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venerdì 12 agosto 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 agosto.
Il 12 agosto 1985 il volo Japan Airlines 123 proveniente da Tokyo per Osaka si schiantò contro il monte Takamagahara, causando la morte di 520 persone, il secondo peggior disastro aereo della storia.
L'aereo, un Boeing 747-SR46 (JA8119), decollò dall'aeroporto Tokyo-Haneda alle 18:12 diretto all'aeroporto di Osaka. Si trattava della versione allungata del jumbo. Il ponte allungato era stato richiesto dalla JAL per l'alta frequentazione della tratta Tokio-Osaka. In particolare quel giorno il volo era pieno perché le famiglie tornavano a casa dopo un'importante giornata di festività giapponese.
Circa 12 minuti dopo il decollo, mentre stava sorvolando la Baia di Sagami, la paratia posteriore si squarciò generando una decompressione esplosiva che causò il distaccamento dello stabilizzatore verticale ed il conseguente danneggiamento dell'impianto idraulico. Tutte e quattro le linee dell'impianto idraulico furono inutilizzabili e l'aereo era di fatto ingovernabile, cominciando a variare quota repentinamente, un comportamento tipico degli aerei senza controllo conosciuto come "phugoid cycle" (in italiano "delfinamento").
In pochi minuti il velivolo passò da una quota di 13500 piedi a circa 7000. I piloti tentarono di controllare l'aereo con il solo ausilio dei motori, riuscendo a riportarlo a 13000 piedi, ma poi ci fu un'altra discesa, improvvisa e incontrollabile, quasi in picchiata, tra le montagne. L'ultimo contatto radar avvenne a 6800 piedi alle 18:56.
Un elicottero statunitense arrivò sul posto dopo solo venti minuti, ma fu richiamato alla base perché le squadre di soccorso giapponesi stavano arrivando. Poco dopo arrivarono gli elicotteri dell'esercito, ma l'oscurità e il terreno impervio "nascosero" i sopravvissuti ai soccorritori. Il pilota dell'elicottero disse che non c'era segno di sopravvissuti, per tale motivo i soccorritori non giunsero sul posto dell'incidente immediatamente. Essi passarono la notte in un villaggio situato a circa 63 km dai rottami, raggiungendo l'aereo solo nella mattinata seguente, 12 ore dopo l'impatto. Lo staff medico trovò diversi corpi le cui ferite indicavano che essi erano sopravvissuti all'incidente, ma morirono nell'attesa dei soccorsi per la gravità delle ferite riportate. Un medico sostenne che se fossero arrivati 10 ore prima avrebbero trovato molti più sopravvissuti.
Furono solo 4 i sopravvissuti, trovati in grave stato di ipotermia. Tra di essi, una hostess della compagnia non in servizio i cui commenti tecnici furono di aiuto nella ricostruzione del disastro.
Le indagini successive all’incidente accertarono che il disastro aveva le sue cause in un piccolo incidente avvenuto a quello stesso aereo nel 1978, durante un atterraggio. Un’approssimativa riparazione e una poca attenzione ai segnali che ci furono negli anni successivi fecero precipitare poi il Boeing 747.

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