Buongiorno, oggi è il 21 dicembre.
Il 21 dicembre 1988 in Scozia ha luogo la strage di Lockerbie.
Il 21 dicembre del 1988, alle 19.03, il volo Pan Am 103 partito da Londra e diretto a New York esplose in volo a causa di una bomba contenuta in una valigia. Morirono tutte le 259 persone che si trovavano a bordo dell’aereo. Altre undici morirono quando i rottami dell’aereo si schiantarono sulla cittadina di Lockerbie, in Scozia.
Fu il più grave attentato terroristico avvenuto in Europa in tempi recenti. Abdelbaset al-Megrahi, un ex agente dei servizi segreti libici, fu l’unico ad essere condannato per la strage. Megrahi venne estradato dalla Libia nel 1999, dopo lunghissime trattative e sanzioni internazionali. Negli anni successivi affiorarono molti dubbi sulle prove e sulle testimonianze che portarono alla condanna di Megrahi, che è morto di cancro in Libia nel 2012, dopo essere stato liberato per motivi di salute nel 2009. Tutt’oggi in molti, tra cui numerosi parenti delle vittime dell’attentato, non credono alla spiegazione ufficiale.
Alle ore 19.02 e 50 secondi, una bomba contenuta in un mangianastri Toshiba esplose a bordo del volo Pan Am 103. Il mangianastri si trovava all’interno di una valigia Samsonite marrone, in mezzo a molti vestiti. L’esplosivo plastico Semtex creò un buco nella fusoliera del diametro di circa mezzo metro, proprio sotto la “P” del logo Pan Am.
A causa della differenza di pressione tra l’esterno e l’interno, l’aereo si disintegrò in volo. Otto secondi dopo l’esplosione, i radar mostrarono che i frammenti dell’aereo erano sparsi in cielo nel raggio di circa due chilometri. Il muso dell’aereo fu uno dei primi pezzi a staccarsi, mentre la forza della pressione allargava il buco causato dall’esplosione. In circa tre secondi l’intera parte frontale dell’aereo venne strappata via.
Altri pezzi si staccarono dall’aereo mentre precipitava. Le prime ad arrivare al suolo furono le parti collegate alle ali: entrambe precipitarono sulla cittadina di Lockerbie alla velocità di circa 800 chilometri all’ora. Le 91 tonnellate di carburante che contenevano si incendiarono ed esplosero, distruggendo diverse abitazioni e creando un cratere largo 47 metri. L’impatto fece registrare ai sismografi un evento sismico di magnitudo 1.6 sulla scala Richter.
La maggior parte delle persone morirono nell’impatto su Lockerbie. Altri vennero sbalzati fuori dai sedili e precipitarono per nove chilometri. I loro resti, così come i rottami dell’aereo, vennero ritrovati in un’area di circa 2 chilometri quadrati. In tutto morirono 270 persone, tra cui 189 cittadini americani e 43 britannici.
Già il 22 dicembre diverse organizzazioni rivendicarono l’attentato, telefonando a giornali e agenzie di stampa negli Stati Uniti e in Europa. Gran parte delle dichiarazioni furono ritenute inaffidabili, come quella che chiamava in causa il Mossad, il servizio segreto israeliano, quella di un’organizzazione terroristica libanese e quella della Ulster Defence League, un’organizzazione contraria all’indipendenza dell’Irlanda del Nord. La CIA ne giudicò soltanto una più credibile delle altre: quella che attribuiva la responsabilità dell’esplosione ai Guardiani della Rivoluzione Islamica, l’organizzazione militare iraniana meglio nota con il nome di pasdaran.
Le indagini, però, portarono ad una pista diversa. C’erano sostanzialmente tre elementi principali che nei mesi e negli anni successivi all’attentato permisero agli investigatori di individuare un colpevole. Il primo era un frammento di vestito bruciacchiato contenuto nella valigia che trasportava la bomba.
Su questo frammento, lungo alcuni centimetri, gli investigatori trovarono le parole “Yorkie”. Da questo nome risalirono alla Yorkie Clothing, un’azienda che produceva vestiti in Irlanda e a Malta. Seguendo questa pista gli investigatori arrivarono fino al negozio maltese di un grossista, Tony Gauci. Gauci confermò che un uomo, pochi giorni prima dell’attentato, aveva comprato una serie di vestiti con l’aria di uno a cui non importava molto quel che sceglieva. Gauci disse anche di aver visto più volte l’uomo sull’isola.
Il secondo elemento fu un frammento del timer della bomba. Dopo averlo analizzato, gli investigatori riuscirono a risalire a un fabbricante di componenti elettronici svizzero, Meister & Bollier. Uno dei titolari, Edwin Bollier, raccontò che nel 1985 aveva venduto alcuni di quei timer all’esercito libico e che aveva anche assistito a una dimostrazione del loro funzionamento nel deserto del Sahara. Bollier disse che nei suoi viaggi in Libia aveva conosciuto in particolare due uomini. Il primo era Abdelbaset al-Megrahi, un ufficiale dell’intelligence libica che usava come copertura l’incarico di direttore della sicurezza delle linee aeree libiche. Secondo Bollier, Megrahi aveva un amico e compagno di affari di nome Lamin Khalifah Fhimah, direttore delle linee aeree libiche a Malta.
Il terzo elemento fu la strada percorsa dalla valigia che conteneva la bomba. Secondo gli investigatori, la valigia era stata caricata all’aeroporto di Malta e quindi, tramite il sistema di trasporto valigie senza passeggero, era stata spedita a Francoforte e quindi sul Pan Am 103. In quello stesso giorno, secondo gli investigatori, Megrahi era arrivato a Malta con un volo da Tripoli. Quando infine Gauci riconobbe una foto di Megrahi e disse che era lui il misterioso cliente che aveva comprato i vestiti nel suo negozio poco prima del disastro, la polizia scozzese chiese l’arresto di Megrahi e Fhimah.
La Libia si rifiutò per quasi dieci anni di consegnare Megrahi e Fhimah. Ci furono lunghissimi negoziati, sanzioni internazionali e altre pressioni in seguito alle quali, nel 1999, la Libia accettò di estradare i due uomini. Il processo cominciò nel maggio del 2000 a Camp Zeist, nei Paesi Bassi, e venne portato avanti da un tribunale scozzese. Nel gennaio del 2001 Megrahi venne condannato all’ergastolo, mentre Fhimah venne prosciolto.
La corte stessa scrisse che le prove a sostegno dell’accusa erano “circostanziali”, ma che comunque non c’era alcun dubbio che Megrahi fosse colpevole. In realtà, già pochi mesi dopo la conclusione del processo, cominciarono ad emergere una serie di dettagli che fecero traballare le basi dell’accusa e portarono Hans Köchler, osservatore dell’ONU al processo, a definirlo “uno spettacolare errore giudiziario”.
Emerse ad esempio che Gauci aveva più volte sbagliato a identificare Megrahi e a collocare il giorno esatto in cui secondo lui era avvenuto l’acquisto di vestiti. Anche l’affidabilità di Bollier come testimone venne messa in dubbio. Nel 2007, uno dei suoi impiegati ammise di aver mentito nel corso del processo e di aver fornito agli investigatori del caso Lockerbie un tipo di timer particolare, diverso da quello trovato sul luogo del disastro, e che avrebbe aiutato l’accusa a condannare Megrahi.
Tutti questi elementi spinsero nel 2008 Megrahi a chiedere per la seconda volta una revisione del processo (la prima era stata respinta nel 2002). Pochi mesi dopo, però, Megrahi rinunciò alla possibilità di fare appello in cambio della liberazione per motivi umanitari. Era infatti malato di tumore e in fase terminale. Venne liberato nell’agosto del 2009 e ritornò in Libia, dove venne accolto come un eroe.
Nel 2003 il colonnello Muhammar Gheddafi riconobbe la “responsabilità” della strage di Lockerbie, ma negò il coinvolgimento diretto del suo governo. Contemporaneamente, accettò di pagare 2,7 miliardi di dollari in compensazione alle famiglie delle vittime (altri soldi andarono in quegli anni ai parenti dei morti in un altro attentato, quello al volo UTA 772, che li usarono per un particolarissimo memoriale nel deserto). In molti ritennero la mossa di Gheddafi soltanto un modo per interrompere l’isolamento diplomatico internazionale che da anni colpiva il suo paese. Molte famiglie delle vittime rifiutarono il risarcimento, dichiarando che la Libia non era responsabile dell’attacco e che Megrahi era stato incastrato. Le famiglie delle vittime che non credono alla pista libica hanno creato un sito molto ricco di informazioni.
Sull’attentato di Lockerbie, negli anni, si sono diffuse moltissime teorie della cospirazione. Alcuni accusano i servizi segreti israeliani, altri la CIA o i servizi segreti britannici. C’è un’altra ipotesi, però, che ha sempre il successo maggiore, anche se non sono mai state trovate le prove per supportarla: la pista iraniana. Secondo questa ricostruzione, il Pan Am 103 venne distrutto come rappresaglia per l’abbattimento di un volo di linea iraniano da parte di una nave da guerra americana nel Golfo Persico, durante la guerra tra Iran e Iraq. Ad eseguire materialmente l’attentato sarebbero stati terroristi palestinesi e agenti dei servizi segreti libici pagati dall’Iran. Per quanto questa teoria non sia mai stata provata, il coinvolgimento degli iraniani e dei palestinesi nell’attentato è rimasto a lungo nei titoli di giornale che si sono occupati della vicenda.
Nei primi mesi del 2011, in Libia, scoppiò una guerra civile che portò in poco tempo alla caduta e alla morte di Gheddafi. Durante i combattimenti, diverse importanti personalità abbandonarono il regime. Tra questi ci fu anche Mustafa Abdul Jalil, ministro della giustizia, che dichiarò di avere le prove che lo stesso Gheddafi aveva ordinato a Megrahi di compiere l’attentato. Saif Gheddafi, uno dei figli del colonnello, ha dichiarato in più occasioni che la Libia non aveva responsabilità nell’attacco e che accettò di pagare risarcimenti alle famiglie delle vittime soltanto per ottenere un alleggerimento delle sanzioni. Megrahi si è sempre dichiarato innocente. È morto a Tripoli il 20 maggio del 2012.
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giovedì 21 dicembre 2023
mercoledì 20 ottobre 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 20 ottobre.
Il 20 ottobre 2011, durante una lunga e logorante guerra civile, i ribelli libici uccidono il colonnello Gheddafi, sovrano indiscusso del paese da oltre 40 anni.
Muammar Gheddafi nasce il giorno 7 giugno 1942 a Sirte, città portuale libica, all'epoca parte della provincia italiana di Misurata.
Gheddafi fu la guida ideologica del colpo di stato che il 1 settembre 1969 portò alla caduta della monarchia del re Idris. Di fatto nel paese che è andato a guidare negli anni, vigeva un regime del tutto assimilabile a una dittatura: infatti Gheddafi godeva di poteri assoluti e deteneva nel mondo il record come capo di Stato in carica da più tempo.
Negli anni della sua nascita l'Africa del nord è a suo malgrado teatro degli eventi bellici mondiali. Figlio di beduini analfabeti, il piccolo Muammar cresce ai bordi del deserto dove pascola ovini e cammelli, alla bisogna raccoglie quei pochi cereali che l'arida terra del deserto riesce a dare.
Come tutti i maschi delle stesse condizioni sociali ha però il diritto di essere iniziato alla dottrina dell'Islam, impara così a leggere e a scrivere con un unico libro di testo: il Corano.
Nella Libia del 1948 il recente passato bellico è ancora vivo. Il piccolo Gheddafi e due cuginetti sono investiti dallo scoppio accidentale di una granata inesplosa mentre giocano tra le dune. L'ordigno, probabilmente un lacerto dell'esercito italiano di stanza nella zona all'epoca del conflitto, uccide i due cugini e ferisce ad un braccio Muammar provocandogli una profonda cicatrice. Fedele alla dottrina impartita, nel 1956 raggiunta l'età di otto anni, si iscrive alla scuola coranica a Sirte e in un secondo momento a quella di Fezzen, che è in pieno deserto. Il piccolo studente fa la spola tra la tenda paterna e la città una volta alla settimana. Frequenta le scuole coraniche fino al 1961.
Si trasferisce a Bengasi, città del golfo della Sirte, dove si iscrive all'Accademia Militare. Provetto cadetto, nel 1968, frequenta un corso di specializzazione a Beaconsfield cittadina inglese a circa quarantacinque chilometri da Londra. Termina l'addestramento militare nel 1969: Gheddafi ha ventisette anni e il grado di capitano.
Durante tutto il periodo della sua formazione sia ideologica sia marziale è influenzato dal pensiero panarabo e dalle idee repubblicane dello statista egiziano Gamal Abd el-Nasser, che sconvolgono il mondo arabo. La Libia è difatti una monarchia corrotta, asservita agli occidentali. Il governo di re Idris I stenta a lasciarsi alle spalle il passato colonialista, fatto di servilismi e disfacimento.
Infervorato dalla realtà di questa situazione, Muammar Gheddafi il giorno martedì 26 agosto 1969, approfitta dell'assenza dei regnanti, impegnati in un viaggio all'estero, e guida, con l'appoggio di parte dell'esercito a lui solidale, un colpo di stato militare volto a ribaltare la situazione governativa. La manovra ha successo, e appena il lunedì della settimana successiva, il primo settembre, la Libia è una "Repubblica Araba Libera e Democratica". Il governo è retto da dodici militari devoti alla causa panaraba di stampo nasseriano, che formano il Consiglio del Comando della Rivoluzione. A capo del Consiglio c'è Muammar che ha il titolo di Colonnello. Gli stati Arabi riconoscono subito il nuovo Stato libico e anche l'URSS e le potenze occidentali, anche se in un primo momento restie, danno credito a quello che in pratica è un regime dittatoriale instaurato dal Colonnello Gheddafi.
Grazie alle risorse petrolifere del territorio, il nuovo governo crea dapprima le infrastrutture mancanti al paese: scuole e ospedali, vengono anche parificati gli stipendi dei dipendenti "statali" e aperte le partecipazioni aziendali per gli operai. Il neo-governo instaura la legge religiosa. La "Sharia" derivata dai concetti della Sunna e del Corano proibisce l'uso delle bevande alcoliche, che vengono quindi bandite in tutto il territorio, con la conseguente chiusura "forzata" dei locali notturni e delle sale da gioco. La politica nazionalista estirpa poi qualsiasi riferimento straniero dalla vita quotidiana delle persone a partire dalle insegne dei negozi che devono essere tutto in caratteri arabi. L'insegnamento di una lingua straniera è bandita nelle scuole.
Le comunità estere residenti nel paese, tra cui quella italiana che è numerosissima, sono progressivamente espulse; i beni sono confiscati in nome di una rivalsa contro "i popoli oppressori".
Tutti i contratti petroliferi con aziende estere sono stracciati e le aziende statalizzate, salvo poi rivedere alcune posizioni in particolar modo con il governo italiano. Anche le basi militari di USA e Inghilterra sono evacuate e riconvertite dal Governo del Colonnello.
Gheddafi espone i suoi principi politici e filosofici nel famoso "Libro verde" (il cui nome rimanda al "Libro Rosso" di Mao Tse-tung), pubblicato nel 1976. Il titolo prendeva spunto dal colore della bandiera libica, che infatti è completamente verde, e che richiama la religione musulmana, dato che verde era il colore preferito di Maometto ed il colore del suo mantello.
Durante gli anni '90 condanna l'invasione dell'Iraq ai danni del Kuwait (1990) e sostiene le trattative di pace tra Etiopia ed Eritrea. Quando anche Nelson Mandela fece appello alla comunità internazionale, a fronte della disponibilità libica di lasciar sottoporre a giudizio gli imputati libici della strage di Lockerbie e al conseguente pagamento dei danni provocati alle vittime, l'ONU decise di ritirare l'embargo alla Libia (primavera del 1999).
Nei primi anni dopo il 2000, gli sviluppi della politica estera di Gheddafi portano ad un riavvicinamento agli Stati Uniti di George W. Bush e alle democrazie europee, con un parallelo allontanamento dall'integralismo islamico.
Nel febbraio 2011 la rivoluzione araba colpisce la Libia portando a sanguinosi scontri e ad oltre mille morti. Le violenze perpetrate dal raìs contro la popolazione rivoltosa libica impiegano l'utilizzo di forze mercenarie africane provenienti dal Niger e altri stati limitrofi. Nel mese di marzo una risoluzione ONU autorizza la comunità europea a intervenire con mezzi militari per garantire l'incolumità dei cittadini libici e di fatto evitare una guerra civile.
Tripoli cade il il 21 agosto: i fedeli al vecchio regime di Gheddafi organizzano la loro resistenza in varie aree del paese, principalmente a Sirte e Bani Walid. Dopo lunghi mesi di fuga e resistenza, il leader libico viene catturato durante la fuga da Sirte, sua città natale, caduta ad ottobre sotto gli ultimi assalti degli insorti e dopo un lungo assedio. Un doppio raid degli elicotteri della Nato, a supporto dei ribelli libici, avrebbe prima bloccato Gheddafi e poi ferito mortalmente in un secondo tempo. Muammar Gheddafi muore durante il trasporto in ambulanza il 20 ottobre 2011. Aveva 69 anni.
Nel marzo 2012 la Guardia di Finanza ha sequestrato beni in Italia della famiglia Gheddafi per oltre un miliardo di euro. Tra questi l’1,256 % di Unicredit (pari ad un valore di 611 milioni di euro), il 2 % di Finmeccanica, l’1,5 % della Juventus, lo 0,58 % di Eni, pari a 410 milioni, lo 0,33 % di alcune società del gruppo Fiat, come Fiat Spa e Fiat Industrial. Oltre alle quote azionarie, le Fiamme Gialle hanno apposto i sigilli anche a 150 ettari di terreno nell’isola di Pantelleria, due moto (una Harley Davidson e una Yamaha) e un appartamento in via Sardegna, a Roma. Diversi anche i conti correnti posti sotto sequestro: il deposito più consistente, 650mila euro in titoli, è quello presso la filiale di Roma della Ubae Bank, una joint venture italo-libica.
Il 20 ottobre 2011, durante una lunga e logorante guerra civile, i ribelli libici uccidono il colonnello Gheddafi, sovrano indiscusso del paese da oltre 40 anni.
Muammar Gheddafi nasce il giorno 7 giugno 1942 a Sirte, città portuale libica, all'epoca parte della provincia italiana di Misurata.
Gheddafi fu la guida ideologica del colpo di stato che il 1 settembre 1969 portò alla caduta della monarchia del re Idris. Di fatto nel paese che è andato a guidare negli anni, vigeva un regime del tutto assimilabile a una dittatura: infatti Gheddafi godeva di poteri assoluti e deteneva nel mondo il record come capo di Stato in carica da più tempo.
Negli anni della sua nascita l'Africa del nord è a suo malgrado teatro degli eventi bellici mondiali. Figlio di beduini analfabeti, il piccolo Muammar cresce ai bordi del deserto dove pascola ovini e cammelli, alla bisogna raccoglie quei pochi cereali che l'arida terra del deserto riesce a dare.
Come tutti i maschi delle stesse condizioni sociali ha però il diritto di essere iniziato alla dottrina dell'Islam, impara così a leggere e a scrivere con un unico libro di testo: il Corano.
Nella Libia del 1948 il recente passato bellico è ancora vivo. Il piccolo Gheddafi e due cuginetti sono investiti dallo scoppio accidentale di una granata inesplosa mentre giocano tra le dune. L'ordigno, probabilmente un lacerto dell'esercito italiano di stanza nella zona all'epoca del conflitto, uccide i due cugini e ferisce ad un braccio Muammar provocandogli una profonda cicatrice. Fedele alla dottrina impartita, nel 1956 raggiunta l'età di otto anni, si iscrive alla scuola coranica a Sirte e in un secondo momento a quella di Fezzen, che è in pieno deserto. Il piccolo studente fa la spola tra la tenda paterna e la città una volta alla settimana. Frequenta le scuole coraniche fino al 1961.
Si trasferisce a Bengasi, città del golfo della Sirte, dove si iscrive all'Accademia Militare. Provetto cadetto, nel 1968, frequenta un corso di specializzazione a Beaconsfield cittadina inglese a circa quarantacinque chilometri da Londra. Termina l'addestramento militare nel 1969: Gheddafi ha ventisette anni e il grado di capitano.
Durante tutto il periodo della sua formazione sia ideologica sia marziale è influenzato dal pensiero panarabo e dalle idee repubblicane dello statista egiziano Gamal Abd el-Nasser, che sconvolgono il mondo arabo. La Libia è difatti una monarchia corrotta, asservita agli occidentali. Il governo di re Idris I stenta a lasciarsi alle spalle il passato colonialista, fatto di servilismi e disfacimento.
Infervorato dalla realtà di questa situazione, Muammar Gheddafi il giorno martedì 26 agosto 1969, approfitta dell'assenza dei regnanti, impegnati in un viaggio all'estero, e guida, con l'appoggio di parte dell'esercito a lui solidale, un colpo di stato militare volto a ribaltare la situazione governativa. La manovra ha successo, e appena il lunedì della settimana successiva, il primo settembre, la Libia è una "Repubblica Araba Libera e Democratica". Il governo è retto da dodici militari devoti alla causa panaraba di stampo nasseriano, che formano il Consiglio del Comando della Rivoluzione. A capo del Consiglio c'è Muammar che ha il titolo di Colonnello. Gli stati Arabi riconoscono subito il nuovo Stato libico e anche l'URSS e le potenze occidentali, anche se in un primo momento restie, danno credito a quello che in pratica è un regime dittatoriale instaurato dal Colonnello Gheddafi.
Grazie alle risorse petrolifere del territorio, il nuovo governo crea dapprima le infrastrutture mancanti al paese: scuole e ospedali, vengono anche parificati gli stipendi dei dipendenti "statali" e aperte le partecipazioni aziendali per gli operai. Il neo-governo instaura la legge religiosa. La "Sharia" derivata dai concetti della Sunna e del Corano proibisce l'uso delle bevande alcoliche, che vengono quindi bandite in tutto il territorio, con la conseguente chiusura "forzata" dei locali notturni e delle sale da gioco. La politica nazionalista estirpa poi qualsiasi riferimento straniero dalla vita quotidiana delle persone a partire dalle insegne dei negozi che devono essere tutto in caratteri arabi. L'insegnamento di una lingua straniera è bandita nelle scuole.
Le comunità estere residenti nel paese, tra cui quella italiana che è numerosissima, sono progressivamente espulse; i beni sono confiscati in nome di una rivalsa contro "i popoli oppressori".
Tutti i contratti petroliferi con aziende estere sono stracciati e le aziende statalizzate, salvo poi rivedere alcune posizioni in particolar modo con il governo italiano. Anche le basi militari di USA e Inghilterra sono evacuate e riconvertite dal Governo del Colonnello.
Gheddafi espone i suoi principi politici e filosofici nel famoso "Libro verde" (il cui nome rimanda al "Libro Rosso" di Mao Tse-tung), pubblicato nel 1976. Il titolo prendeva spunto dal colore della bandiera libica, che infatti è completamente verde, e che richiama la religione musulmana, dato che verde era il colore preferito di Maometto ed il colore del suo mantello.
Durante gli anni '90 condanna l'invasione dell'Iraq ai danni del Kuwait (1990) e sostiene le trattative di pace tra Etiopia ed Eritrea. Quando anche Nelson Mandela fece appello alla comunità internazionale, a fronte della disponibilità libica di lasciar sottoporre a giudizio gli imputati libici della strage di Lockerbie e al conseguente pagamento dei danni provocati alle vittime, l'ONU decise di ritirare l'embargo alla Libia (primavera del 1999).
Nei primi anni dopo il 2000, gli sviluppi della politica estera di Gheddafi portano ad un riavvicinamento agli Stati Uniti di George W. Bush e alle democrazie europee, con un parallelo allontanamento dall'integralismo islamico.
Nel febbraio 2011 la rivoluzione araba colpisce la Libia portando a sanguinosi scontri e ad oltre mille morti. Le violenze perpetrate dal raìs contro la popolazione rivoltosa libica impiegano l'utilizzo di forze mercenarie africane provenienti dal Niger e altri stati limitrofi. Nel mese di marzo una risoluzione ONU autorizza la comunità europea a intervenire con mezzi militari per garantire l'incolumità dei cittadini libici e di fatto evitare una guerra civile.
Tripoli cade il il 21 agosto: i fedeli al vecchio regime di Gheddafi organizzano la loro resistenza in varie aree del paese, principalmente a Sirte e Bani Walid. Dopo lunghi mesi di fuga e resistenza, il leader libico viene catturato durante la fuga da Sirte, sua città natale, caduta ad ottobre sotto gli ultimi assalti degli insorti e dopo un lungo assedio. Un doppio raid degli elicotteri della Nato, a supporto dei ribelli libici, avrebbe prima bloccato Gheddafi e poi ferito mortalmente in un secondo tempo. Muammar Gheddafi muore durante il trasporto in ambulanza il 20 ottobre 2011. Aveva 69 anni.
Nel marzo 2012 la Guardia di Finanza ha sequestrato beni in Italia della famiglia Gheddafi per oltre un miliardo di euro. Tra questi l’1,256 % di Unicredit (pari ad un valore di 611 milioni di euro), il 2 % di Finmeccanica, l’1,5 % della Juventus, lo 0,58 % di Eni, pari a 410 milioni, lo 0,33 % di alcune società del gruppo Fiat, come Fiat Spa e Fiat Industrial. Oltre alle quote azionarie, le Fiamme Gialle hanno apposto i sigilli anche a 150 ettari di terreno nell’isola di Pantelleria, due moto (una Harley Davidson e una Yamaha) e un appartamento in via Sardegna, a Roma. Diversi anche i conti correnti posti sotto sequestro: il deposito più consistente, 650mila euro in titoli, è quello presso la filiale di Roma della Ubae Bank, una joint venture italo-libica.
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