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giovedì 20 ottobre 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 ottobre.
Il 20 ottobre 2011, durante una lunga e logorante guerra civile, i ribelli libici uccidono il colonnello Gheddafi, sovrano indiscusso del paese da oltre 40 anni.
Muammar Gheddafi nasce il giorno 7 giugno 1942 a Sirte, città portuale libica, all'epoca parte della provincia italiana di Misurata.
Gheddafi fu la guida ideologica del colpo di stato che il 1 settembre 1969 portò alla caduta della monarchia del re Idris. Di fatto nel paese che è andato a guidare negli anni, vigeva un regime del tutto assimilabile a una dittatura: infatti Gheddafi godeva di poteri assoluti e deteneva nel mondo il record come capo di Stato in carica da più tempo.
Negli anni della sua nascita l'Africa del nord è a suo malgrado teatro degli eventi bellici mondiali. Figlio di beduini analfabeti, il piccolo Muammar cresce ai bordi del deserto dove pascola ovini e cammelli, alla bisogna raccoglie quei pochi cereali che l'arida terra del deserto riesce a dare.
Come tutti i maschi delle stesse condizioni sociali ha però il diritto di essere iniziato alla dottrina dell'Islam, impara così a leggere e a scrivere con un unico libro di testo: il Corano.
Nella Libia del 1948 il recente passato bellico è ancora vivo. Il piccolo Gheddafi e due cuginetti sono investiti dallo scoppio accidentale di una granata inesplosa mentre giocano tra le dune. L'ordigno, probabilmente un lacerto dell'esercito italiano di stanza nella zona all'epoca del conflitto, uccide i due cugini e ferisce ad un braccio Muammar provocandogli una profonda cicatrice. Fedele alla dottrina impartita, nel 1956 raggiunta l'età di otto anni, si iscrive alla scuola coranica a Sirte e in un secondo momento a quella di Fezzen, che è in pieno deserto. Il piccolo studente fa la spola tra la tenda paterna e la città una volta alla settimana. Frequenta le scuole coraniche fino al 1961.
Si trasferisce a Bengasi, città del golfo della Sirte, dove si iscrive all'Accademia Militare. Provetto cadetto, nel 1968, frequenta un corso di specializzazione a Beaconsfield cittadina inglese a circa quarantacinque chilometri da Londra. Termina l'addestramento militare nel 1969: Gheddafi ha ventisette anni e il grado di capitano.
Durante tutto il periodo della sua formazione sia ideologica sia marziale è influenzato dal pensiero panarabo e dalle idee repubblicane dello statista egiziano Gamal Abd el-Nasser, che sconvolgono il mondo arabo. La Libia è difatti una monarchia corrotta, asservita agli occidentali. Il governo di re Idris I stenta a lasciarsi alle spalle il passato colonialista, fatto di servilismi e disfacimento.
Infervorato dalla realtà di questa situazione, Muammar Gheddafi il giorno martedì 26 agosto 1969, approfitta dell'assenza dei regnanti, impegnati in un viaggio all'estero, e guida, con l'appoggio di parte dell'esercito a lui solidale, un colpo di stato militare volto a ribaltare la situazione governativa. La manovra ha successo, e appena il lunedì della settimana successiva, il primo settembre, la Libia è una "Repubblica Araba Libera e Democratica". Il governo è retto da dodici militari devoti alla causa panaraba di stampo nasseriano, che formano il Consiglio del Comando della Rivoluzione. A capo del Consiglio c'è Muammar che ha il titolo di Colonnello. Gli stati Arabi riconoscono subito il nuovo Stato libico e anche l'URSS e le potenze occidentali, anche se in un primo momento restie, danno credito a quello che in pratica è un regime dittatoriale instaurato dal Colonnello Gheddafi.
Grazie alle risorse petrolifere del territorio, il nuovo governo crea dapprima le infrastrutture mancanti al paese: scuole e ospedali, vengono anche parificati gli stipendi dei dipendenti "statali" e aperte le partecipazioni aziendali per gli operai. Il neo-governo instaura la legge religiosa. La "Sharia" derivata dai concetti della Sunna e del Corano proibisce l'uso delle bevande alcoliche, che vengono quindi bandite in tutto il territorio, con la conseguente chiusura "forzata" dei locali notturni e delle sale da gioco. La politica nazionalista estirpa poi qualsiasi riferimento straniero dalla vita quotidiana delle persone a partire dalle insegne dei negozi che devono essere tutto in caratteri arabi. L'insegnamento di una lingua straniera è bandita nelle scuole.
Le comunità estere residenti nel paese, tra cui quella italiana che è numerosissima, sono progressivamente espulse; i beni sono confiscati in nome di una rivalsa contro "i popoli oppressori".
Tutti i contratti petroliferi con aziende estere sono stracciati e le aziende statalizzate, salvo poi rivedere alcune posizioni in particolar modo con il governo italiano. Anche le basi militari di USA e Inghilterra sono evacuate e riconvertite dal Governo del Colonnello.
Gheddafi espone i suoi principi politici e filosofici nel famoso "Libro verde" (il cui nome rimanda al "Libro Rosso" di Mao Tse-tung), pubblicato nel 1976. Il titolo prendeva spunto dal colore della bandiera libica, che infatti è completamente verde, e che richiama la religione musulmana, dato che verde era il colore preferito di Maometto ed il colore del suo mantello.
Durante gli anni '90 condanna l'invasione dell'Iraq ai danni del Kuwait (1990) e sostiene le trattative di pace tra Etiopia ed Eritrea. Quando anche Nelson Mandela fece appello alla comunità internazionale, a fronte della disponibilità libica di lasciar sottoporre a giudizio gli imputati libici della strage di Lockerbie e al conseguente pagamento dei danni provocati alle vittime, l'ONU decise di ritirare l'embargo alla Libia (primavera del 1999).
Nei primi anni dopo il 2000, gli sviluppi della politica estera di Gheddafi portano ad un riavvicinamento agli Stati Uniti di George W. Bush e alle democrazie europee, con un parallelo allontanamento dall'integralismo islamico.
Nel febbraio 2011 la rivoluzione araba colpisce la Libia portando a sanguinosi scontri e ad oltre mille morti. Le violenze perpetrate dal raìs contro la popolazione rivoltosa libica impiegano l'utilizzo di forze mercenarie africane provenienti dal Niger e altri stati limitrofi. Nel mese di marzo una risoluzione ONU autorizza la comunità europea a intervenire con mezzi militari per garantire l'incolumità dei cittadini libici e di fatto evitare una guerra civile.
Tripoli cade il il 21 agosto: i fedeli al vecchio regime di Gheddafi organizzano la loro resistenza in varie aree del paese, principalmente a Sirte e Bani Walid. Dopo lunghi mesi di fuga e resistenza, il leader libico viene catturato durante la fuga da Sirte, sua città natale, caduta ad ottobre sotto gli ultimi assalti degli insorti e dopo un lungo assedio. Un doppio raid degli elicotteri della Nato, a supporto dei ribelli libici, avrebbe prima bloccato Gheddafi e poi ferito mortalmente in un secondo tempo. Muammar Gheddafi muore durante il trasporto in ambulanza il 20 ottobre 2011. Aveva 69 anni.
Nel marzo 2012 la Guardia di Finanza ha sequestrato beni in Italia della famiglia Gheddafi per oltre un miliardo di euro. Tra questi l’1,256 % di Unicredit (pari ad un valore di 611 milioni di euro), il 2 % di Finmeccanica, l’1,5 % della Juventus, lo 0,58 % di Eni, pari a 410 milioni, lo 0,33 % di alcune società del gruppo Fiat, come Fiat Spa e Fiat Industrial. Oltre alle quote azionarie, le Fiamme Gialle hanno apposto i sigilli anche a 150 ettari di terreno nell’isola di Pantelleria, due moto (una Harley Davidson e una Yamaha) e un appartamento in via Sardegna, a Roma. Diversi anche i conti correnti posti sotto sequestro: il deposito più consistente, 650mila euro in titoli, è quello presso la filiale di Roma della Ubae Bank, una joint venture italo-libica.

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