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venerdì 6 novembre 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 novembre.
Il 5 e il 6 novembre 1994 la provincia di Alessandria (in particolare il quartiere Orti, oltre a tanti paesi come San Michele, Casalbagliano, Solero e Castelceriolo) fu flagellata da un’alluvione causata dall’esondazione del Tanaro.
In tutto il Piemonte ci furono 70 vittime (14 solo ad Alessandria, 11 già nella giornata del 6 novembre ed altre 3 nei giorni successivi), più di 2000 sfollati e circa 5500 miliardi di danni, ovviamente in lire.
Numeri freddi, ma al tempo stesso imprescindibili per dare un’idea delle proporzioni di quanto accaduto. Dino Crocco, un giornalista locale oggi scomparso, nell’edizione straordinaria fatta in diretta dagli studi di Telecity commentò così le immagini trasmesse insieme al giornalista Franco Capone, appena tornato da un viaggio su un elicottero dell’Aeronautica Militare insieme ad alcuni Vigili del Fuoco e Militari che erano andati a salvare dalla furia delle acque, alte 3 metri, un’intera famiglia di Astuti: “A tutte le domande, queste persone non possono fare altro che rispondere: ‘Ho paura!’ Sarà questa l’immagine, il ricordo che avranno anche tra 10 o 20 anni. Una cosa completamente diversa da chi sta vedendo le immagini da casa.
Non per mancanza di sensibilità, ovviamente, ma per effetto della vita attuale hanno quasi la sensazione di assistere ad un telefilm: invece questa è la realtà drammatica che sta vivendo in questo momento la comunità di Alessandria”. O come lo stesso Capone, che ripensando a quelle drammatiche ore vissute in prima persona, ancora oggi definisce quell’eperienza “una delle più sconvolgenti e sconcertanti” per una terra, il Piemonte, che già allora aveva iniziato ad essere “martoriata dalla crisi occupazionale, industriale ed economica”. Oppure come il giornalista e radiocronista Fausto Mamberti, che ricorda come “quel giorno” ci abbia praticamente “rimesso l’auto per raggiungere Radio Cosmo e poter raccontare quanto stava accadendo”. O ancora come Vincenzo Pescolla, allora massaggiatore dell’Alessandria Calcio, che con la consueta bonomia oggi afferma di aver fatto “ciò che in quel momento era semplicemente l’unica cosa giusta da fare”. Anche se, in realtà, contribuì in maniera determinante al salvataggio di due persone che cercavano di raggiungere le rispettive abitazioni vicino allo stadio.
Al Moccagatta la partita Alessandria-Bologna fu ovviamente rinviata, come ricorda anche l’ex giocatore Salvatore Avallone: “Mia moglie era in attesa di quello che poi sarebbe stato il mio primogenito. Una giornata drammatica, che rimarrà impressa per sempre nella mia memoria. Abitavamo proprio a metà di Corso Roma, e ricordo come se fosse ieri il momento in cui scesi con mia moglie per strada: c’era dappertutto acqua mista a fango e un odore di gasolio fortissimo. Per fortuna riuscimmo a raggiungere la parte del Corso in cui non era arrivata l’acqua”. I mesi successivi furono molto duri, ma, come ha giustamente ricordato lo stesso Avallone, tutti gli abitanti di Alessandria “seppero rialzare la testa e tornare in breve tempo ad una vita il più possibile normale”.
È una tarda mattinata di una domenica autunnale umida e piovosa di inizio novembre come tante altre. Eppure, osservando in alcune zone della città il livello dell’acqua nei pressi dei tombini, ti accorgi che sta salendo lentamente ma in modo inesorabile.
Non è la solita storia delle fogne intasate, come del resto succede ancora oggi in tutta Italia quando piove per qualche ora in modo violento e ininterrotto. No, questa volta basta davvero poco per intuire che la situazione è destinata a sfuggire completamente di mano: il fiume è esondato e sta per allagare molte zone della periferia e almeno mezza città.
Ed ecco allora tornare alla mente, in modo assolutamente indelebile, il celeberrimo anatema televisivo “Peste li colga!” rivolto più volte dal già citato Dino Crocco a tutti gli “sciacalli” in cerca di refurtiva, al quale fecero da ideale compendio, a carattere nazionale, sia le dirette fatte dal Gabibbo di “Striscia la Notizia” in Piazza Garibaldi per denunciare lo scandalo delle bottiglie di acqua vendute a 8.000 lire, sia le testimonianze di alcuni gestori delle bancarelle del Mercato di Piazza Garibaldi ospiti nel salotto di Maurizio Costanzo, per raccontare la disperata storia di chi in quel momento aveva perso davvero tutto. Restano nella memoria, in maniera forse un po’ isterica e irrazionale, anche gli interventi televisivi dell’allora sottosegretario alla Protezione Civile, Ombretta Fumagalli Carulli e di Roberto Maroni, a quel tempo Ministro dell’Interno, che come riportato da “La Stampa” dell’8 novembre 1994, esortò subito “un’inchiesta sulle responsabilità di chi ci ha preceduto”. Ad Alessandria, in particolare, ci furono grandi polemiche per i fax delle autorità che, pur invitando giustamente all’evacuazione e alle operazioni di soccorso, arrivarono però a destinazione negli uffici vuoti, perché quel giorno era domenica. Anche se il dopo-alluvione, per fortuna, fu anche l’occasione per avviare le innumerevoli gare di solidarietà, come i tantissimi volontari arrivati da ogni parte di Italia e gli autobus targati Ferrara, messi a disposizione dal capoluogo emiliano e utilizzati nei mesi successivi all’alluvione. Ma forse, ancora oggi, per tutti gli alessandrini che hanno vissuto quella tragedia, più ancora del richiamo mediatico, il ricordo più forte e drammatico resta quello legato alla discesa spontanea di tantissimi cittadini nelle vie del centro che nel frattempo erano restate al buio e allagate, con quell’odore acre di petrolio e fango che ti entrava nel naso e non ti abbandonava più.
Proviamo a questo punto a fare mente locale: alla fine del 1994 la lira sta proseguendo con tenacia il suo percorso autonomo, l’idea di Europa è ancora molto lontana, per non parlare poi del concetto di mondo globale: è già tanto che 5 anni prima sia stato finalmente abbattuto a Berlino un muro assurdo e ormai totalmente anacronistico. Nessuno, poi avrebbe potuto prevedere anche solo lontanamente la rivoluzione tecnologica che avrebbe poi accompagnato in maniera inesorabile la nostra attuale vita quotidiana, con telefonini, tablet e quant’altro diventati oggi ormai assolutamente imprescindibili per l’illusione di vivere un comunque sempre virtuale “qui e ora”, anche solo per controllare le previsioni del tempo a pochi chilometri di distanza in tempo praticamente reale. Nel frattempo, sono passati vent’anni da quei giorni tristissimi e, per una serie di motivi che un metereologo o un geologo saprebbero sicuramente spiegare molto meglio di noi, in Italia e nel mondo si sono purtroppo verificati tanti fenomeni simili a quello accaduto ad Alessandria. È vero, rispetto ad allora, alcuni tratti degli argini del fiume sono stati rinforzati e la situazione può essere monitorata in ogni momento e molto più facilmente. Eppure, tutte le volte che inizia a piovere con una certa consistenza per qualche ora di fila, ad ogni alessandrino è sufficiente percorrere il ponte che collega la città a Via Giordano Bruno e porta verso San Michele, per osservare come il fiume Tanaro sia ancora lì, pronto ad ingrossarsi a vista d’occhio e ad assumere subito tonalità scure e inquietanti, come un silenzioso ma assordante monito a non dimenticare.

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