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martedì 30 agosto 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 agosto.
Il 30 agosto 1706 Pietro Micca si sacrifica per salvare la città di Torino, diventandone così un indelebile eroe.
Pietro Micca nacque a Sagliano, in provincia di Biella, il 6 marzo 1677.
Non si hanno molte notizie su di lui prima del suo eroico gesto: si sa solo che la sua famiglia era modesta.
Durante l'assedio di Torino, la notte tra il 29 e il 30 agosto 1706, alcuni granatieri francesi di La Feuillade riuscirono ad entrare in una delle gallerie sotterranee della cittadella, dopo aver sopraffatto le guardie. Pietro Micca e un suo commilitone erano di guardia ad una delle porte che conducevano dalla galleria dove si trovavano i francesi ad una galleria inferiore.
Quando sentirono i colpi che tentavano di abbatterla, intuendo che non avrebbero potuto resistere per molto, decisero di far esplodere un barilotto da 20 kg di polvere da sparo in un anfratto della galleria, allo scopo di farla crollare impedendo così il passaggio alle truppe nemiche.
Non potevano impiegare una miccia lunga, perchè avrebbe richiesto troppo tempo. Così Pietro Micca decise di utilizzare una miccia corta, pur consapevole del rischio che stava correndo. Quindi, allontanò il compagno (con una frase che sarebbe diventata storica: "Alzati, vai e salvati, che sei più lungo di una giornata senza pane") e diede fuoco alla miccia.
L'esplosione fu quasi immediata: fece crollare la volta, travolgendo l'esercito nemico e scaraventando il corpo del minatore a una distanza di quaranta passi, uccidendolo.
Anche se probabilmente l'episodio non fu decisivo, come altrove si sostiene, testimonia comunque un atto di eroismo che diventò poi il simbolo del sacrificio di quanti furono chiamati a combattere per la difesa della cittadella durante le lunghe giornate d'assedio.
Fu sepolto in una fossa comune. L'ubicazione della scala su cui avvenne il gesto si è avuta soltanto nel 1958 grazie alle ricerche del generale Guido Amoretti (1920-2008), appassionato archeologo e studioso di storia patria.
Secondo il conte Giuseppe Maria Solaro della Margherita, all'epoca comandante della guarnigione di Torino, la morte di Micca è da addebitarsi più ad un errore di calcolo della lunghezza della miccia che ad una deliberata volontà di sacrificare la propria vita. Nel suo Journal historique du siège de Turin, del 1708, non sono presenti i dettagli dell'azione di Pietro Micca, che sono il risultato di un'elaborazione successiva.
In una supplica inviata al duca Vittorio Amedeo II il 26 febbraio 1707, la vedova di Pietro Micca chiese una pensione. Nella richiesta è scritto che il marito eseguì un ordine del colonnello Giuseppe Amico di Castellalfero, magari offrendosi volontario «invitato dalla generosità del suo animo a portarsi a dare il fuoco a detta mina, non ostante l'evidente pericolo di sua vita». La vedova Maria Bonino ottenne un vitalizio di due pani al giorno e si risposò nel 1709 con un certo Lorenzo Pavanello, da cui ebbe il figlio Francesco.
L'esaltazione della figura di Pietro Micca iniziò con la pubblicazione nel 1781 del suo elogio, scritto dal conte Durando di Villa, e con la novella L'amor della patria di Francesco Soave, del 1782. Trovò la consacrazione nel 1828, con grandi festeggiamenti in onore di un Giovanni Antonio Micca (1758-1834) - in realtà non suo discendente diretto - e l'esposizione del primo quadro rappresentante Pietro Micca, opera di Stefano Chiantore, ritrattista ufficiale del Regno.
A Sagliano esiste ancora la casa nativa, situata all'interno di uno dei tipici cortili del Piemonte. Fu visitata da Garibaldi nel 1859, nel 1880 da Umberto I, che inaugurò il monumento di Micca nella piazza del paese, e nel 1906 dalla regina Margherita.
Alla sua memoria il Comune di Torino ha intitolato nel 1897 la via omonima che collega la vicina piazza Solferino alla centralissima piazza Castello. Un Museo a lui intitolato, ideato dal generale Amoretti e dedicato al suo gesto e all'assedio del 1706, si trova a Torino, nell'edificio della Cittadella.


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