività. Nel 1066, invece, la scia luminosa accompagnò la Battaglia di Hastings tra anglosassoni e normanni, per il controllo dell’Inghilterra. Un passaggio visto di buon auspicio da questi ultimi, che per festeggiare la vittoria decisero di raffigurarla nell’ arazzo di Bayeux. Neanche duecento anni dopo, nel 1301, la cometa passava sopra la testa di Giotto, che ne trasse ispirazione per raffigurare nella sua Adorazione dei Magi una stella dalla lunga coda splendente. Non a caso la sonda spaziale dell’ Agenzia spaziale europea, destinata a studiare la cometa di Halley, prende proprio il nome del pittore.
La cometa fu puntuale ai successivi appuntamenti, ma fino all’intuizione di Edmond Halley, delle sue periodiche comparse non si ebbe notizia. Per secoli, infatti, si ritenne che i passaggi delle comete fossero eventi unici. Solo dopo la scoperta dell’astronomo inglese si cominciò a spulciare nel passato alla ricerca di testimonianze storiche e astronomiche.
La scoperta di Halley, che nella vita fu anche matematico, metereologo e geofisico, era iniziata nel 1682. Testimone del passaggio della cometa, ne rimase affascinato. Prese così a studiare quegli oggetti celesti da vicino (per modo di dire): con gli occhi puntati al cielo e la mano alle prese coi numeri, Halley nel 1705 calcolò - grazie alle leggi elaborate dall’amico Isaac Newton e alle teorie di Keplero - la traiettoria di 24 comete descritte dal 1337 al 1698. Fu così che, basandosi sulle descrizioni storiche, scoprì che i passaggi del 1531, del 1607 e del 1682 avevano caratteristiche assai simili. Così simili da indurlo a credere che si trattasse sempre dello stesso corpo celeste. Se aveva visto giusto, la cometa sarebbe apparsa di nuovo nel 1758, dopo 76 anni circa. E così fu.
L’astronomo, morto nel 1742, non fece in tempo a vedere con i suoi occhi quello che i calcoli gli avevano già suggerito. Ma la cometa si presentò puntuale la sera di Natale del 1758 e di nuovo nel 1835, nel 1910 e ancora nel 1986. Per rivederla bisognerà attendere il 2061.

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