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venerdì 13 novembre 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 novembre.
Il 13 novembre 1974 Ronald De Feo Junior, un giovane americano di 24 anni, si presentò in un bar di Amityville, nello stato di New York, per chiedere aiuto: a casa sua erano stati trucidati i suoi genitori. I soccorritori fecero la macabra scoperta di trovare i coniugi DeFeo e 4 dei loro figli di 18, 13, 12 e 9 anni uccisi a colpi di fucile nel loro letto. Il solo Ronald era sopravvissuto.
Ronald De Feo Senior, il padre, che se ne rendesse conto o meno, incarnava il sogno americano.
Era il simbolo vivente di come un discendente di immigrati italiani, residente nella popolare Brooklyn, potesse arrivare in alto, lasciandosi alle spalle ogni preoccupazione economica.
Certo, prima di arrivare all'agiatezza, Ronald aveva dovuto lavorare duramente, nell'azienda del suocero.
Una vita di sacrifici, una vita faticosa.
Alla fine però, il frutto del suo lavoro aveva preso forma. La forma di un'elegante casa a due piani, spaziosa e luminosa, nella deliziosa Amityville, una piccola comunità a Long Island, a solo un'ora dalla giungla di  New York.
Dunque, l'appartamento angusto di Brooklyn  diventa un ricordo quando Ronadl De Feo compra quella casa al numero 112 di Ocean  Avenue. E quella casa ha una tale importanza simbolica per De Feo che viene chiamata "High Hopes" ovvero "Grandi Speranze".
Dall'esterno, Ronald De Feo, sua moglie Louise ed i suoi figli sembrano una famiglia benestante come tante altre: molto unita e tradizionale.
I De Feo hanno una bella casa, una barca, nessuna preoccupazione economica. Cosa si potrebbe desiderare di più? Ma come spesso accade, viste da lontano le cose sembrano migliori. Da vicino invece, il loro splendore si attenua, spento da una realtà piuttosto grigia. E grigia, difficile è la vita della famiglia De Feo vista dall'interno: il capo famiglia ha un temperamento difficile, irascibile, violento. Le liti tra lui e la moglie Louise sono frequenti e spesso degenerano.
Con i figli, Ronald De Feo Senior usa sempre toni che non ammettono repliche. Tra i ragazzi De Feo, ce n'è uno che proprio non riesce a piegarsi al temperamento paterno. E' il maggiore, che porta lo stesso nome dell'odiato padre: Ronald De Feo Junior, meglio noto come Ronnie o "Butch".
Se nell'infanzia "Butch"- ragazzino timido e sovrappeso- è impotente di fronte agli scatti d'ira paterni, una volta divenuto adolescente non è più disposto a subire ordini, urla, rimproveri. Butch sviluppa egli stesso un carattere violento e ribelle e comincia, prestissimo, a fare uso di vari tipi di droghe. Ronald De Feo Sr si rende conto- pur avendo egli stesso non pochi problemi relazionali- che il figlio ha un carattere estremamente problematico, al punto da rendere necessaria una terapia psichiatrica. Butch però è poco collaborativo ed i soldi spesi in terapie non sono ben spesi. Ronald De Feo Sr allora cambia strategia e quei soldi, molti soldi, comincia a darli direttamente al suo ragazzo. E non si tratta di pochi dollari, ma di somme di tutto rispetto con cui Butch può mantenere la sua auto, uscire, comprare droga e sì, anche armi. Ronnie Butch De Feo è l'unico tra i suoi fratelli ad avere una stanza per sè e qui nasconde pistole e fucili, di cui è appassionato collezionista. E' un ragazzo difficile Ronnie e quando finisce la scuola, a diciott'anni, inizia a creare non pochi problemi anche nell'azienda paterna, in cui viene assunto seppur non con grandi responsabilità.
Ronald De Feo Sr capisce che denaro e permessività assoluta non sono stati un buon metodo educativo il giorno in cui, mentre sta litigando ferocemente con la moglie, si ritrova davanti il figlio maggiore che sta puntandogli un fucile contro. Il ragazzo non ha cercato di interrompere la lite, riportando l'ordine. L'obiettivo di Butch è di mettere fine alle grida dei genitori semplicemente sparando al padre a sangue freddo ma, per qualche oscuro motivo, l'arma non spara.
Ronald De Feo Sr è salvo ma quell'episodio non lascia presagire nulla di buono.
Intanto, Ronnie Butch- consumatore di speed ed altre droghe- manifesta comportamenti iper aggressivi anche all'esterno delle mura familiari. L'apice dell'odio tra padre e figlio viene raggiunto nel 1974, quando Butch-Ronnie ha ormai  ventitre anni. L'essersi lasciato gli anni da teenager alle spalle non ha cambiato Ronnie, che continua a combinare guai. Quando un incauto impiegato affida allo scapestrato ragazzo il compito di depositare denaro ed assegni dell'azienda di famiglia, Butch finge- con l'aiuto di un amico- d'essere stato rapinato. La polizia lo interroga, vuole vederci chiaro. Ronald De Feo Sr è sconvolto dall'atteggiamento del figlio, che si contraddice e si mostra poco collaborativo con gli agenti, come se risolvere un grave furto ai danni dell'azienda di famiglia non gli interessasse. Non è difficile intuire che, dietro la fantomatica "rapina" c'è in realtà lo stesso Butch. "C'è il demonio in te", grida Ronald a quel figlio ribelle che non manca di rispondergli per le rime. "Ti ucciderò", urla Ronnie all'ingombrante padre.
Quelle non sono solo parole dettate dalla rabbia. Quella è una promessa. Una promessa che Ronnie "Butch" mantiene, nelle primissime ore del 13 Novembre 1974.  Butch- che ha fatto uso di droghe- siede davanti alla tv mentre l'intera famiglia è a letto. Ad un tratto, mentre guarda la tv, gli sembra di udire i suoi familiari che complottano contro di lui. Una forza misteriosa ed irrefrenabile- come racconterà- lo spinge a prendere uno dei suoi amati fucili e ad uccidere tutti i suoi familiari. A morire per primi sono i genitori, colpiti a morte nella loro camera da letto. Poi tocca ai fratellini Marc (di dodici anni) e John Matthew (di nove). Infine Butch fucila le sorelle: la tredicenne Alison e la diciottenne Dawn.
Le vittime saranno ritrovate tutte distese nei loro letti. Solo Louise- la madre di Butch- e la giovane Dawn- sorella cui Butch era molto legato- sembrano aver avuto il tempo di rendersi conto di quel che stava accadendo. Le altre vittime giacciono a pancia sotto, come se stessero dormendo profondamente.
Butch non confessa subito. Si finge sorpreso e sconvolto dalla tragedia, esce in strada a chiedere aiuto, ai poliziotti racconta di un italiano che ce l'avrebbe avuta con la sua famiglia in seguito ad una lite. In un primo momento, si pensa addirittura a mettere in sicurezza in ragazzo perchè, Dio non voglia, potrebbe essere il prossimo obiettivo. Poi però,  le cose cambiano. Il racconto di Butch perde pezzi. La sua collezione di armi non passa inosservata. E alla fine, Butch confessa. Ha ucciso lui. Si è liberato della famiglia.
Il passato (e il presente) di Butch lo rendono un colpevole più che credibile. Quel che però è difficile da credere, da accettare, è che nessun componente della famiglia si sia svegliato, abbia tentato di fuggire. L'autopsia sui poveri corpi dei De Feo non mostra tracce di narcotici e sull'arma del delitto non sembra essere stato posto un silenziatore. Butch è stato un rapidissimo cecchino oppure qualcuno l'ha aiutato. Butch non farà mai il nome di alcun complice e affronterà il processo da solo, assistito da un avvocato molto determinato a fargli ottenere l'infermità mentale. Butch ammetterà la sua colpevolezza ma parlerà anche di una forza oscura e invincibile che lo spingeva a sparare. Una sorta di possessione, insomma. La perizia psichiatrica, pur evidenziando i disturbi del giovane, attesta che egli era comunque in grado di intendere e di volere. Parlare di oscure forze non aiuta il giovane, cui vengono dati sei ergastoli: uno per ogni familiare ucciso.
La casa di 112 Ocean Avenue- la bella casa coloniale cui i De Feo tenevano tanto- resta quindi vuota dopo che per l'unico sopravvissuto della famiglia si aprono per sempre le porte del carcere. Non stupisce che nessuno voglia comprare la dimora in cui un figlio ha ucciso padre, madre e fratelli per cui il prezzo della casa viene abbassato di molto rispetto al mercato. Alla fine, la bella ma macabra dimora di Amityville trova degli acquirenti. Un'altra famiglia, i Lutz, composta da padre, madre e tre bambini (che lei ha avuto da un precedente matrimonio). Quando i Lutz si trasferiscono nella loro nuova e bella casa è l'8 dicembre 1975.  Sono trascorsi appena tredici mesi dall'eccidio dei De Feo ma George e Kathy- i due novelli sposi- dichiarano  in una conferenza stampa di non essere certo intimoriti. Quegli eventi appartengono al passato, loro sono pronti a iniziare la loro nuova vita in quella casa.
Ma a gennaio 1976, i coniugi George e Kathy cambiano- decisamente- idea.
Abbandonano la dimora in tutta fretta, non vogliono più saperne. Non vogliono più rimetterci piede, ad Ocean Avenue.
Che è successo? Dov'è finito il loro ottimismo di neo sposi? Tutto viene spiegato in un libro uscito nel 1977: " The Amityville Horror", di Jay Anson.  Nella quarta di copertina si parla di "una storia vera" e del resto, la critica saluta questo best seller come un esempio di non fiction. Le cose narrate insomma, sono presentate al lettore come realmente accadute e non si tratta certo delle vicende quotidiane della famiglia americana media. Macchè. Nel libro, si narra come- nei ventotto giorni di permanenza di George, Kathy e dei loro tre figli- la casa di Ocean Avenue li abbia letteralmente spinti alla fuga. Odori nauseabondi e di misteriosa origine, invasioni di mosche (per quanto si fosse in pieno inverno), freddo terribile e persistente (non importa quanta legna la famiglia bruci nel camino), cambiamenti di personalità preoccupanti sia nei genitori che nei tre bambini.
Ventotto giorni. Questo il tempo di permanenza dei Lutz nella casa, prima della loro fuga precipitosa. Cosa accadde il giorno in cui la famiglia chiuse la porta della bella dimora di Ocean Avenue per non riaprirla mai più? George e sua moglie non sono mai entrati nei dettagli.
Al libro "The Amityville Horror" è affidato il racconto delle loro vicissitudini e il tentativo di ipotizzare il motivo delle maligne presenze nella casa dove avvenne l'eccidio dei De Feo. E' probabile- anche se non dimostrato- che nelle vicinanze del terreno ove sorge l'edificio sia stato sepolto John Ketcham, un uomo cacciato dalla cittadina di Salem (teatro di una massiccia, isterica caccia alle streghe) con l'accusa di aver adorato il demonio.
"The Amityville Horror" è un best seller. Il film tratto dal libro è un successo. Molte sono le persone che si recano in "pellegrinaggio"  presso la casa da cui i Lutz sono fuggiti terrorizzati.
Gli anni passano, si fa strada un maggior realismo e cinico disincanto nei confronti della vicenda delle "possessioni". I nuovi proprietari  smentiscono che la casa sia infestata da alcuna presenza.
Gli anni passano, ma non passa l'orrore e lo stupore suscitato da una violenza cieca, che nasce in famiglia e che distrugge- senza pietà- la famiglia stessa.
De Feo oggi ha 64 anni e da 40 è detenuto nel Green Haven Correctional Facility di Beekman (New York).


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