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lunedì 16 maggio 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 maggio.
Il 16 maggio 1792 viene inaugurato il Teatro la Fenice a Venezia.
Alla fine del Settecento Venezia, regina dell’opera lirica per tradizione storica e artistica, disponeva di sette teatri funzionanti: il S. Salvador (poi Apollo, S. Luca, ed oggi Goldoni), il S. Cassiano, il S. Angelo, il S. Moisè; infine i tre teatri di proprietà della famiglia Grimani — il S. Giovanni Grisostomo (oggi Malibran), il S. Samuele, e il S. Benedetto (oggi Rossini). Quest’ultimo, che era il teatro più elegante e frequentato, venne distrutto da un incendio nel 1773. Appena ricostruito, diede origine ad una vertenza giudiziaria fra la società proprietaria del nuovo teatro e la famiglia Venier, proprietaria di una parte del terreno. La sentenza diede ragione ai Venier e la società, obbligata a vendere il teatro, decise di costruirne un altro più grande, più bello, più lussuoso di quello ceduto.
“La Fenice” fu il nome del nuovo Teatro, per simboleggiare la splendida rinascita della Società dalle proprie disavventure. Ventinove furono i progetti presentati: con settantadue voti favorevoli, e ventotto contrari, l’assemblea dei soci scelse quello di Giannantonio Selva (1753-1816).
Non fu una decisione facile: tanta era l’importanza dei teatri nella vita veneziana, che l’intera opinione pubblica si appassionò alla gara per il progetto del nuovo teatro. La scelta fu comunque felice: Selva optò per un’architettura nobile ma discreta, integrata nella misura urbana di Venezia, permeata di razionalità illuministica, senza cedere alla tentazione dell’enfasi monumentale e retorica. Anche visivamente, dunque, la Fenice si presentava come continuazione e coronamento di una tradizione veneziana continua ed ineguagliata. La pianta “irregolare” del teatro derivava dalla necessità di sfruttare al meglio il terreno disponibile, ma l’architetto Selva seppe trarne partito per progettare uno spazio mosso e coinvolgente, privo della simmetrica rigidità che contraddistingue taluni edifici dell’epoca.
L’opera di demolizione delle vecchie case ebbe inizio nel giugno del 1790. In aprile del ’92 il teatro era costruito, e il 16 maggio fu inaugurato con l’opera I giochi di Agrigento, composta da Giovanni Paisiello su libretto di Alessandro Pepoli. Da allora La Fenice si è distinta come uno dei massimi teatri italiani ed europei, contribuendo a formare la storia del melodramma attraverso le prime rappresentazioni di numerosi capolavori.
Il teatro subì un traumatico destino: per due volte bruciò e per due volte, proprio come il mitico uccello, risorse dalle sue ceneri.
Il 13 dicembre 1836 venne quasi completamente divorato dalle fiamme, si salvarono solo una parte dell’ingresso e i muri perimetrali. Fu subito ricostruito sul modello dell’originale dagli ingegneri Tommaso e Giovanni Battista Meduna.
Nel corso del XIX secolo fu sede di numerose prime rappresentazioni di opere liriche di grandi autori italiani come Gioachino Rossini ( Tancredi, Sigismondo, Semiramide), Vincenzo Bellini (i Capuleti e i Montecchi, Beatrice di Tenda), Giuseppe Verdi (Ernani, Attila, Rigoletto, La Traviata, Simon Boccanegra).
La prima della Traviata (6 marzo 1853) a causa soprattutto d’interpreti non all’altezza e della scabrosità dell'argomento, si rivelò un sonoro fiasco; ripresa l’anno successivo con l’interpretazione di un cast più valido e retrodatando l'azione di due secoli, riscosse finalmente il meritato successo.
Durante la Repubblica di Manin vi si tennero esclusivamente concerti per raccogliere fondi per la resistenza agli Austriaci.
Il 29 gennaio 1996, ancora una volta, il teatro venne distrutto dal fuoco, sviluppatosi, non senza precise responsabilità, durante alcuni interventi di ristrutturazione e adeguamento. Il teatro è stato riedificato, nello stile del precedente, in circa otto anni.
Durante i lavori, le rappresentazioni dell'ente lirico veneziano hanno avuto luogo al Palafenice, una struttura provvisoria appositamente creata al Tronchetto, e al Teatro Malibran.
Il 14 dicembre 2003 è stato inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con un concerto diretto da Riccardo Muti, che ha aperto le celebrazioni di una Settimana inaugurale.
Dal 1º gennaio 2004, sempre per festeggiare la riedificazione del famoso teatro, vi si svolge, in contemporanea al Musikverein di Vienna, il Concerto di Capodanno, in cui vengono eseguiti pezzi d'opera lirica, in particolare italiana ma anche straniera.
La Fenice presenta una facciata neoclassica con una vistosa scala che sale dal campo verso un alto pronao a quattro colonne corinzie, coronata da una balaustra. Le due statue nelle nicchie, la Danza e la Musica, sono opere di Giovanni Battista Meduna, così come il fregio centrale con l’emblema della mitica fenice. Anche la facciata sul retro, che prospetta sul rio Santa Maria Zobenigo, venne eretta dal Selva secondo stilemi neoclassici e presenta un bugnato che riveste le cinque arcate del piano terra e tre finestroni con timpano al primo piano.
Gli interni, che erano riccamente decorati con stucchi e dorature di finissimo pregio eseguiti in epoche e da artisti diversi e che andarono tutti perduti nel pauroso incendio del 1996, sono stati ripristinati grazie all’intervento di eccellenti artigiani che hanno ricopiato in modo pressoché perfetto tutti gli antichi decori e arredi.
Il teatro, al di fuori della sua attività istituzionale, è visitabile dal pubblico su appuntamento, un’esperienza veramente unica, che permette di conoscere i molteplici retroscena delle sue sale e dei molti protagonisti che le hanno calcate.

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