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venerdì 20 marzo 2015

Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 marzo.
Il 20 marzo 1994 Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin furono uccisi mentre si trovavano a Mogadiscio come inviati del TG3 per seguire la guerra civile somala e per indagare su un traffico d'armi e di rifiuti tossici illegali in cui probabilmente la stessa Alpi aveva scoperto che erano coinvolti anche l'esercito ed altre istituzioni italiane. Nel novembre precedente era stato ucciso sempre in Somalia, in circostanze misteriose il sottufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi, informatore della stessa Alpi sul traffico illecito di scorie tossiche nel paese africano.
La perizia della polizia scientifica ricostruì la dinamica dell'azione criminale, stabilendo che i colpi sparati dai kalashnikov erano indirizzati alle vittime, poiché l'autista e la guardia del corpo rimasero indenni.
Secondo alcune interpretazioni, i due giornalisti avrebbero scoperto un traffico internazionale di veleni, rifiuti tossici e radioattivi prodotti nei Paesi industrializzati e stivati nei Paesi poveri dell'Africa, in cambio di tangenti e armi scambiate coi gruppi politici locali. La commissione non ha però approfondito la possibilità che l'omicidio possa essere stato commesso per le informazioni raccolte dalla Alpi sui traffici di armi e di rifiuti tossici, che avrebbero coinvolto anche personalità dell'economia italiana.
Sulla "scena del delitto" erano presenti due troupes televisive: quella della Svizzera italiana (RTSI) ed una americana (ABC).
Le immagini che ci sono giunte, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin colpiti ed accasciati nell'abitacolo del loro fuoristrada, sono state girate dall'operatore dell'Abc, di origine greca, trovato ucciso qualche mese dopo a Kabul in una stanza d'albergo. Vittorio Lenzi, operatore della troupe svizzera-italiana è rimasto vittima di un incidente stradale sul lungolago di Lugano (mai chiarito del tutto nella dinamica).
Lo stesso singolo proiettile, proveniente secondo la perizia balistica da un fucile a lungo raggio di fabbricazione russa, avrebbe colpito entrambe le vittime mancando però la loro scorta, uscita indenne dalla sparatoria. Questa ricostruzione dell'agguato si sposa difficilmente con la tesi di un eventuale rapimento, degenerato in tragedia.
Ad ulteriore conferma dei dubbi che avvolgono il caso, appare anomalo nell'eventualità di una rapina o di un rapimento che le vittime non siano state derubate dei loro soldi. I genitori di Ilaria Alpi lamentano inoltre la mancanza di alcuni effetti personali nell'inventario restituito, e in particolare una parte consistente dei suoi taccuini di appunti.
I corpi sono riportati in Italia a bordo della nave ammiraglia Garibaldi assieme al materiale girato, gli appunti della giornalista, ma nessuna delle possibili fonti d'indizio sembra fornire elementi decisivi per far luce sul caso. Le indagini condotte dalla polizia somala si sono immediatamente arenate su vaghe ipotesi investigative, e nessun particolare degno di significato pare far luce sulla dinamica del duplice omicidio, salvo le ultime indiscrezioni emerse a quattordici anni di distanza e riportate da “Chi l'ha visto?”.
La missione UNOSOM II si conclude definitivamente nel 1995, lasciando la martoriata Somalia in balia dei clan; in due anni cadono nei territori della ex colonia 13 militari italiani, ma dopo il ritorno in patria l'operato del contingente di pace è investito dalle polemiche: secondo immagini terribili, pubblicate già nel giugno 1993 dal settimanale “Epoca” e poi riprese da “Panorama” nel 1997, i nostri soldati avrebbero inflitto violenze e torture a dei prigionieri somali.
Il maresciallo dei Carabinieri Francesco Aloi, che ha fornito importanti rivelazioni su questo scandalo, è intervenuto anche sul caso Alpi, riportando una confidenza che Ilaria gli avrebbe fatto durante i difficili giorni a Mogadiscio: “Non ho paura dei somali, ma degli italiani”.
Il 12 gennaio 1998 viene arrestato il somalo Hashi Omar Hassan, giunto in Italia per deporre sulla vicenda delle torture e riconosciuto dall'autista che accompagnava Alpi e Hrovatin sul pick up Toyota dove hanno trovato la morte. Assolto nel 1999, Hassan viene condannato nel 2000 all'ergastolo dalla Corte d'Assise e d'Appello di Roma, ma nel 2001 la Corte di Cassazione stempera la condanna dalle aggravanti della premeditazione.
Tuttora è ufficialmente l'unico a pagare per la responsabilità dell'assassinio.
La Commissione parlamentare d'Inchiesta sul caso, insediata a dieci anni dall'omicidio nel gennaio del 2004 e presieduta dall'avvocato Carlo Taormina, conclude i propri lavori dopo due anni presentando, il 23 febbraio 2006, due relazioni dal contenuto contrastante.
Sostanzialmente, mentre la Presidenza della Commissione ritiene l'agguato un fallito rapimento, una tragica fatalità dovuta all'accidentale incontro delle vittime con una banda di criminali locali, la conclusione di minoranza, di segno opposto, lascia spazio alla triste eventualità dell'agguato premeditato contro dei testimoni scomodi.
Il procedere delle indagini è altrettanto controverso, dato l'insolito zelo con cui sono disposte perquisizioni ed intercettazioni, in particolare verso numerosi professionisti della stampa come Maurizio Torrealta (collega di Alpi), e mentre giungono da più parti rimostranze circa la costituzionalità dei provvedimenti, i titolari della Commissione lamentano depistaggi e interferenze, rifiutando nel settembre 2005 alla Procura di Roma l'autorizzazione a partecipare alla perizia sull'autovettura dove Alpi e Hrovatin sono stati colpiti. La Corte Costituzionale ha sanzionato, il 15 febbraio 2008, tale disposizione.
Il GIP Emanuele Cersosimo riapre l'inchiesta il 3 dicembre 2007, nella convinzione che esista un legame tra il duplice omicidio e le tangenti, i loschi affari orbitanti attorno alla cooperazione internazionale in un paese governato dai signori della guerra, e rifiuta, dopo un esame delle prove finora raccolte anche nell'ambito della Commissione parlamentare, la domanda di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma.
Pertanto, accogliendo le richieste dei familiari delle vittime che si sono costituiti parte civile, vengono concessi ai Pubblici Ministeri ulteriori sei mesi per proseguire le indagini.
L'ordinanza del giudice apre all'ipotesi, definita come “più probabile ricostruzione”, dell'omicidio su commissione in seguito alle indagini condotte da Alpi su presunti traffici illeciti di armi e rifiuti tossici, che avrebbero coinvolto anche l'Italia.
Nel gennaio 2011 la Commissione parlamentare annuncia la riapertura delle indagini sul caso.

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