Cerca nel web
sabato 2 maggio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 2 maggio del 2011, in una villa bunker nella città pakistana di Abbottabad, veniva scovato e ucciso Osama Bin Laden, l'indiscusso leader del terrorismo islamico.
Il luogo ove si supponeva soggiornasse Bin Laden era noto alle truppe speciali americane già da quasi un anno, precisamente dall'agosto del 2010, allorchè un corriere di Al-Qaeda da tempo sotto controllo dallo spionaggio americano fu visto ripetutamente entrare nel complesso fortificato di Abbottabad.
La CIA usò foto da sistemi di sorveglianza (satelliti, aerei spia…) e rapporti dell'intelligence per determinare le identità di chi abitava il complesso di Abbottābād cui era diretto il corriere. Nel settembre 2010, la CIA concluse che il complesso era costruito specificamente per nascondere qualcuno di importante, molto probabilmente Bin Laden. Le autorità azzardarono che ci vivesse con la sua moglie più giovane.
Analizzando le mappe di Google Earth risulta che il complesso fosse assente nel 2001 ma al contrario esistesse nelle immagini acquisite nel 2005. Costruito nel 2004, il complesso di tre piani fuori terra sorge al termine di una strada stretta e polverosa, 4 km a nord-est del centro di Abbottabad. Abbottābād dista circa 160 km dal confine afghano, sul lato estremo orientale del Pakistan (circa 32 km dall'India). Il complesso si trova ad 1,3 km a sud ovest della Pakistan Military Academy (PMA), un'illustre accademia militare che è stata paragonata a West Point in America ed a Sandhurst nel Regno Unito. Piazzato su un lotto di terreno otto volte più grande di quello delle case circostanti, è circondato da un solido muro alto da 3,7 a 5,5 m coronato da filo spinato. La costruzione prevede due cancelli di sicurezza, e la terrazza all'ultimo piano — contro gli sguardi indiscreti — è munita di un muro che quota 2,1 m; quanto basta per celare bin Laden, alto 1,93 m.
Al tempo del colpo di mano, il fabbricato non aveva connessione internet né telefonica, e le persone che lo abitavano bruciavano i propri rifiuti, a differenza di quanto praticato dal vicinato, che esponeva la spazzatura in attesa del servizio di raccolta. La gente del posto lo chiamava l'Haveli del Waziristan, perché si credeva che il proprietario fosse appunto del Waziristan.
Dopo un'imponente opera investigativa focalizzata sul complesso pakistano visitato dal corriere, iniziata nel settembre 2010, il successivo 14 marzo il presidente Obama riunì i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale per redigere un piano d'azione. Si incontrarono quattro volte (29 marzo; 12, 19 e 28 aprile) nelle sei settimane precedenti il raid. Il 29 marzo Obama discusse personalmente il piano con il viceammiraglio William H. McRaven, comandante dello U.S. Joint Special Operations Command. Al presidente fu offerto "un ampio e ramificato spettro di possibili azioni" e la scelta fu "vagliata e definita nel corso di alcune settimane successive".
Alle ore 8.20 del 29 aprile 2011, Obama si riunì con Brennan, Thomas E. Donilon ed altri consiglieri per la sicurezza nazionale nella Diplomatic Reception Room impartendo l'ordine finale per l'attacco di Abbottabad.
L'azione, deliberata per il giorno stesso, fu rinviata al successivo per la densa copertura nuvolosa in atto.
Dopo l'autorizzazione di Obama, il direttore Panetta diede l'ordine di inizio a mezzogiorno del primo maggio.
Il blitz fu eseguito da 24 Navy SEALs elitrasportati appartenenti allo United States Naval Special Warfare Development Group (DEVGRU) del Joint Special Operations Command, che per ragioni legali furono momentaneamente posti sotto il controllo della CIA e di operativi paramilitari di quella stessa agenzia. Secondo il New York Times, furono impiegati nell'attacco un totale di "79 commando ed un cane". Il cane era un pastore belga Malinois chiamato Cairo, i cui compiti non sono del tutto chiari, forse addestrato per la scoperta di esplosivi, oppure specializzato nel perseguimento di tracce. Secondo un resoconto dei fatti, il cane era preposto a seguire "chiunque tentasse di fuggire e a mettere in allerta i SEALs in ogni caso di avvicinamento delle forze di sicurezza pakistane".Oltre agli incursori veri e propri, la missione fu appoggiata da un interprete, il conduttore del cane, piloti di elicottero, "addetti alla segnalazione tattica, alla raccolta di informazioni e da navigatori muniti di segretissimi visori iperspettrali".
I SEALs penetrarono in Pakistan a bordo di elicotteri Black Hawk decollati da una base intermedia a Jalalabad, e con base di origine presso l'aeroporto di Bagram. Erano dotati di carabine M4, (munite di silenziatore) visori notturni e pistole.
Gli elicotteri del 160th SOAR godevano altresì della scorta di una quantità di aeromobili vari, tra cui caccia ed aerei senza pilota. Secondo la CNN, "l'USAF teneva pure a disposizione un'intera squadra di elicotteri da ricerca e salvataggio". A causa del peso derivante dall'equipaggiamento "stealth" aggiunto sui Black Hawk, il loro carico fu calcolato al grammo, anche considerando le condizioni meteorologiche.
Si scelse di compiere l'azione in un momento di scarso chiaro di luna, in modo tale che gli elicotteri poterono entrare in Pakistan "bassi sul suolo e senza essere scoperti". Gli elicotteri sfruttarono tatticamente la morfologia collinosa della zona e tecniche nap-of-the-earth ("profilo del globo") per raggiungere il complesso senza apparire sui radar e mettere in allarme le forze armate pakistane.
Secondo il piano, una delle squadre SEAL sarebbe discesa con la tecnica fast-rope sul tetto del complesso, mentre la squadra nell'altro Black Hawk sarebbe uscita nel cortile, irrompendo dal piano terra. Invece, mentre si eseguiva l'hovering sul bersaglio, uno degli elicotteri subì una condizione di stallo denominata vortex ring state ("anello vorticoso" o “stato di vortice") aggravata dalla temperatura eccessivamente alta dell'aria, e dall'altezza dei muri perimetrali, "che impedì la diffusione della spinta ascensionale del rotore" mandando la coda a "tritare uno dei muri del complesso" e "distruggendo un rotore". L'elicottero "girò su un fianco" mentre il pilota calava precipitosamente il muso del mezzo, "per impedire che si capovolgesse". L'atterraggio fu comunque abbastanza morbido, visto che nessuno dei SEALs, dell'equipaggio o dei piloti riportò serie ferite. I comandanti del secondo elicottero tracciarono un piano di ripiego per atterrare sul tetto del complesso, e gli elementi operativi dei due elicotteri si raccolsero poi sul suolo fuori dal complesso e ripresero il loro assalto.
La fase terrestre del raid antelucano iniziò all'una di notte locale (ore 20.00 UTC del primo maggio) quando i SEALs aprirono una breccia nei muri del complesso con gli esplosivi.
I SEALs s'imbatterono negli occupanti nella foresteria del complesso, nell'edificio principale del piano terra in cui vivevano due maschi adulti, ed al primo e secondo piano dove vivevano Bin Laden e la sua famiglia. Il primo ed il secondo piano furono l'ultima porzione del fabbricato interessata al rastrellamento. Viene riferito che vi fossero "gruppetti di bambini… ad ogni livello, compresa la terrazza della camera di bin Laden".
Oltre ad Osama bin Laden, furono uccisi nell'operazione altri tre uomini ed una donna. Gli individui uccisi furono un figlio adulto di bin Laden (probabilmente Khālid, forse Hamza), il corriere di bin Laden (Abu Ahmad al-Kuwaiti), un parente maschio del corriere e sua moglie.
Al-Kuwaiti aprì il fuoco sulla prima squadra di SEALs con un AK-47 da dietro la porta della foresteria, e ne nacque un conflitto a fuoco in cui al-Kuwaiti morì. Una donna, identificata come la moglie del corriere, fu uccisa durante questo scontro. Il parente maschio del corriere fu colpito a morte, prima che potesse raggiungere un'arma ritrovata presso di lui, dal secondo team di SEALs al piano terra della casa principale. Il figlio giovane-adulto di bin Laden corse verso i SEALs per le scale della casa principale, e fu freddato dal fuoco della seconda squadra. Un importante esponente della difesa USA, rimasto anonimo, disse che solo uno dei cinque uccisi era armato.
I SEALs incontrarono bin Laden al primo o al secondo piano dell'edificio principale. Bin Laden "vestiva il tradizionale completo casacca-pantaloni dalle linee morbide noto come kurta pigiama", in cui furono poi trovati 500 Euro e due numeri telefonici cuciti nel tessuto.
Bin Laden sbirciò gli americani, che salivano le scale, da sopra la ringhiera dell'ultimo piano, e poi si ritirò in camera sua mentre un SEAL gli sparò un colpo, mancandolo. I SEALs lo rincorsero in camera, e gli spararono. C'erano due armi vicino a bin Laden nella sua stanza, un fucile d'assalto AK-47 ed una pistola semiautomatica Makarov di fabbricazione russa, ma secondo sua moglie Amal fu ucciso prima che potesse raggiungere il Kalashnikov. Secondo la Associated Press le armi erano su un ripiano vicino alla porta ed i SEALs non le videro che quando stavano fotografando il cadavere di Osama. Bin Laden fu ucciso da un colpo al petto, seguito da uno sopra l'occhio sinistro, una tecnica a volte chiamata "double tap" ("doppio tocco").
Furono ferite due donne. Secondo ABC News, la quinta moglie di bin Laden, Amal Ahmad 'Abd al-Fatah, fu una delle donne ferite: "Quando i SEALs entrarono nella stanza ove si nascondeva bin Laden, sua moglie li caricò e le spararono ad una gamba." La figlia dodicenne di bin Laden, Safiya, fu colpita ad un piede o ad una caviglia da una scheggia vagante.
Quando i SEALs incontravano donne o bambini durante l'incursione, li immobilizzavano con manette o fascette di plastica. Concluso l'attacco, gli americani spinsero gli occupanti sopravvissuti all'esterno "per lasciarli scoprire alle forze pakistane".
Solo la salma di bin Laden fu asportata dalle forze USA; gli altri quattro cadaveri furono abbandonati nel complesso e successivamente presi in custodia dai pakistani.
Secondo le autorità americane, bin Laden fu sepolto in mare perché nessun paese ne avrebbe accettato le spoglie. Nelle 24 ore dal decesso di Osama furono celebrati riti religiosi musulmani sulla portaerei Carl Vinson, nel Mare Arabico settentrionale. I preparativi iniziarono alle 10.00 locali e la deposizione in mare fu completata alle 11.00. Il corpo fu lavato, avvolto in un lenzuolo bianco e posto in un sacco di plastica zavorrato. Un ufficiale lesse un sermone religioso preparato e tradotto in arabo da un interprete madrelingua. Dopo di ciò, il corpo di bin Laden fu disteso su una tavola. La tavola fu sollevata su un lato ed il corpo scivolò in mare.
giovedì 1 gennaio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il primo gennaio.
Il primo gennaio 1980 50.000 soldati, 2.000 carri armati T-55 e 200 aerei sovietici varcarono la frontiera ed entrarono in Afghanistan. Gran parte del mondo protestò contro l'invasione, in particolare gli Stati Uniti; dopo aver annunciato un embargo, lo misero in atto tagliando tutte le forniture di grano e di tecnologie e nel 1980 boicottarono anche le XXII Olimpiadi che si tennero a Mosca.
Nonostante lo sforzo militare ingente pianificato l'Esercito Sovietico non riuscì mai ad avere il pieno controllo del Paese ed i mujaheddin riuscirono ad imporre la propria superiorità strategica soprattutto nelle aree non cittadine.
Col passaggio in U.S.A. dall'amministrazione democratica Carter, a quella repubblicana di Ronald Reagan, si alzò il livello dello scontro e i Mujaheddin vennero propagandati come «combattenti per la libertà». Tra questi vi era anche Osama bin Laden, uno dei principali organizzatori e finanziatori dei Mujaheddin (solo per quelli di origine araba, non quelli di origine afghana), anche se ad oggi il Dipartimento di Stato U.S.A. nega di aver avuto mai contatti con Bin Laden, a differenza dell'ex Ministro degli Esteri britannico Robin Cook che è invece convinto del contrario, anche se non porta nessuna prova di questo coinvolgimento. Nell'articolo, inoltre, Cook è convinto che siano i Sauditi a finanziarlo.
Il suo Maktab al-Khadamat (MAK, Ufficio d'Ordine) incanalava verso l'Afghanistan denaro, armi e combattenti musulmani da tutto il mondo, con l'assistenza e il supporto dei governi americano, pakistano e saudita. Nel 1988 bin Laden abbandonò il MAK insieme ad alcuni dei suoi membri più militanti per formare Al-Qaida, con lo scopo di espandere la lotta di resistenza anti-sovietica e trasformarla in un movimento fondamentalista islamico mondiale. Tra i comandanti della resistenza islamica si fece notare il moderato e filo-occidentale Ahmad Shah Massoud, che in seguito divenne Ministro della Difesa dello Stato Islamico Afghano (1992) creato dopo il ritiro delle truppe sovietiche e che dopo l'avvento dei Talebani combatté anche contro di loro.
Il 20 novembre 1986 viene destituito Karmal a favore di Haji Mohammed Chamkani, che resterà in carica fino al 30 settembre 1987, quando Presidente del Consiglio Rivoluzionario diventerà Mohammad Najibullah, carica che dal novembre 1987 diventerà quella di Presidente della Repubblica.
Con l'arrivo al Cremlino nel 1985 di Michail Gorbačëv si andò affermando una politica estera sovietica più distensiva, e già dall'ottobre 1986 iniziò in sordina un ritiro unilaterale delle truppe sovietiche che si concluse il 15 febbraio 1989. La guerra finì (dopo 1 milione e mezzo di afgani morti, 3 milioni di disabili e mutilati, 5 milioni di profughi e milioni di mine) con gli accordi di Ginevra del 14 aprile 1988 che avviarono il ritiro dell'Esercito Sovietico.
L'Unione Sovietica ritirò le sue truppe il 2 febbraio 1989 (anche se ne diede comunicazione ufficiale solo il successivo 15 febbraio), ma finché esistette (1991) continuò ad aiutare lo Stato afghano. Il rimpatrio perfezionato nel febbraio 1989 (in quel momento circa 30.000 mujaheddin circondavano Kabul) interessò 110.000 uomini, 500 carri armati, 4.000 veicoli blindati BMP e BTR, 2.000 pezzi d'artiglieria e 16.000 camion. Per l'Unione Sovietica, che ebbe ufficialmente 13.833 morti e 53.754 feriti, questo conflitto dall'esito infelice fu causa di malcontento fra la popolazione interna come la Guerra del Vietnam per gli Stati Uniti. Pesanti anche le perdite di materiale militare: nel decennio di conflitto andarono ufficialmente distrutti 118 aerei, 333 elicotteri, 147 carri armati, 1.314 veicoli blindati per il trasporto truppe, 433 pezzi d'artiglieria, 11.369 camion di vario tipo.
lunedì 27 settembre 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 27 settembre 1996 i talebani catturano Kabul e diventano padroni dell'Afganistan.
Il termine talebani (pronuncia: taliban) indica nel mondo islamico semplicemente gli alunni delle madrase ( scuole islamiche) che preparano gli esperti della legge religiosa islamica (sharia’ah= la via indicata da Dio). Ma il termine ha assunto altro significato per gli avvenimenti in Afganistan.
Dopo il ritiro dei russi nel 1989 le varie fazioni di insorti cominciarono a combattere fra di loro in un crescendo di distruzioni, stragi e violenze. Per porre rimedio al caos allora le autorità del Pakistan attuarono un piano: raccolsero nelle madrase del Pakistan alunni di etnia Pashtun (etnia maggioritaria dell’Afganistan ma presente anche in Pakistan), li armarono, organizzarono, addestrarono e li mandarono in Afganistan. Poiché provenivano dalle scuole coraniche furono noti con il nome di talebani. Questi, mossi da zelo religioso, si presentarono come i rappresentanti del credo islamico molto sentito dal popolo: fra lotte aspre e sanguinose riuscirono a controllare la maggior parte del territorio. Fu designato come loro capo il mullah Omar, figura di cui non si sa quasi nulla, probabilmente per sottolineare che si trattava del regno dell’ islam (dar el islam) e non di quello di un uomo.
I talebani portarono però all’estremo il fanatismo: distruggevano i televisori (le immagini sono vietate nell’Islam), chiudevano tutte le scuole femminili, arrivarono a proibire gli aquiloni, a vietare il rumore delle scarpe delle donne, a distruggere le secolari statue di Budda. Inoltre si scontrarono sanguinosamente con le altre etnie soprattutto con gli Hazara (di origine mongola, di religione sciita) e poi con i Tagiki (di antica origine persiana) e i turcomeni (Alleanza del nord).
Tutto ciò avveniva nella assoluta indifferenza del mondo intero a cui nulla più interessava dell’Afghanistan dal momento in cui, con il ritiro russo, non era più sullo scacchiere della guerra fredda.
A denunciare il fanatismo dei Talebani furono invece altri integralisti, quelli della confinante repubblica islamica dell’Iran, nel film franco iraniano “Viaggio a Kandahar”.
L’attentato dell’11 settembre proiettò all’improvviso il dimenticato Afghanistan al centro della politica mondiale. Gli americani ritennero che al Qaeda e il suo capo fossero i mandanti dell’attentato. I talebani non c’entravano assolutamente niente ma ospitavano al Qaeda: non vollero e non poterono scindere le proprie responsabilità. Rapidamente arrivarono gli Americani che si giovarono dell’aiuto dei loro nemici dell’Alleanza del nord. I talebani malgrado i magniloquenti proclami di Omar e di Bin Laden che sarebbero caduti tutti sul posto, si diedero a fuga disordinata e tutto il paese fu conquistato. Il potere provvisorio fu dato a Karzai esponente di una importante famiglia di Kandahar.
Tuttavia questi, anche con tutto l’aiuto occidentale, non è mai riuscito a controllare il paese come non ci sono mai riusciti né i re afghani né gli invasori inglesi o russi.
sabato 11 settembre 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
L'11 settembre 2001, a New York, crollano le torri gemelle del World Trade Center, centrate da due aerei di linea dirottati da kamikaze di Al Qaeda.
All’alba del nuovo millennio, 19 cadetti di Al Qaeda, che per anni si erano infiltrati negli Stati Uniti, dirottarono quattro aerei di linea sul territorio americano. I dirottatori utilizzarono armi rudimentali e minacciarono l’equipaggio e i passeggeri di far esplodere i velivoli con delle bombe (forse finte, dato che nessuna traccia di esplosivo è stata rinvenuta sui luoghi degli impatti). Due di essi furono fatti schiantare contro le Twin Towers di New York (il primo alle 8:45, il secondo alle 9:05), uno contro il Pentagono e l’ultimo, che probabilmente avrebbe dovuto colpire la Casa Bianca, cadde al suolo in un luogo isolato dopo che i passeggeri riuscirono a ribellarsi ai terroristi. I primi due aerei commerciali dirottati furono diretti contro le torri 1 e 2 del World Trade Center, il secondo in diretta tv, dando vita al più grande e terribile evento mediatico della storia. Dopo ore di terrore, le Torri Gemelle crollarono davanti agli occhi degli spettatori di tutto il mondo, uccidendo migliaia di persone.
La torre Sud collassa in un cumulo di macerie, con ogni probabilità a causa della fusione delle colonne portanti dovuta all’altissima temperatura, alla deformazione strutturale e all’inerzia del peso dei pavimenti sopra l’area dell’impatto (saranno necessari anni di indagini ed il lavoro di centinaia di specialisti). L’effetto domino di 450mila tonnellate di acciaio che collassano ad una velocità di 190 chilometri orari mina anche la stabilità della torre Nord, che in pochi minuti collassa a sua volta. Sono le 10:28 e le telecamere di tutto il mondo riprendono una scena incredibile e drammatica, che lascia increduli e sbigottiti: miliardi di persone assistono in diretta al più grande attacco terroristico della storia, con immagini che sembrano provenire direttamente da uno dei tanti “film del filone catastrofico”. Le ore successive sono estremamente caotiche, con ipotesi che si susseguono ed analisti di tutto il mondo che ipotizzano scenari futuri, reazioni imminenti, mentre comincia a crescere il conto delle vittime. Alla fine i morti accertati saranno 3,052, di cui ben 2819 nel disastro di Ground Zero, 189 nell’attacco al Pentagono, cui si sommano i 44 occupanti del Boeing caduto in Pennsylvania. Il Presidente Bush dichiara immediatamente lo stato di emergenza e da quel momento il mondo non sarà più quello che conoscevamo prima.
In risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre, gli Stati Uniti sotto l’amministrazione di George Bush jr dichiararono guerra alla remota nazione dell’Afghanistan, il cui governo talebano era accusato di aver permesso l’addestramento dei terroristi in campi di Al Qaeda sul proprio territorio. Comincia così la globale “guerra al terrorismo” che vede gli Stati Uniti ergersi come polizia mondiale e intervenire in altri scenari caldi del medio-oriente, come l’Iraq di Saddam Hussein. La morte di Osama Bin Laden, avvenuta successivamente, mette fine ad una caccia durata dieci anni e cominciata dopo gli attentati terroristici del 2001. Alla notizia della sua morte una folla festosa è scesa in piazza a Time Square e Ground Zero, il grande cratere al centro del World Trade Center di New York dove un tempo si ergevano le Torri Gemelle. Dieci anni di caccia all’uomo finiscono cosi.



