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mercoledì 16 marzo 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 marzo.
Secondo le previsioni degli astronomi, esiste una buona probabilità che il 16 marzo 2880 un asteroide colpisca il pianeta Terra.
L'asteroide cattivo si chiama 1950 DA e l’orbita che percorre intorno al Sole incrocia pericolosamente quella della Terra. Uno di questi incontri potrebbe addirittura trasformarsi un rovinoso tamponamento cosmico.
Il lato buono della faccenda è che questo appuntamento è fissato per il 16 marzo 2880.
Decisamente presto preoccuparsene ora, è vero, ma per i nipoti dei nostri pronipoti si potrebbe trattare di emergenza planetaria. Vediamo dunque un po’ più da vicino l’intera faccenda.
Contrariamente a quanto si possa pensare, 1950 DA non è un oggetto appena individuato ma si tratta di una vecchia conoscenza degli astronomi. Scoperto nella notte del 23 febbraio 1950 da C.A. Wirtanen (Lick Observatory - California), l’asteroide venne osservato con cura per 17 giorni ma poi se ne perse ogni traccia.
Quando il 31 dicembre 2000 il Programma di ricerca LONEOS (Lowell Observatory Near Earth Object Search) individuò un nuovo oggetto (inizialmente battezzato 2000 YK66) e fu possibile ipotizzarne l’orbita, risultò chiaro che si trattava proprio di 1950 DA. Recuperata l'identità dell’asteroide, fu possibile individuare la sua presenza anche su lastre fotografiche risalenti agli anni ’80.
Davvero una situazione fantastica per gli astronomi che dovevano determinare l’orbita dell’asteroide: unendo le nuove osservazioni con quelle del 1950 e degli anni ’80 si poteva stimare l’orbita di 1950 DA con una precisione straordinaria.
La ciliegina sulla torta venne aggiunta nel 2001. Nei primi giorni del mese di marzo l’asteroide sarebbe transitato nei pressi della Terra e il team di Steve Ostro non si lasciò sfuggire l'occasione di puntare su 1950 DA le antenne radar di Goldstone e Arecibo. Il passaggio era sufficientemente ravvicinato (circa 7,8 milioni di km, poco più di 20 volte la distanza Terra-Luna) e ciò ha consentito non solo di effettuare accurati rilievi della posizione dell’asteroide, ma anche di determinarne le dimensioni e la forma.
Ad occuparsi di quanto potesse essere pericoloso l’appuntamento cosmico del 16 marzo 2880 ci ha pensato un team di scienziati di primo piano, coordinati da Jon Giorgini. Lo studio è stato pubblicato su Science il 5 aprile 2002.
Il risultato più appariscente della ricerca è senza dubbio la valutazione della probabilità di impatto con la Terra, compresa tra lo zero (assenza di impatto) e lo 0,33% (una probabilità su 300). Il fatto da sottolineare, però, è che questa volta l'incertezza non dipende da carenza di dati astrometrici, ma dalla inadeguatezza delle nostre conoscenze dei parametri fisici dell'asteroide. Questo rende il caso di 1950 DA completamente diverso dai precedenti.
Il punto cruciale che emerge dallo studio è che le nostre previsioni ed i calcoli relativi a futuri possibili rischi di impatto di asteroidi con il nostro pianeta sono profondamente collegati alle conoscenze delle caratteristiche fisiche del potenziale proiettile. Il ruolo giocato dai parametri fisici è fondamentale per studiare il comportamento dinamico dell'asteroide sul lungo periodo: l’impossibilità, cioè, di determinare con certezza cosa avverrà nel 2880 dipende strettamente dalla nostra limitata conoscenza di 1950 DA.
Alcune cose già le conosciamo, ma molte altre mancano all’appello.
Grazie alle eccezionali immagini radar sappiamo che ha una forma grossomodo sferica e che il suo diametro maggiore è di 1,1 km. Sappiamo inoltre che 1950 DA sta ruotando su se stesso piuttosto velocemente compiendo un giro in poco più di due ore, un valore che lo pone al secondo posto nella classifica dei rotatori della sua stazza. Ignoriamo però come sia orientato nello spazio il suo asse di rotazione, ci è sconosciuto il valore della sua massa, nulla sappiamo della composizione interna e neppure di come la sua superficie rifletta la luce. Tutte conoscenze indispensabili perché nel lungo periodo faranno sentire la loro influenza perturbando lievemente l’orbita: un leggero soffio che, per i nostri lontani discendenti, giocherà un ruolo cruciale, trasformando l’appuntamento cosmico con 1950 DA in un impatto catastrofico o in un innocuo passaggio ravvicinato.
Nello studio del comportamento futuro dell'asteroide si è tenuto conto di una miriade di fattori perturbativi, praticamente di tutto ciò che le nostre attuali conoscenze ci consentono di ipotizzare. Non tutti questi fenomeni, però, sono noti con sufficiente precisione e questo spiega come mai ci si deve accontentare di un range di valori quale quello proposto dal team di Giorgini.
La causa principale di questo margine di indeterminazione è l’attuale impossibilità di valutare il disturbo arrecato dall’effetto Yarkovsky (una sorta di effetto-razzo causato dall'emissione termica della faccia più calda dell'asteroide). La definizione accurata di questo fattore richiede non solo di conoscere dettagliatamente i parametri fisici più grossolani quali la massa, la forma e la collocazione spaziale dell’asse di rotazione, ma anche di possedere informazioni particolareggiate sulle caratteristiche ottiche e il comportamento termico dell’intera superficie. Tutte conoscenze per le quali potrebbe anche risultare indispensabile una specifica missione spaziale.
In attesa che ciò possa avvenire è indispensabile sfruttare ogni occasione per approfondire il più possibile le nostre conoscenze su 1950 DA. In tal senso un primo importante appuntamento sarà il passaggio ravvicinato del 2032, occasione che si presta molto bene ad una nuova analisi radar.
Nel frattempo è doveroso non prendere assolutamente decisioni affrettate. La Terra allo stato attuale non corre nessun pericolo e l’umanità ha davanti a sé quasi 880 anni per acquisire nuove conoscenze e progettare un eventuale intervento su 1950 DA. Il nostro ruolo non è comunque di assoluta indifferenza. L'asteroide deve assolutamente essere inserito nella lista dei "sorvegliati speciali" per acquisire il maggior numero possibile di informazioni sul suo conto.
Se, poi, l’eventualità dell’impatto dovesse essere spiacevolmente confermata, ci penserebbero i nipoti dei nostri pronipoti a predisporre un piano di difesa sfruttando al meglio le informazioni raccolte ed i sofisticati marchingegni della loro tecnologia.

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