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martedì 27 febbraio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 febbraio.
Il 27 febbraio 1511 i contadini da tutte le parti del Friuli si recano a Udine per festeggiare il Giovedì Grasso.
Ma il clima è incandescente: si esce da anni di scontri e scaramucce tra la popolazione e la classe dirigente, i nobili. I contadini sono stanchi dei soprusi dei nobili, i nobili non sanno come mantenere i propri privilegi visto che la dominazione veneta (dal 1420) ha tolto loro il potere.
I contadini si riuniscono quindi nel partito degli Zamberlani, capeggiato (per assurdo) da un nobile filoveneziano, Antonio Savorgnan, che vuole così imporre la sua supremazia sugli altri nobili. Le altre famiglie nobili si riuniscono nel partito degli Strumieri e vorrebbero che il Friuli tornasse sotto l'influsso dell'impero austriaco (come ai tempi del Patriarca).
Il giorno di Giovedì Grasso del 1511 Antonio Savorgnan, con dei pretesti fa scoppiare la rissa tra i suoi zamberlani e gli strumieri ed è subito il caos. I contadini, presi dalla fame e dall'odio atavico attaccano le case dei nobili e nessuno riesce a fermarli. I nobili udinesi vengono malmenati, derisi, inseguiti. Molti di questi, sopraffatti dalla folla, vengono uccisi, i loro cadaveri, spogliati, sono abbandonati nelle vie del centro. Alcuni cadaveri vengono gettati nel pozzo di via Savorgnana. La folla inferocita indossa gli abiti dei nobili uccisi e inscena una macabra mascherata. Solo durante la notte la pietà di alcuni udinesi fa sì che i cadaveri, che intanto erano stati assaliti e mangiati dai cani, vengano sepolti in una fossa comune.
Nei giorni successivi la rivolta si estende a tutta la regione: i contadini iniziano a prendersela anche con i nobili che abitano i castelli. La foga è incontenibile. Vengono incendiati i castelli di Villalta, Brazzacco, Arcano, Cergneu (Nimis), Zucco (Attimis), Tarcento, Fagagna, Moruzzo Colloredo, Pers, Mels, Caporiacco, San Daniele. I loro abitanti subiscono la stessa sorte dei nobili udinesi. A Tricesimo, Venzone, Gemona e Tolmezzo ci si limita a svaligiare le case della nobiltà. Infine la rivolta si sposta a occidente, verso Pordenone, Portogruaro, Porcia, San Vito, Zoppola, Valvasone. Il 26 marzo il castigo divino: un terribile terremoto devasta l'intera regione.
A stento e solo con l'uso della forza il governo veneziano riesce a riportare l'ordine tra i contadini. Da un lato vengono colpiti i capi della rivolta (con esecuzioni di massa), dall'altro finalmente Venezia decide di concedere dei diritti di rappresentanza ai contadini friulani creando l'istituto della Contadinanza, un consiglio i cui membri interagiscono con il Parlamento (formato dai nobili e dai comuni). Antonio Savorgnan, vista la mala parata, ripara a Villacco tradendo i veneziani e passando dalla parte dell'impero, ma una congiura di strumieri lo raggiunge nel 1512 e lo assassina.
Nel 1586 si esauriscono definitivamente gli strascichi di vendette e ritorsioni legati alla rivolta del 1511 che da allora rimarrà nella storia del Friuli con il nome di "Crudel Zobia Grassa".

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