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giovedì 1 febbraio 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo febbraio.
Il primo febbraio 1913 viene aperta al pubblico la Grand Central Terminal di New York, la più grande stazione ferroviaria del mondo.
Non tutte le stazioni sono semplici luoghi di passaggio: la Grand Central Terminal newyorkese è un bacino di raccolta di storie e di vite, dove confluiscono infiniti viaggi, ma non serve dover partire per apprezzare la bellezza di questo luogo esaltante. Che dobbiate prendere un treno o aspettare qualcuno in arrivo, che abbiate solo voglia di shopping o siate in cerca di una passeggiata elegante, la stazione ferroviaria di New York City saprà ammaliarvi con le sue dimensioni colossali, le sue luci e la sua vivacità. Un'attrazione già di per sé, che si rivela una città nella città se non, addirittura, un piccolo mondo a parte situato all'incrocio tra Park Avenue e la 42nd Street, in corrispondenza di Pershing Square.
Se si potesse tornare indietro di un secolo ci si troverebbe a passeggiare lungo una Park Avenue desolata, invasa dal fumo e dalla cenere, occupata dalle fabbriche laddove oggi sorgono negozi e uffici. In direzione est vedremmo qualche abitazione sghemba, magazzini e botteghe di macellai, ma soprattutto baracche abitate da poveracci, bande criminali e addirittura qualche gregge di capre. Oggi sembra impossibile, ma è ciò che si incontrava al posto dell'attuale Grand Central Terminal. Ad ogni modo, benché sia uno dei monumenti più famosi di New York, non si tratta della prima stazione cittadina: già prima di lei altri complessi avevano portato il nome di "Grand Central Terminal", e avevano occupato quell'indirizzo lungo la 42nd Street. Ma questa racchiude in sé così tanti sogni e così tanti sforzi, e rappresentò una così grande innovazione, che merita il titolo di stazione centrale per eccellenza.
L'attuale terminal prese forma nel 1913 grazie a Cornelius Vanderbilt, magnate delle ferrovie statunitensi, e suscitò subito molto clamore per il gigantesco capannone dei treni. In vetro e acciaio, era un vero e proprio capolavoro di architettura largo 30 metri e lungo quasi 200, capace di competere con la Torre Eiffel o il Crystal Palace in quanto a eleganza, grandezza e ingegno. Appena l'elettrificazione delle ferrovie consentì di realizzare i binari sotterranei, i vecchi binari della stazione preesistente furono venduti. Il ricavato servì a rimodernare il tutto, realizzando un nuovo terminal in stile Beaux-Arts. Le forme classicheggianti e le decorazioni in ferro e ghisa affascinavano la popolazione e i turisti. New York guadagnava un'opera d'arte, e non un semplice luogo di smistamento treni.
Arrivare a tanto non era stato semplice. Nei primissimi anni del Novecento i treni a vapore avevano creato parecchi problemi, si erano verificati incidenti catastrofici e la gente cominciava a preoccuparsi seriamente per la sicurezza. La promessa della Grand Central Terminal cadeva a pennello: ci vollero dieci anni di duro lavoro, lo scavo a 30 metri di profondità richiese grandi energie, ma il progetto fu condotto con grande efficienza. I treni continuarono a circolare senza interruzioni nella vecchia Grand Central, che fu rasa al suolo solo nel 1910, e fino al 1912 venne usata una stazione provvisoria nel Grand Central Palace, nella 43rd Street di Lexington Avenue.
Nel 1913, quando il primo treno partì dalla nuova stazione, il Grand Central Terminal aveva già acquistato un significato mitico: era la porta verso il continente americano, e pareva che da qui si conquistasse il mondo. Oggi è usata perlopiù da pendolari diretti a nord, nel Connecticut o nella contea di Westchester, ma sono numerosissimi i turisti che passeggiano lungo le gallerie e i binari senza dover prendere alcun treno.
Una visita a piedi può cominciare sotto l'orologio del Main Concourse, lo spazio centrale della stazione. Nel mezzo dell'atrio, nella pagoda circolare di marmo e ottone, si nasconde la scala a chiocciola che conduce al Punto Informazioni del piano inferiore. Il salone, in stile Beaux-Arts, è lungo 83 metri, largo 36 e alto 38, con finestre ad arco alte 18 metri, il pavimento di marmo e le pareti di pietra, rifinite in marmo color crema. le dimensioni e la raffinatezza ricordano quelle di una cattedrale, ma il fiore all'occhiello del grande atrio è la volta a botte del soffitto: un cielo notturno con 2500 stelle, che secondo l'artista francese Paul Helleu sono state dipinte come "se fossero viste da Dio". Guardandosi attorno si notano le imponenti scalinate che conducono al di fuori della stazione - una originale del 1913 e una aggiunta successivamente - e i sontuosi lampadari d'oro. Nei lampadari, nei ghirigori delle finestre e nelle fontane in pietra all'esterno si vedono decorazioni curiose, a forma di ghiande e di foglie di quercia: sono i simboli che Vanderbilt scelse come stemma della sua famiglia. Non avendo origini aristocratiche non possedeva uno stemma nobiliare, ma quando diventò ricco decise di crearsene uno, ispirandosi al detto "da una ghianda può nascere una forte quercia".
Dall'atrio ci si può incamminare lungo le Oyter Bar Ramps, le rampe di scale che conducono nelle viscere sotterranee della stazione, proprio di fronte al ristorante Grand Central Oyster Bar. Questo passaggio è rimasto seminascosto per quasi 70 anni, poichè nel 1927, per lasciare più spazio agli uffici, si era deciso di chiuderle con un soffitto di legno. Oggi le scale sono state riaperte e non sono più anguste e buie, ma sontuose e invitanti, soprattutto perché portano al ristorante più rinomato di tutto il Grand Central Terminal: all'Oyster Bar, specializzato in frutti di mare, potrete gustare una dozzina di varietà di ostriche. Preparatevi però a un ambiente allegro e chiassoso: all'ora di pranzo è sempre pieno, e il soffitto a volta fa sì che l'acustica sia molto amplificata...da una parte all'altra della sala ci si può sentire con un sussurro, tanto che la galleria adiacente è stata soprannominata "Whispering Gallery".
Se preferite un pasto tranquillo o volete fare shopping avrete l'imbarazzo della scelta: nella parte sotterranea della stazione ci sono oltre 30 ristoranti e più di 50 negozi, tra cui il fornitissimo Grand Central Market, traboccante di delizie gastronomiche.
Sotto la sede della Bank of America, ex hotel Biltmore, c'è la cosiddetta "kissing room". Il vero nome, Biltmore room, si rifà al famoso albergo sovrastante; molto più romantico è il nomignolo, la sala dei baci, e fa riferimento a tutti quei personaggi più o meno famosi, che negli anni hanno incontrato qui i loro cari e dopo essere scesi dal treno li hanno salutati con abbracci e baci.
Alcune curiosità sulla stazione:
I 67 binari, distribuiti su due livelli sotterranei, presentano delle anomalie: i binari 12, 22 e 31 sono stati rimossi, mentre quelli del livello sotterraneo sono numerati da 100 a 126 (anche se solo quattro sono usati per il servizio passeggeri).
Il binario 61, oggi abbandonato, collegava Grand Central Terminal con il vicino e lussuoso Hotel Waldorf Astoria (301 Park Avenue). Il Track 61 veniva usato dai treni privati degli “ospiti speciali” dell’albergo, come presidenti e altre importanti figure militari, che raggiungevano New York, ma non volevano essere visti e riconosciuti.
Nelle mappe di Grand Central compaiono tutte le stanze e le sale, tranne una: la M42. Lì si tengono i generatori di corrente, ma, a quanto pare, ai comuni mortali non è dato sapere dove si trovi.
Grand Central Terminal compare in moltissimi film, serie tv e cartoni animati: Gli Intoccabili, Armageddon, Io sono leggenda, Men in Black, Revolutionary Road, Intrigo internazionale, Carlito’s way, Il collezionista di ossa, Gossip Girl e Madagascar, solo per citarne alcuni.

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