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sabato 9 maggio 2015

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 maggio.
Il 9 maggio 1946 Re Vittorio Emanuele III abdica a favore del figlio Umberto II, che diviene così l'ultimo re d'Italia.
Non c'è dubbio che il fato fu molto avverso a Umberto; il suo regno durò un mese, dal 9 maggio al 18 giugno del 46, nonostante avesse dato prova di di essere un re efficiente e di buon cuore.
Il suo regno fu così corto che venne scherzosamente ribattezzato "il re di maggio".
Umberto salì al trono poco prima che il 2 giugno gli italiani decidessero di diventare una repubblica, nel referendum popolare. Fu dunque costretto ad abdicare e a lasciare l'Italia per l'esilio, che trovò in Portogallo a Cascais. La nuova Costituzione della Repubblica Italiana non solo esiliò il re per sempre, ma vietò in perpetuo a qualsiasi discendente maschile della casa dei Savoia di mettere piede in Italia. Questo divieto venne eliminato solo nel 2002.
Umberto II nacque il 15 settembre 1904 come Principe di Piemonte a Racconigi, vicino Torino, secondo figlio di Vittorio Emanuele III.
Umberto sposò Marie Jose, la più giovane figlia di Alberto I del Belgio l'8 gennaio 1930. Ebbero quattro figli. Il principe fu addestrato all'arte militare e ben presto divenne comandante delle Armate del Nord e del Sud, un incarico soprattutto di rappresentanza, giacchè era in effetti il Primo Ministro Mussolini ad avere l'ultima parola sulle questioni militari. Voci di corridoio sostenevano che Mussolini avesse un corposo dossier su Umberto, e che questo gli consentisse di trattarlo come una marionetta. Umberto non poteva nemmeno avere voce in capitolo nella politica del paese, giacchè un codice non scritto stabiliva che "regna un solo Savoia alla volta". Questa regola fu disattesa una sola volta, allorchè Umberto tentò di incontrare Hitler durante un matrimonio reale in Germania. Sebbene molti sostenessero che questo incontro fu più casuale che pianificato, dopo questo fatto i controlli sui movimenti del principe divennero ancora più marcati.
Quando il regime di Mussolini fu rovesciato nel 43, Umberto II fu nominato Luogotenente Generale del Regno dal padre Re Vittorio Emanuele III, e mandato in Egitto. In quei tre anni Umberto si distinse come un buon leader e mostrò di avere eccellenti doti per agire come Re. Alcuni sostengono che se il padre lo avesse incoronato Re nel 43 dopo la fine di Mussolini, invece che Luogotenente Generale, forse la monarchia sarebbe sopravvissuta al referendum e oggi l'Italia sarebbe ancora un regno. Ma purtroppo il vecchio Re volle tenere per sè la corona e la Storia ebbe un esito diverso.
Molti membri della casa reale ebbero da ridire sulla trasparenza durante le operazioni di voto nel referendum consultivo. Secondo loro l'elettorato non fu correttamente registrato, poichè a molti abitanti delle campagne non fu dato abbastanza tempo per giungere in città a farlo. Ciò, secondo loro, portò ad avere liste elettorali imcomplete e in molti casi errate. Un'altra accusa al comitato elettorale riguardava gli italiani che vivevano in regioni di confine in cui i territori non erano ancora stati ben definiti, e che sempre secondo loro erano stati esclusi dalle liste e a cui fu negato il voto. Infine altre accuse riguardavano il conteggio dei voti. Nonostante ciò la maggioranza del paese era per la Repubblica, e le voci della minoranza favorevole alla Monarchia rimasero inascoltate.
Il Re lasciò l'Italia il 12 giugno del 46, per non mettervi mai più piede. Il primo ministro Alcide De Gasperi assunse ad interim la carica di Capo di Stato.
Umberto non dovette affrontare solo i problemi del suo esilio. Subito dopo l'abdicazione e la fuga dall'Italia, dovette separarsi dalla moglie Marie Jose. Da parecchio tempo girava la voce che il re detronizzato fosse un playboy ed avesse gusti bisessuali. Molti pensano che questa fosse la ragione per cui il Vaticano non si schierò dalla parte della monarchia durante il referendum.
Umberto trascorse buona parte del suo esilio tra il Portogallo e la Svizzera. Marie Jose e le sue figlie, durante la vita del Re, non misero mai piede in Italia, nonostante ciò non fosse vietato per i membri femminili della Casa Reale. Vollero così mostrare la propria solidarietà al re e a suo figlio. La ex regina visitò il paese solo dopo la morte del marito, nel 1983.
Quando il re esiliato era sul letto di morte, il Presidente Sandro Pertini si prodigò perchè venisse tolto il divieto e fosse consentito a Umberto di tornare e morire nel suo paese, ma egli morì prima che potessero essere approntate le modifiche costituzionali, e i funerali si svolsero in Savoia. Nessun membro del Governo Italiano si presentò ai funerali; successivamente il primo ministro Giulio Andreotti si dispiacque di ciò ammettendo che fu un errore, una mancanza nei confronti di un uomo buono che avrebbe potuto essere un ottimo re per l'Italia, se le circostanze non lo avessero impedito. In fondo Umberto pagò le colpe dei suoi predecessori.
Le spoglie dell'ultimo sovrano d'Italia riposano, per suo espresso volere, nell'Abbazia di Altacomba a fianco di quelle del re Carlo Felice, nel dipartimento francese della Savoia dalla quale Casa Savoia ha tratto le sue origini storiche.
Marie Jose morì in Svizzera nel 2001 a 94 anni e per suo volere fu sepolta a fianco del marito.


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